Cultura e societa
Nerosubianco - Al terzo anno di Liceo avevo una lettrice madrelingua di spagnolo. Era molto giovane, erano i suoi primi anni qui e non conosceva ancora benissimo l’italiano. Un giorno però ripeté per tutta la lezione “accipicchia”. Nessuno ormai usa più questo termine e sentirlo dire da lei con quell’irresistibile pronuncia andalusa rendeva l’espressione ancora più buffa. Ci restò molto male quando le dicemmo che era una parola ormai caduta in disuso, ma lei si giustificò con un tenerissimo “E’ che ieri he bisto Heidi in italiano ed ho imparato ACIPICHIA!”.
Adesso mi chiedo, cos’avranno visto invece i nostri politici per ripetere ogni settimana l’ormai noto “sfigati”? Quale corso d’aggiornamento, quale lavagna interattiva, quale guida audiovisiva li ha spinti a credere che questo termine è spiritoso, delicato e politically correct?
Dopo Michel Martone, che solo qualche settimana fa ha dato degli sfigati ai 28enni ancora all’università, adesso è il turno di Giorgio Stracquadanio, deputato del PDL. Anche lui usa la stessa dolce parolina, ormai tanto di moda. Il suo intervento a Class Tv risale a più di una settimana fa, ma dopo aver ribadito l’amorevole concetto anche alla trasmissione radiofonica La Zanzara, gli italiani hanno iniziato a sentirsi punti sul vivo. Perché stavolta il termine “sfigato” è diretto a coloro che percepiscono mensilmente 500 euro di stipendio. Perché in realtà, secondo lo stizzito deputato milanese, chi guadagna così poco meriterà sicuramente una retribuzione tanto bassa. Sicuramente non si impegna abbastanza o ha semplicemente sfortuna. Ma a suo dire, sono casi limite. Certo, magari qualche anziano che percepisce una pensione di 500 euro ci sarà, ma sarà sicuramente supportato da altri redditi. Se esistessero davvero tali stipendi, ribadisce il deputato, avremmo morti di fame in mezzo alle strade ed i giovani non potrebbero nemmeno permettersi di sostenere le spese per la telefonia mobile. A quanto pare, dovremmo proprio smetterla di lagnarci e parlare di stipendi bassi. Questa retorica piagnona e pseudo sindacale, come la definisce Stracquadanio, non è veritiera, credibile e pertinente alla situazione italiana. Tutti questi cortei, scioperi, manifestazioni… Ragazzi, ma di che ci lamentiamo? Berlusconi l’aveva detto: la crisi è un’invenzione ed i ristoranti sono pieni.
Eppure qualcuno si è effettivamente lagnato delle offensive dichiarazioni del deputato del PDL. Michele Orezzi, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari: “Se Stracquadanio conoscesse la realtà – ha detto – non si sognerebbe neanche di fare certe affermazioni. Siamo indignati e sconcertati da queste parole che vanno a insultare tutte le migliaia di giovani che vedono in quelle 500 euro il mezzo per arrivare alla fine del mese e migliaia di altri, che non hanno la fortuna di arrivarci neppure a quella cifra perché – ha denunciato Orezzi – ostaggio degli stage gratuiti, del lavoro nero o della grande disoccupazione giovanile”.
E’ evidente che i veri benestanti non hanno un’effettiva percezione della realtà italiana o molto più probabilmente non è di loro interesse. E’ scomoda, deprimente e vergognosa. Che però almeno non si permettano di sputare sentenze su chi, lo stipendio da sfigato lo sogna, spera, rincorre.
Gold Elephant World: Catania di Musica e Cinema.
Scritto da Maria Di GregorioDal 17 al 21 Febbraio, tra le perimetrali mura quattrocentesche del Palazzo Manganelli di Catania, sotto la direzione generale di Cateno Piazza e di John Real e Marcello Burgaretta ( direttori artistici delle sezioni Cinema e Musical), esordirà il progetto Gold Elephant World - International Film & Musical Festival, una rassegna atta alla celebrazione del cinema e della musica. L'idea nasce dall'impegno dell'Associazione Culturale Unieventi, in cooperazione con il Palazzo Manganelli, la Fenice Films e l'Artacademy "Carrara".
Nomi celebri come Alexis Sweet, Paolo Genovese, Fabio Cianchetti, Gianni Nunnari ,Doug Claybourne ed altri contribuiranno ad esaltare lo spessore culturale dell'iniziativa.
Durante l'evento saranno aperti tre bandi dedicati a:
-cinema, la cui giuria è presieduta da Elizabeth Missland
-musical: presiede Fioretta Mari
-istruzione
In contemporanea sarà allestito uno Spazio Expo che si prospetta come un ideale momento di incontro tra pubblico e produttori, registi, artisti.
Un immancabile appuntamento per tutti gli appassionati.
Popap: street artist contro la mafia, ritorna la funzione sociale dell’arte?
Scritto da Soraya CipollaAntonio Anc, Davide Pax, Emanuele Poki, attraverso il loro gruppo “Popap”, hanno deciso di dare voce al dissenso dei cittadini nei confronti della mafia: “Abbiamo sempre operato insieme ma da poco abbiamo costituito questo gruppo”. I Popap, fra l’altro, sono gli autori dei cartelli “divieto di mafia” e “divieto di omertà” e per questa istallazione sono stati multati, ben 368 euro che hanno deciso di pagare.
Prima di conoscerli bisogna chiarire due concetti “Street art” e “Writing”, come spiega Anc:
“Street art e writing non hanno niente a che fare, cambia il pensiero: il writing nasce per mettere la propria firma con cui bombardare la città per elevare il proprio nome, paradossalmente come fanno i grandi marchi mettendo il loro logo sulle magliette per pubblicità, il writer però lo fa’ sui treni, sugli autobus, sui muri. Il concetto di street art è completamente diverso: noi portiamo avanti le nostre idee nel paesaggio urbano aggiungendo qualcosa a seconda dei contesti e delle zone interessate.” Ma tu hai firmato i cartelli, come mai? “Semplicemente perché venivano attribuiti ad un altro street artist, anche se sono un dono per la collettività mi dava fastidio. “ Emanuele aggiunge che “c’è solo la sua firma perché quando sono stati realizzati il gruppo ancora non esisteva.”
A proposito di aggiungere al paesaggio urbano, cosa direste ad un ragazzino che imbratta i monumenti?
“Questa è una questione delicata” risponde ancora Anc ”ma sicuramente gli direi di non farlo, che non è un’azione positiva e si danneggia un bene comune”
Come nasce l’idea del divieto di mafia? “Il 23 maggio 2011 Città Insieme un’evento per la commemorazione della strage di Capaci, è in quell’occasione che decido di affiggere due segnali con divieto di mafia e di omertà, successivamente decido di moltiplicare quei segnali per un numero di volte che non avevo ancora deciso, volevo intervenire su via Etnea solo che lì non ci sono tanti pali vuoti, io intervengo solo sui pali vuoti, non sui segnali ancora in uso, non copro alcun segnale perché sarebbe contro la mia morale, i segnali sono importantissimi, non voglio oscurarli.”
Pensate che potessero essere pericolosi? “È una stupidaggine, non erano pericolosi; è vero che richiamano il divieto di sosta che ti dice non puoi parcheggiare qua, ma non è una svolta obbligatoria o un senso vietato e comunque non si poteva confondere perché manca il blu all’interno del segnale e poi c’è la parola”
“Vorrei essere libero, libero come un uomo” cantava Giorgio Gaber negli anni sessanta. Ma cos’è la libertà? In una società di figli dei figli del dopoguerra, quale significato assume questo termine?
Novembre 2011 Tunisia, niente esami per una studentessa con velo integrale: i salafiti assaltano l’università e prendono in ostaggio il preside.
Dopo il rifiuto di un professore di ammettere agli esami una studentessa che di scoperto aveva solo gli occhi, l’università di Manouba è stata occupata dai fondamentalisti islamici. C’è il sospetto che si tratti di un’occupazione “premeditata” da parte degli esponenti radicali dell’islam che cercano di imporre all’interno delle università i dettami del loro credo. Nelle università tunisine infatti, per motivi prettamente didattici, è vietato il velo integrale poiché non rende riconoscibili le esaminate.
Novembre 2011 Catania, studente non può sostenere l’esame perché sprovvisto di documento di riconoscimento. Lo studente si presenterà all’appello successivo.
Dove la terra brucia”: un fumetto per raccontare Maria Grazia Cutuli
Scritto da Soraya CipollaLibreria Cavallotto: Paola Cannatela Giuseppe Galeani presentano il loro romanzo per immagini sulla giornalista catanese assassinata in Afghanistan nel 2011.
Il primo a prendere la parola è Mario Cutuli che coglie l’occasione per raccontare come la sua famiglia attraverso la Onlus che porta il nome della sorella e con premi e corsi per futuri reporter continua l’opera che la giornalista aveva iniziato e sulla graphic novel una frase che da sola basta a capire quanto l’abbia apprezzata: “Ci restituisce un paio d’ore con Maria Grazia”.
Subito dopo suona per noi Francesca Cannatella cugina della “mezza fumettista”, come lei stessa si definisce sul suo blog, e autrice della colonna sonora del trailer book. Ci perdiamo nella melodia della sua chitarra che sa di Oriente ma anche della nostra terra e cominciano a parlare gli autori. Compagni nella vita hanno pensato insieme di raccontare gli ultimi giorni di Maria Grazia: Paola vuole cambiare direzione vuole cimentarsi nel racconto per immagini di una persona realmente esistita. Guardando uno speciale su Ilaria Alpi su cui è stata realizza una graphic novel pensa “ Voglio farlo anch’io” e a Giuseppe subito viene in mente di raccontare di Maria Grazia Cutuli. “Abbiamo scelto lei perché non riuscivamo a comprenderla” .
Così Giuseppe sull’ editore: “ Ci è sembrato giusto che fosse Rizzoli a pubblicarlo solo che non è che chiami Rizzoli e gli dici Ciao mi pubblichi” così contattano la famiglia Cutuli che si dimostra disponibile verso un nuovo modo di raccontare la loro Maria Grazia: “una persona, non una martire della notizia, il lettore non troverà un personaggio stereotipato e perfetto ma una donna comune, anche non semplice, che mandava a fanculo chiunque, fumava tantissimo e si arricciava i capelli fra le dita, le piacevano i dolci, soprattutto la cioccolata ma era ossessionata dalla linea” il suo era un giornalismo dal basso per cui non bastava raccontare ma bisognava entrare in sintonia con la tragedia cosa che lei amava fare, e che i due autori hanno provato a fare con lei.

Le loro ricerche cominciano dalla sorella minore della reporter che ne custodisce la memoria e fornisce una mole immensa di contatti molti dei quali inviati esteri difficili da reperire, ma fondamentali per capire il personaggio, così imparando da Maria Grazia li incontrano uno per uno “Facevamo strane domande” dice Giuseppe” Che tic aveva, quanto fumava etc… volevamo conoscerla, cogliere in lei le varie sfaccettature di una persona : “ Non riesco a disegnare se non entro nel personaggio” afferma Paola. “Lei conosceva l’Afghanistan a menadito noi abbiamo cercato di documentarci il più possibile, per questo sono stati fondamentali anche i suoi articoli che abbiamo definito fumettabili, diventati parte della sceneggiatura ci hanno dato tanto dei luoghi in cui aveva vissuto” l’autore della parte testuale racconta delle tante letture che gli sono servite per conoscere la giornalista fra cui anche i suoi libri preferiti.
“Dalla mole di materiali raccolti abbiamo capito che i suoi ultimi venti giorni in Afghanistan erano una summa del suo percorso di vita così ci siamo concentrati su quello, dal giorno del suo compleanno a quello della morte”. Fondamentali per l’autrice della parte grafica le foto realizzate dai reporter che hanno accompagnato la giornalista durante la sua permanenza in Afghanistan e che sono in mostra presso la libreria.
Paola racconta che questo lavoro è stato per lei fonte di nuovi spunti “ prima non sapevo disegnare tre cose: le macchine, le armi e gli animali” e prosegue con una aneddoto divertente “ Fino allo story bord la parata di bazooka che Maria Grazia racconta per me era con i bazooka che sparano in aria poi mi sono venuti dei dubbi e ho cercato su you tube.” “Non aveva calcolato il rinculo” aggiunge Giuseppe.
“Ci hanno chiesto di raccontare il momento dell’attentato ma noi abbiamo deciso che il fumetto non doveva finire così: prendendo spunto da un suo articolo in cui parla di una tradizione cambogiana di liberare gli uccellini dalle gabbie ed esprimere un desiderio abbiamo immaginato che l’avesse fatto anche lei prima di intervistare la venditrice.”
La graphic novel esce in un giorno simbolico il 26 ottobre che sarebbe stato il suo quarantanovesimo compleanno, a dieci anni dalla sua scomparsa, quando il mondo del giornalismo e il contesto in cui la reporter lavorava sono profondamente cambiati i due autori riportano luce su Maria Grazia Cutuli che con un linguaggio semplice e diretto torna ad essere solo Maria Grazia una donna a tutto tondo che non si sentiva mai arrivata che amava quei luoghi dove “la terra brucia” e che temeva di doverli abbandonare.
I believe in Santa Claus. Lo leggiamo sul più classico dei cappelli natalizi, quello rosso a punta con un pon pon bianco. Ad indossarlo è Marco, nome di fantasia con il quale chiameremo un piccolo paziente del reparto di Oncoematologia del Policlinico di Catania. Non ha paura mentre parla con i medici nella sala d’aspetto di fronte la ludoteca.
L'evento più atteso da appassionati e professionisti creatori di videogiochi è tornato. Per il terzo anno consecutivo l’associazione E-Ludo Lab organizza la Global Game Jam nella città di Catania per riunire programmatori, grafici, designer e musicisti con un solo obiettivo comune: sviluppare un videogioco in 48 ore. Non si tratta di un concorso né una competizione, zero sfide e tanta passione. Lo scopo della manifestazione è conoscersi, divertirsi e imparare mettendo le proprie competenze tecniche e artistiche… in gioco!

La Rai-Radiotelevisione Italiana, su proposta del Laboratorio di Scrittura Creativa di Rai Eri, bandisce il Premio "La Giara" per nuovi giovani talenti della narrativa italiana.
Il Premio “La Giara” ha due caratteristiche essenziali:
[Liveunict ] Lettera da un giovane,ai giovani
Scritto da Rocco Giannino
Prima di tutto, mi scuso con quei pochi lettori che ho lasciato in tredici. Non è da me.
Quindi, cominciamo.
Siamo la generazione del nuovo millennio, destinata ad un passato ormai andato, ad un futuro che non andrà (nel migliore dei casi) e ad un presente che ci va parecchio stretto.
"Pezze di storia" al castello Ursino: Arte e solidarietà per Laura Salafia
Scritto da Noemi Stella
Inaugurata il 22 Luglio scorso e prorogata fino al 5 Febbraio 2012 presso i locali del Castello Ursino la mostra “Pezze di Storia” sposa la causa di Laura Salafia. E’ possibile infatti ritirare una copia del catalogo omonimo con un contributo di 10€, devoluto interamente al progetto avviato dall’emittente regionale Telecolor “Aiutiamo Laura”.