Mafia e Società a Catania. Assemblea organizzata dal Movimento Studentesco Giurisprudenza. L'evento è fissato per lunedì 21 maggio alle ore 17.00, presso l'aula 1 della facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Catania ( Villa Cerami)
Presiederanno e interverranno la dottoressa Agata Santonocito, Sostituto procuratore Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, il dott. Piergiorgio Morosini (Giudice per le indagini preliminari di Palermo), Salvatore Grosso (Presidente associazione AddioPizzo di Catania) e Giovanni Caruso appartenente all'Associazione Giovani Assolutamente per Agire.
Come si legge dall'evento creato su facebook, vi sarà l'esposizione di alcune immagine che raccontano storie di magia, tratte da "I Siciliani" il giornale che fu curato da Giuseppe Fava. Non sarà la solita assemblea sulla mafia, quest'ultima non è un convegno di cravatte accademiche, nè una piazza di comici che inveiscono contro la politica, non ci sarannò banalità presentate come verità rivelate. Con la partecipazione di due magistrati in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata, e dei rappresentanti di due associazioni che costruiscono ogni giorno una storia siciliana diversa, fattà di legalità e di solidarietà.
Rinasce come dalle ceneri quel clima di paura vissuto già negli anni ’92-93 che vide protagonisti una serie di attacchi legati alla mafia con l’utilizzo di “bombe”. Oggi dopo decenni riviviamo lo stesso “botto” risvegliato dall’atroce attentato di Brindisi che ha visto volar via una vita innocente e decine di anime acerbe ferite.
Un gesto che lascia tutti noi, giovani e meno giovani, senza fiato, senza parole, un gesto ignobile che ruota attorno a piste mafiose o atti indegni di chiunque abbia potuto azionare il detonatore provocando questa strage. In un clima di tensioni sociali causate dalla crisi economica e politica che il nostro paese sta vivendo, di certo noi giovani viviamo uno stato d’animo alquanto sconcertante nel vedere che la paura colpisce proprio noi in maniera diretta senza alcuna protezione.
Non si ha certezza che l’ignobile gesto sia legato alla mafia o ad un atto terroristico, ma una cosa è certa il tiro a bersaglio è la società civile e purtroppo il centro di questo tiro a bersaglio siamo proprio noi giovani. La morte di una ragazzina di 16 anni, innocente che non stava facendo altro che il suo dovere di andare a scuola ha risvegliato in tutti noi una solidarietà comune ma purtroppo con essa ha anche alzato le polveri della paura che ci sovrasta, una paura che sembrava essere sparita, la paura di lottare, di ribellarci e di chiedere ciò che è di nostro diritto.
Trovarsi dritti al mirino non è una sensazione piacevole e qualsiasi essa sia, bisogna notare qualche dettaglio come ad esempio il fatto che ad essere colpite siano le scuole, luogo nativo della nostra cultura, primario luogo di educazione che ci forma e ci educa alla legalità e al rispetto della democrazia.
Le radici della nostra storia ci hanno insegnato che per indebolire il governo bisogna mirare al cittadino. E’ forse questo che si sta lasciando fare? Perché noi giovani dobbiamo vivere oggi una paura di cui non siamo causa?
Cerchiamo speranza, fiducia nelle scuole e nelle istituzioni piuttosto che riforme o promesse che smuovono trepide acque. Oggi tutti ci chiediamo se colpire le scuole sia un caso, se è fatalistico colpire proprio qualche giorno prima dal ventennale della strage di Capaci, davanti alla scuola Morvillo-Falcone.
E’ forse questo l’esempio che noi giovani dovremmo avere per il nostro domani?
Nonostante tutto però dimostriamo oggi e lo faremo sempre, di avere una forte solidarietà, una grande forza e una forte decisione nel riaffermare la nostra fiducia nelle istituzioni democratiche e in tutti quegli enti che da sempre operano per la nostra protezione e per il nostro percorso educativo e formativo a rispetto della nostra libertà.
Liveunict incontra Giovanni Tizian nei pressi della Sala Lippi di Perugia, al termine del dibattito "Prodotto Interno Mafia" del 26 Aprile. Cercando di inquadrare il fenomeno mafioso all'interno delle nuove dinamiche globali, si presenta una zona grigia da poter esaminare.
Davide: Giovanni la città di Catania ospita una quantità rilevante di centri commerciali, tanto da poter essere paragonata alle grandi metropoli internazionali come ad esempio New York. Quale sistema si nasconde dietro questa realtà? Mafia locale e globale vanno ad intrecciarsi all’interno di queste dinamiche?
Tizian: Prendendo ad esempio il caso del centro commerciale la Tenutella, inserito all’interno delle indagini relative all’inchiesta Iblis, riusciamo a comprendere quali dinamiche di matrice economica caratterizzino il business commerciale.
Davide: Quale consigli ti senti di poter dare a quei giovani giornalisti siciliani che, come tu hai fatto nel nord Italia, vogliono intraprendere indagini d’inchiesta mafiosa nel sud del nostro Paese.
Tizian: Sicuramente di andare a scovare quei legami conniventi tra il mondo dell’imprenditoria e il potere dei clan. Questa è la giusta via per tracciare un sentiero molte volte oscuro, perverso e difficilmente documentabile senza la dovuta ricerca giornalistica.
#IJF12: Soluzioni per la crisi o crisi senza soluzioni
Nella giornata del 27 Aprile a tenere banco l’incontro con Giulio Tremonti, presidente Aspen Institute Italia, inserito all’interno del dibattito “L’euro e i mass media”. Tanti i temi, le proposte, le soluzioni elaborate per riuscire a comprendere sino in fondo la crisi che sta colpendo l’area Euro. Tra gli spunti di riflessione portati avanti da Federico Fubini, Corriere della Sera, Lucio Caracciolo, direttore “Limes”, e Thierry Vissol, membro della Comissione Europea; numerose le possibili soluzioni elaborate. In primis quella degli eurobond, unico strumento che se attuato potrebbe portare uno spiraglio di nuova luce al tunnel della crisi europea.

Si conclude una mattinata calda al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. A tenere banco il face to face Mentana - Bruno Vespa, l'evento più interessante del programma odierno. Due cardini del giornalismo televisivo che hanno ripercorso l'intreccio tra politica e informazione, alla luce degli ultimi 20 anni di storia italiana. Dibattito acceso sul ruolo della Lega dagli anni 90 sino ad oggi, ma non solo. Disputa accesa anche sul nuovo personaggio della politica sul web, Grillo. Per quanto riguarda il programma pomeridiano ulteriore panel discussion che Liveunict seguirà, dal tema "Prodotto interno mafia", un viaggio trasversale che illustrerà il mondo nella mafia in prima linea nel nuovo business globale. Inteverrà il giovane giornalista della Gazzetta di Modena, Giovanni Tizian.

E arrivata la Pasqua, simbolo di rinascita, a me è sembrato doveroso ricordare un avvenimento molto importante: la XVII “Giornata della Memoria e dell'Impegno per ricordare le vittime di tutte le mafie”. Ogni anno, per ormai diciassette anni, viene celebrato il 21 Marzo come commemorazione delle vittime di mafia. Instituita da Don Ciotti nel 1996, si è scelto proprio il 21 marzo per il simbolo che porta: primo giorno di primavera e quindi rinascita per un futuro migliore.
Vogliamo parlarne ora, per pasqua, come buon augurio per una resurrezione, degna di tale nome, della nostra società e che la mafia venga debellata in primis dal nostro modo di pensare.
Ma vediamo un po’ chi è don ciotti e cosa ha fatto con la sua associazione “Libera – associazione nomi e numeri contro le mafie”.
L’associazione nasce il 25 marzo 1995 con l'intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia. Attualmente Libera è un coordinamento di oltre 1500 associazioni, gruppi, scuole, realtà di base, territorialmente impegnate per costruire sinergie politico-culturali e organizzative capaci di diffondere la cultura della legalità. Libera è riconosciuta come associazione di promozione sociale dal Ministero della Solidarietà Sociale. Nel 2008 è stata inserita dall'Eurispes tra le eccellenze italiane.
Il fondatore di tutto questo impegno è Don Luigi Ciotti, da sempre attivo nella lotta alla mafia.
Anche a Catania, per la precisione a Misterbianco, viene celebrata la giornata nazionale avendo come anche la testimonianza del giudice Marisa Acagnino che sostiene il termine antimafia, ma ne puntualizza l’abuso e la perdita di tale significato.
E’ vero che fare memoria significa schierarsi e far capire da che parte stiamo, ma il nostro impegno non può solo essere partecipare ad un convegno contro la mafia. E’ vero che già questo è un punto di partenza per una presa di decisione e d’impegno, ma non basta: bisogna differenziarsi dalla massa che fa “antimafia”. La domanda cruciale è proprio ‘Come?’.“Ai tempi della morte di Falcone e Borsellino si sapeva da che parte stavamo, ed è difficile far capire ad un giovane, oggi, cosa voglia dire per noi quelle morti. Oggi la mafia spara di meno, è vero, ma esiste. Un esempio palese è Catania: Città con il più alto numero di centri commerciali per numero di abitanti”.
Le parole del Magistrato fanno riflettere. La serata si svolge all’insegna del triste ricordo di tutte quelle persone colpite dalla mafia, bambini, ragazzi, innocenti. Prosegue con le varie testimonianze, tra cui appunto, il magistrato Acagnino e la visione di vari video significativi.
La rassegna della memoria non ha avuto finale migliore, a mio parere: si è ricordato il caso di Giuseppe Fava, morto per attentato il 5/1/1994, proprio perché fu il primo a denunciare la mafia a Catania facendo nomi e cognomi. Il tutto tramite la visione dello spettacolo teatrale “Istruttoria”.
La frase che accompagnò quella serata ve la dedico come buon augurio di una resurrezione del nostro paese: “La mafia si giova delle complicità. Li si può allontanare, allontanando la paura, il consenso e la rassegnazione”
Un augurio da tutta la redazione di LiveUniCt

Al terzo appuntamento con l’approfondimento delle notizie nazionali, mercoledì 21 marzo, si è giunti a metà degli incontri previsti con il laboratorio “Dentro e dietro la notizia”, curato dalla prof.ssa Di Natale con la collaborazione de La Feltrinelli di Catania e UPress CTA, associazione senza fini di lucro nata per sostenere le esperienze giornalistiche studentesche all’interno dell’Università di Catania secondo i principi del diritto alla libertà di critica e del rispetto della pluralità delle opinioni.
Ospiti dell’incontro Antonio Condorelli, giornalista catanese che si occupa unicamente di inchieste su mafia, ambiente e pubblica amministrazione. Corrispondente del Fattoquotidiano e di Reportime e collaboratore, da tre anni, con la trasmissione Report di Rai Tre, e Antonio Spitaleri, giornalista anch’egli catanese, collabora dal 2008 con l’emittente televisiva Antenna Sicilia, presso la quale, oltre che occuparsi di cronaca nera e giudiziaria, conduce Sicilia Mattina, trasmissione d’informazione con rassegna stampa.
Per gli addetti ai lavori o semplicemente per chi segue spesso e molto da vicino la cronaca di casa nostra e quella nazionale, la compresenza di questi due grandi giornalisti catanesi, che principalmente si occupano di cronaca, non poteva far altro che suggerire un unico grande tema per questo terzo incontro: il ruolo delle associazioni a delinquere nella stampa italiana.
E’ così, infatti, è stato. L’abbinamento chiaramente non è stato casuale, così come la stessa prof.ssa Di Natale ha confermato.
Nel corso dell’incontro i due argomenti trattati sono stati: le recenti rivelazioni sul delitto di Paolo Borsellino e la dicotomia tra etica e politica.
Antonio Spitaleri ha voluto porre l’accento su quanto ci sia da dire sul “caso Borsellino” e quanto superficiale sia stato invece il lavoro dei media a proposito. Solo il web, a suo dire, ha saputo trattare l’argomento meglio delle testate cartacee. La causa di ciò è da ricercare forse nella complessità del caso in sé che, con la verità uscita fuori a rate, resta una delle pagine peggiori della nostra cronaca per l’ombra che continua a diffondersi sulla verità.
Antonio Condorelli, invece, ha messo in chiaro le differenze che intercorrono nel sistema delle verità tutto italiano: la verità storica, giornalistica e processuale e su quanto sia fondamentale tale distinzione in fatto di politica. Il giornalista ha offerto anche alcuni esempi pratici, ovviamente fatti di cronaca, per chiarire meglio l’ostico concetto, valendosi anche delle famose parole che il magistrato Paolo Borsellino pronunciò durante un intervento in una scuola di Bassano del Grappa, risalente a tre anni prima della sua uccisione ad opera della mafia.
L’incontro come sempre è stato molto appassionante e, soprattutto, molto seguito; gli astanti, infatti, aumentano di volta in volta. Manchevole invece la partecipazione attiva degli studenti presenti, in netto contrasto con gli habituè non più giovani che ormai intervengono con piacere e, a volte, con prolissità.
Ma tale atteggiamento passivo non è da attribuire al disinteresse degli studenti, quanto alla portata degli argomenti trattati che meritano più di qualche minuto per assimilarli in pieno e per poterne quindi parlare con coscienza. Quindi, ancora poco il tempo messo a disposizione per questa rassegna di incontri che nonostante tutto continua a piacere sempre più.
Antonio Anc, Davide Pax, Emanuele Poki, attraverso il loro gruppo “Popap”, hanno deciso di dare voce al dissenso dei cittadini nei confronti della mafia: “Abbiamo sempre operato insieme ma da poco abbiamo costituito questo gruppo”. I Popap, fra l’altro, sono gli autori dei cartelli “divieto di mafia” e “divieto di omertà” e per questa istallazione sono stati multati, ben 368 euro che hanno deciso di pagare.
Prima di conoscerli bisogna chiarire due concetti “Street art” e “Writing”, come spiega Anc:
“Street art e writing non hanno niente a che fare, cambia il pensiero: il writing nasce per mettere la propria firma con cui bombardare la città per elevare il proprio nome, paradossalmente come fanno i grandi marchi mettendo il loro logo sulle magliette per pubblicità, il writer però lo fa’ sui treni, sugli autobus, sui muri. Il concetto di street art è completamente diverso: noi portiamo avanti le nostre idee nel paesaggio urbano aggiungendo qualcosa a seconda dei contesti e delle zone interessate.” Ma tu hai firmato i cartelli, come mai? “Semplicemente perché venivano attribuiti ad un altro street artist, anche se sono un dono per la collettività mi dava fastidio. “ Emanuele aggiunge che “c’è solo la sua firma perché quando sono stati realizzati il gruppo ancora non esisteva.”
A proposito di aggiungere al paesaggio urbano, cosa direste ad un ragazzino che imbratta i monumenti?
“Questa è una questione delicata” risponde ancora Anc ”ma sicuramente gli direi di non farlo, che non è un’azione positiva e si danneggia un bene comune”
Come nasce l’idea del divieto di mafia? “Il 23 maggio 2011 Città Insieme un’evento per la commemorazione della strage di Capaci, è in quell’occasione che decido di affiggere due segnali con divieto di mafia e di omertà, successivamente decido di moltiplicare quei segnali per un numero di volte che non avevo ancora deciso, volevo intervenire su via Etnea solo che lì non ci sono tanti pali vuoti, io intervengo solo sui pali vuoti, non sui segnali ancora in uso, non copro alcun segnale perché sarebbe contro la mia morale, i segnali sono importantissimi, non voglio oscurarli.”
Pensate che potessero essere pericolosi? “È una stupidaggine, non erano pericolosi; è vero che richiamano il divieto di sosta che ti dice non puoi parcheggiare qua, ma non è una svolta obbligatoria o un senso vietato e comunque non si poteva confondere perché manca il blu all’interno del segnale e poi c’è la parola”
Giorno 12 luglio alle 20.30 si terrà in Piazza Dante la proiezione del film "I cento passi" di Marco Tullio Giardina. A tale iniziativa, promossa da studenti dell'Università catanese, aderiranno anche due importanti associazioni come "Libera" e "AddioPizzo", che da anni pongono in primo piano la triste realtà della mafia e del pizzo.
Il film, celebre anche per aver iniziato la carriera dell'attore palermitano Luigi Lo Cascio, tratta la storia vera di Giuseppe "Peppino" Impastato, attivista e politico che pagò con la vita le denunce delle attività mafiose in Sicilia, in particolar modo nella sua Cinisi.
I motivi di una manifestazione del genere sono chiari. La sparatoria che il 1° Luglio ha coinvolto la studentessa Laura Salafia (le cui condizioni al momento sembra migliorare di ora in ora) ha scosso non solo i frequentatori della facoltà letteraria catanese, ma l'intero popolo universitario. Il problema sarebbe se questo fatto gravissimo non abbia fatto rimanere perplessi quelli che in quel quartiere ci vivono, e convivono con la filosofia del "live and let die".
Questo è il motivo della proiezione: l'evento vuole aprire un dialogo, dare un segnale, aprire una breccia nel muro di indifferenza che si crea tra due realtà diverse come quelle di una facoltà e quella di un quartiere costretto a rinchiudersi nel silenzio.
Per far sì che non si rischi più una strage come quella di inizio luglio, e per fare in modo che la città torni alle persone che la vivono, sottraendola a quelli che la rovinano.
Anticipazione del video che racconta la proiezione del film "I 100 passi" svoltasi in p.zza Dante il 12 luglio 2010, grazie all'organizzazione di alcuni studenti della Facoltà di Lettere.

Il servizio completo è in eleborazione e verrà pubblicato nelle prossime ore
Riprese di Ramona Commendatore e Bruno Mirabella.
Montaggio Ramona Commendatore
A parlare è Ghisaine Lanctot ( medico con esperienza ventennale)
Il libro descrive la realtà del sistema sanitario occidentale non solo da un punto di vista "scientifico", ma anche etico-filosofico e spirituale.
I giochi di potere, gli enormi interessi economici dell'industria farmaceutica, in cui i reali bisogni del malato non trovano spazio, vengono analizzati con estrema lucidità e vengono fornite anche le motivazioni per le quali il mondo sanitario è caratterizzato da costi eccessivi, dall'impossibilità di controllo da parte degli pazienti e da un numero di patologie in continuo aumento.
Cancro, Aids, vaccinazioni vengono accuratemnte analizzate dall'autrice che dimostra un'accurata conoscenza in materia permette l'analisi completa di tutti i fattori determinanti delle varie patologie portando alla ribalta gli aspetti reali.
Tantissimi sono i suggerimenti per evitare le trappole del sistema sanitario e per sperimentare in prima persona la salute autogestita e "illimitata". «
Ghislaine Lanctot, medico, insegnante, imprenditrice e giornalista, si è occupata per vent'anni soprattutto di flebologia, aprendo numerosi centri in Nord America. Ha osservato dall'interno il business della medicina, che ha voluto denunciare in questo libro a causa del quale è stata espulsa dall'Ordine dei medici del suo paese, il Canada. Attualmente scrive libri e tiene conferenze in tutto il mondo sui diversi argomenti che portano alla sovranità individuale e all'autogestione della propria salute. Con Macro Edizioni ha pubblicato anche Cosa Diavolo Sono Venuta a Fare su questa Terra?.
«Perché il nostro stato di salute si deteriora costantemente?
Perché le cure mediche costano così tanto?
Perché non cambia niente nel sistema sanitario
se sono tutti insoddisfatti?
Chi ne trae veramente vantaggio?».
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