Rocco Giannino
Facoltà : Economia
Corso: Economia
Ruolo: autore e blogger della rubrica "Note di un Viaggiatore"
Perché qualcuno, le magie le sa ancora fare
È da qualche giorno, forse anche di più, che non si fa altro che parlare dello scandalo che ha colpito il popolo della Padania, leader compresi.
Per farla breve, si sono fregati parecchi soldi e a quanto pare ( perché almeno così vogliono farci credere) nessuno sa come e perché.
Bene, dato che tutti hanno dato una loro opinione, dopo mesi di silenzio, vorrei dare anche la mia.
Tutto nasce da una famiglia, una famiglia come tante ce ne sono in Italia, una famiglia che fattura parecchi soldi l’anno (diciamolo chiaramente, quale famiglia non ha un conto in banca che supera quello di tutti gli operai di una qualsiasi fabbrica messi insieme?!) e che si ostina da tempo ad etichettare i non-padani, come TERRONI.
Se non ricordo male, credo si parli della famiglia BOSSI ( e non di quei BOSSI che di solito scippano i tizi in motorino col volto coperto).
Ecco, dopo questo ennesimo “magna magna” padano, sinceramente m’è rimasto qualcosa sullo stomaco, e magari anche più sotto dello stomaco.
Quindi, vorrei dire:
Caro capofamiglia BOSSI, dopo così tanto tempo speso, dopo tutte le energie usate per definirci nel peggiore dei modi, ci starebbe così tanto male se adesso, noi tutti, ci prendessimo una sana, gloriosa e meritata rivincita? Magari certo, non potremmo mai etichettarla come TERRONE, perché del nostro essere TERRONI, ne andiamo talmente fieri che non abbiamo mai avuto bisogno di dar del ladrone a chi forse ha delle dirette discendenze con gli amici di Alì Baba (mi pare fossero una quarantina).
In secondo luogo, si rende conto di come chiamano suo figlio? Mi faccia capire, ha un allevamento marino, o un acquario? E soprattutto, suo figlio al forno con le patate, ce lo vedrebbe bene? Dopo tutto quello che le sta succedendo, ce l’ha duro come una volta? “NOI DELLA LEGA, CE L’ABBIAMO DURO”, vale ancora?
Quanto alla moglie, gradirei abbassasse un po’ la cresta. Dopotutto, si parla sempre della famiglia alla quale ha scelto di appartenere sotto giuramento nuziale, ammesso che anche in Padania si celebri lo stesso rito che si celebra anche da noi abitanti del piano terra, giusto qualche regione sotto la vostra.
Va bene le pari opportunità per le donne, va bene la libertà di parola e di pensiero, ma c’è un limite a tutto, non crede?
Veniamo alla parte migliore, il figlio.
Adesso, non so come sia vivere sotto l’effige di TROTA ( io per esempio, sono del cancro), ma al tuo posto di certo farei un po’ di tutto per trovarmi un soprannome diciamo più carino, chessò, magari PESCE SPADA. Lo vedo e lo sento più tagliente di quello che possiedi già.
Che altro dirti, ammesso che le trote riescano ancora a leggere. Sì! Ecco, dato che ti sei comprato un titolo di studio (e probabilmente più di uno), ti spiacerebbe pagare anche le nostre tasse? Dopotutto quel titolo l’hai preso con i RIMBORSI ELETTORALI, e se la memoria non mi inganna, son sempre soldi pubblici, quindi è come se ti avessimo comprato il diploma, senza neppure ricevere un invito alla festa. Che scortese che sei!
Potresti sempre venirmi a dire che non saremmo stati tutti comodi in fondo al mare, ma sicuramente quattro spiccioli per una muta, li avremmo trovati anche noi.
Ah! Volevo anche chiederti com’è vivere con uno stipendio come il tuo? Sai, noi esseri della superficie viviamo, quando va bene, con trecento euro al mese, e sottolineo, quando va bene. Dimmi, dimmi! Come si vive quando puoi comprare tutto, ma non puoi comprare un dizionario di italiano, o magari delle lezioni di dizione? Magari ti lascio qualche sito utile per comprare un coupon che bene si adatti ai tuoi bisogni.
Quanto al cassiere, un tale signor BELSITO (che fino a ieri conoscevo solo come zona urbana vicino casa mia), vorrei chiedere come si riesca a fregarsi così tanti soldi pubblici, da non farlo capire a nessuno? Quanti fumetti di Diabolik ha letto in vita sua? È un fan di Zio Paperone? I soldi fanno la felicità, o permettono solo di comprare macchine di lusso e titoli di studio di ragazzi appartenenti a famiglie alle quali ha rimesso a nuovo la casa, senza che queste ultime se ne accorgessero?
Il mago Silvan, è consapevole di questa continua e così sgradevole concorrenza? Si possono fare le magie anche con una semplice penna, o ci vuole per forza una bacchetta?
Beh, spero che qualcuno potrà rispondere alle mie domande, anche con calma eh! Non ho mica fretta.
Concludo con una massima che ho sempre sentito qui in TERRONIA.
La massima, diceva: "SABBA A PEZZA, PI QUANNU HAI U PUTTUSU".
Se questa lingua, dà fastidio lì al VERDE NORD, compratevi un traduttore online, qualche euro vi sarà rimasto, magari.
[Liveunict ] Lettera da un giovane,ai giovani
Prima di tutto, mi scuso con quei pochi lettori che ho lasciato in tredici. Non è da me.
Quindi, cominciamo.
Siamo la generazione del nuovo millennio, destinata ad un passato ormai andato, ad un futuro che non andrà (nel migliore dei casi) e ad un presente che ci va parecchio stretto.
Vivo, morto o X
Eccoci qui, siamo arrivati al fatidico periodo dell’anno in cui le università italiane si ritrovano ad impersonificare piccoli comuni, che si accingono a manifestare il loro diritto al voto alle urne dell’ateneo. Già, è il periodo elettorale!
Tutti pronti? Sapete già per chi votare? Sapete già a cosa andate incontro?
Secondo me, no!
Lasciate che vi illustri (a modo mio) per bene, cosa o contro chi ci stiamo imbattendo.
Girovagando sul web, e grazie a qualche segnalazione pervenutami dall’alto, mi sono reso conto che di questi tempi, non è solo dei politici affermati l’idea di promuovere la propria immagine ed il proprio programma attraverso video dalla validità a dir poco evanescente (molto alla “High School Musical” devo dire!).
Mi spiego meglio.
Avete presente quei video dei liceali al quinto anno che da sempre hanno riempito i nostri cuori con i ricordi delle gite passate, dei miliardi di tubetti di dentifricio sprecati per riempire le pantofole del nostro compagno di banco, delle chiamate in camera del prof per esordire in una grande e valorosa pernacchia (si, che belli gli anni da liceale!)?
Bene, i video che ho visto somigliano parecchio a questi.
Dieci minuti ( e dico D-I-E-C-I!) di foto dei candidati (che poi, perché così tanti? Sono del parere che il classico “pochi ma buoni” non guasti mai), con sottofondi a dir poco estenuanti (mio Dio, non ci vuole mica una mente malata per capire che non si può usare “Imagine” di Lennon, in video del genere!), che invece di rendere interessante il video, scatenano una reazione a catena che ti ispira a pregare qualche antica divinità, pur di velocizzare YouTube e per non maledirti a causa del tempo perso a guardare queste armi di distruzione di massa.
E questo non è niente!
Se da un lato abbiamo le carrellate fotografiche, dall’altro abbiamo i video mix con personaggi del cinema (si va da Rocky a William Wollace, scomodando perfino Leonida). Sfido chiunque a non restare a bocca aperta dopo aver visto video del genere, dove leggenda e realtà si fondono per dar vita ad un mix che francamente, ci potevamo evitare (ricordo ai registi che, certi video dovrebbero INFORMARE sui candidati e sul programma, invece che TRASFORMARE le liste in legioni spartane o altro!)
Ovviamente, è giusto anche fare riferimento a quei pochi video che si sono dimostrati originali, e soprattutto sensati. Mi riferisco a quegli estratti di realtà studentesca trasposti sul web, accompagnati da canzoni a tema (“Curre curre guagliò” dei 99 Posse, ad esempio) che bene si adattano col messaggio che il video vuole lanciare al pubblico di studenti che non sa ancora dove piazzare la fatidica “X”.
Ma come sempre, tra chi esagera troppo, e chi esagera troppo poco, c’è sempre chi si adagia sugli allori! (eh eh! Monelli!).
Proprio così, parlo di coloro che, vuoi per la stanchezza o dalla poca volontà di ripartire da zero anno dopo anno, ci fanno passare davanti frasi del tipo:
“Ti ricordi l’anno scorso?”
“Chi ti ha protetto? Chi ha fatto valere i tuoi diritti?”
A mio avviso, questi video mi sanno più di minaccia che si messaggio d’accoglienza!
Certo, è giusto ricordare ciò che di buono s’è fatto fino ad oggi, ed è anche vero che: “Chi cambia la vecchia per nuova, sa che lascia ma non che trova”. Ma credo che ci sia modo e modo di esprimere certi pensieri.
In sostanza, trovo sia molto difficile trovare qualcuno che incarni davvero lo spirito “politico” che serve in questi momenti, e decidere per chi sta dall’altra parte non sarà di certo un’impresa facile.
Però mi preme dire una cosa, devo farlo per forza!
Vorrei che il messaggio fosse chiaro a tutti: NON AVRANNO DIRITTO AL VOTO COLORO CHE SI PRESENTERANNO ALLE URNE VESTITI SOLAMENTE CON SANDALI, SCUDI ED ELMI SPARTANI; E DI SICURO URLARE “QUESTA E’ SPARTA!” NON CAMBIERA’ LA VOSTRA POSIZIONE!
Detto ciò, buon lavoro ai candidati ed ai votanti!
Italia amore mio!
Signori e Signore, siamo già a Marzo e pensare che fino a ieri sera stavo stappando spumante in preda al fatidico conto alla rovescia, pronto a buttarmi tutto alle spalle ed iniziare il nuovo anno nel migliore dei modi, ma evidentemente non mi è concesso.
Non faccio neppure in tempo a riprendermi dai postumi della sbornia post-festa che mi trovo davanti qualcosa che non ha né capo né piedi.
Ovviamente mi riferisco al mio paese, all’Italia che anno dopo anno riesce sempre più a trovar spazio ad azioni dalla dubbia onestà e moralità che spesso travalicano determinati limiti, passando dalla politica allo show (che poi, tutta sta differenza ormai, non la noto neanche più).
Finisce il Festival, boom di ascolti per la bionda Antonella Clerici che passa dai fornelli conditi da personaggi a dir poco surreali (basta pensare a Beppe Bigazzi che si diverte a parlare del salame fatto con carni feline), al teatro dell’Ariston imponendosi discretamente, anche se presentando un prodotto che ormai ha fatto la sua storia. La cosa divertente però, è stata notare quanto il Festival sia diventato specchio di una società in continua contraddizione, spartita sempre e comunque fra i fischi e gli applausi, le critiche e gli elogi (qualcuno spieghi a tutti il significato di UNIONE, per favore!).
La prova di tutto ciò è fin troppo facile da trovare, bastano due nomi: Pupo ed Emanuele Filiberto di Savoia. Questo insolito duetto non solo si presenta convinto di poter fare bella figura, ma arriva anche al secondo posto riuscendo a scatenare la rivolta dell’orchestra, atto che fino a quel momento non si sarebbe neppure immaginato potesse accadere. Tralasciando Pupo che magari riesce ad avere più carisma e simpatia dell’altro nano Berlusconilo (chissà se c’avrà provato pure con Biancaneve), vorrei focalizzare la vostra attenzione sul Principe.
Quest’essere ormai mitologico (per il ruolo che riveste, o per le frasi che riesce a dire?!), è riuscito ad imporsi con una canzone a dir poco strappalacrime (per la tristezza o per l’ironia?), cantando a squarciagola “Italia amore mio”, praticamente un po’ come se Bin Laden si presentasse ad “American Idol” cantando “USA I LOVE U”. Emozionante, a dir poco emozionante. Mi chiedo se riusciranno a strappare il trono neomelodico al mitico Apicella!
Ovviamente, i miei elogi anche al vincitore Valerio Scanu, che prendendo ispirazione dal cartone animato “Sanpei” riesce a sbaragliare la concorrenza e portare il premio a casa (magari la prossima volta, si potrebbe evitare l’accoppiamento con esseri marini?).
È il paese delle truffe rapide, delle Fast(web)-truffe. Ancora una volta, vengono smascherati i “Lupin del mese”, e chissà perché, si finisce sempre di parlare di senatori, amministratori delegati e quant’altro (mio dio, quanto siamo diventati monotoni!). Almeno stavolta però, sembra che nessuna donna sia stata invitata alla festa (ed io che ci speravo così tanto!). Vanno comunque i miei complimenti a Di Girolamo, riuscire a mantenere saldi certi legami con persone di un certo ceto sociale, al giorno d’oggi risulta sempre più difficile.
Dai però, almeno sta arrivando la primavera, il sole, il mare ed il caldo ci faranno stare meglio, un bel tuffo e tutto passa. Ah, no! È iniziata anche “L’Isola dei famosi” e con essa il circo all’aperto di Rai Due.
Siamo tutti pronti a guardare star ormai decadute o mai nate, menarsi, insultarsi e perdere ogni briciolo di dignità? (secondo me, ci siamo parecchio abituati). I miei complimenti alla signora Ventura che è riuscita a riesumare Sandra Milo (non so voi, ma a me sembra il clown del McDonald con quei capelli. Se la vedessi seduta su una panchina, mi farei una foto accanto a lei, e sotto metterei come didascalia “Io e Ronald”).
Ringrazio Simona, anche per aver provato a far sembrare la Lecciso più intelligente di un copertone; però Simona, non tutte le ciambelle riescono col buco, mi spiace.
Che bel paese, ricco di novità sempre dinamico e pieno di voglia di stupirti giorno dopo giorno. Non potrei vivere senza di lui, ne sono più che convinto!
Ah, quasi dimenticavo, tra poco finisce pure il “Grande Fratello”, quindi ci tengo a ricordare a tutti che fra meno di una settimana, per andare allo zoo si dovrà pagare il biglietto, mi spiace, ma è la vita
Mi scusi, è suo il galeone in doppia fila?
"Bene.
Tendenzialmente, non pensavo di tornare a scrivere così presto. Sapete, il caldo, il mare ed i bikini, mi hanno sempre fatto pensare ad altro.
Ma come sempre, c’è sempre qualcuno che deve farsi beccare mentre compie il passo più lungo della gamba, anche se stavolta, credo sia più corretto parlare del clik più lungo dell’indice.
Il tema in questione è la norma riguardante la censura dei siti web.
La norma, più o meno si esprime così:
«In base al regolamento dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, nel caso in cui dovesse essere riscontrata una violazione del copyright, il gestore del sito sotto osservazione avrebbe 48 ore di tempo per rimuovere il contenuto. Siti pubblici, portali, blog, pagine private. N
essuna distinzione: per tutti l’Agcom potrebbe disporre, dopo un contraddittorio tra le parti da svolgersi nell’arco di cinque giorni, la cancellazione dei contenuti.»
Su per giù, la situazione è questa.
Praticamente, se volessi alzarmi la mattina e esprimere un mio parere su come vanno le cose dentro al mio condominio, il capo condomino potrebbe tranquillamente dar fuoco al mio appartamento, o staccarmi la luce, mandando a quel paese il mio libero, e sottolineo libero, pensiero.
A questo proposito, trovo che sia impossibile non citare le parole di Dario Fo, in merito alla questione censura.
Il premio nobel, ha detto:
«Siamo veramente una nazione orrenda, dobbiamo darci da fare in un modo accanito, anche essere triviali nel nostro risentimento. Dobbiamo muoverci con una aggressività a loro pari. Siamo veramente scocciati, non possono permettersi in ogni momento gabole oscene per far cancellare tutto. Dobbiamo farci capire e far intendere che siamo scocciati al limite e che così non si va avanti».
Trascurando l’amore che ho provato per quest’uomo, una volta letto ciò che vi ho appena riportato, aggiungo che il tema in questione è più importante e delicato di quanto si possa pensare. Raramente, i premi nobel si sono espressi con questi toni.
Io non sarò di certo un premio nobel (almeno per adesso), ma vorrei anch’io esprimere un mio parere.
Se il governo, ci reputa dei pirati, ci terrei a chiarire determinati punti:
A) Non andiamo in giro su galeoni vari, pieni di cannoni e con un teschio sulla nostra bandiera (al massimo, potremmo imitare lo spot della Q8);
B) Non giriamo in calzamaglia, portando bende sugli occhi o pappagalli sulla spalla;
C) Sono più che sicuro, che le nostre esclamazioni siano completamente differenti dal classico “ARGH!”.
In sostanza, non siamo pirati che vagano nell’etere in cerca di scrigni contenenti chissà quali tesori. Semplicemente, ci reputiamo persone libere di informarsi come meglio possano, dato che le nostre televisioni si trasformano sempre più in scolapasta mediatici che lasciano passare solo ciò che conviene, o ciò che fa più share.
Siamo un popolo che ha smesso di dormire da un po’, e che ha deciso di svegliarsi per comprendere meglio come vanno le cose dentro questa povera Italia che ne vede una nuova ogni giorno, dando un senso di ridondante che sfiora quasi l’apoteosi.
E poi, trovo che basterebbe evitare di far determinate figuracce, cara classe politica, e tutto sto gran macello cesserebbe. Insomma così come si dice “siamo ciò che mangiamo”, si potrebbe benissimo giustificare la presenza di centinaia di blog pirati (così come li definite voi) dicendo “scriviamo di ciò che sparate”.
I conti tornano, no? O dovrei dire, le monete d’oro? (Tanto per restare in tema piratesco).
E comunque ragazzi, perché svenarsi con NORME, paste al forno o a pesto!? Sapete meglio di me che per ogni sito web oscurato, ne nascono almeno tre simili, se non migliori. Diventerebbe un circolo vizioso almeno quanto le feste di Arcore, il ché è già strano.
In sostanza, pensateci prima di avere determinate idee. La norma, non è passata la prima volta, e non credo che promuoverla nuovamente sia la scelta corretta.
Mignoletto, mignoletto? Facciamo la pace dai."
Non me lo sarei MAYA aspettato!
Allora, insomma è da un po' che la notizia circola in giro e quindi ho trovato giusto dire la mia sul tema che da tempo tiene incollati tutti ai televisori (cioè spesso anche alla tazza)!
L-A F-I-N-E D-E-L M-O-N-D-O-!
Si esatto, parlo proprio della previsione che i Maya, tipo prima che nascessero i nostri bis nonni, hanno fatto in merito alla fine del nostro piccolo mondo rotondo.
Da quando la notizia si è diffusa, è successo un pò un pandemonio. Dapprima, qualsiasi programma di cultura e società, di scienza e quant'altro, non ha fatto altro che parlare del medesimo tema, e di come potesse finire il mondo, facendoci sorbire una carrellata di catastrofi allucinanti che spaziavano dal terremoto distruttivo (che purtroppo s'è manifestato, distruggendo la vita di chissà quanti giapponesi) alla pioggia di meteoriti, dove comunque un semplice ombrello non basta, anche se griffato eh!
La cosa interessante è sentire Raz Degan parlare in italiano mentre ti annuncia il servizio sui Maya. Quella si che è la fine del mondo! Dopo trent'anni vissuti in Italia, non riesce ancora a parlare decentemente. E pensare che amavo tanto quel bell'uomo di Enrico Ruggeri, e la sua voce suadente.
Secondo me, la fine del mondo è iniziata in concomitanza con la nascita dell'uomo.
Non riusciamo a renderci conto di quanto i nostri stessi sprechi stiano distruggendo il pianeta che abitiamo.
I Maya non c’entrano affatto! I veri MAYALI siamo noi! E non ditemi che non è vero.
Riusciamo a spendere fin troppi soldi per imprese militari, per costruire strade che poi neppure serviranno e, qualora servissero, non durerebbero più di qualche mese, mentre invece potremmo spenderli per migliorare l’aria che respiriamo, rendere tutto un po’ più verde, e soprattutto per educare le nuove generazioni.
Purtroppo, o fortunatamente, siamo fin troppo intelligenti per lasciarci abbindolare da vecchie leggende, o farci prendere dal panico qualora non trovassimo nessuna copia di un calendario del 2013.
E poi oh! Parliamoci chiaro! Se finisse davvero il mondo credo che a tutti verrebbero in mente domande quali:
“Ma che ho studiato a fare fino ad oggi?”
“Ma chi me l’ha fatto fare di fidanzarmi per così tanto tempo?”
“Ma perché devo vestirmi di blu?”
“E cu su sti MAYA?”
“Perché non mi sono distrutto il fegato con l’alcool allora?”
“Perché ho acceso un mutuo?”
Certo, magari ce ne sarebbero tante altre, o magari una volta sposati si potrebbe benissimo dire:
“Vabbè, un paio di mesi e poi finisce il mondo e addio pattine sul pavimento lavato, via al rutto libero e grattata di panza davanti la tv!”
Sostanzialmente, non credo a tutta questa storia. Al contrario, credo che il mondo abbia ancora tanto da vivere, e tante altre bottiglie di champagne da stappare a fine anno. Dobbiamo solo imparare a godercelo di più e a maltrattarlo di meno, credo sia questa la giusta via.
E poi, sinceramente, vorrei che la si smettesse di parlare solo di profezie maya! E’ da quando è scoppiata sta storia che non faccio altro che guardare “Uomini e Donne”, vorrei anche smettere prima o poi!
Distinti saluti, Jucas Casella o il Mago Otelma, fate un po’ come ve pare! No no, aspetta! Mi piace di più il Fantasma Formaggino!
Lettera a Dio
Ciao caro, scusa il tono molto alla mano, ma è tanto che non scrivo ed ancor di più che non parlo con persone del tuo calibro (no perché, cioè sei una persona no?).
Comunque, mi sento alquanto strano. E' da parecchio che non sono più un grande appassionato della tua vita e delle tue gesta, delle alluvioni, delle creazioni e tutto il resto, cioè, per dirla educatamente: "Sono stato sommerso da parecchi impegni".
Non è che tu abbia fatto qualcosa di male nei miei confronti eh! Ci mancherebbe, credo che l'età del Dio vendicativo tu l'abbia già passata, un pò come quando passiamo dall'adolescenza, all'età adulta. Di sicuro sarai meno irascibile.
Ad ogni modo, non sono qui per parlarti di me e della mia scelta di frequentare una comitiva che non comprenda gente vestita di bianco la domenica, e non per via di un matrimonio. Insomma, volevo informarti su come vanno le cose qui.
Non so se c'hai fatto caso, ma c'è ancora quel tizio piccolo e calvo che è solito farsi scagliare piccoli duomi milanesi in viso, per poi andare in giro con un fiocco bianco sulla faccia, quasi come fosse un pacco regalo. Sicuro di non poter far niente per lui? Scegli tu eh!
Di solito, o almeno da ciò che ricordo io, non ne facevi passare una a quel povero di Adamo.
Non far caso al fatto che si chiami Silvio, di cavolate ne ha fatte tante anche lui, limitandosi a prender più di una semplice mela.
E' scoppiata la guerra, non so se hai sentito i botti. No, non è ancora capodanno. Non ti sembrano un pò fuori tema?
Che poi, per quale maledetto motivo hai permesso a certe persone questa opzione della guerra? Sì ok, di tanto in tanto è divertente giocare con le palle di neve con gli amici quando si è in montagna, ma tutto finisce lì.
Che senso ha ridurre il genere umano, in una specie di "club del genocidio"?.
Se davvero vuoi ricevere più richieste d'amicizia su facebook (compresa la mia), non potresti manifestarti in modo più esplicito? Che ne so! Una cozzata ogni tanto, non farebbe male a nessuno! Un pò come gli scappellotti che ci davano i nostri padri quando sbagliavamo, o quando parlavamo tanto, forse anche troppo.
Work in regress

La bellezza del nostro paese è la varietà.
Questa è una di quei punti significativi che da tempo ci accompagnano e fanno parte della nostra cultura, al pari dei lacci delle nostre scarpe. Senza l'uno, non c'è l'altro (ma ne siamo davvero così sicuri, adesso?).
Siamo così "variopinti" dal variare anche le nostre esperienze lavorative, se così possiamo chiamarle. Stavolta si affronterà un tema serio che, prima o poi, toccherà e segnerà tutti noi giovani che spesso lavoriamo prima ancora d'aver preso tra le mani quel tanto sudato "Pezzo di carta".
La cosa divertente è che, date le circostanze, lo Stato ce la metterà tutta per allungarci questo viaggio dentro le aule delle Facoltà universitarie, rendendo il brodo più annacquato di quanto non sia già in realtà.Il mondo del lavoro non è più quello di un tempo, almeno non in Italia.I punti salienti sono tanto semplici quanto importanti, configurandosi spesso come delle black box, contenenti tanti e tanti spunti di riflessione interessanti.
Partiamo da un concetto base (o almeno per me): non è più un paese per giovani.
L'aumento dell'età pensionabile, se da un lato rende felici i lavoratori pre-guerra, ci mostra quanto sia difficile per un giovane laureato o laureando, poter aspirare ad una determinata carriera, dentro un determinato luogo di lavoro. Per non parlare della classe politica: secondo me, l'olezzo di morto è prova del fatto che qualche senatore occupa il proprio posto solo perchè nessuno s'è ancora accorto dell'avvenuto decesso di quest'ultimo.
Is this, the real world?
Il mondo è ingiusto, e profondamente corroso dall’interno.
Più passa il tempo e più ce ne rendiamo conto.
Sarà un articolo monotono e routinario, è giusto che ve lo dica fin da subito: chi non vuol perder tempo leggendo di eventi noiosi e stanchi, può anche fare a meno di continuare e finirla qui.
Tante le notizie che ci propinano ogni giorno, tante, spesso anche troppe. La realtà delle cose è già abbastanza evidente così com’è, e di certo non ci serve appesantirla con reportage, e speciali sulla morte di Tizio, Caio e Sempronio. Con tutto il rispetto che provo per questi tre tanto citati personaggi. La cosa che più mi infastidisce è il voler fermarsi per settimane sulle stesse notizie, quasi come a volerne scoprire l’origine dell’origine stessa, trasformando i tanto amati talk-show in maloox mediatici che hanno il compito di farci digerire notizie delle quali ne abbiamo anche abbastanza, o per lo meno, vorremmo sapere relativamente poco.
È questa la nostra Italia: un ammasso di notizie girate e rigirate per settimane, quasi fossero convinti di poterci rendere la cosa diversa giorno dopo giorno, inconsapevoli del fatto che esisterà sempre qualcuno che noterà l’assenza di differenze, e si sbraccerà per farlo notare anche a tutti gli altri.
È l’Italia del “prendi tutto com’è, non provare a pensare con la tua testa perché sbagli di sicuro!”. E la cosa più divertente è che, non si può più fare un focus isolato sul nostro paese, perché anche il resto del mondo, sembra iniziare a prendere il nostro bacato stile informativo.
Non posso, mi sono appena messa lo smalto!
Bentornati, cari lettori. Spero che le vacanze siano state di vostro gradimento, e che tutto quello che abbiate fatto vi abbia riportato quel po’ di serenità che i periodi invernali ci toglieranno.
Ho pensato molto riguardo il tema da trattare per questo nuovo anno, ce ne sono stati tanti:
- La pace nel mondo;
- Il buco nell’ozono;
- La moda;
- Il PIL italiano che va sempre diminuendo come se fosse un tubo di pringles durante un compleanno.
Tutti argomenti validissimi, e che da sempre riempiono le bocche di tutti. Ma tutto ad un tratto, sono stato fulminato anche io sulla via di Damasco. Il tema migliore che potessi affrontare ce l’avevo davanti, e ce l’ho avuto davanti da sempre.
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