Ambra Sottile
Facoltà : Lettere e Filosofia
Corso: Lingue e culture euroamericane e orientali
Anno : secondo
Ruolo: autrice e blogger Nerosubianco
Galline in fuga, ma col wi-fi: l’Italia vi richiama a servizio
Da Nerosubianco - “Il problema non è la fuga di cervelli dal nostro Paese. Il problema sono tutte le teste di ca**o che ci rimangono!” – Anonimo
Lo stesso deve aver pensato il Ministro Giulio Terzi, che oggi ha convocato alla Farnesina i principali esponenti del mondo scientifico italiano all’estero per presentare loro un progetto che potrebbe rivelarsi a dir poco rivoluzionario: una piattaforma web per consentire ai talenti di restare in rete e collaborare alla crescita economica dell’Italia. Ci si è ormai rassegnati alla cosiddetta “fuga dei cervelli”, nessuno ha più l’ottimismo di pensare che possa essere in qualche modo arginata. Ed effettivamente, guardando la disastrosa situazione attuale, quale carica dello Stato potrebbe pretendere dai propri cervelli la fedeltà assoluta alla patria?
Quello che maggiormente colpisce è il numero dei “dottori di ricerca mobile” che hanno lasciato l’Italia: tra il 1990 e il 1998 il numero è quadruplicato. Su 18mila dottori di ricerca, quasi 1.300 (il 7%) si sono infatti spostati all’estero. Soltanto i laureati sarebbero tremila l’anno, ed il divario fra quanti partono e quanti arrivano è enorme: in Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna non è così.
Non potendo far nulla per contenere la situazione – o non volendo, penso malignamente – si cercano alternative per legare almeno virtualmente al Bel Paese i cervelli che di bello non ci hanno trovato granché: lo strumento per questo miracolo italiano si chiama crowdsourcing ed identifica la collaborazione di un cospicuo numero di persone attraverso la rete per realizzare un determinato progetto.
Leggendo come il curatore Gioacchino La Vecchia spiega il progetto, viene da chiedersi se lui per primo abbia afferrato la quanto ardua sia questa sfida. “In pratica mettiamo assieme persone, migliaia di persone, per fare delle cose” – certo, si tratta di unire solo per via telematica cervelli “made in Italy”, personalmente non so quanta voglia avrei di partecipare ad un progetto italiano dopo essermi sentita quasi “cacciata fuori” dal mio Paese, dopo aver assaporato sicuramente l’amarezza di chi si impegna e non vede riconosciuti i propri meriti dallo Stato che invece, più di chiunque altro, dovrebbe tutelarlo. In ogni caso, Terzi crede di potercela fare, e se davvero se la sente, meglio per lui.
Maltempo a Catania: piove sul bagnato universitario
Nerosubianco | “Aaaah, bella Sicilia, terra del sole…”
Questo è quello che gli stranieri pensano della nostra isola.
Forse è l’unica cosa carina che puoi sentirti rispondere quando dici “I live in Sicily”. I nostri amici del continente non sanno che, in effetti, l’inverno esiste anche da noi.
Dopo esserci congelati per diverse settimane, qualche giorno fa nella Sicilia orientale è arrivata anche la pioggia come raramente l’avevamo conosciuta. Per 36 ore, a partire da martedì mattina, la città di Catania – che già verrebbe bocciata in condizioni normali – è stata messa a dura prova da una pioggia battente ed impetuosa e raffiche di vento da 100 chilometri orari.
Non è certo la prima volta che la città si allaga, ma le violente alluvioni degli ultimi anni, che in Italia hanno già purtroppo fatto un certo numero di vittime, hanno spinto il sindaco della città, Raffaele Stancanelli, a prendere provvedimenti effettivi e decisivi. Chiuse le scuole nei giorni di mercoledì e giovedì a Catania e provincia, sia per evitare eccessivo traffico urbano, sia per possibili danneggiamenti alle strutture.
Ma evidentemente la stessa premura non viene riservata – come sempre – agli studenti universitari. Nella serata di martedì appare sul sito della Facoltà di Lettere e Filosofia l’annuncio del preside della Facoltà, Enrico Iachello: “L’ordinanza del Sindaco di Catania non prevede per il 22 febbraio 2012 la chiusura dell’Università. Qualora le condizioni meteorologiche rendessero difficile l’accesso al Monastero dei Benedettini, i colleghi sono invitati a prevedere altre date d’esame sostitutive.”
Peccato che le “altre date d’esame sostitutive” iniziano a venir comunicate solo dopo le ore 9:30 di mercoledì 22, quando già molti degli studenti sotto esame hanno raggiunto, zuppi ed amareggiati, il Monastero dei Benedettini, a differenza dei loro professori.
La struttura tra l’altro rivela tutta la sua fragilità: una volta varcato l’ingresso, si è costretti ad immergere i piedi fino alla caviglia in un’immensa pozza d’acqua tra il portone ed il primo gradino delle scale. Piove da una delle grandi vetrate del corridoio del primo piano, l’intonaco staccato e le macchie d’umidità sono visibili tutt’ora.
Cinquecento sfigati euro
Nerosubianco - Al terzo anno di Liceo avevo una lettrice madrelingua di spagnolo. Era molto giovane, erano i suoi primi anni qui e non conosceva ancora benissimo l’italiano. Un giorno però ripeté per tutta la lezione “accipicchia”. Nessuno ormai usa più questo termine e sentirlo dire da lei con quell’irresistibile pronuncia andalusa rendeva l’espressione ancora più buffa. Ci restò molto male quando le dicemmo che era una parola ormai caduta in disuso, ma lei si giustificò con un tenerissimo “E’ che ieri he bisto Heidi in italiano ed ho imparato ACIPICHIA!”.
Adesso mi chiedo, cos’avranno visto invece i nostri politici per ripetere ogni settimana l’ormai noto “sfigati”? Quale corso d’aggiornamento, quale lavagna interattiva, quale guida audiovisiva li ha spinti a credere che questo termine è spiritoso, delicato e politically correct?
Dopo Michel Martone, che solo qualche settimana fa ha dato degli sfigati ai 28enni ancora all’università, adesso è il turno di Giorgio Stracquadanio, deputato del PDL. Anche lui usa la stessa dolce parolina, ormai tanto di moda. Il suo intervento a Class Tv risale a più di una settimana fa, ma dopo aver ribadito l’amorevole concetto anche alla trasmissione radiofonica La Zanzara, gli italiani hanno iniziato a sentirsi punti sul vivo. Perché stavolta il termine “sfigato” è diretto a coloro che percepiscono mensilmente 500 euro di stipendio. Perché in realtà, secondo lo stizzito deputato milanese, chi guadagna così poco meriterà sicuramente una retribuzione tanto bassa. Sicuramente non si impegna abbastanza o ha semplicemente sfortuna. Ma a suo dire, sono casi limite. Certo, magari qualche anziano che percepisce una pensione di 500 euro ci sarà, ma sarà sicuramente supportato da altri redditi. Se esistessero davvero tali stipendi, ribadisce il deputato, avremmo morti di fame in mezzo alle strade ed i giovani non potrebbero nemmeno permettersi di sostenere le spese per la telefonia mobile. A quanto pare, dovremmo proprio smetterla di lagnarci e parlare di stipendi bassi. Questa retorica piagnona e pseudo sindacale, come la definisce Stracquadanio, non è veritiera, credibile e pertinente alla situazione italiana. Tutti questi cortei, scioperi, manifestazioni… Ragazzi, ma di che ci lamentiamo? Berlusconi l’aveva detto: la crisi è un’invenzione ed i ristoranti sono pieni.
Eppure qualcuno si è effettivamente lagnato delle offensive dichiarazioni del deputato del PDL. Michele Orezzi, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari: “Se Stracquadanio conoscesse la realtà – ha detto – non si sognerebbe neanche di fare certe affermazioni. Siamo indignati e sconcertati da queste parole che vanno a insultare tutte le migliaia di giovani che vedono in quelle 500 euro il mezzo per arrivare alla fine del mese e migliaia di altri, che non hanno la fortuna di arrivarci neppure a quella cifra perché – ha denunciato Orezzi – ostaggio degli stage gratuiti, del lavoro nero o della grande disoccupazione giovanile”.
E’ evidente che i veri benestanti non hanno un’effettiva percezione della realtà italiana o molto più probabilmente non è di loro interesse. E’ scomoda, deprimente e vergognosa. Che però almeno non si permettano di sputare sentenze su chi, lo stipendio da sfigato lo sogna, spera, rincorre.
Universitari Italiani: sfigati o sfaticati?
Certo che per essere la futura classe dirigente, la speranza dell’umanità, il domani di chi muore ieri, il Tantum Gola di chi non ha voce, noi “giovani d’oggi” ce ne sentiamo dire di tutti i colori. Visto che il termine bamboccioni era ormai datato, il viceministro del Welfare Michel Martone, proprio qualche giorno fa, ha pensato di rinfrescarci la memoria, e devo ancora decidere se sfigati è più o meno offensivo. C’è poco da fare, per il trentottenne docente, avvocato e giurista italiano – insomma, che non sia proprio un comune mortale non è difficile da intuire – chi passa dieci anni all’università per una semplice laurea quinquennale è uno sfigato.
La cosa più divertente di sentire le dichiarazioni scomode di queste figure di spicco è poi ammirare il giorno dopo la loro faccia sbigottita quando si vedono criticati. Strabuzzano gli occhi ed aprono la boccuccia formando una perfetta O tanta è la sorpresa. “Non pensavo davvero di sollevare un tale vespaio di polemiche, le mie parole sono state senz’altro fraintese”, quante volte l’abbiamo sentito? Ed ecco arrivare puntuale la rettifica. Siamo sempre i soliti maligni. Michel non parlava mica di tutti! Si riferiva solo a quei ragazzi che nonostante non abbiano alcun impedimento familiare o lavorativo impiegano comunque un lasso di tempo ingiustificatamente lungo per laurearsi; consiglia, inoltre, senza troppi giri di parole, una bella scuola professionale a chiunque raggiunta l’età di 16 anni non si senta particolarmente tagliato per la carriera accademica. E qui posso iniziare a condividere, anche se, in quanto personaggio pubblico, avrei scelto un termine più delicato, un concetto più amabile, un poco di zucchero per fare andare giù la pillola. Anche perché, Mickey, informati bene. La quinquennale è andata fuori moda già da parecchio tempo. Certo, sopravvive ancora in qualche Ateneo, la si trova di tanto in tanto, ma non è specie protetta. Inoltre, l’ultimo rapporto del consorzio universitario Almalaurea ci comunica che l’età media dei laureati triennali è pari 25,9 anni. Insomma, a meno di 26 anni, in generale, ormai un pezzo di carta in mano ce lo abbiamo tutti. Anch’io qui userei un termine poco scientifico e delicato ma molto anatomico e mi chiedo a 23 anni (anno più, anno meno!) cosa farò della mia stupenda laurea triennale in Lingue e Culture Europee, Euroamericane ed Orientali. Temete tanto la fuga dei cervelli? Peccato, io mi sentirei davvero sfigata ad arrivare ai 28 anni ancora disoccupata in Italia, magari lavorando in un call center, nonostante laurea triennale, specialistica, master e stage. Questo è essere sfigati, Michel! Non amo i fannulloni, non sarò la paladina dei mammoni, ma considerando quello che il nostro Paese attualmente ci offre, a volte mi sento sfigata leggendo sulla mia carta d’identità “Cittadinanza: Italiana”, e non pensando che mi mancano ancora 13 materie per la Laurea.
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