Dopo un mese che vivo qui posso dire che mi sento a casa; anche se già dall’inizio mi è sembrato tutto abbastanza familiare, adattarsi alla vita spagnola non è per niente difficile.
Certo, anche se sono nostri hermanos (fratelli), quando si va all’estero bisogna sempre adattarsi: per esempio noi italiani siamo i più viziati a tavola, la “comida extranjera” ci risulta sempre difficile da accettare, esportiamo i nostri piatti in tutto il mondo ma la ricezione è sempre creativa: può diventare carbonara pasta con panna e prosciutto e la pizza “napoletana” può somigliare più ad una torta di crackers! Anche la ricerca di un buon espresso spesso risulta fallimentare, ma grazie alla caffetteria italiana “Due caffè”, almeno qui a Murcia, si può far fronte all’astinenza da caffeina; sto imparando anche ad apprezzare il cortado (mezzo caffè latte) ma un italiano è schiavo del suo caffè.
Alla fine ci si abitua alle imitazioni dei nostri piatti ma stare sui divani degli altri erasmus o negli ostelli dopo un po’ diventa scomodo, per questo a “Busqueda del piso”( ricerca della casa) è un momento topico per tutti gli erasmus; è così che si impara, perdendosi almeno una ventina di volte al giorno, a conoscere la città : si inizia davanti alla bacheca dell’università, poi si passa all’azione con le telefonate durante le quali, nella maggior parte dei casi, non si capisce niente, si ripete cento volte “No entiendo, repite por favor “ nella speranza di riuscire a capire almeno l’indirizzo. Io non ho visto moltissime case, ma anche per me c’è stato l' attimo in cui ho pensato che non l’avrei mai trovata; inoltre è difficile riuscire a capire com’è il quartiere e quanto realmente dista dai luoghi in cui dovrai andare: molti erasmus sono stati costretti a cambiare casa con tutti i disagi che ne conseguono, dunque bisogna stare attenti a scegliere il posto in cui si vive.
I giri degli appartamenti sono abbastanza stressanti ma a ripensarci, dalla mia bella cameretta, fanno anche ridere; quando ad esempio come quando sono capitata a casa di quella che ho ribattezzato “la bambola assassina rubia”(bionda): una spagnola dal visino dolce ( solo quello) che sbatteva continuamente le ciglia e parlava a macchinetta. Mi ha fatto vedere la casa e poi la mia stanza, che era vuota, ed io: “ma i mobili?” E lei:” L’altra ragazza se li è comprati ma il proprietario li comprerà per te”. Già’ questo non era buon segno, ma il meglio arriva quando, finito il giro, ci mettiamo davanti al divano (un “sientate” sarebbe stato carino) e comincia l’interrogatorio: “ Aquì es un piso de estudiantes”( questa è una casa di studenti) preambulo per un lungo interrogatorio con mille domande sulla mia vita e sulle mie abitudini, su cosa facevo in Italia e su cosa voglio fare qui, al che io, anche se già presagivo la risposta, chiedo: “Si viene mi novio hay problemas?” e lei risponde: “No, ma noi abbiamo un accordo in casa, puoi ospitare persone solo per quattro giorni al mese, sai per los gastos (le spese). Ovviamente sono fuggita sconvolta, chissà quante altre regole aveva per il cibo e per le pulizie…
Per caso ho trovato, tramite un’amica, la casa in cui vivo adesso e subito ho capito che mi sarei trovata bene; il salone pieno di poster (uno di Frida Kalohi di cui mi sono innamorata) e i ragazzi mi sono sembrati simpatici: dopo avermi fatto vedere la casa, mi hanno fatto sedere e ci siamo messi a parlare tranquilli, ovviamente anche loro volevano conoscermi, ma in modo umano.

È passato un anno da quando ho deciso di partire, non ero neanche sicura della meta, avevo le idee un po’ confuse: Spagna o Praga? Lo so, sono due realtà un po’ diverse, ma il dilemma era fra migliorare il mio spagnolo parlandolo giorno per giorno o conoscere una realtà completamente diversa dalla nostra e praticare un po’ d’inglese studiando in quella lingua; solo quando mi hanno chiesto il fatidico “Signorina dove vuole andare?” ho capito cosa volevo rispondendo tutto d’un fiato “Murcia”. Ricordo di averlo detto con la pronuncia esatta spagnola, con quella specie di “s” alla Jovanotti, come a dire: “C’è già qualcosa di spagnolo in me, non lo vedete?”. Dopo quel giorno ci sono stati i pellegrinaggi all’ufficio erasmus, le rassicurazioni alla mamma, ma anche a me stessa: mi ripetevo continuamente “Puoi farcela! Non può essere così difficile!”. E poi le visite da “turista” al sito della futura facoltà, le mail con l’Università spagnola e per finire l’organizzazione su internet del viaggio con tanto di street view sui luoghi in cui andare.
A chi mi chiede come è andato il viaggio rispondo: “ Tutto bene, non è stato difficile e poi Murcia è stupenda”; in realtà solo la parte su Murcia è vera, il viaggio è stato un'Odissea: due voli, una notte a Valencia e un tre ore e mezza di pullman. Il tutto in compagnia di un bagaglio che pesava più di me e di zaini e borse che mi hanno spezzato la schiena, però ne è valsa la pena. Quando ho messo piede in terra murciana mi veniva da piangere dall’emozione, ero così contenta che quella città, piccolina con tante viuzze di poco aiuto per il mio scarso senso dell’orientamento, sarebbe diventata la mia casa, che subito mi sono dimenticata della stanchezza.
Del viaggio credo che non dimenticherò mai quando, nella fase di decollo, ho guardato Catania che si faceva sempre più piccola; pregi e difetti del luogo che ha ospitato la mia vita si allontanavano da me man mano che l’aereo prendeva quota e in quel momento ho pensato: “Adios Catania, nos veemos en Julio!”.
Libreria Cavallotto: Paola Cannatela Giuseppe Galeani presentano il loro romanzo per immagini sulla giornalista catanese assassinata in Afghanistan nel 2011.
Il primo a prendere la parola è Mario Cutuli che coglie l’occasione per raccontare come la sua famiglia attraverso la Onlus che porta il nome della sorella e con premi e corsi per futuri reporter continua l’opera che la giornalista aveva iniziato e sulla graphic novel una frase che da sola basta a capire quanto l’abbia apprezzata: “Ci restituisce un paio d’ore con Maria Grazia”.
Subito dopo suona per noi Francesca Cannatella cugina della “mezza fumettista”, come lei stessa si definisce sul suo blog, e autrice della colonna sonora del trailer book. Ci perdiamo nella melodia della sua chitarra che sa di Oriente ma anche della nostra terra e cominciano a parlare gli autori. Compagni nella vita hanno pensato insieme di raccontare gli ultimi giorni di Maria Grazia: Paola vuole cambiare direzione vuole cimentarsi nel racconto per immagini di una persona realmente esistita. Guardando uno speciale su Ilaria Alpi su cui è stata realizza una graphic novel pensa “ Voglio farlo anch’io” e a Giuseppe subito viene in mente di raccontare di Maria Grazia Cutuli. “Abbiamo scelto lei perché non riuscivamo a comprenderla” .
Così Giuseppe sull’ editore: “ Ci è sembrato giusto che fosse Rizzoli a pubblicarlo solo che non è che chiami Rizzoli e gli dici Ciao mi pubblichi” così contattano la famiglia Cutuli che si dimostra disponibile verso un nuovo modo di raccontare la loro Maria Grazia: “una persona, non una martire della notizia, il lettore non troverà un personaggio stereotipato e perfetto ma una donna comune, anche non semplice, che mandava a fanculo chiunque, fumava tantissimo e si arricciava i capelli fra le dita, le piacevano i dolci, soprattutto la cioccolata ma era ossessionata dalla linea” il suo era un giornalismo dal basso per cui non bastava raccontare ma bisognava entrare in sintonia con la tragedia cosa che lei amava fare, e che i due autori hanno provato a fare con lei.

Le loro ricerche cominciano dalla sorella minore della reporter che ne custodisce la memoria e fornisce una mole immensa di contatti molti dei quali inviati esteri difficili da reperire, ma fondamentali per capire il personaggio, così imparando da Maria Grazia li incontrano uno per uno “Facevamo strane domande” dice Giuseppe” Che tic aveva, quanto fumava etc… volevamo conoscerla, cogliere in lei le varie sfaccettature di una persona : “ Non riesco a disegnare se non entro nel personaggio” afferma Paola. “Lei conosceva l’Afghanistan a menadito noi abbiamo cercato di documentarci il più possibile, per questo sono stati fondamentali anche i suoi articoli che abbiamo definito fumettabili, diventati parte della sceneggiatura ci hanno dato tanto dei luoghi in cui aveva vissuto” l’autore della parte testuale racconta delle tante letture che gli sono servite per conoscere la giornalista fra cui anche i suoi libri preferiti.

Erasmus: acronimo di European Region Action Scheme for the Mobility of University Students nasce ne l 1987 per dare agli studenti la possibilità di sentirsi europei trascorrendo in un università estera un periodo che va dai 3 mesi a un anno intero, riconosciuto dalla propria università.
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