Per gli specializzandi in chirurgia sono a disposizione sempre meno cadaveri per esercitarsi, ormai una rarità assoluta nelle facoltà mediche delle università italiane. Oggi infatti la legge di donazione del corpo è molto più complicata e gli istituti di ricerca hanno serie difficoltà a trovare i cadaveri che dovrebbero essere utilizzati per le esercitazioni pratiche degli specializzandi in chirurgia.
Di recente per risolvere questo problema sono stati messi a disposizione dei prodotti di nuova generazione che permettono la simulazione del paziente, si tratta di pazienti robot che dovrebbero andare a sostituire in tutto e per tutto il cadavere.
Questa tecnica già sperimentata nel campo odontoiatrico, vista la piena soddisfazione dei dentisti, è pronta per essere sperimentata anche nel campo della Chirurgia.
Siamo sicuri che questa sia la soluzione giusta? Come sarà il passaggio di uno specializzando dal paziente “macchina” al paziente reale?
E’ questo che ci spiega il professor Adriano Redler, direttore del dipartimento di Scienze Chirurgiche del policlinico Umberto I e ordinario dell’Università La Sapienza di Roma.
"Quando ho studiato io - spiega Redler - per diventare chirurghi passavamo ore sui cadaveri, era un modo efficace per accostarci al corpo umano e abituarci alle tecniche operatorie. L'approfondimento anatomo-patologico si faceva sul campo. Oggi il problema è che da anni è molto difficile per un istituto di ricerca procurarsi dei cadaveri a scopo di studio, che prima si andavano a prendere nelle camere mortuarie degli ospedali in forma 'semiufficiali'. Oggi, giustamente, la legge di donazione del corpo è molto più restrittiva, tanto che alla Sapienza arrivano si e no due cadaveri all'anno, contro le diverse decine di dieci o venti anni fa".
Il risultato è che gli studenti non operano più su cadaveri , ma con robot che, al pari dei più sofisticati simulatori di volo, sono in grado di riprodurre con precisione le tecniche chirurgiche più avanzate.
"Oggi in chirurgia, a partire da quella laparoscopica e robotica, la tecnologia è predominante - sottolinea Redler - e si opera spesso non più davanti al paziente, ma davanti a un monitor, maneggiando diversi strumenti di precisione anche microscopici e utilizzando telecamere interne. Su questo, il simulatore offre risultati perfetti".
Anche più del cadavere, che ovviamente, ad esempio, non sanguina, mentre la macchina può simulare emorragie, travasi di bile e tutto quello che può succedere a livello vascolare durante un intervento. E per lo studio dell'anatomia, in mancanza di corpi veri, "esistono manichini altrettanto perfetti, con ogni organo e vaso sanguigno fin nei minimi dettagli".
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