Libreria Cavallotto: Paola Cannatela Giuseppe Galeani presentano il loro romanzo per immagini sulla giornalista catanese assassinata in Afghanistan nel 2011.
Il primo a prendere la parola è Mario Cutuli che coglie l’occasione per raccontare come la sua famiglia attraverso la Onlus che porta il nome della sorella e con premi e corsi per futuri reporter continua l’opera che la giornalista aveva iniziato e sulla graphic novel una frase che da sola basta a capire quanto l’abbia apprezzata: “Ci restituisce un paio d’ore con Maria Grazia”.
Subito dopo suona per noi Francesca Cannatella cugina della “mezza fumettista”, come lei stessa si definisce sul suo blog, e autrice della colonna sonora del trailer book. Ci perdiamo nella melodia della sua chitarra che sa di Oriente ma anche della nostra terra e cominciano a parlare gli autori. Compagni nella vita hanno pensato insieme di raccontare gli ultimi giorni di Maria Grazia: Paola vuole cambiare direzione vuole cimentarsi nel racconto per immagini di una persona realmente esistita. Guardando uno speciale su Ilaria Alpi su cui è stata realizza una graphic novel pensa “ Voglio farlo anch’io” e a Giuseppe subito viene in mente di raccontare di Maria Grazia Cutuli. “Abbiamo scelto lei perché non riuscivamo a comprenderla” .
Così Giuseppe sull’ editore: “ Ci è sembrato giusto che fosse Rizzoli a pubblicarlo solo che non è che chiami Rizzoli e gli dici Ciao mi pubblichi” così contattano la famiglia Cutuli che si dimostra disponibile verso un nuovo modo di raccontare la loro Maria Grazia: “una persona, non una martire della notizia, il lettore non troverà un personaggio stereotipato e perfetto ma una donna comune, anche non semplice, che mandava a fanculo chiunque, fumava tantissimo e si arricciava i capelli fra le dita, le piacevano i dolci, soprattutto la cioccolata ma era ossessionata dalla linea” il suo era un giornalismo dal basso per cui non bastava raccontare ma bisognava entrare in sintonia con la tragedia cosa che lei amava fare, e che i due autori hanno provato a fare con lei.

Le loro ricerche cominciano dalla sorella minore della reporter che ne custodisce la memoria e fornisce una mole immensa di contatti molti dei quali inviati esteri difficili da reperire, ma fondamentali per capire il personaggio, così imparando da Maria Grazia li incontrano uno per uno “Facevamo strane domande” dice Giuseppe” Che tic aveva, quanto fumava etc… volevamo conoscerla, cogliere in lei le varie sfaccettature di una persona : “ Non riesco a disegnare se non entro nel personaggio” afferma Paola. “Lei conosceva l’Afghanistan a menadito noi abbiamo cercato di documentarci il più possibile, per questo sono stati fondamentali anche i suoi articoli che abbiamo definito fumettabili, diventati parte della sceneggiatura ci hanno dato tanto dei luoghi in cui aveva vissuto” l’autore della parte testuale racconta delle tante letture che gli sono servite per conoscere la giornalista fra cui anche i suoi libri preferiti.
Giorno 1 dicembre 2011, presso la biblioteca comunale “G. Calabrò” di Tremestieri Etneo, si è svolta la presentazione del romanzo “Gwenever - Il bacio eterno” di Selene Eulalia Cabras, coordinata da Luca Tasinato. Sono intervenuti Livio Mario Cortese e Stefania Stella accompagnati dal commento musicale di Marta Tedesco.

La Rai-Radiotelevisione Italiana, su proposta del Laboratorio di Scrittura Creativa di Rai Eri, bandisce il Premio "La Giara" per nuovi giovani talenti della narrativa italiana.
Il Premio “La Giara” ha due caratteristiche essenziali:
Si è tenuta ieri presso la libreria Cavallotto di Corso Sicilia, la presentazione del libro “La libraia di Orvieto. L’ultima eredità", di Valentina Pattavina, sequel de “La libraia di Orvieto” che segna il debutto in narrativa dell’autrice catanese, impegnata da anni in editoria e nella stesura di monografie dedicate a personaggi di grande calibro come Totò, Alberto Sordi, Paolo Villaggio, Ugo Tognazzi.
La vicenda è ambientata, com’è deducibile dal titolo, ad Orvieto, dove scorre la vita della protagonista Matilde che, così come nel primo libro, si ritroverà a dover svelare un mistero, stavolta legato al passato,al 1944.
"La Libraia di Orvieto", impropriamente definito romanzo giallo, è in realtà una commedia nera, dove la trama fa da sfondo a quello che è il vero protagonista, il libro. Il romanzo, così come presentato dal Prof. Sergio Sciacca, intervenuto all’incontro, offre l’occasione al lettore di riflettere su se stesso, su temi quali la religione, la guerra,affrontati dal punto di vista dei protagonisti; ma è soprattutto un ‘occasione per l’autrice stessa di scrivere nero su bianco le esperienze e i pensieri maturati dalla stessa Valentina, impreziositi da disegni da lei stessa realizzati, che regala così ai lettori la possibilità di conoscerla. Il libro è esaltato nel suo essere primo potente mezzo di comunicazione, dall’alba dei tempi, visto non come passatempo, ma come occasione di incontro con se stessi, con chi lo scrive, unico strumento per l’umanità che permetta di tramandare il pensiero e renderlo immortale, custode delle nostre origini. L’intento dell’autrice è quello di richiamarci alla lettura, alla cultura, e per rendere questo possibile il romanzo è costellato da citazioni non svelate, che servono a riportare alla memoria di noi lettori conoscenze che credevamo perdute, ma che fanno parte di noi e lo faranno sempre trovando applicazione nella vita di tutti i giorni ,a dimostrazione del fatto che, fuor da ogni retorica, la cultura sia un tesoro inestimabile e come tale vada difesa. In tempi frenetici, dove parlare di libri è quasi obsoleto, oggi che la frase tratta dallo stesso libro”quanti libri e quanti pochi lettori” è tristemente vera," La libraia di Orvieto" può aiutarci a riscoprire la potenza della lettura; forse è vero, è un mezzo di comunicazione meno immediato, ma più efficace, perché ogni libro è l’occasione per conoscere una parte nuova di noi stessi, è un incontro che stimola la curiosità, come quando si conosce una persona per la prima volta;ogni pagina che si sfoglia è un pezzo di vita insieme, un bagaglio che nessun aeroporto del mondo potrà smarrire! Senza svelare il finale da film con tanto di colonna sonora che si ripete durante tutta la narrazione, così come definito dall’entusiasta Sciacca, non ci resta che raccogliere questo invito alla lettura e fare “un salto” ad Orvieto, in attesa che Valentina Pattavina ci regali un’altra occasione per fermarci e riflettere, tra una virgola e un punto.
I dati sulla lettura in Italia sono allarmanti. Una recente ricerca ci dice che il 62% degli italiani non legge neanche un libro all'anno. Questi dati testificano che i giovani preferiscono a un buon libro l'uso delle moderne tecnologie che sta diventando sempre più indispensabile nella vita quotidiana di ogni individuo. Infatti la televisione e il computer permettono di accedere comodamente e rapidamente a una vasta quantità di informazioni in tempo reale e da qualsiasi parte del mondo senza il minimo sforzo. Sicuramente questi sono importanti mezzi di comunicazione ma pensiamo che i libri siano fondamentali per sviluppare la fantasia, l'immaginazione e un confacente lessico.
Liveunict ha fatto un'indagine interpellando i cittadini catanesi..
Intervistatrici : Federica Campilongo e Chiara Mirabella
Riprese regia e postproduzione: Bruno Mirabella
È un tranquillo pomeriggio di quel marzo pazzerello che ci costringe a portare con noi l’ombrello malgrado ci sia il sole, poiché capita spesso che improvvisamente il cielo si riempia di nuvoloni passeggeri. Ho appena finito di leggere Todo Modo, celebre romanzo dello scrittore siciliano Leonardo Sciascia (Racalmuto 8-01-1912; Palermo 20-11-1989) ma non sono ancora riuscita ad abbandonare il mondo raccontato in quel libro. E se potessi intervistare il pittore protagonista del romanzo? Impossibile nella realtà ma non nella mia mente. Allora cosa aspetto? Lo aspetterei impaziente in un bar per approfondire la sua storia; si farebbe attendere, forse di proposito. Inizierei subito chiedendogli: “Per quale motivo si trovava nell’Eremo di Zafer 3?” “Non perde tempo lei!” mi risponderebbe “Possiamo darci del tu, vero?”. Annuirei timidamente. Cogliendo il mio bisogno di sapere risponderebbe senza perder tempo “Non avendo particolari impegni, decisi di prendere la mia automobile e di andare in giro in totale libertà. Non guidavo ad alta velocità e quindi colsi l’insegna che indicava la direzione dell’Eremo. Fui colpito dal particolare nome: Eremo di Zafer 3. Mi suggestionò il numero 3 perché erano tre giorni che vagavo liberamente; la tipologia del posto, l’eremo, in quanto luogo di solitudine intrisa di sentimento, meditazione, forse di follia;e il nome Zafer a cui non riuscivo a dare un’identità precisa. Decisi di andare a dare un’occhiata. Fui deluso alla vista di quella mostruosa costruzione e indeciso se restare o meno, ma fui vinto dalla curiosità di sapere chi avesse piantato lì quel casermone e perché.” “Cosa hai pensato di Don Gaetano durante il vostro primo incontro?” “Ciò che più mi colpì di don Gaetano fu che pareva si sdoppiasse fisicamente: un don Gaetano pareva respingermi al di là dell’orizzonte del suo sguardo, un altro invece pareva pieno di benevolenza. Fu una sensazione, quella del suo sdoppiamento, che provai ad ogni nostra conversazione” “Ecco perché spesso usi i verbi sparire e apparire” “Già. Quando andava via la sua immagine persisteva come negli occhi chiusi o nel vuoto e non si riusciva quindi a cogliere il momento reale in cui si allontanava.” “Concentriamoci su ciò che è successo durante il tuo soggiorno all’eremo. Si succedono tre omicidi nel giro di pochi giorni. Hai mai avuto il timore, soprattutto dopo i primi due omicidi, di essere in pericolo?” “Se devo essere sincero no perché ero convinto, e lo sono tuttora, che fosse tutto un piano ben organizzato in cui era già stato deciso chi dovesse morire. L’onorevole Michelozzi venne ucciso durante la cerimonia serale del rosario, in modo che con il buio nessuno avrebbe potuto capire chi fosse l’esecutore dell’omicidio. L’unico che forse avrebbe potuto testimoniare sull’accaduto, l’avvocato Voltrano, venne spinto giù dal balcone” “a proposito di questi due delitti, secondo te chi ha ucciso Michelozzi e Voltrano” “Le ipotesi sono tante ed è praticamente impossibile capirlo. Potrebbero essere stati uccisi dalla stessa mano, oppure potrebbe essere stato Voltrano ad uccidere Michelozzi, o ancora potrebbe essere che Voltrano, essendo un presunto testimone dell’omicidio di Michelozzi, sia stato ucciso per metterlo a tacere. Potrebbe anche essere stato don Gaetano il mandante per entrambi gli omicidi …” A questo punto gli domanderei con un pizzico di rabbia: “E dell’uccisione di don Gaetano cosa mi dici? Tu scompari dalle scene per una ricerca sul bosco, che stranamente è il luogo in cui viene ritrovato il cadavere di don Gaetano, e torni sul tardo pomeriggio. E questa non è l’unica stranezza: non ti ha fatto molta impressione ‘rivederlo’ morto e il verbo che hai usato presuppone che tu lo abbia già visto morto; per di più alla domanda del tuo ex compagno di scuola procuratore ‘dove sei stato’ rispondi ‘ad uccidere don Gaetano’. Non ti pare un po’ ambiguo il tuo comportamento?” “Si è fatto tardi” mi direbbe “meglio che mi avvii per tornare a casa. Rileggi il romanzo e troverai la risposta …” Mi lascerebbe così, con l’amaro in bocca. Ed io rimarrei, stupita, con i miei dubbi. Qualcosa mi è sfuggito, dunque. Devo capire cosa! Domani mi cimenterò nuovamente nella lettura del romanzo, ma voglio ancora stare a pensare a quest’impossibile incontro che mi ha stravolto la giornata.
Una delle leggende più intriganti della vecchia Palermo è quella dei Beati Paoli. Mi ricordo che quando ero piccolo mio nonno mi leggeva un grande libro che si intitolava "I Beati Paoli", e, se chiedevo spiegazioni su chi fossero mi raccontava di grotte scavate sotto la vecchia Palermo, di uomini incappucciati, sette segrete, patti e cospirazioni... Tutte cose che colpivano la mia fantasia e che rendevano la mia città, Palermo, ancora più ricca di mistero...
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