“Mi deprime. Lei forse vedrà più film italiani di me, ma quelli che ho visto negli ultimi tre anni sembrano tutti uguali. Non fanno che parlare di: ragazzo che cresce, ragazza che cresce, coppia in crisi, genitori, vacanze per minorati mentali. Che cosa è successo? Me lo dica lei. Ho amato così tanto il cinema italiano degli Anni '60 e '70 e alcuni film degli Anni '80, e ora sento che è tutto finito. Una vera tragedia.” (da TV Sorrisi e Canzoni, n. 23, 28 maggio 2007).
Parla cosi del cinema italiano a “Tv Sorrisi e Canzoni” uno dei registi più controversi , più discussi e più geniali del cinema mondiale: Quentin Tarantino.
Inizialmente, animata da italico patriottismo ( per la serie :“lasciateci almeno il cinema”), mi sono detta :ma chi si crede di essere questo? ( è soltanto il regista di film quali Pulp Fiction e Le Iene). Critica il cinema italiano, quando in America non se la passano certo meglio, impegnati come sono a dilettarci con le solite commedie sentimentali e film catastrofici sulla fine del mondo, su virus letali, eruzioni vulcaniche, maremoti e chi più ne ha più ne metta.
Riflettendo con più lucidità, facendo attenzione a non cadere nell’errore di criticare con troppa facilità, e dimenticare le rare eccezioni, mi sono resa conto che le severe e un po’ amareggiate parole di Tarantino descrivono a grandi linee la palude di banalità, prototipi, luoghi comuni nella quale sguazza il cinema italiano. E’ come se ci fossero ormai due principali tendenze : la prima la potremmo definire “mucciniana” ed è quella che vede protagonisti trentenni in crisi, adolescenti che inseguono solo il successo; la seconda tendenza la potremmo definire “nostalgica” che vanta tra i film più noti “La meglio gioventù”, “Mio fratello è figlio unico”, “Il grande sogno”; tutti film fossilizzati nel ricordo di una “età dell’ oro” perduta, quali appunto gli anni ’70. Tra queste principali linee di pensiero poi ci sono i cinepanettoni, i film di Moccia, e pochi buoni film.
Nel tentativo di capire cosa è cambiato, di dare “immaginariamente” una risposta a Tarantino, ho guardato con molta attenzione un film diretto da Vittorio De Sica, “Il Giardino dei Finzi-Contini, tratto dall’omonimo romanzo di Giorgio Bassani. La storia è ambientata nel ventennio fascista, e vede protagonisti un gruppo di amici, appartenenti alla borghesia italiana di origine ebraica, che vedono a poco a poco disgregarsi la loro vita, la loro realtà, i loro diritti, con l’ avvento delle leggi razziali. Dopo la visione di questo film (tra l'altro insignito del Premio Oscar come migliore film straniero, e dell’Orso d’ Oro alla mostra del cinema di Berlino) la differenza tra ieri e oggi è più che mai evidente. La drammaticità del tema, le emozioni dei protagonisti sono rese attraverso la semplicità dei dialoghi, l’eleganza delle immagini prive di pateticità, le capacità interpretative degli attori; è un film senza tanti fronzoli, scene inutili ed eclatanti ma che comunque emoziona, commuove, fa riflettere, denuncia con piccole e semplici frasi.
A Tarantino direi: ”vedi caro Quentin, non lo so cosa è successo, sicuramente la società è cambiata, la cultura è diversa, e forse i registi italiani vedono solo giovani in crisi; forse è più facile parlare solo di questo; forse è meno faticoso e più redditizio, al fine degli incassi, fare ridere con la volgarità piuttosto che con l’ironia e l’ umorismo. Forse è cambiato il modo di intendere il cinema, non più come mezzo di comunicazione e di cultura, ma semplicemente come forma di divertimento, pertanto un film del genere oggi risulterebbe, ai più, lento e noioso, abituati come siamo agli effetti speciali, colpi di scena, a vederci raccontato tutto in pochi secondi!”
Probabilmente gli appassionati di cinema si saranno indignati al pensiero che io abbia scoperto da pochi giorni questo capolavoro, e magari avranno pensato “questa crede di aver scoperto l’ acqua calda”; però se anche una sola persona accoglie l'invito a vedere questo “grande classico”, il mio intervento acquisirà un valore aggiunto oltre a quello di avermi fatto riflettere ed essermi arricchita di una conoscenza in più.
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