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Dal blog Ray of Moon di una nostra autrice - Stamattina ho acceso il computer, e la prima notizia che ho letto è stata quella della morte della giovane Vanessa Scialfa, una ragazza di 20 anni che martedì scorso era scomparsa da Enna. A ucciderla è stato il ragazzo e convivente di 34 anni, Francesco Lo Presti. Dopo un litigio scoppiato per gelosia, l'ha strangolata e gettata dal cavalcavia della statale 117 bis, per poi andare dai carabinieri a denunciarne la scomparsa. E solo ieri ha confessato. In questi giorni su facebook, ho visto spesso da parte del padre, richieste disperate riguardo la figlia. Che non l'avevano più trovata. Foto su foto, segnalazioni, condivisioni, pagine dedicate al suo ritrovamento. Ma torniamo alla triste realtà. Sorge spontanea una domanda, perchè? E' terribile pensare alla freddezza delle azioni di questo uomo. Nel 2012 la donna deve ancora temere chi "si ama", perché? Nessuno è così in alto rispetto agli altri da permettere di giostrare la vita di un'altra persona, ed arrivare anche al punto di togliergliela... Vengono solo i brividi a pensarci! Io ho anche 20 anni.

A 20 anni dovresti pensare a studiare, a costruire un futuro per la tua vita e con le tue forze, ad essere comunque libera delle tue scelte, a vivere la vita secondo i tuoi desideri, e invece, troviamo ancora uomini che hanno in mente che la donna, a qualsiasi età, è come un oggetto, guai chi le tocca e/o le guarda. Non si riesce a mettersi in testa che uomo e donna sono entrambi esseri viventi, nati allo stesso modo, desiderosi di vivere al meglio la propria vita, di realizzarsi e stare bene con se stessi. E sembra quasi di tornare in quegli anni quando la donna doveva obbligatoriamente restare in casa, non poteva avere titoli più alti degli uomini, aveva i propri programmi televisivi e i propri romanzi da leggere. Doveva essere sempre fedele, buona e ascoltare il proprio marito/compagno. Ma nel 2012, cos'è cambiato?

Posso affermare con sicurezza che nonostante i tempi vadano avanti, certe idee e certe persone non vogliono cambiare ... E la cosa più triste è che anche le tv, giornali, e tutti gli altri mezzi di comunicazione non aiutano molto, ma mostrano spesso e volentieri la classica "gelosia morbosa" tra fidanzati, tralasciando un punto fondamentale, "la donna è di se stessa"! E allora, non posso che lasciare un mio pensiero a Vanessa, a Stefania Noce, e a tutte le ragazze che hanno avuto la sfortuna di trovare un "amore malato", che prende in continuazione senza dare, arrivando al punto di prendere la cosa più preziosa che una persona possa avere ... E concludo con le parole di Claudio Lolli, un grande cantautore della musica italiana, che ha capito davvero il significato della parola "compagna", e sarebbe anche ora che lo capissimo tutti ...  

La parola Compagna... Compagna all'epoca era una parola polisemica, voleva dire la moglie, la sorella, la tua convivente, quella con cui scopavi, quella con cui avevi una relazione intellettuale, quella con cui avevi una relazione politica interessante, voleva dire... Tutto. Oggi questa parola è molto sgradita, perchè ha mantenuto solamente la sua connotazione politica, che oggi usano in modo... in modo polemico, insomma non ci si può più chiamare Compagni...

 

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Questione meridionale. E’ questo il titolo del nuovo album del cantautore napoletano Eugenio Bennato, che ha presentato il suo ultimo disco alla libreria “Feltrinelli” di Catania. Durante questo tour nelle librerie di tutta Italia, Eugenio racconta le storie dei Briganti del Sud.  Ad accompagnarlo in questo viaggio la corista Sonia Totaro e il chitarrista Vincenzo Lambiase. Al loro arrivo, con qualche minuto di ritardo a causa di piccoli inconvenienti, applauso generale da parte del “pubblico”. L’evento inizia con un’introduzione di Eugenio riguardo il suo album, in particolare i racconti di un Sud forte e con tanta voglia di vivere.  E subito dopo, una dopo l’altra vengono presentate diverse canzoni, ed ognuna di esse racconta una storia ben precisa. Poco prima della sua esibizione, Eugenio si ferma a parlare con me, rispondendo ad alcune domande.
 
D: «Da dove è nata l’idea dell’album?»
R: «Da molte sere passate con un pubblico entusiasta.»
 
D: «Ha citato in una sua canzone Fabrizio De Andrè. Quale rapporto lo legava al cantautore genovese?»
R: «Ho riscontrato che un certo tipo di pubblico ascolta Fabrizio e sa tutto di Fabrizio. Io ho conosciuto Fabrizio passando tante serate insieme. E mi fa piacere riconoscere che un artista ligure sia al centro dell’attenzione di un pubblico che ascolta soprattutto musica del Sud. Poi l’ho citato anche a proposito dello schieramento. Fabrizio era dalla parte degli indiani d’America, io dalla parte dei briganti.»
 
D: «In “Autobiografia Industriale”, Claudio Lolli aditava le case discografiche come principali responsabili del decesso ideologico della società, e parliamo della fine degli anni ’70. Ora, nel 2012, si nota che anche le televisioni si possono considerare tra questi “colpevoli”. Che ne pensa?»
R: «Sicuramente i mass-media sono in ritardo, non si accorgono di quello che sta succedendo davanti ai loro occhi. Ma io potrei citare come responsabili i critici musicali. Come critico musicale mi viene in mente quello di Repubblica. I critici musicali passano la loro carriera a lasciarsi sfuggire le occasioni e non mettere in evidenza quello che sta accadendo in Italia. Noi per fortuna, mentre loro si lamentavano invece, abbiamo un riscontro diretto col pubblico.»
 
D: «Crede che la musica può aprire la mente dei giovani di oggi?»
R: «Sicuramente la musica contribuisce alla comunicazione. Ti faccio un esempio,  a me la musica ha portato ad incontrarmi e a scoprire l’importanza delle nuove generazioni di migranti qui in Italia. Vi è una comunicazione diretta che supera i pregiudizi.»
 
D: «Quali sono gli artisti che ascoltava da giovane e lo hanno ispirato nel corso della sua carriera?»
R: «Gli anonimi maestri del Sud. Potrei citare Matteo Salvatore, un grande cantautore pugliese. Potrei citare Antonio Infantino, un poeta musicista della Basilicata. Poi, i grandi artisti della musica brasiliana, come il maestro João Gilberto