Cinema
Una scuola di cinema per una città da Oscar
Scritto da Federica Campilongo
Il Comune di Catania sposa le idee di Alfredo Lo Piero, la quinta edizione del workshop “I Mestieri del Cinema” decollerà il prossimo 22 gennaio,
anche quest’anno Maestri di fama nazionale e internazionale
Dopo il successo delle scorse stagioni sta per prendere il via la quinta edizione del workshop interdisciplinare “I Mestieri del Cinema” firmato dal Centro Studi Laboratorio d’Arte di via Caronda n. 316/ 318, Catania.
E se gli scorsi anni gli allievi della Scuola hanno preso parte alla realizzazione di corti e documentari d’importanza nazionale - ultimo il film documentario “Gran Ballo dell’unità d’Italia Celebrando il Gattopardo” - o sono stati impiegati per set cinematografici importanti, quest’anno la formazione interesserà il progetto internazionale “Bellini il mistero di Puteaux”, un film sul compositore catanese che racconterà i giorni precedenti alla sua morte «una fine straziante e prematura, per molti versi, oggi, ancora ammantata di mistero» parola dell’ideatore e regista Alfredo Lo Piero.
Un’originale e fantasiosa pellicola che ricostruirà in maniera minuziosa, ciò che accadde in quella casa fuori Parigi. Ma attraverso flashback si farà luce anche sui momenti più salienti della breve vita del cigno catanese. Una sceneggiatura nella quale ha creduto fortemente anche Pio Angeletti, produttore cinematografico di capolavori quali Profumo di donna, C’eravamo tanti amati e componente della giuria del David di Donatello.
Una proposta che, tra l’altro, già ha ottenuto il coinvolgimento di Paesi quali la Francia, Germania e Austria.
Un film, dunque, che è anche un modo per promuovere Catania nel Mondo e per la cui realizzazione lo sceneggiatore e regista Lo Piero gode della sensibilità del Sindaco On. Raffaele Stancanelli e del sostegno della Regione Sicilia.
Catania FilmFest “International Film & Musical Festival"
Scritto da 95centoLa città etnea, dal 17 al 25 febbraio 2012, farà da palcoscenico alla prima edizione del Catania FilmFest “International Film & Musical Festival”, promosso dall’Associazione Culturale Unieventi, in collaborazione con il Palazzo Manganelli, la Fenice Films, l’Artacademy “Carrara” e con la straordinaria partecipazione di Giuseppe Rapisarda Management. Direttori artistici dell’evento, la giovane promessa del cinema John Real, vincitore di 3 Globi d’oro come regista e Marcello Burgaretta, artista e produttore teatrale.
Il Palazzo Manganelli farà da cornice a questo prestigioso evento, che sorge nel cuore del centro storico di Catania, a 200 m dal Teatro Bellini, antica dimora del ‘700. Recentemente restaurato ed aperto al pubblico e con lo scopo di rappresentare un luogo di riferimento per la promozione della cultura, del cinema e del teatro.
Due eccezionali presidenti di giuria, presenzieranno alla settimana catanese del cinema e del teatro: Elizabeth Missland, Presidente Onorario e Direttore Artistico del Festival del Cinema “Globo d’Oro” per la sezione dedicata al cinema; Fioretta Mari, attrice e insegnante di dizione e recitazione, nota al grande pubblico per la sua partecipazione al programma televisivo Amici di Maria de Filippi, per la sezione Musical.
Occhiolà un presepe dei monti Erei, di Lorenzo Daniele
Scritto da Redazione
Martedì 13 dicembre alle ore 17 il Coro di notte dell'ex Monastero dei Benedettini di Catania (Piazza Dante, 32) ospiterà la presentazione del docufilm Occhiolà, un presepe dei monti Erei del regista Lorenzo Daniele.
Arena Argentina: The Wall (Pink Floyd) - Alan Parker
Scritto da Redazione
Apre i battenti la nuova stagione estiva dell'Arena Argentina di Catania. Il cinema all'aperto di via Vanasco (traversa di via Umberto) offrirà come ogni anno lo sconto universitario; così ogni venerdì gli studenti dell'Ateneo catanese potranno godersi film notevoli come "The Wall", "Easy rider" e "Il corvo" al costo di 1 euro.
Una delle menti più geniali della storia della Musica appartiene senza dubbio a Roger Waters.
Credo che chiunque abbia sentito, fans a parte, almeno una volta in vita sua The Wall dei Pink Floyd.
Nel 1979 Waters e soci firmano questo concept album dalle maestose apparenze (un concept album è un album discografico in cui tutte le canzoni ruotano attorno a un unico tema o sviluppano complessivamente una storia) e dall'obiettivo quantomeno arduo: la ricerca di una struttura musicale che sfugga al modello "tradizionale" di canzone, ma che si avvicina più all'opera lirica, alla sinfonia, pur rispettando il proprio suono caratteristico e psicadelico.
Altri esempi di concept album li troviamo con Sgt. Pepper's dei Beatles, Freak Out! di Frank Zappa, Tommy degli Who, Dark side of the moon degli stessi Floyd.
Tutti sono caratterizzati dalla stessa unica forma. Non più sette, dieci o dodici canzoni tra loro distanti e distinte, ma un'unica storia musicale legata, tenuta in piedi dal numero di tracce presenti nell'opera. Assolutamente ambizioso....
Fin dal momento della sua uscita, The Wall ha suscitato tra i fans un dualismo di pareri: chi l'ha visto come il miglior album mai pubblicato dalla band, chi, al contrario, non solo come un album inconsistente, ma come l'album che ha segnato la fine del gruppo, ormai totalmente assoggettati dal dominio creativo e direttivo di Waters (non a caso durante le registrazioni del disco il tastierista storico Richard Wright viene espulso dalla band per diverbi con lo stesso Waters e ai concerti partecipa come session man).
Alcuni, quindi, lo hanno sentito e lasciato alla polvere dello scaffale, altri lo hanno usato come colonna sonora di alcuni momenti della loro vita, altri hanno cercato di addentrarsi tra le note, tra le musiche, tra i testi di quest'opera rock, usandolo anche come contestazione del sistema del quale facevano parte.
Fra questi, un grande fan dei Pink Floyd, Alan Parker si è spinto oltre. Ci ha fatto un film. Ed è un capolavoro.
La prima difficoltà l'ha trovata nel riportare un album musicale in un film, cosa assai diversa di una trasposizione cinematografica da un libro o da un racconto.
La seconda, è qui ha confermato il suo talento, è che non ha lasciato spazio alle sue suggestioni, alle sue inquetudini, ai suoi incubi, ma è riuscito a rimanere in linea con la storia, la musica, e gli effetti dei Floyd.
The Wall, il film, diventa così l'esatta trasposizione di ciò che l'autore dell'opera musicale ha perfettamente segnato sulla partitura, equilibrando tutto a un unico livello audio-visivo. Parker ha capito che la storia di the Wall era già scritta dalla musica, dalle immagini e dagli effetti dei Pink Floyd.
Non c'era bisogno di un ulteriore commento per arricchire la narrazione.
Il film (come il disco) è infatti costruito intorno alla vita di Pink (parzialmente ispirata alla vita di Roger Waters), un musicista rock in crisi (straordinaria l'interpretazione di Bob Geldof), che stà seduto in una camera d'albergo.
Troppi spettacoli, troppi applausi, troppa droga, troppe donne. La tv sempre accesa, gli occhi sempre semi-aperti a ricordare il passato, che come un cancro si impossessa sempre più della sua anima.
Mischiando il tempo e i posti, la sua realtà con i suoi incubi, il padre morto in guerra mentre lui era ancora un bambino, la madre possessiva e iper-protettiva, la scuola rigida, inumana, pronta a creare modelli stampati di ragazzi da mandare al macello, le rivolte studentesche, il divorzio e le puttane, piano piano il protagonista si crea un muro insormontabile dietro il quale nasconde i suoi sentimenti e oltre il quale prevarica la pazzia.
Lentamente abbandona il mondo reale e si rifugia del tutto nei suoi incubi, momento nel quale Alan Parker si serve di fumetti ( superbamente disegnati da Gerald Scarfe) per regalarci sequenze animate mischiate a sogni onirici, suggerendoci quella pazzia che stà devastando la mente di Pink.
Pazzia che si completa e culmina con l'immaginazione di essere un insensibile capo agitatore di folle ( stile nazista ) alla quale ribaltare l'odio per il proprio mondo e per il mondo intorno a lui.
E mentre il suo personale processo continua, le persone che hanno contribuito alla costruzione del muro ritornano e testimoniano contro di lui. Sono sicuramente i minuti più duri del film, immagini violente scandite dalle note più forti del disco, sbotti di rabbia e di paranoia, figure animate macchiate di sangue, ritmi cadenzati militari, immagini di guerra e di follia pura. L'abisso è toccato, il punto di non ritorno è segnato.
Ora il muro può solo esplodere..... Outside the wall, il brano che chiude l'intera opera, è una poesia intensa di lucida constatazione della realtà, rappresentata dall'immagine di un Pink che torna bambino, giocando in mezzo al fumo di macerie di un vecchio muro appena distrutto, trova fra delle bottiglie di latte una molotov, l'annusa, capisce che è qualcosa di sbagliato e ne rovescia il contenuto come a voler riprendere la propria vita da dove è stata segnata, per poterla magari migliorare.... Meraviglioso.
Fuori dal muro
Soli, o a coppie
Quelli che davvero ti amano
Camminano su e giù fuori dal il muro
Qualcuno mano nella mano
Qualcuno si riunisce in band I cuori sanguinanti e gli artisti
Fanno la loro comparsa
E quando hanno dato tutto ciò che potevano
Alcuni barcollano e cadono
Dopo tutto non è facile
Sbattere il tuo cuore contro uno stupido fottuto Muro.
Fonte: Recensione Inelegant
Lost: puntata 6x15. Guardo, analizzo e rimango dubbiosa. Per capire se i miei dubbi siano fondati o meno, controllo il solito sito di analisi degli episodi, e i miei dubbi vengono fugati: su tutti i forum del web, dedicati alla celeberrima serie, scoppia una protesta formale. All'alba della penultima puntata della serie conclusiva, le tanto attese domande che hanno alimentato i fan di tutto il mondo probabilmente non troveranno risposta.
La serie risolutiva, infatti, non si sta rivelando all'altezza delle aspettative. Il fenomeno Lost ha coinvolto da sempre un numero cospicuo di spettatori grazie alla genialità degli intrecci, allo spessore dei personaggi, all'originalità della struttura narrativa. L'inspiegabile risultava logico e quasi sempre scientificamente ( sempre nei limiti del possibile, del futuribile) spiegabile.
Poi il baratro. Si arriva ad un punto narrativo in cui tutto viene rinnegato, le forti caratteristiche magnetiche dell'isola lasciano, ahimè, spazio a viaggi temporali, realtà parallele e vaneggiamenti mistici. Tutto viene ridotto a follie avveniristiche prive di ogni fondamento, non dico scientifico, ma per lo meno logico.
I milioni di fan sparsi per il mondo dopo la visione dell'ultimo episodio gettano la spugna. Capiscono che non c'è più niente d'analizzare, non ci sono più domande da porre. Alla luce dell'episodio 6X15 il popolo di LOST, anche se non ufficialmente, si ribella formalmente agli autori e mostra la sua delusione: il finale di stagione non risulta essere all'altezza delle aspettative di tutte quelle persone che, indotte dagli autori stessi con varie trovate commerciali, hanno cercato di carpire ogni piccolo dettaglio, ogni scena analizzata fotogramma per fotogramma, parola per parola. Le tanto agognate risposte probabilmente non soddisferanno la curiosità del grande pubblico che ha fatto grande questa serie, anzi lo lasceranno con l'amaro in bocca.
Non resta che vedere quale altro "coniglio dal cilindro" tireranno fuori per superare l'empasse del FINALE DI STAGIONE. Ma come sempre chi vivrà, vedrà.
“Mi deprime. Lei forse vedrà più film italiani di me, ma quelli che ho visto negli ultimi tre anni sembrano tutti uguali. Non fanno che parlare di: ragazzo che cresce, ragazza che cresce, coppia in crisi, genitori, vacanze per minorati mentali. Che cosa è successo? Me lo dica lei. Ho amato così tanto il cinema italiano degli Anni '60 e '70 e alcuni film degli Anni '80, e ora sento che è tutto finito. Una vera tragedia.” (da TV Sorrisi e Canzoni, n. 23, 28 maggio 2007).
Parla cosi del cinema italiano a “Tv Sorrisi e Canzoni” uno dei registi più controversi , più discussi e più geniali del cinema mondiale: Quentin Tarantino.
Inizialmente, animata da italico patriottismo ( per la serie :“lasciateci almeno il cinema”), mi sono detta :ma chi si crede di essere questo? ( è soltanto il regista di film quali Pulp Fiction e Le Iene). Critica il cinema italiano, quando in America non se la passano certo meglio, impegnati come sono a dilettarci con le solite commedie sentimentali e film catastrofici sulla fine del mondo, su virus letali, eruzioni vulcaniche, maremoti e chi più ne ha più ne metta.
Riflettendo con più lucidità, facendo attenzione a non cadere nell’errore di criticare con troppa facilità, e dimenticare le rare eccezioni, mi sono resa conto che le severe e un po’ amareggiate parole di Tarantino descrivono a grandi linee la palude di banalità, prototipi, luoghi comuni nella quale sguazza il cinema italiano. E’ come se ci fossero ormai due principali tendenze : la prima la potremmo definire “mucciniana” ed è quella che vede protagonisti trentenni in crisi, adolescenti che inseguono solo il successo; la seconda tendenza la potremmo definire “nostalgica” che vanta tra i film più noti “La meglio gioventù”, “Mio fratello è figlio unico”, “Il grande sogno”; tutti film fossilizzati nel ricordo di una “età dell’ oro” perduta, quali appunto gli anni ’70. Tra queste principali linee di pensiero poi ci sono i cinepanettoni, i film di Moccia, e pochi buoni film.
Nel tentativo di capire cosa è cambiato, di dare “immaginariamente” una risposta a Tarantino, ho guardato con molta attenzione un film diretto da Vittorio De Sica, “Il Giardino dei Finzi-Contini, tratto dall’omonimo romanzo di Giorgio Bassani. La storia è ambientata nel ventennio fascista, e vede protagonisti un gruppo di amici, appartenenti alla borghesia italiana di origine ebraica, che vedono a poco a poco disgregarsi la loro vita, la loro realtà, i loro diritti, con l’ avvento delle leggi razziali. Dopo la visione di questo film (tra l'altro insignito del Premio Oscar come migliore film straniero, e dell’Orso d’ Oro alla mostra del cinema di Berlino) la differenza tra ieri e oggi è più che mai evidente. La drammaticità del tema, le emozioni dei protagonisti sono rese attraverso la semplicità dei dialoghi, l’eleganza delle immagini prive di pateticità, le capacità interpretative degli attori; è un film senza tanti fronzoli, scene inutili ed eclatanti ma che comunque emoziona, commuove, fa riflettere, denuncia con piccole e semplici frasi.
A Tarantino direi: ”vedi caro Quentin, non lo so cosa è successo, sicuramente la società è cambiata, la cultura è diversa, e forse i registi italiani vedono solo giovani in crisi; forse è più facile parlare solo di questo; forse è meno faticoso e più redditizio, al fine degli incassi, fare ridere con la volgarità piuttosto che con l’ironia e l’ umorismo. Forse è cambiato il modo di intendere il cinema, non più come mezzo di comunicazione e di cultura, ma semplicemente come forma di divertimento, pertanto un film del genere oggi risulterebbe, ai più, lento e noioso, abituati come siamo agli effetti speciali, colpi di scena, a vederci raccontato tutto in pochi secondi!”
Probabilmente gli appassionati di cinema si saranno indignati al pensiero che io abbia scoperto da pochi giorni questo capolavoro, e magari avranno pensato “questa crede di aver scoperto l’ acqua calda”; però se anche una sola persona accoglie l'invito a vedere questo “grande classico”, il mio intervento acquisirà un valore aggiunto oltre a quello di avermi fatto riflettere ed essermi arricchita di una conoscenza in più.