Dopo 11 anni di inattività, ecco il ritorno di un caro amico, Fabio Concato, che il 21 Aprile 2012 ha presentato alla Feltrinelli di Catania il suo ultimo lavoro “Tutto qua”. E c’è davvero tutto in questo cd, c’è il guardare con gli occhi degli altri, di chi soffre, di chi è dimenticato. E’ un provare a capire cosa vuol dire guardare la vita da un punto di vista diverso dal nostro. E Fabio lo racconta, parla del grande lavoro che ha fatto su se stesso in questi 11 anni, nel volersi riscoprire. Ed è stando bene con se stessi che si può puntare a star bene con gli altri. E il messaggio che si vuole trasmettere si può sintetizzare in un’unica parola: Amore. Alla fine della presentazione, ho fatto qualche domanda a Fabio ,e attraverso le sue risposte, ha confermato di essere una persona meravigliosa capace di trasmettere agli altri le proprie emozioni, fino ad arrivare al cuore di chi lo ascolta.
«Con il ritorno nelle scene, dopo 11 anni che non avevi più pubblicato album, il messaggio che vuoi trasmettere, musicalmente parlando, è sempre uguale a quelli precedenti o è cambiato?»
R: «Io credo che musicalmente parlando sia sempre lo stesso, ciò non significa fare le stesse musiche del disco precedente. La musica è una cosa che viene proiettata dal tuo cuore, dalla tua testa. Poi il cantato, i temi si spera siano diversi dal disco precedente perché altrimenti sarebbe una noia mortale.»
«Come mai Gigi è la tua canzone preferita?»
R: «Beh, perché probabilmente c’è una grande ispirazione più spessa, perché Gigi era mio papà ed io l’ho amato tanto, nonostante non fosse un uomo perfetto, ma nessuno è perfetto. Aveva delle cose meravigliose e aveva anche cose meno meravigliose, però è lui che mi ha fatto ascoltare la musica che poi ho amato, e che mi ha fatto capire quanto fosse importante la musica nella vita di un uomo, e di un ragazzo in quel caso, e quindi è venuta fuori una canzone con uno spessore diverso, un’ispirazione diversa, ecco perché la amo e molto più delle altre.»
«Secondo te perché “spiccano il volo” canzoni più commerciali e molte volte prive di emozioni e non canzoni magari di un certo peso di cantautori
come te, Claudio Lolli, Gianni Siviero, Fabrizio De Andrè, e così via?»
R: «Perché c’è poco tempo, io credo ci sia poco tempo e poi perché le radio non sempre ci aiutano. E invece, ricordo che all’inizio eravamo alleati noi e le radio, cioè le radio avevano bisogno di noi e viceversa. Sono un po’ cambiate le cose. Magari a parole ti dicono che hai fatto un disco strepitoso, che sei bravissimo eccetera, però poi non ti passano. Allora ti trovi un po’ davanti ad un muro di gomma perché non riesci a capire. Se almeno uno ti dicesse “Guarda, ti sono diventati i capelli bianchi, fai cagare, non interessi!”, almeno uno se ne fa una ragione, e invece ti dicono “No, disco fantastico!”, ma non lo passano, allora c’è qualcosa che non torna. Potrebbero aiutarci un pochino di più. Ma anche la televisione, dovrebbe cambiare registro e fare le cose più ad hoc, così come faceva Renzo Arbore che aveva una trasmissione che si chiamava Ad hoc e lì chiamava tutti i gruppi, tutti quelli che cantavano e suonavano sul serio. Un’altra era Caterina Caselli. Caterina ormai ha fatto carriera come talent scout.»
«Un’ultima curiosità: com’è stato interpretare la voce del Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry?»
R: «Un’esperienza fantastica! Fantastica intanto perché ho riscoperto una cosa che era odiosa, che mia mamma mi leggeva quando ero piccolo e mi tirava due cose così, proprio mi annoiava a morte. Quando l’ho riletto avevo 40 anni, quindi stiamo parlando di 19 anni fa, e ho riscoperto tutto un mondo, diventando uno dei più bei libri che io abbia mai letto nella mia vita. Perché come dice giustamente la prefazione, non è un libro per i piccoli ma è un libro per gli adulti che hanno conservato il famoso fanciullino dentro. E poi lo interpreti e lo giri come vuoi, è una cosa geniale! Il Piccolo Principe è veramente una roba geniale!»
Foto di Daniela Amenta Interlandi
Dai canali di YouTube fino alle sale da cinema. Guglielmo Scilla, meglio conosciuto come Willwoosh, ha fatto passi da gigante da quando ha iniziato a postare i suoi video sulla piattaforma per eccellenza di video-sharing. Dalle imitazioni e parodie di film, sino ai fantastici travestimenti da donna, passando dalla sua serie “Freak” che sta avendo un grande successo. Oggi alla Feltrinelli, in occasione della presentazione del suo libro “Dieci regole per fare innamorare”, ho scambiato due chiacchiere con lui e con la sua grandissima simpatia e disponibilità, ha risposto alle domande, confermando ancora una volta, che la vera umiltà non si perde con il successo.
«Com’è stato passare dalla webcam del computer, per poi avere tanti fans su YouTube e passare successivamente al cinema insieme a grandi attori?»
R: «Guarda, non è stato così terribile anche perché io non mi sento passato in nessuna parte, io sono su Youtube tutt’ora e quindi non ho tanto sentito il passaggio. Diciamo che all’inizio ti fa strano perché il vero problema è che sono cose che non ti aspetti, che non avevi pianificato, quindi lì c’è magari la paura del dire “Cavolo! Adesso tutti quanti saranno qui a guardare me!” ma in realtà nessuno ti fila, a nessuno frega assolutamente di te e nel momento in cui capisci quello stai tranquillo e cerchi di fare del tuo, però, a parte l’onore che ti senti messo in mezzo in una macchina che comunque ha altre basi rispetto a quelle del web, quindi è stato bello, però YouTube è YouTube, punto. Per me il web è dove fai le tue cose e ancora rimane il modo più bello per divertirsi secondo me.»
«Dieci regole per fare innamorare, come mai hai scelto questa tematica?»
R: «Allora, in verità il libro nasce in un secondo momento, io ho iniziato a girare il film con Salemme che era Dieci regole per fare innamorare. A questo punto ha detto “Senti, non sarebbe carino fare un libro con lo stesso titolo?” e gli ho detto “Guarda, basta che non sia un libro che sia la storia del film, altrimenti non avrebbe senso, e basta che non sia un libro serio perché basta andare a chiedere ad una persona fidanzata, ad una persona che ne sa qualcosa come fare innamorare, quindi ho portato con me Alessia Pelonzi che è una mia carissima amica e con la quale abbiamo vissuto 10 anni di vita praticamente, e da lì in quel momento quando loro mi hanno detto “Fai come ti pare!” siamo andati a scrivere, ma di base delle regole non è che ne sapessimo molto. Si fa quel che si può, ecco.»
«E nella vita di tutti i giorni, lontano dalle telecamere, chi è Guglielmo Scilla?»
R: «E’ ancora più stupido di quello che vedi normalmente! No, a parte gli scherzi, chi è? Cioè, è uno normale ma spero di esserlo anche davanti alle videocamere, quindi spero di non poter dare troppo lo stacco con le cose finte: hai presente dove tutti si conoscono tipo in televisione? “Ciao carissima!”, ma ciao dove? E quindi no, spero di essere abbastanza coerente quando si parla di come sono lì, come sono là, cioè sono come sono. Magari se sono triste non mi prendo la videocamera e faccio un monologo triste, ecco, non romperci le palle, chi se ne frega! Però, al limite, sono una versione più positiva di me stesso, ma manco è vero perché se mi rode il culo lo dico!»
Tutte le foto dell'evento | a cura di Angela Rosalia Digrigorio e Daniela Interlandi
Missione della pagina è quello di “mostrare la bellezza di Catania al mondo, senza fini di lucro ma per puro piacere e divertimento personale”. Come è possibile dedurre, il lavoro di Davide è gratuito, e viene portato avanti per la forte passione e il grande amore che nutre per la Città di Catania.
La fanpage che attualmente conta circa 75000 likes, è suddivisa in 8 sezioni. Come si legge dalle descrizioni, essa si candida come punto di riferimento per tutti coloro che vogliono tenersi costantemente aggiornati sulla città e soprattutto essere un ottimo mezzo al fine di promuovere la cultura ed il turismo.
Il web è per entrambi il nostro pane quotidiano. E' per questo che abbiamo contattato telematicamente il nostro Davide. Giornalmente mette a disposizione una grossa fetta del suo tempo per riempire la fanpage di contenuti, foto, e links utili. Speriamo di non rubargli del tempo prezioso!
Inoltre riflettendo il motivo per il quale una pagina senza argomenti politici ha 70.000 fan, si potrebbe collegare al fatto che il catanese ha bisogno di uno spazio culturale che valorizzi le bellezze artistiche e culturali. Confermi questo fatto, pensi che possa essere questo il motivo?
I vostri contenuti sono davvero interessanti e completi, come mai avete deciso di non dare spazio al Calcio Catania?
da Concetta Lombardo e Angela Rosalia Digrigorio. Dal “Più si è passivi, meno si pensa” alla “Catania, città ca pasta chi brocculi affugati”, quattro chiacchiere al tavolo con Leo Gullotta, ospite alla Feltrinelli di Catania il 13 Febbraio 2012, per presentare lo spettacolo che sta portando in tutti i teatri italiani, “Le allegre comare di Windsor” opera di William Shakespeare.
L’attore catanese, con la sua solita ironia e simpatia, ci parla dell’opera facendo notare i vari aspetti in comune con l’attuale situazione italiana. Dopo una serie di domande dal pubblico, per la maggior parte gente che si ricordava di lui da giovane, Leo si siede al tavolo insieme a noi, rispondendo ad alcune domande.
«Com’è l’esperienza di recitare in un opera “brillante” di William Shakespeare nei teatri italiani?»
R: «Com’è per chi fa il proprio lavoro. Brillante o non brillante l’importante è offrirlo al meglio, o almeno fai di tutto per avere un buon risultato col pubblico. Del lavoro quello che conta è il come lo fai, come lo offri, come lo scegli. Come scegli di essere onesto con lo spettacolo agli spettatori.»
«Com’è tornare nei teatri siciliani con la consapevolezza di esser visto con occhi diversi dai propri conterranei?»
R: «Ritorno qua perché c’è un teatro che va preso. Certo, c’è anche la stima, ma nella vita vale tutto quello che si è riuscito a dare dal punto di vista di onestà. Mi ritrovo che magari c’è una stima alla persona, l’interprete, alla persona che si è sempre offerta, non ha mai preso in giro il pubblico. A Catania poi ritorni e ovviamente, tralasciando il lavoro che continui a fare in tutta l’Italia, ci sono i “broccoli affugati”, la parmigiana, la pasta col sugo e le melanzane. »
«Preferisce recitare in dialetto oppure in italiano?»
R: «E’ come dire ad un medico “Preferisce curare un raffreddore oppure fare un’operazione al cuore?”. Tutte e due le cose vanno fatte nella mia professione. Il giuramento di Ippocrate dei medici è quello di essere pronto a curare e ad essere utile a chi sta male, il mio compito è quello di cercare di essere il più vicino a quello che il testo richiede nell’interpretazione di quel personaggio. »
«Si è ispirato durante la sua carriera a qualche attore? »
R: «No. Apprezzo tanti interpreti, ma non mi ispiro a nessuno. »
«Ha parlato durante la presentazione del Governo che non aiuta i giovani, ad esempio con i tagli alle università. Cosa consiglia di fare ai giovani per non perdere i propri sogni e il proprio futuro a causa di chi crede di essere più “forte”? »
R: «Intanto c’è da dire che l’ex Governo non ha mai fatto nulla se non affari personali. Se avesse fatto una cosa di quella che in due mesi ha fatto il Governo tecnico di Monti, qualcuna discutibile, non avremmo avuto nulla di tutto quello che stiamo attraversando. Sono stati dei cialtroni, per essere con un linguaggio elegante. Riguardo ai giovani, oggi come oggi tutte le categorie, giovane o non giovane, ci hanno fatto arrivare fino a questo punto dicendoci che tutto era apposto, non hanno mai fatto nulla, le cose sono quelle che sono e dobbiamo affidarci all’idraulico, visto che “rumperu u tubu”, l’idraulico sa fare l’idraulico e dobbiamo fare sacrifici tutti. Questa è la realtà del Paese, tutti dobbiamo fare sacrifici, tutti insieme stringendo i denti, cercando di adoperarci. Sicuramente l’avvento di questi due ultimi mesi anziché corna, bunga bunga, toccate di culo e quant’altro, l’istituzione, grazie al Governo Monti che si è presentato con garbo, si è riappropriata dell’eleganza, della parola, dell’istruzione, della Costituzione, e questo è importante.»
«Lei ha parlato di cultura per i giovani anche. Cos’è per lei la cultura? »
R: «La cultura è vivere, l’arancino e anche il piatto nobile. La cultura è leggere Topolino. La cultura è guardare, vedere, arricchirsi. »

«Ci sono molti giovani che però non fanno nulla per difendere il proprio diritto alla cultura, che ne pensa? »
R: «Ho parlato anche prima di un paese antropologizzato, che è molto grave poiché il danno è antropologico. Quindi le ultime generazioni sono state annullate, annientate, schiaffeggiati scolasticamente e a livello universitario. Hanno tolto delle cose importanti e quindi prima che si ricostruisca il valore di tante cose, occorreranno parecchi e parecchi anni, ammesso che tutto vada per il meglio.
I giovani si devono incazzare, se non si incazzano non succede niente. Bisogna cercare di capire, andare oltre, c’è la rete, bisogna guardare le notizie, leggere, partecipare, cercare di prendere coscienza di molte cose. Significa rispettare se stessi.
Studiare significa anche capire i diritti dell’uomo, dell’individuo, della persona, del lavoratore. Un Paese democratico è fatto di diritti. Se poi i giovani fanno finta, con frasi anche scolastiche come “Io devo studiare soltanto, non perdete tempo con altro”, la verità è che non “studiano”. »
«Perché in Italia non c’è un avanzamento culturale come invece accade in molti Paesi europei? »
R: «Perché la politica si è infilata dappertutto. Vuole soltanto prendere denaro, trovare scuse, non ha costruito, non vuole costruire. Parlo sempre degli ultimi 15 anni, il cavaliere, le corna. Ovviamente anche gli studenti devono muoversi, non esiste solo la stanza con internet e cliccare.»
da Concetta Lombardo e Angela Rosalia Digrigorio. Dal “Più si è passivi, meno si pensa” alla “Catania, città ca pasta chi brocculi affugati”, quattro chiacchiere al tavolo con Leo Gullotta, ospite alla Feltrinelli di Catania il 13 Febbraio 2012, per presentare lo spettacolo che sta portando in tutti i teatri italiani, “Le allegre comare di Windsor” opera di William Shakespeare.
L’attore catanese, con la sua solita ironia e simpatia, ci parla dell’opera facendo notare i vari aspetti in comune con l’attuale situazione italiana. Dopo una serie di domande dal pubblico, per la maggior parte gente che si ricordava di lui da giovane, Leo si siede al tavolo insieme a noi, rispondendo ad alcune domande.
«Com’è l’esperienza di recitare in un opera “brillante” di William Shakespeare nei teatri italiani?»
R: «Com’è per chi fa il proprio lavoro. Brillante o non brillante l’importante è offrirlo al meglio, o almeno fai di tutto per avere un buon risultato col pubblico. Del lavoro quello che conta è il come lo fai, come lo offri, come lo scegli. Come scegli di essere onesto con lo spettacolo agli spettatori.»
«Com’è tornare nei teatri siciliani con la consapevolezza di esser visto con occhi diversi dai propri conterranei?»
R: «Ritorno qua perché c’è un teatro che va preso. Certo, c’è anche la stima, ma nella vita vale tutto quello che si è riuscito a dare dal punto di vista di onestà. Mi ritrovo che magari c’è una stima alla persona, l’interprete, alla persona che si è sempre offerta, non ha mai preso in giro il pubblico. A Catania poi ritorni e ovviamente, tralasciando il lavoro che continui a fare in tutta l’Italia, ci sono i “broccoli affugati”, la parmigiana, la pasta col sugo e le melanzane. »
«Preferisce recitare in dialetto oppure in italiano?»
R: «E’ come dire ad un medico “Preferisce curare un raffreddore oppure fare un’operazione al cuore?”. Tutte e due le cose vanno fatte nella mia professione. Il giuramento di Ippocrate dei medici è quello di essere pronto a curare e ad essere utile a chi sta male, il mio compito è quello di cercare di essere il più vicino a quello che il testo richiede nell’interpretazione di quel personaggio. »
«Si è ispirato durante la sua carriera a qualche attore? »
R: «No. Apprezzo tanti interpreti, ma non mi ispiro a nessuno. »
«Ha parlato durante la presentazione del Governo che non aiuta i giovani, ad esempio con i tagli alle università. Cosa consiglia di fare ai giovani per non perdere i propri sogni e il proprio futuro a causa di chi crede di essere più “forte”? »
R: «Intanto c’è da dire che l’ex Governo non ha mai fatto nulla se non affari personali. Se avesse fatto una cosa di quella che in due mesi ha fatto il Governo tecnico di Monti, qualcuna discutibile, non avremmo avuto nulla di tutto quello che stiamo attraversando. Sono stati dei cialtroni, per essere con un linguaggio elegante. Riguardo ai giovani, oggi come oggi tutte le categorie, giovane o non giovane, ci hanno fatto arrivare fino a questo punto dicendoci che tutto era apposto, non hanno mai fatto nulla, le cose sono quelle che sono e dobbiamo affidarci all’idraulico, visto che “rumperu u tubu”, l’idraulico sa fare l’idraulico e dobbiamo fare sacrifici tutti. Questa è la realtà del Paese, tutti dobbiamo fare sacrifici, tutti insieme stringendo i denti, cercando di adoperarci. Sicuramente l’avvento di questi due ultimi mesi anziché corna, bunga bunga, toccate di culo e quant’altro, l’istituzione, grazie al Governo Monti che si è presentato con garbo, si è riappropriata dell’eleganza, della parola, dell’istruzione, della Costituzione, e questo è importante.»
«Lei ha parlato di cultura per i giovani anche. Cos’è per lei la cultura? »
R: «La cultura è vivere, l’arancino e anche il piatto nobile. La cultura è leggere Topolino. La cultura è guardare, vedere, arricchirsi. »

«Ci sono molti giovani che però non fanno nulla per difendere il proprio diritto alla cultura, che ne pensa? »
R: «Ho parlato anche prima di un paese antropologizzato, che è molto grave poiché il danno è antropologico. Quindi le ultime generazioni sono state annullate, annientate, schiaffeggiati scolasticamente e a livello universitario. Hanno tolto delle cose importanti e quindi prima che si ricostruisca il valore di tante cose, occorreranno parecchi e parecchi anni, ammesso che tutto vada per il meglio.
I giovani si devono incazzare, se non si incazzano non succede niente. Bisogna cercare di capire, andare oltre, c’è la rete, bisogna guardare le notizie, leggere, partecipare, cercare di prendere coscienza di molte cose. Significa rispettare se stessi.
Studiare significa anche capire i diritti dell’uomo, dell’individuo, della persona, del lavoratore. Un Paese democratico è fatto di diritti. Se poi i giovani fanno finta, con frasi anche scolastiche come “Io devo studiare soltanto, non perdete tempo con altro”, la verità è che non “studiano”. »
«Perché in Italia non c’è un avanzamento culturale come invece accade in molti Paesi europei? »
R: «Perché la politica si è infilata dappertutto. Vuole soltanto prendere denaro, trovare scuse, non ha costruito, non vuole costruire. Parlo sempre degli ultimi 15 anni, il cavaliere, le corna. Ovviamente anche gli studenti devono muoversi, non esiste solo la stanza con internet e cliccare.»
Nonostante sia passato un po’ di tempo ci è sembrato bello e interessante conoscere meglio i due vincitori del Primo Premio Letterario “L’ attualità di Luigi Pirandello”: Carmelo Cataldo e Pietro Santonocito!
Essendo un po’ curiosi, volevamo sapere chi erano questi due studenti così appassionati di letteratura da scrivere due elaborati così bene fatti e che hanno colpito tutti gli ascoltatori, e soprattutto la giuria, da meritare appunto la vittoria, degnamente premiata dalla lettura dell’ attore Leo Gullotta e dai due assegni messi a disposizione dall’ ERSU, rispettivamente di 1000€ per il primo e 500€ per il secondo. Curiosità incrementata anche dal fatto che si tratta di due ragazzi iscritti a due facoltà scientifiche, e quindi chi sono questi ragazzi e cosa c’ è dietro la loro passione per il mondo delle Scienze Umane?
Ciao Pietro, ciao Carmelo, grazie per la disponibilità e complimenti per la splendida vittoria al concorso letterario “1° Premio Letterario "L' attualità del pensiero di Luigi Pirandello" . Cosa ci raccontate di questa esperienza?
Ciao, grazie per i complimenti. E' stata una bellissima esperienza che mi è servita tantissimo sia al livello letterario che al livello caratteriale per accrescere la mia autostima.
Splendida esperienza, semplice e sobria, ma estremamente interessante e di elevato valore artistico.
Come hai scoperto dell'esistenza di questo concorso, perché hai deciso di partecipare? Passione, voglia di metterti in gioco o solo interesse per il premio?
Ho scoperto l'esistenza di questo concorso nel sito dell'università di Catania e, sinceramente, le quote in denaro messe a disposizione dei premiati mi hanno stimolato a partecipare. D'altro canto non avrei mai partecipato se non avessi avuto anche uno stimolo personale e devo dire che Luigi Pirandello mi ha facilitato il lavoro.
Sinceramente non ricordo come ne sia venuto a conoscenza; comunque ho sempre partecipato ai concorsi letterari, questo è il mio trentaseiesimo concorso vinto. Comunque anche la borsa in gioco non era niente male! Ma la voglia di fare meglio degli altri e lo scoprire di avercela fatta non ha prezzo.
Siete rispettivamente studenti di Ingegneria e Biologia è strano vedervi partecipare ad un concorso su Pirandello.. Cosa lega il vostro percorso di studi a questa iniziativa di tipo più umanistico?
Ma sai io sono un ragazzo normalissimo, come tanti altri, che sin da piccolo aveva la passione per la scrittura e l'elettronica. Negli anni ho studiato in maniera molto approfondita alcuni autori, drammaturghi e poeti e tra questi proprio il nostro poeta agrigentino. Infatti il suo pensiero così futuristico mi ha spinto a presentarlo agli esami e mi ha dato l'opportunità di agganciare altre materie. Per quanto riguarda la facoltà, secondo me, centra poco. C'è gente sopra di noi che, a parole, costruisce case e castelli... non vedo perché uno studente di ingegneria non possa vincere un premio letterario o uno studente di letteratura non possa progettare un Ipad... basta solo la forza mentale.
Strano? Perché? A me è sempre piaciuto scrivere, mi sono iscritto in biologia perché volevo ampliare le mie conoscenze nel settore scientifico dato che in ogni caso, per passione, leggo poesie e testi di tutti i tipi (mi drogo di biografie, poesie testi di filosofia di parapsicologia esoterismo religione romanzi…. ecc.)
Ti aspettavi di vincere il premio? I tuoi colleghi, la facoltà si sono congratulati?
No onestamente non me lo sarei mai aspettato tant'è che non ho messo neanche l'abito da vincitore (per dirla alla pirandelliana) e non avevo neanche una misera fotocamera. Sì i miei amici e colleghi si sono tutti complimentati con me, anche chi non l'avrebbe mai fatto, e questo per me è uno dei più bei regali di Natale.
No, come fai ad aspettarti di vincere… mi sono confrontato con tanta gente che studia lettere, non me lo sarei aspettato! Anche se in fondo in fondo, nonostante i mille difetti che trovavo nel mio componimento, speravo di piazzarmi tra le segnalazioni… ai colleghi non ho detto nulla… Hanno letto il giornale e si sono congratulati… Alcuni hanno voluto una copia dell’elaborato e mi hanno portato dei loro componimenti… adoro scambiare pareri sul modo di scrivere, sugli stili d’ espressione, sui criteri di natura estetica e concettuale.
Come ti sei sentito ad essere premiato da Leo Gullotta, a sentir leggere da lui il tuo elaborato?
Ho toccato le stelle con un dito...
Solo una parola: meraviglioso! Finalmente il mio componimento aveva, una volta recitato da Leo, un’anima propria. E lo sentivo vivere negli occhi di chi ascoltava.
Viste le tue spiccate capacità letterarie come mai hai scelto questa facoltà? Convinto o torneresti indietro?
Se avessi una bella sfera di cristallo e potessi vedere il mio futuro ti potrei rispondere in maniera più convinta. Purtroppo non esiste perché non è stata ancora progettata la giusta tecnologia... vorrà dire che sarò io il primo ad inventarla! Una volta lessi di un certo Lorenzo de' Medici che scrisse:" Quant'è bella la giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto sia... del doman non v'è certezza" (Canzona di Bacco).
Da un punto di vista lavorativo non sono affatto contento, ma considera che gli argomenti sono superbi, noi studiamo la vita nelle sue forme ed accezioni più disparate; la biologia ti forma e ti completa ti rende cosciente della tua condizione umana, ma ti lascia disoccupato. Comunque se tornassi indietro nel tempo farei sempre la stessa scelta perché sono uno zuccone. Comunque io sono anche laureato di pianoforte al conservatorio, quindi diciamo che il mio obbiettivo è sempre stato quello di avere una “buona cultura generale”.

Una sera come tante (forse una un po’ più autolesionista) decido di prendere il telecomando in mano e di godermi un po’ di splatter televisivo italiano. Casualmente mi ritrovo ad osservare un programma popolato da strani esseri che porta lo stesso nome del conduttore e, prima ancora di rendermene conto, mi trovo faccia a faccia con un’esibizione dei verdena. Superato l’attimo di confusione mentale generato da quella scena, mi affido alla sgradevole voce del conduttore per realizzare che non erano mie allucinazioni e che quelli erano davvero i verdena. Stai a vedere che qualcosa forse inizia a svegliarsi? Certo, ci sono voluti dodici anni circa e cinque album, in questo caso, ma si sa che l’Italia spesso ha una prontezza di riflessi pari a quella di un ubriaco. Musicalmente parlando s’intende eh, non sia mai che qualcuno pensi all’Italia come un paese arretrato. “Wow” è l’ultimo lavoro della band bergamasca ed è un disco alquanto insolito (o almeno, nell’accezione italiana del termine): un doppio cd al prezzo di uno, dalla copertina e, per certi aspetti, pure dalle sonorità vintage.
1)Sebbene siano passati quattro anni, “wow” mi dà l’impressione di essere, per alcuni aspetti, il fratello maggiore del precedente “requiem”; pur appartenendo alla stessa famiglia si presenta come un lavoro più maturo e complesso. Siete d’accordo?
Assolutamente sì! Lo abbiamo detto in più occasioni. I Verdena di Requiem e Wow sicuramente sono diversi dai Verdena dei primi tre dischi.
2) L’ecletticità è un tratto distintivo di questo nuovo album in cui ogni brano si sviluppa quasi fosse una matriosca di sé stesso, pur non superando spesso i due minuti. Sembra che l’arrivo di elementi nuovi, quali il pianoforte o i cori ed i dogmi classici del punk, convivano in un solo lavoro. Tutto questo suppongo sia frutto di un processo lavorativo inconsapevole e spontaneo….
Innanzi tutto c'è la voglia di non ripeterci ed effettivamente ci viene piuttosto spontaneo. Quando dopo il tour riprendiamo la vita di studio, proviamo a fare cose nuove dopo che per un lungo periodo ci si è confrontati con un certo tipo di canzoni. Questo per noi è entusiasmante. Trovare nuove strade è... WoW! Quest'anno per esempio il fatto di comporre partendo dal piano ci ha aiutato ad esprimerci diversamente. Alberto aveva proprio il rifiuto della chitarra e imbattersi nel pianoforte è stata una scelta naturale.
3) In un periodo in cui la famigerata crisi sembra investire anche il mercato discografico, la scelta di pubblicare 27 pezzi in un doppio album al prezzo di uno è abbastanza coraggiosa. Come ha reagito la vostra casa discografica?
La casa discografica all'inizio voleva che condensassimo tutto in un unico disco. A noi, paradossalmente, un disco solo con 25 brani ci sembrava più pesante e l'ascolto molto più difficile e complicato. In un secondo momento quindi la discografica ha proposto di far uscire due dischi in due momenti diversi. Ma anche questa proposta è stata scartata perché l'idea non ci faceva impazzire, visto che avrebbe tolto la continuità ad un lavoro che era stato concepito come un contenitore unico.
Alla fine abbiamo ottenuto di far uscire il doppio cd ad un prezzo contenuto. Al prezzo di uno.
4) In una vostra precedente intervista ho letto che considerate “wow” come il secondo disco dei verdena e che la prima parte della vostra carriera si è conclusa con “il suicidio del samurai”. Verso quali direzioni stilistiche e tematiche sono diretti i nuovi verdena?
Esatto, è la stessa cosa di cui si parlava prima. In realtà non c'è una direzione stilistica prefissata o tematiche che ci prefiggiamo di affrontare o tantomeno un risultato finale a cui aspiriamo. Il tutto nasce spontaneamente.
5) “Wow” ha debuttato direttamente alla seconda posizione nella classifica ufficiale italiana: considerando il coma profondo in cui spesso vivono certi media, qual è il vostro atteggiamento nei confronti di questa improvvisa attenzione massiccia?
Non ce lo aspettavamo, ma siamo sicuramente molto felici di come stanno andando le cose.
6) A proposito di improvvisa attenzione mediatica, tempo fa vidi una vostra esibizione nella trasmissione Chiambretti Night e ricordo che la cosa che mi colpì di più fu una frase del conduttore che vi definì una “band emergente”. Tralasciando il valore alquanto anacronistico dell’affermazione, vi sentite ancora un po’ emergenti ad ogni nuova uscita discografica?
Non ci sentiamo mai arrivati...
7) In una trasmissione di una famosa radio nazionalpopolare siete stati definiti come una band che ha “poca voglia di mischiarsi con l’etere”. Non pensate invece che oggi ci sia poca voglia di mettersi in gioco e mischiare i vari generi da parte delle radio leader?
Direi un po' tutte e due le cose, ma sono convinto che siamo sulla buona strada perché le cose cambino. Forse non tutti ne saranno contenti. Noto un certo fastidio da parte degli 'integralisti' che non hanno sicuramente apprezzato il fatto che la nostra musica possa essere 'esportata' anche su canali un pochino più 'mainstream'.
8) Il dualismo tra pubblico mainstream vs pubblico alternativo in fondo è uno dei motori che spinge l’intera industria mediatica; personalmente trovo abbastanza ridicola questa distinzione, ma sembra che in Italia tutto sia in mano di certe strategie di potere….
Sono d'accordo con te, ma sostanzialmente i primi a non volere questo 'matrimonio' sono anche un certo tipo di fan che si sente tradito nel momento in cui vieni apprezzato anche da chi è ritenuto appartenente alla massa.
9) Quest’anno rappresenterete l’Italia al Sziget festival: al momento questo paese sembra essere famoso all’estero più per il teatrino dei pupi e delle escort che per altro. In quanto cittadini, quale opinione vi siete fatti circa questi ultimi avvenimenti?
Non ci piace molto fare comizi e siamo sempre stati alla larga dall'esprimere opinioni politiche. Sicuramente le cose non vanno bene, sotto tanti punti di vista, ma quello che ci spaventa di più è che temi importanti come l'ecologia o l'istruzione vengano affossati da questioni per lo più marginali.
Chissà se il conduttore dalla voce sgradevole sarà a conoscenza della cosa
Quando la letteratura è una necessità si corre in libreria!
Affollavano le piazze e gli spalti dell’Atene libera, dell’Ellesponto e dell’Eubea al richiamo del ceco aedo, antichi popoli di cultura omerica che attorno alla parola costruirono il pensiero, il sentire e i sogni, iniziarono la luna alle parole di miele, percepirono la compattezza e la forza di agire sottoforma di ascolto melodico e fu la poesia che li resi popoli. Oggi come allora riluce la tradizione dell’ascolto e della parola, quell’unica medicina dell’anima che dalle “Mille e una notte” alla psicoanalisi di Freud fu l’antidoto al male e la salvezza dell’uomo, oggi come allora il seme della parola cova nel comune sentire la voglia di raccontare e nel farlo la voglia di libertà.
E così che la Catania baroccheggiante abbandona lo sfarzo e il lusso di anacronistici e antidemocratici salotti "cicisbei" e spalanca le braccia della letteratura a tutta la città, grazie ad iniziative come “Un pomeriggio in libreria” promosso da uno dei nomi leggendari,in fatto di “parola”,del centro storico: Cavallotto Librerie.
Venerdì 10/06/2011 la rassegna ha dato voce a una delle figure di spicco del panorama letterario locale: Massimo Maugeri, in occasione della sua ultima pubblicazione “Viaggio all’alba del millennio”.
L’autore vuole fare del suo viaggio il nostro, un’ esperienza interiore, un percorso, una zoomata all’interno della nostra temperie, come in uno specchio deformato, all’interno del nostro oggi e di quell’oggi e di quel “noi” malato, corrotto, non sano, putrido e colluso, non per abbandonarsi a posizioni nichiliste ma per meglio mettere in luce il nostro io in rapporto al mondo che esso occupa affinché non lo occupi e basta, ma si spinga oltre. “Viaggio all’alba del millennio” pertanto, suona come un invito a cogliere e a fotografare le ansie del nostro tempo, un viaggio all’interno della precarietà e della crisi condotto proprio attraverso l’assenza formale di univocità, ci troveremo infatti in una fitta rete di racconti eterogenei per tematiche e voci, legate dal collante tematico della “crisi della relazione”per antonomasia, simbolicamente rappresentata dalla crisi della parola, l’incapacità di parlare, di comunicare con i mezzi che ci sono consueti e quindi testimonianza del venir meno del contatto, dell’interattività, dell’essere a confronto, del dare e del ricevere, rottura della relazione con glia altri ma prima ancora con noi stessi; così da adempiere una delle funzioni cult della letteratura di sempre: porre interrogativi, chiedere, spingere a scoprire, favorire lo stimolo atto al domandarsi critico, suscitare suggestioni volte alla consapevolezza e alla pienezza del vivere .
Liveunict ha incontrato l’autore, con il quale partendo dalla sua esperienza e dal suo ultimo contributo al panorama letterario, ha messo al vaglio le condizione della letteratura odierna.
LIVEUNICT: La crisi della parola è il medium tematico che inanella i suoi racconti, come simbolo del troncamento di ogni relazione; qual è, quindi a suo vedere lo stato attuale della scrittura?
MASSIMO MAUGERI: oggi sono in tanti a parlare di sovrapproduzione di scrittura: le pubblicazioni, le voci e i contenuti sono sempre piu eterogenei, molteplici, vari e vasti quantitativamente e qualitativamente. Ci troviamo nell’era del molteplice per antonomasia, migliaia di informazioni, suoni, immagini e voci scandiscono il nostro vivere, ci attraversano e ci bombardano quotidianamente, si dissimulano in una concezione del tempo ormai liquida, in questo senso la letteratura e quindi la scrittura ne sono le piu esplicite testimonianze. Forse si è perso il ruolo della scrittura come la intendo io; la scrittura intimamente concepita, come frutto e causa prima di un sentire strettamente personale. La scrittura come soddisfacimento di un bisogno interiore e intrinseco lascia il posto adesso alla scrittura come intrattenimento, come adempimento e compiacimento di un bisogno anche edonisticamente pubblico.
CATANIA - Intervista esclusiva al Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca Maria Stella Gelmini.
In data 9 Luglio 2010, il l Ministro dell'istruzione Maria Stella Gelmini si è recata all'ospedale Garibaldi di Catania per fare visita a Laura Salafia, la studentessa ferita accidentalmente lo scorso 1 luglio durante un agguato.
Liveunict ha chiesto una dichiarazione, con molta gentilezza ci è stata concessa una breve intervista che giriamo di seguito ai nostri affezionati lettori.
Perchè hai scelto la facoltà di Lingue di Catania? Perchè conoscere lingue nuove e culture nuove mi ha sempre affascinato, e visto che c'era la possibilità di poterlo fare a Catania, in una facoltà ben organizzata, perchè farsi sfuggire l'occasione.
Questo il progetto di un ragazzo di Lingue che con molta fiducia riponeva il suo futuro nelle mani della Facoltà di Lingue con la speranza di realizzare il sogno della sua vita.
Intervista a Giovanni Amato, studente del terzo anno.
Come ti trovi (servizi, prof, lezioni, aule)?
Come dicevo, la facoltà è ben organizzata, sinceramente non ho mai avuto problemi "gravi" riguardo i servizi fornitici. Più che altro è capitato ogni tanto che sia sorto qualche problema per l'indisponibilità delle aule, ma penso non sia solo un problema di Lingue. Per il resto sia con i prof, sia con i dipendenti che lavorano lì, nessun problema.
Lavori stage e opportunità
-
Nasce la prima accademia delle editorie. Prospettive lavorativo per i laureati in Lettere
di: RedazioneLetto 44 volte
-
Tirocinio in amministrazione. Offerta per i laureati in Economia,Scienze Politiche, Giurisprudenza e Ingegneria
di: Paola GiordanoLetto 211 volte
Se sei laureato in economia, scienze politiche, giurisprudenza, o ingegneria e non aspetti altro che l’occasione…
Seminari e Convegni
-
A scuola di memoria e lettura veloce
di: Annalisa Portaroin Seminari e convegni Letto 284 volte
Ha radunato studenti provenienti dalle più disparate Facoltà dell'Università di Catania, l'evento organizzato da Carpe…
Resta online con Liveunict
-
Barricati sul tetto del teatro Bellini. “Ci hanno tolto il lavoro e la dignità”
di: Vania Cuppariin Teatro Letto 227 volte
-
Liveunict ricorda la strage ventennale di Capaci
di: Vania Cuppariin L'altra faccia dell'informazione Letto 121 volte


