La Legge Gelmini di “riordino” dell’Università italiana è un provvedimento che cavalca in modo superficiale e propagandistico i mali del sistema dell’alta formazione, col rischio di lasciare immutati i problemi annosi e urgenti che impediscono uno sviluppo pieno delle energie intellettuali e scientifiche del nostro paese. Ancor più, è sempre più chiaro che tale provvedimento di legge si lega a doppio nodo ad una riduzione costante e progressiva delle risorse – già minime – conferite al sistema universitario, in continuità con una incapacità, propria dell’attuale compagine governativa, di cogliere la centralità dell’economia del sapere e della conoscenza per la crescita di un paese avanzato e moderno. Riteniamo dunque che si debba continuare a mantenere un ampio stato di agitazione ed insieme di dibattito, tanto preventivo quanto valutativo, sui decreti attuativi che daranno corpo alla legge, nella scia indicata dal Presidente della Repubblica in fase di promulgazione della legge stessa.
Siamo inoltre consapevoli che la legge, per il suo impianto
verticistico e iper-manageriale rischia di limitare fortemente gli spazi di partecipazione democratica alla vita delle università. I nuovi statuti devono preservare gli spazi di democrazia degli Atenei. A tal fine è necessario che la Commissione che riscriverà lo statuto nell’Università di Catania (la quale lavorerà nei prossimi mesi e che sarà composta dal Rettore, due studenti e dodici membri designati paritariamente da Consiglio d’Amministrazione e Senato Accademico), sia frutto di un’ampia consultazione all’interno dell’Ateneo, tanto nella sua composizione quanto e soprattutto per i metodi e i contenuti che ispireranno la sua azione di dialogo e ascolto di tutto il mondo universitario: dalle facoltà ai dipartimenti, dal personale
tecnicoamministrativo agli studenti, dalle sigle sindacali a tutte le associazioni di docenti (strutturati e precari) e studenti che chiedano di essere audite.
Il coordinamento ritiene dunque errata la scelta del Rettore catanese di imporre un’accelerazione al processo costituente, facendo nominare, in tempi stretti e nei prossimi giorni, la commissione. Riteniamo che si debba procedere, come detto, ad una elezione dei componenti su base democratica oppure, come fatto da altri Atenei, che si possa chiedere alle strutture, alle aree ed alle componenti del nostro ateneo di indicare una rosa di nomi tra cui scegliere la commissione stessa secondo forme paritarie di rappresentanza di tutte le componenti docenti e con la presenza irrinunciabile della componenti non docenti.
Avere paura, oggi, di affidarsi ad un metodo democratico di scelta della commissione è segno di debolezza; di una debolezza che rischia di rendere inefficace l’azione di redazione della nuova “carta” della nostra università.
Entrando invece nel merito dei criteri di massima per la redazione degli statuti, il Coordinamento unico di professori e ricercatori, precari e studenti dell’Ateneo di Catania ritiene che vi siano alcuni contenuti sui quali è urgente fare da subito chiarezza.
- Il numero dei componenti esterni del CDA non deve essere superiore al minimo di 3 stabilito dalle legge. Lo statuto deve prevedere criteri chiari e trasparenti di scelta dei componenti esterni; tra tali criteri è fondamentale che i componenti scelti non abbiano ricoperto cariche politiche e istituzionali di alcun tipo nei sei anni precedenti alla nomina.
- La nomina dei restanti consiglieri di amministrazione deve rispondere a criteri di elevata qualità scientifica, gestionale ed
organizzativa. A tal fine, onde evitare fenomeni di cooptazione al ribasso, diviene utile pensare a forme – quali dei search committees, frutto di libere elezioni interne – di individuazione di nomi d’eccellenza e riconosciuta capacità all’interno di tutte le componenti universitarie.
- Le forme di elezione del Rettore e degli organi dell’Ateneo (compresa la commissione di disciplina) e dei dipartimenti devono essere democratiche. E’ necessario confermare l’equiparazione alle altre fasce docenti del voto di ciascun ricercatore, a tempo indeterminato, ma anche a tempo determinato, inclusi gli assegnisti di ricerca (data la natura fragile di queste ultime posizioni accademiche e lavorative nell’università dei prossimi anni). La presenza dei docenti a contratto deve inoltre vedere un’adeguata forma di riconoscimento, di regolazione giuridica e patrimoniale e di rappresentanza.
- E’ necessario prevedere forme di democrazia diretta su questioni di vitale importanza per l’ateneo, come il referendum sia abrogativo che propositivo, e le Assemblee d’Ateneo con parere vincolante.
- E’ necessario prevedere, tanto nello statuto d’Ateneo quanto in quelli dei singoli dipartimenti, forme chiare di distribuzione delle risorse e di costruzione delle programmazioni di chiamata delle unità, secondo criteri trasparenti legati alla qualità della ricerca e della didattica.
- E’ necessario prevedere, all’interno dello statuto, forme di monitoraggio dell’offerta didattica al fine di evitare – in seguito alle riduzioni venture di risorse – tagli di settori importanti e strategici operati per pure ragioni di “contabilità”.
- Il Coordinamento chiede che si apra subito un dibattito ampio e democratico nell’Ateneo su questi temi e su altri di fondamentale importanza come l’avvenuta costituzione dell’ANVUR i cui membri individuano in maniera incongrua le aree presenti negli atenei e rappresentano solo una parte geografica dell’Italia. Per suo conto, il Coordinamento stesso si impegna ad essere parte attiva,
propositiva e vigile di questa delicata fase di transizione nella vita delle nostre università.
