
“Non vi dimenticate di me” aveva detto Laura Salafia durante una delle sue più recenti interviste, mostrando grande coraggio, dignità e un po’ di amarezza. Era rivolto alle istituzioni il suo appello, a quelle amministrazioni che avevano sostituito col silenzio l’appoggio e la solidarietà mostratole subito dopo quel tragico 1 Luglio 2010.
Ho creato il gruppo su Facebook “Propongo: proiezione de I cento passi in piazza Dante” in seguito all’episodio di qualche giorno fa, avvenuto in piazza Dante a Catania.
Vorrei specificare che la proposta non ha e non deve avere colori politici, e che è nata spontaneamente durante un breve scambio di parole tra me e Giovanna Castano, studentessa della Facoltà di Lingue. Nonostante le successive smentite sulla responsabilità della mafia riguardo alla sparatoria di piazza Dante, pensiamo che l’indignazione di moltissimi ragazzi e di tante altre persone abbia un significato.
L’episodio dell’1 luglio è stata una scintilla che suggerisce a gran voce di svegliarci, di esser consapevoli e vigili. Tante altre sparatorie ci sono state a Catania, tantissimi sono i problemi nella nostra città, ma siamo tanti e giovani e con volontà e passione possiamo incidere nella realtà catanese, migliorandola. La mafia esiste e non dobbiamo allarmarci episodicamente; giorno dopo giorno dobbiamo vegliare sulla nostra città, informando, osservando e partecipando.
Mi auguro che a questa prima iniziativa partecipi tanta gente e che il 12 luglio (data quasi certa della proiezione del film I cento passi in piazza Dante) sia un punto di partenza per un rinnovamento necessario.
Il preside della Facoltà di Lettere e Filosofia Enrico Iachello, ha dato la sua disponibilità per sostenere l’iniziativa e Willem Kleijn Hesselink metterà a disposizione le sue attrezzature per la proiezione de I cento passi, gratuitamente. Il cinema ha il potere di sedurre moltissima gente, senza essere noioso o dogmatico: una piacevole serata potrà essere anche un significativo atto di protesta, di consapevolezza, di unione.
In questi giorni molti volontari volenterosi si occuperanno dell’organizzazione dell’evento, dunque a presto Catania.

Sparatoria all'università, stampa e istituzioni mettono le mani avanti: La mafia non c'entra, dopo la videoinchiesta di ieri, oggi lasciamo un messaggio di riflessione a cura di Bruno Mirabella ( Coregista di Liveunict).
Riflessioni sulle dichiarazioni stampa della Polizia di Stato e su quello che hanno riportato i giornali nazionali, oggi nei loro articoli, sul caso della studentessa coinvolta nella sparatoria di fronte l'ex monastero dei Benedettini di Catania; sede dell'università di lingue e di lettere e filosofia.
Il killer si è costituto e chiarisce che il suo movente non è di origine mafiosa ma di onore, il vero obiettivo del killer infatti aveva una relazione con la nipote sposata del potenziale omicida.
La speranza è quella di poter mandare un messaggio di sensibilizzazione a tutti i nostri lettori.
La Redazione di LiveUnict.com si unisce al messaggio di Bruno nella speranza che qualcosa cambi davvero.

Sparatoria all'università, stampa e istituzioni mettono le mani avanti: La mafia non c'entra, dopo la videoinchiesta di ieri, oggi lasciamo un messaggio di riflessione a cura di Bruno Mirabella ( Coregista di Liveunict).
Riflessioni sulle dichiarazioni stampa della Polizia di Stato e su quello che hanno riportato i giornali nazionali, oggi nei loro articoli, sul caso della studentessa coinvolta nella sparatoria di fronte l'ex monastero dei Benedettini di Catania; sede dell'università di lingue e di lettere e filosofia.
Il killer si è costituto e chiarisce che il suo movente non è di origine mafiosa ma di onore, il vero obiettivo del killer infatti aveva una relazione con la nipote sposata del potenziale omicida.
La speranza è quella di poter mandare un messaggio di sensibilizzazione a tutti i nostri lettori.
La Redazione di LiveUnict.com si unisce al messaggio di Bruno nella speranza che qualcosa cambi davvero.
Primo luglio duemiladieci.
Una giornata come tante a Catania. La Catania dei chioschi, del traffico alle 8 di mattina, del caldo estivo che annuncia l'estate.
La Catania degli universitari, dei fuori corso, degli esami spostati e via dicendo. Cosa può smuovere una città il cui ritmo ad inizio luglio è frenetico, ma allo stesso tempo consueto? Una sparatoria in pieno giorno.
Proprio così, una sparatoria in pieno giorno davanti la facoltà di Lettere e Filosofia e di Lingue e letterature straniere, in piazza Dante. Poco dopo le 12, una studentessa universitaria di Siracusa, Laura Salafia di 34 anni è stata centrata in maniera accidentale da un proiettile nella nuca. La ragazza, trasportata in ospedale, è vigile e stabile, ma dovrebbe essere operata in serata per la rimozione del proiettile, finito tra due vertebre. Il vero obiettivo, Maurizio Gravino, pregiudicato appartenente al clan degli Zuccaro, è stato raggiunto da tre pallottole, mentre era a bordo di uno scooter, e trasportato d'urgenza al Vittorio Emanuele.
Scena simile poche ore prima in un panificio di Corso Indipendenza, dove un incensurato di 28 anni è stato ferito ad un braccio e trasportato anche lui al Vittorio Emanuele di Catania.
Catania, Anno Domini 2010. Sembra così lontano il decennio nero della città, gli anni '80 in cui ci si spaventava di uscire per non essere coinvolti involontariamente in una guerra tra clan. Appunto, "sembra" così lontano.
Perché Catania sembra essere tornata la città orrenda dei decenni bui, in cui "la mafia non esisteva"?
Forse non è Catania che è rimasta la stessa, ma bensì i "personaggi" che ve ne fanno parte. Una città in cui i vari politici collusi con la mafia vengono protetti e quasi santificati; in cui classi dirigenti festeggiano se una pena per mafia viene ridotta di uno-due anni.
Del resto, c'è poco da meravigliarsi: Catania è lo specchio di un Paese in cui il politico principale pretende di non essere processato, in cui si venerano personaggi di spicco della malavita usando termini come "eroi" ed "amici", in cui i giudici vengono definiti "metastasi della società" e i telegiornali sfasano la realtà come meglio credono.
Aldilà di ogni discorso retorico e scontato, si deve capire quale sia la causa di tale ritorno al passato. E' palese il fallimento di alcuni provvedimenti presi dal ministro leghista Maroni; ad esempio i militari per le strade e le ronde autorizzate, per citarne un paio. Ed è palese che la mafia esista ancora, e che si contribuisce a finanziarla anche dando cinquanta centesimi al posteggiatore abusivo di turno.
La verità è che mafia non è soltanto sparare, spacciare e finire in galera, è anche sottostare, zittirsi e chinare il capo di fronte a fatti assurdi come questi; il problema non è Catania ma, dispiace dirlo, sono i catanesi e la mentalità. Non tutti ovviamente, ma una parte consistente sbaglia mentalità, sbaglia nel votare candidati discutibili e soprattutto sbaglia a non reagire di fronte ad una classe dirigente che non sembra pienamente capace di coinvolgere gli strati più bassi della società.
Citando, come spesso faccio, George Orwell, "fino a che non diventeranno coscienti del loro potere, non saranno mai capaci di ribellarsi, e fino a che non si saranno liberati, non diventeranno mai coscienti del loro potere".
Avrebbe confessato l'uomo di 54 anni, incensurato, arrestato per la sparatoria davanti l'ex monastero dei benedettini in cui è rimasta ferita una studentessa universitaria. L'uomo avrebbe ammesso le sue responsabilità ma avrebbe detto di avere agito per legittima difesa e perché stanco degli insulti subiti quotidianamente.
Secondo la sua ricostruzione, Gravino che aveva avuto una relazione con una sua parente passava tutti i giorni davanti al distributore di carburanti insultandolo sempre allo stesso modo: mostrandogli il mignolo e l'indice a mò di 'corna'. Ieri l'episodio si sarebbe ripetuto. Al culmine dell'ennesima lite avrebbe visto Gravino estrarre una pistola e avrebbe sparato diversi colpi perché provocato e infuriato. L'uomo si era nascosto in una sua villetta al mare, ma saputo che la polizia era stata a casa sua per delle perquisizioni ha deciso di costituirsi, consegnandosi alla squadra mobile.
L'arrestato è un impiegato comunale, che lavora anche in un'area di servizio vicino a piazza Dante, luogo della sparatoria. L'uomo è stato arrestato in una villetta a Ippocampo di mare, un villaggio marinaro alla periferia sud di Catania. I suoi vestiti sono stati trovati lavati per evitare di trovare tracce della sparatoria. Alla sua identificazione la squadra mobile è arrivata grazie alle testimonianze raccolte, alla visione delle immagini di telecamere di sicurezza di esercizi della zona, ma soprattutto a indagini 'tradizionali' con numerosi interrogatori.
FIDANZATO, ARRESTO E' NOTIZIA BELLISSIMA - "E' una notizia bellissima". Così Antonio Guarino, fidanzato di Laura Salafia, la studentessa di di 34 anni ferita ieri all'Univesità di Catania, commenta l'arresto dell'uomo che ha sparato. "Ha anche confessato? Allora - aggiunge - il processo non lo devono fare in un'aula del Palazzo di giustizia ma in piazza e i giurati devono essere giovani studenti universitari....".
Ai docenti, al personale tecnico-amministrativo, agli studenti.
Laura Salafia – la studentessa universitaria di Solarino che il giorno 1 luglio 2010 è stata colpita “accidentalmente” alla nuca da una pallottola vagante mentre, dopo avere sostenuto brillantemente l’esame di Spagnolo, si trovava in piazza Dante, e che da quel giorno (benché ricoverata al Rehabilitation institute di Imola, dove è stata sottoposta a delicati interventi chirurgici, a
lunghissime sedute di fisioterapia, sempre scrupolosamente assistita) è rimasta purtroppo paralizzata – ha pubblicamente manifestato il suo intenso desiderio di tornare in Sicilia: “Voglio tornare a Catania. Catania è una città che amo. Non vedo l’ora di tornare al Monastero dei
Benedettini dove c’è la mia facoltà. Lì ero felice, e per me il tempo si è fermato a quella mattina. Quel giorno la mia vita è cambiata per sempre”.
Insieme al suo intenso desiderio di tornare a Catania, ha chiesto aiuto, con una sottoscrizione pubblica, affinché possa cercare di vivere al meglio
la sua vita. Il gravissimo danno subito da Laura Salafia è la conseguenza di un fatto delittuoso verificatosi in piazza Dante, in luogo esterno alla struttura universitaria della facoltà di Lettere, che ha la sua sede ufficiale all’interno dell’ex Monastero dei Benedettini. Conseguentemente, la polizza assicurativa sottoscritta dall’Ateneo a favore degli studenti, dei docenti e del personale tecnico e amministrativo non può trovare applicazione. Le cure e l’assistenza delle quali Laura Salafia avrà bisogno per tutta la vita sono parecchio costose.
Il nostro Ateneo ha avvertito con forza il dovere morale di intervenire, aggiungendo alla generosità dei catanesi, e di quanti altri intendono aiutare Laura Salafia, il proprio contributo. Il Consiglio di amministrazione dell’Ateneo ha deliberato nella sua seduta di oggi l’erogazione di un contributo di 10.000 euro a Laura Salafia. Il rettore e i componenti il Consiglio di amministrazione chiedono ai docenti, al personale tecnicoamministrativo, agli studenti di esprimere la loro solidarietà, partecipando con un proprio contributo per aiutare economicamente Laura Salafia. Insieme, ritengono che il nostro Ateneo, grazie alla solidarietà di quanti appartengono alla comunità universitaria, possa raggiungere la quota di almeno 100.000 euro.
Il rettore e i componenti il Consiglio di amministrazione auspicano che i professori ordinari e i dirigenti partecipino con un contributo di 50 euro, che i professori associati partecipino con un contributo di 30 euro e che i ricercatori partecipino con un contributo di 15 euro. Auspicano altresì che gli studenti partecipino con il contributo di 1 euro e che il personale tecnico e amministrativo partecipi col contributo di 2 euro per aiutare Laura Salafia.
Invitano, pertanto, tutte le associazioni studentesche e i rappresentanti del personale tecnico amministrativo a farsi promotori, rispettivamente, della raccolta dei singoli contributi degli studenti e di quella dei contributi dei lavoratori al fine di agevolare il versamento degli stessi contributi sul conto corrente intestato a
Laura Salafia, aperto presso l’Istituto bancario Monte dei Paschi di Siena.
IBAN: IT85F0103016918000001267714
A tutti voi il personale ringraziamento del rettore e dei componenti il Consiglio di amministrazione.
Far West, stamattina in Piazza Dante nei pressi dell'ex monastero dei Benedettini, che ospita le facoltà di Lettere, Filosofia e di Lingue e Letterature straniere . Secondo le prime indiscrezioni i killer sono entrati in azione per colpire un esponente del clan malavitoso dei Zuccaro. Sparatoria violentissima con fuggi fuggi generale. L'uomo ha tentato la fuga con un ciclomotore, ma si è accasciato al suolo, nei pressi della caserma dei Carabinieri, raggiunto da tre colpi di pistola.
Il mafioso è stato trasportato d'urgenza all'Ospedale "Vittorio Emanuele" ed è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico.
Ancora più gravi le condizioni della studentessa Laura Salafia, 34 anni, che appena uscita dalla facoltà in cui si era recata stamane per sostenere un esame, è stata colpita accidentalmente da un proiettile vagante.
E' inquietante pensare che in una tranquilla giornata estiva una studentessa esca di casa per andare a sostenere un esame e si ritrovi vittima di una pallottola vagante sparata da un folle per ammazzare un altro folle.
Chi c'è andata di mezzo in questa orribile vicenda è Laura, ma sarebbe potuto toccare a qualunque studente.
In questi giorni la facoltà di Lettere (come le altre facoltà del resto) è in fermento: studenti che devono sostenere esami, studenti che vanno solo ad assistere per poi sostenere l'esame l'appello successivo, studenti che finalmente sono arrivati ad ottenere quel "pezzo di carta" che dovrebbe aprire la strada al mondo del lavoro. Queste persone hanno trascorso la maggior parte delle giornate degli ultimi anni all'ex Monastero dei Benedettini e chissà quante volte sono passati da quel maledetto punto in cui Laura è stata brutalmente ferita.
Io ero ai Benedettini quella mattina per sostenere un esame, e non so cosa o chi abbia voluto che non mi trovassi in mezzo a questa assurda vicenda. Egoisticamente appena appreso l'accaduto ho subito pensato: "avrei potuto essere al posto di quella ragazza". Il destino, che ha aiutato me e tanti altri, con Laura è stato beffardo. Dopo la paura è subentrata la rabbia: non è giusto che accadano cose di questa gravità e che a pagarne le conseguenze siano persone innocenti. Insieme alla rabbia è arrivata la speranza, la speranza che Laura guarisca e che non abbia complicazioni o problemi di nessun tipo.
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