Simulazione della formazione e dell'evoluzione di un carcinoma al seno ai primi stadi, e risposta della malattia ad un vaccino in fase di sperimentazione sui topi, è l'ultimo modello matematico pubblicato sulla rivista Nonlinea Analysis: Real World Application, da parte dei matematici Marzio Pennisi dell'Università di Catania e Carlo Bianca del Politecnico di Torino.
Mission della ricerca è quella di ottimizzare il protocollo vaccinale messo a punto dal gruppo di Pier Luigi Lollini, docente di patologia generale all'universita' di Bologna. La nuova sfida dei matematici, osserva Bianca, e' la derivazione di descrizioni matematiche (modelli) di fenomeni complessi della vita reale che siano qualitativamente e quantitativamente in linea con le osservazioni sperimentali. Il carcinoma mammario, che costituisce i primi stadi del tumore al seno, e', prosegue, ''un sistema biologico complesso i cui attori sono le particelle, chiamate agenti, che interagendo tra loro e con l'ambiente esterno determinano comportamenti emergenti non previsti dallo studio delle singole particelle. Nel caso in esame le particelle sono costituite dalle cellule tumorali e dalle cellule del sistema immunitario che tentano di contrastare la crescita e la diffusione del tumore''. In questo caso i matematici hanno creato un modello su misura per il lavoro sul vaccino in corso all'universita' di Bologna. ''Il vaccino - ha spiegato Bianca - stimola le cellule del sistema immunitario e noi abbiamo costruito un modello matematico che riproduce la competizione nel sistema: se vince il tumore, se vince il sistema immunitario, o se vi e' una situazione di stallo dopo la quale uno dei due prender… il sopravvento''. Il modello simula l'evoluzione nel tempo di una categoria di cellule: le cellule tumorali e le cellule vaccinali e da quattro tipi di cellule del sistema immunitario, le natural killer, i linfociti T helper, i linfociti T citotossici, gli anticorpi rilasciati dai linfociti B. Inoltre il modello introduce una variabile per i tempi di somministrazione del vaccino e per la quantita' di vaccino somministrato. ''Confrontando i nostri risultati con i dati dalla sperimentazione - ha concluso il ricercatore - abbiamo verificato che le nostre simulazioni sono in sintonia con gli esperimenti condotti sui topi e cio' puo' contribuire a calibrare la somministrazione e a individuare il migliore protocollo vaccinale da usare nei test riducendo tempi e risorse economiche''.
Edizione 2009 della classifica del Times Higher Education Supplement. Zero novità per i nostri atenei. Tra le prime centocinquanta università nessuna è italiana. L’«Alma Mater» di Bologna, unico segnale positivo, sale dal 192˚ al 174˚ posto. «La Sapienza » di Roma mantiene la posizione 205. Insomma ancora una conferma autorevole sulle difficoltà del nostro sistema di far crescere al suo interno atenei di eccellenza, in grado di svettare in cima ai vari ranking seguiti con sempre maggiore attenzione da famiglie e aziende. «La classifica del Times conferma clamorosamente quello che abbiamo sempre sostenuto, cioè che il sistema universitario italiano va riformato con urgenza — è il commento del ministro Mariastella Gelmini —. Siamo agli ultimi posti nelle classifiche mondiali. Per questo motivo presenteremo a novembre la riforma dell’Università, con l’obiettivo di promuovere la qualità, premiare il merito, abolire gli sprechi e le rendite di posizione».
L’elenco stilato dal «Times» fotografa la sfida tra le università statunitensi e le sempre più aggressive e competitive università britanniche e cinesi. Un’occhiata alla classifica delle prime 100 rivela che il numero di atenei nordamericani è sceso da 42 a 39, mentre le università europee sono salite da 36 e 39 e le asiatiche da 14 a 16. Confermata la supremazia del New England, con Harvard al primo posto, Yale al terzo (ma l’anno scorso era seconda) e Princeton all’ottavo (nel 2008 era dodicesima). Nella graduatoria riguardante la categoria degli atenei tecnici si impongono come sempre gli Usa, con il Mit al nono posto e il Caltech al decimo. Un po’ più sotto troviamo anche una rappresentanza italiana: il Politecnico di Milano — il dato non è ancora ufficiale — avrebbe conquistato il 54˚ posto. Ma solo in questo settore. Nella classifica generale, penalizzato dallo scarso numero di facoltà, si è piazzato intorno al 280˚ posto.
I rettori dei nostri atenei invitano a riflettere sulle regole con cui è stata stilata la graduatoria e a tener conto degli scarsi investimenti. Una giustificazione che il ministro respinge senza mezzi termini: «È risibile il tentativo di qualcuno di collegare la bassa qualità dell’università italiana alla quantità delle risorse erogate». «Il problema, come ormai hanno compreso tutti — dice la Gelmini —, non è quanto si spende (siamo in linea con la media europea) ma come vengono spese le risorse destinate all’università. Spesso per aprire sedi distaccate non necessarie e corsi di laurea inutili. Tutto questo deve finire. Mi auguro — ha concluso il ministro — di non dover più vedere in futuro la prima università italiana al 174˚ posto».
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