La Romania raccontata da una volontaria SVEAndare all’estero spesso per la nostra generazione è una necessità, ma può  anche essere un’occasione di crescita, come ci racconta Marisol, che grazie al progetto  SVE (servizio volontariato europeo) ha vissuto  in Romania per sei mesi .

 

Lo SVE è un progetto aperto ai ragazzi dai 18 ai 30 anni, non  ci sono requisiti particolari  per accedere ai vari progetti che vanno dal sociale all’artistico e sono mirati alla cooperazione per lo sviluppo, soprattutto nei paesi dell’Est europeo, la permanenza  può essere di  poche settimane ma anche di un anno intero e si può partecipare solo una volta nella vita. Le informazioni sono reperibili nel sito eu.it ma non esiste un sito ufficiale perché se ne occupano varie associazioni fra le quali l’ARCISTRAUSS di Mussomeli che fa da sending organization per la Sicilia, selezionando i partecipanti, sul loro sito sono reperibili i programmi attivi.

All’arrivo nel luogo scelto invece si entrerà in contatto con la host organization che si occupa di tutto: dalla casa da dividere con altri ragazzi, provenienti da varie parti del mondo, alle questioni burocratiche.

Il progetto prevede un piccolo stipendio mensile, gli spostamenti e l’alloggio sono gratuiti. Alla fine del progetto si riceve un attestato: lo youth pass che permette di accedere al “volontario a lungo termine”. Marisol ha svolto il progetto ad Oradea, una piccola città rumena al confine con l’Ungheria, qui nei primi giorni ha visitato varie strutture (ospedali, scuole e case-famiglia),scegliendo di lavorare in un asilo all’interno di un villaggio ROM. Il suo lavoro era far giocare i bambini e insegnare loro un po’ di italiano.

Marisol ha imparato a conoscere i ROM e la loro situazione controversa: non sono visti bene dalla popolazione locale, soprattutto al nord dove mantengono le loro tradizioni, isolandosi  dai rumeni, nel sud invece cercano di vivere all’occidentale dimenticando la loro cultura e esprimendosi attraverso il “MANELE” musica balcana che racconta di amori e furti. L’esperienza più sconvolgente è  stata però quella di assistere le infermiere dell’ospedale di Oradea presso il reparto di neonatologia. “Mi sono trovata di fronte ad una situazione degradata in cui bambini piccolissimi non ricevevano una assistenza adeguata. Spesso erano figli di ROM, nati con malformazioni e abbandonati dalle famiglie. C’erano bimbi con l’ADS, con malattie alla pelle contratte per la sporcizia, altri nati prematuri e tenuti al caldo solo con delle coperte, mancavano le attrezzature più elementari. Mi sentivo malissimo ma ho imparato ad essere forte.”

Marisol  descrive così la Romania che per mesi è stata casa sua: È un paese in cui la popolazione vive in miseria lavorando  12 ore al giorno per 300 euro al mese, mentre i  pochi che sono riusciti ad arricchirsi dopo la fine del comunismo vivono nel lusso, c’è tanta corruzione;  gli anziani rimpiangono il regime comunista perché dicono che, prima  i prodotti stranieri non arrivavano, tutto era razionato, ma si aveva la sicurezza del lavoro, adesso che il mercato si è aperto la pasta Barilla e le arance di Sicilia si trovano negli scaffali ma si possono solo guardare. I giovani  cercano di migliorare la loro condizione studiando e sognando di emigrare all’estero per crearsi un futuro diverso. Si viaggia con l’autostop, in ogni auto c’è un’immaginetta di Gesù e passando davanti ad una chiesa tutti si fanno tre volte il segno della croce. Nelle città, nonostante tutte le difficoltà, si svolge una vita quasi europea, mentre nei villaggi il tempo sembra essersi fermato ci si sveglia presto per lavorare la terra e poi si fa’ colazione con la “palinca”, una specie di grappa, e con un pezzo di grasso di maiale. Non esistono automobili, servizi igienici e tutte le cose a cui noi siamo abituati. Vivendo in Romania ci si chiede perché sia entrata nell’Unione Europea e poi si trova la spiegazione vedendo come tutte le grandi aziende si trasferiscono qui per risparmiare i costi della manodopera. Vivere in questo paese mi ha cambiato, sentirmi davvero utile per qualcuno mi ha reso più forte, non posso che consigliare quest’esperienza perché è economica, di semplice accesso e permette di sentirti vivo.

Soraya Cipolla

Soraya Cipolla

Facoltà : Lettere e Filosofia
Corso: Lettere Moderne
Anno : terzo
Ruolo: Inviata Erasmus in Spagna: Viajando por España

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