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Il Dipartimento di Analisi dei Processi politici, sociali e istituzionali (Dappsi) dell'Università di Catania, su iniziativa della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le Pari Opportunità, attiva per l'anno accademico 2011- 12, la nuova edizione di "Donne, politica e Istituzioni", un corso formativo a carattere specialistico per la diffusione della cultura di genere nelle istituzioni culturali, sociali e politiche, al fine di qualificare e aumentare la presenza e la partecipazione delle donne nella politica e nella vita attiva del Paese. I posti disponibili sono 80. Il numero minimo di domande previsto per l'attivazione del corso è fissato in 20. Il percorso formativo è destinato a donne e uomini in possesso, al momento della presentazione della domanda di ammissione, di almeno il diploma di scuola media superiore. Il 50% dei posti (pari a un massimo di 40) è riservato a studentesse/studenti universitari, il 12% (pari a un massimo di 10) al personale tecnico-amministrativo dell'Università di Catania, il 37% (pari a un massimo di 30 posti) a donne e uomini esterni. Per partecipare è necessario inviare la propria candidatura secondo le modalità indicate nel bando entro lunedì 4 giugno.no.

Bando

fonte: unict.it

La giornata dell' 8 marzo 2012 a Catania nel'ex Monastero dei Benedettini. Parole, poesie, sensazioni, immagini, esperienze dedicate a Stefania Noce ed a tutte le donne, in Italia e nel mondo, vittime di femminicidio.

La vita delle donne non è solo una sequenza di violenze. E' forza, autorevolezza, responsabilità collettiva.

L'ampiezza del fenomeno della violenza fra le mura domestiche, nelle discriminazioni sui luoghi di lavoro, nel controllo delle scelte testuali e di maternità, si scontro giorno dopo giorno con il diritto fondamentale delle donne d'essere cittadine a pieno titolo. Ad essere minacciata è la nostra stessa vita, integrità fisica, salute, dignità, soggettività: tutti i valori inviolabili sul quale si fonda la nostra libertà femminile.

Tutte insieme condividiamo la consapevolezza che la presa di parola pubblica sul tema della violenza alle donne sia indifferibile e ci sentiamo unite da un forte senso di responsabilità che muove i nostri pensieri e i nostri gesti.

La citta' felice, Udi, Amnesty International, Anpi, Arci, Arcigay, Associazione Antimafie Rita Atria, Akkuaria 25 novembre, Centro kere', Cgil catania, centro Astalli, centro Thamaia, circolo Citta' Futura prc/fds, collettivo lesbico goditive generose, Cobas, Coordinamento provinciale donne cgil, Emergency, Gapa, Girodivite, Gruppo 8 marzo, Kalon, Libera, Lila, Open mind, Associazione penelope, Rete antirazzista, Udu, adele palazzo nidil cgil, Grazia Giurato Snoq, Giusi Milazzo Sunia, Noemi Saggioli, Zina Bianca, Luciana Casciardi usb, Stefania Mazzone gerta human reports, Stefania Di Pietro. Video di Fabio Patanè

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John Real è il nome d'arte di un giovane e promettente regista catanese, Giovanni Marzagalli.
Frequenta l'Accademia Nazionale del Cinema di Bologna e ha conseguito due master alla UCLA della California, ottenendo il massimo dei voti.
La passione per il cinema lo accompagna fin da piccolo, quando si dilettava a realizzare cortometraggi.

Ha realizzato diversi lavori fino ad arrivare al suo primo lungometraggio di successo, Ombre di realtà. E' il lungometraggio consacrazione che lo afferma tra i registi più innovativi dei generi fantasy e horror, notato dagli addetti ai lavori gli viene proposto da una produzione milanese il progetto di un film horror. Prima di iniziare le riprese di Native, dirige e produce "My Generation" e "My Generation Music Contest", programma in onda sulla televisione regionale.

Il Programma Operativo Nazionale Ricerca e Competitività 2007-2013 e l’Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea (APRE) in collaborazione con lo Sportello APRE Sicilia realizzano nelle 4 Regioni dell’Obiettivo Convergenza (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) l'iniziativa: "valorizzare la presenza femminile nella ricerca e nell'innovazione"

Il primo incontro seminariale in programma si terrà a Catania il 7 marzo prossimo alle ore 14.00 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Catania (Coro di Notte, ex Monastero dei Benedettini) in Piazza Dante, 32.

L’obiettivo è quello di promuovere lo scambio di Buone Pratiche, a livello locale, presentando le esperienze dirette di ricercatrici e imprenditrici che si sono distinte sviluppando progetti di Ricerca e d’Impresa innovativi.

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INIZIO LAVORI

Saluti 
Fulvio Obici  (Responsabile della Comunicazione PON R&C 2007-2013 – MIUR)

Apertura dei lavori
Daniele Malfitana (Direttore Istituto per i beni archeologici e monumentali (IBAM) del CNR Sportello APRE - Sicilia
Natalina Costa (Consigliera di Parità Regione Siciliana)

INTERVENTI PROGRAMMATI

Donne e Ricerca: iniziative ed opportunità in ambito europeo
Mara Gualandi
NCP “Scienza nella Società” 7° Programma Quadro - APRE

Un esempio di buone pratiche nel progetto europeo GENDERA (7°PQ)
Antonia Criscenti e Alessandra Renna

Componenti Comitato Pari Opportunità Università di Catania

Tra ricerca e imprenditorialità, tre esperienze sul campo 
Raffaella  Mandarano

Ricercatrice e imprenditrice Proteo S.p.A., DG Consorzio Catania Ricerche

Isabella Di Silvestro e Corrada Geraci
CNR Istituto di Chimica Biomolecolare e CNR Istituto per i Sistemi agricoli e
forestali del mediterraneo - Catania

Angela Cuttitta
Ricercatrice CNR – Istituto per l’Ambiente Marino Costiero
Dibattito e Conclusioni

17.00 Fine lavori


 

“Ciò che non si può dire in poche parole, non si può dire neanche in molte” : saluta il mondo così, Stefania Erminia Noce, 24 anni, studentessa di lettere moderne all’università di Catania e la voglia matta di amare, conoscere e sognare: obiettivi troppo alti forse per un sentire comune anestetizzato alla vita e abbarbicato al vuoto. Queste le sue ultime parole, urlate forse con la veemenza di chi avrebbe voluto conferme, o sommessamente biascicate con la fatica di chi ha consapevolezza di sé e affida il suo dolore ad una piattaforma sociale, quella piattaforma  che di parole ormai ne vede fin troppe ma in ben poche riesce a guardarne il vissuto.

Quella virgola che dirompe il possibile e  il conoscibile dall’ineffabile e dal limite umano, sembra esser già lo specchio e la voce di chi sente l’irrefrenabile desiderio di “far parola” qualcosa che insormontabilmente scivola al controllo umano e alla possibilità di esprimerlo; Stefania ci ha lasciati con un gesto che più di ogni altro l’avrebbe resa piena, e che forse l’avrebbe condotta alla sua missione: ha dato voce all’inconsistenza  del segreto dei segreti che abita l’uomo da sempre, è riuscita a dare un volto a quell’infinito anelito umano e a quelle entità inconoscibili che l’uomo miseramente chiamò  Vita e Morte.


La libertà di poter essere artefici del proprio destino, di poter essere indipendenti, la lucidità di assumersi le proprie responsabilità, la saggezza e la padronanza di accogliere il dolore e la sofferenza; la procace forza della scelta: questo, ciò che nella nostra  tanto osannata società moderna uccide. In una società “vetrinata”, assuefatta, traslucida, ricca al punto da diventare grassa, eterogenea da ospitare il barbone, democratica fino all’anarchia, istruita fino al nozionismo sterile e libera fino all’autoarchia… la morte è l’unica inspiegabile verità, l’unico limite da varcare, l’unica entità rimasta “sconfitta” , l’unica giusta punizione, aimè  l’unica possibile soluzione; ma in tutto questo quello che uccide non è la morte ma il VUOTO.


Quel vuoto di cui ogni “u” e “o” veste il volto di quel Munch che Stefania conosceva bene e che la vide protagonista al pubblico plauso della prof. di Storia dell’arte. Quell’Urlo di estrema angoscia e di profondo nulla che sempre più rende irreprimibile la sensazione di piccolezza, inetto ed inutile il vivere così da sopraffarlo col vivere estremo; ed è così che tra estremi, tutto e nulla, si consuma la giostra della società contemporanea, si ottunde lo spirito del vivere coevo: nulla.


Un amico sia di Stefania che del suo aguzzino si sfoga così: “Un amico, un fidanzato, che si trasforma in un mostro. Un mostro troppo vicino per non lasciare traccia o per essere ignorato. Non ci credo, corro da mia madre, incredula. Sembra di essere in un film, ma questa volta non puoi cambiare canale.


Come è possibile che il tuo amico di giochi d’infanzia, il tuo compagno di banco, l’amico di tante uscite, con la tua stessa educazione, si sia trasformato in un mostro capace di tale ferocia? Che cosa è successo in questi 3-4 anni di università in cui ci siamo allontanati che ti ha cambiato talmente tanto da farti diventare un mostro?


Sono quasi le due di notte e finalmente ritrovo una descrizione più dettagliata dell’accaduto. Non riesco a credere a quello che leggo. Non ti riconosco, non ti credo capace di simili barbarie. Non posso immaginare che avevi premeditato tutto… Spero proprio che non sia così.
Provo profondo dolore per la famiglia che hai devastato con la scusa di un amore… Peccato però che tu dovevi saper bene, data la stessa istruzione che abbiamo ricevuto, che l’amore, quello vero, sano, non è capace nè di turbare nè tantomeno di ferire.


Ricordo ancora Pasqua di un anno fa (2010). L’ultima volta che ti ho visto, mentre eri alla stazione dei treni di Catania con la persona che un anno dopo sarebbe stata la tua vittima. Eravate felicemente abbracciati. Peccato che adesso, nessuno, neppure tu, potrà mai riabbracciarla.”

Sempre più mendichi di se stessi abbandonati ad uno scorrere futuristico del tempo si avverte la lontananza, quella “lontananza” che forse è più antica di quanto si possa pensare, quella “mancanza” che ha portato l’uomo all’interrogativo, alla scienza e alla ricchezza e ora forse al vomito, al rigetto e alla negazione di tutto ciò che ormai lascia ben poso al conoscibile e allo scibile umano.


Spogliate, derubate, malmenate, aggredite, violentate, trucidate, impiccate, seviziate, sparate, accoltellate… Donne, sempre e solo donne, donne innamorate e per questo datate e contate a mo’ di bestie, divenute ormai numeri, cifre, corpi vuoti svuotati di vita e privati di linfa, volti scorticati di bellezza e verità, forme sviscerate di armonia e grazia, voci fatti flebili ululati o grugniti; immenso kaos fatto sangue, deserto. Atroce specchio di una realtà purtroppo sempre più pressante e subdola, divenuta “fenomeno” e che porta i segni di una crisi culturale di cui la donna ne è la prova: Contenuto, Pienezza in un mare di nulla, in un deserto di silenzio. Incontrollabile mistero e unica forgiatrice di vite: lei, Donna, dispensatrice di vita e quindi di morte, essendo la vita in sé stessa limitata, lei, l’immensa potenza della natura … Ed infine lei vittima storica dell’uomo, di un uomo che nella donna vede la certezza e la stabilità che l’esterna realtà non fornisce, il caldo riparo che un tempo fu il grembo materno, atavico passato e vicino presente, fantasia e forza, abilità e  dinamismo, vita e morte, quella pesante mistione che l’uomo sente addosso e che non riuscendo a possedere carnalmente, vince uccidendo.


Sul volto l’ignara gioventù e l’audace coraggio di una studentessa, di una donna, di una donna  vera, Stefania, si accingeva ad un gigante, un titano dall’immane forza e dalla multiforme effigie: nell’affrontare l’amore toccò la morte.

Ciao Stefania, resterai nei nostri cuori.

 

Scendiamo in piazza e prendiamo la parola per affermare non come vittime ma come protagoniste la libertà di decidere delle nostre vite nel pubblico e nel privato.
Ogni cultura, ogni etnia, ogni religione è attraversata da un comune indicatore di inciviltà: la riduzione del corpo femminile a “cosa” , con la conseguente pretesa da parte degli uomini di averne piena disponibilità.

Il sesso femminile (la preda) viene identificato col destino di vittima, e il sesso maschile (il predatore) col destino di carnefice. Il nodo da sciogliere è perché un numero spropositato di maschi portatori di condizioni, storie e culture diverse condivide questa visione e usi violenza alle donne, violenza che culmina con la morte, cioè col femminicidio.

CHE COS’È IL FEMMINICIDIO?

È una precisa strategia “politico-culturale” che colpisce le donne che non stanno “al loro posto”; donne che non accettano uno stato di subordinazione, sudditanza, schiavitù; donne che si credono libere di decidere della propria vita.

Ad attuare il femminicidio, infatti, è una precisa tipologia di uomini, soprattutto ex-mariti o ex-compagni o corteggiatori respinti, cioè uomini che hanno subito l’affronto di essere stati lasciato rifiutati da una donna che credeva di poterlo fare impunemente…

Perché l’uomo si arroga il diritto di “punirla”? Perché la cultura dominante, maschile e patriarcale, alimenta in lui la convinzione che la donna è “una cosa sua”.
Da lì scaturisce il REATO DI GENERE: la violenza sulle donne.

Bentornati, cari lettori. Spero che le vacanze siano state di vostro gradimento, e che tutto quello che abbiate fatto vi abbia riportato quel po’ di serenità che i periodi invernali ci toglieranno.
Ho pensato molto riguardo il tema da trattare per questo nuovo anno, ce ne sono stati tanti:
- La pace nel mondo;
- Il buco nell’ozono;
- La moda;
- Il PIL italiano che va sempre diminuendo come se fosse un tubo di pringles durante un compleanno.
Tutti argomenti validissimi, e che da sempre riempiono le bocche di tutti. Ma tutto ad un tratto, sono stato fulminato anche io sulla via di Damasco. Il tema migliore che potessi affrontare ce l’avevo davanti, e ce l’ho avuto davanti da sempre.

Chi di noi, da piccole, non ha mai sentito la celeberrima fiaba di Cenerentola? Quante di noi sono rimaste stregate dal potere insito in quelle scintillanti scarpette di cristallo? Immagino il numero sia cospicuo.
E' probabile che il primo vero approccio col mondo delle scarpe debba ritenersi questo: Cenerentola riesce a realizzare il suo sogno grazie a quella scarpetta di cristallo, la stessa scarpetta che la renderà felice e contenta per sempre. E da quel momento poche di noi sono rimaste le stesse: sì perché le scarpe non saranno più quel mezzo di tortura inflitto dalle mamme che non vogliono far camminare la prole scalza, diventeranno un simbolo sebbene ancora non del tutto definito.
La valenza della scarpa subirà durante la crescita una continua evoluzione: da piccole ci farà sentire le novelle Cenerentola, crescendo diventeranno icona di una maturità acquisita prima (visto che i tacchi li può indossare solo mamma, perché è adulta) e di consapevolezza poi.
Secondo un'analisi psicologica, essendo il piede un mezzo di trasporto, si può considerare la scarpa come l'equivalente di un'automobile per l'uomo: è un vero e proprio status. Comprarle rende autonome le donne nella stessa misura in cui l'auto rende autonoma una persona. C'è chi addirittura sostiene (scuola freudiana) che la scarpa sia simbolo dell'organo genitale femminile, capace di avvolgere e contenere. Secondo questa teoria si spiegherebbe il binomio tra sesso e scarpe, dal quale derivano varie fantasie sessuali maschili che vedrebbero la donna indossare scarpe col tacco alto anche durante il rapporto.
Secondo un'indagine del Daily Mail le donne, nel 92% delle intervistate, sono in grado di ricordare le prime scarpe acquistate con i proprio soldi piuttosto che ricordare il nome del ragazzo a cui hanno dato il primo bacio ( 63% delle intervistate). Insomma, si pensa che le donne si aggrappino a lettere d'amore che conservano certosinamente in una scatola di scarpe, ma spesso le scarpe stesse risultano essere più importanti.
A questo punto l'enigma deve essere risolto: perché le donne acquistano scarpe? Tralasciando le menzionate motivazioni freudiane che a volte riducono tutto alla sfera sessuale ed affini, la verità è che una donna sente l'esigenza (che oserei definire "fisiologica") di rinnovarsi per piacere e per piacersi. Una scarpa ha la capacità di far toccare il picco della propria autostima. E' un dettaglio che seduce, che completa e che soddisfa chi le indossa. Rappresenta la vera e propria discriminante tra uomo e donna, forse l'ultima rimasta in quest'epoca post femminista in cui anche gli stilisti ci vogliono androgine ( Giorgio Armani nelle sue ultime sfilate concede lo smoking alle donne).
Le donne amano i tacchi perché è il vezzo tramite cui si sentono dive: le scarpe non ti tradiscono come può fare la bilancia, non ti relegano alla condizione che la società ti affibbia. Alle scarpe non importa che tu sia bassa o alta, magra o grassa. Le scarpe ti rendono unica e totalmente padrona di te stessa malgrado tu non ci sappia camminare come le star del cinema. Sono terapeutiche nel momento in cui ti aiutano a trovare conferma nello sguardo compiaciuto di un uomo, qualora tu lo stia cercando. Insomma citando una blogger: "i tacchi non li indosso, sono un prolungamento di me".

Ecco il segreto del desiderio in rosa

 

Scoperto il segreto dell'eccitazione sessuale delle donne e una molecola per scatenarla, il farmaco sperimentale "UK-414,495", che potrebbe suggerire la via giusta verso il "viagra rosa". Secondo quanto reso noto sul British Journal of Pharmacology il segreto è una molecola che, attivata dalla stimolazione del nervo pelvico, aumenta l'afflusso di sangue ai genitali femminili e quindi determina il "risveglio" di lei.Lo studio è stato condotto da Chris Wayman presso i laboratori della Pfizer a Sandwich nel Kent.

Il disturbo dell'eccitazione sessuale, che riguarda fino al 40% delle donne indipendentemente dall'età, è l'incapacità o la difficoltà nel raggiungere o mantenere un'eccitazione sessuale normale in risposta ai 'giusti stimoli'. Spesso associato al disturbo del desiderio e a quello dell'orgasmo, le cause del deficit di eccitazione femminile restavano fin qui poco comprese. 

I ricercatori spiegano che tutto parte dal nervo pelvico (che innerva il colon e la vescica) che, stimolato, attiva la molecola vasodilatatrice VIP che dilata i vasi dei genitali femminili e dà avvio all'eccitazione. La UK-414,495, concludono gli esperti, è solo un prototipo ma non può ancora essere sviluppato come farmaco, però una molecola simile potrebbe essere candidata a principio attivo del viagra rosa.

Presso l'aula 4 della Facoltà di Giurisprudenza di Catania , si terrà una conferenza dedicata al fenomeno dello Stalking.

L'appuntamento è per domani 5 Maggio alle ore 17:00

Relatori :
Dr.ssa Angelica Riso - Vice Questore
Avv. Loredana Piazza - Presidentessa Associazione Thamaia Onuls
Prof.ssa Anna Maria Maugeri - Docente Diritto Penale Facoltà di Giurisprudenza
Prof.ssa Rita Palidda - Docente della Facoltà di Scienze Politiche
Dott.ssa Francesca Ballarino - Pedagogista Clinico reflector Mediatore culturale

PRESENZIERANNO
Adriana Ciancio - Rappresentante Comitato Pari Opportunità Ateneo di Catania

 

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