Colpa dei traduttori simultanei italiano-inglese online? Colpa di Google Traduttore? Colpa di Babelfish o colpa dell'ignoranza acuta? Queste domande se le saranno poste in molti e crediamo siano indirizzati tutti verso l'ultima ipotesi. Ancora una volta l'italiano medio si presenta al mondo con forti carenze della lingua madre internazionale: Sua Maestà English! E si presenta ancora una volta da 'comico', che con le sue gaffes fa ridere Europa e continenti amici.
Dopo fantomatici tunnel inventati dal nostro 'caro' ex Ministro Gelmini, ci pensa la Facoltà di Agraria di Firenze coadiuvata dal MIUR a generare massima ilarità. Di cosa stiamo parlando? Ovviamente del bando più hot della Pubblica Istruzione: "From sheep to Doggy Style"! Avete letto bene: Doggy Style...e vi assicuriamo che non si tratta di un bando sull'insegnamento del Kamasutra.
Il genio di turno, assistito dai suoi collaboratori, ha pensato di sostituire con la suddetta parola inglese il termine pecorino, inserito nel titolo originale italiano del bando "Dalla pecora al pecorino. Tracciabilità e rintracciabilità di filiera nel settore lattiero caseario toscano".
Pronte le scuse del Ministero, che oggi ha rilasciato un comunicato autoironico sulla vicenda: "Cari amici della rete, ultimamente vi abbiamo intrattenuto con alcuni errori involontariamente comici (...) Da ultimo, per ora, una traduzione maccheronica dall’italiano all’inglese, dagli effetti esilaranti, di un bando di ricerca relativo al formaggio pecorino".
Adesso i bookmakers, oltre a fornire le quote del futuro vincitore del Festival di Sanremo, si adopereranno a quotare la prossima gaffe dei nostri Ministri: si prevedono numeri molto bassi e tempi celeri!
E le industrie casearie sarde e sicule, in tutto questo, cominciano a gridare vendetta...

Accadeva il 21 Luglio 2011, con ventuno voti favorevoli, cinque contrari e due astensioni veniva approvato dal Senato Accademico il nuovo Statuto d'Ateneo dell'Università degli Studi di Catania.
Giorno 12 luglio alle 20.30 si terrà in Piazza Dante la proiezione del film "I cento passi" di Marco Tullio Giardina. A tale iniziativa, promossa da studenti dell'Università catanese, aderiranno anche due importanti associazioni come "Libera" e "AddioPizzo", che da anni pongono in primo piano la triste realtà della mafia e del pizzo.
Il film, celebre anche per aver iniziato la carriera dell'attore palermitano Luigi Lo Cascio, tratta la storia vera di Giuseppe "Peppino" Impastato, attivista e politico che pagò con la vita le denunce delle attività mafiose in Sicilia, in particolar modo nella sua Cinisi.
I motivi di una manifestazione del genere sono chiari. La sparatoria che il 1° Luglio ha coinvolto la studentessa Laura Salafia (le cui condizioni al momento sembra migliorare di ora in ora) ha scosso non solo i frequentatori della facoltà letteraria catanese, ma l'intero popolo universitario. Il problema sarebbe se questo fatto gravissimo non abbia fatto rimanere perplessi quelli che in quel quartiere ci vivono, e convivono con la filosofia del "live and let die".
Questo è il motivo della proiezione: l'evento vuole aprire un dialogo, dare un segnale, aprire una breccia nel muro di indifferenza che si crea tra due realtà diverse come quelle di una facoltà e quella di un quartiere costretto a rinchiudersi nel silenzio.
Per far sì che non si rischi più una strage come quella di inizio luglio, e per fare in modo che la città torni alle persone che la vivono, sottraendola a quelli che la rovinano.
L’estate è appena iniziata (per chi non lo sapesse, il 21 giugno si è soliti dare il via alle danze “marine”). Ma come ogni estate che si rispetti, anche questa comporta una serie di novità che di sicuro la renderanno sempre più interessante di quella passata e sempre meno divertente della prossima. Ma procediamo per gradi.
Vorrei avere la sigla del Tg Uno come sottofondo, ma date le scarse risorse finanziarie, credo ne dovrò fare a meno, per forza di cose (che noia, che barba!).
Scusate l’interruzione. Dicevamo? Ah si.
Primo fra tutti, lo scandalo della facoltà di Lingue della nostra ridente e quanto mai solare cittadina che ha occupato per mesi la maggior parte delle testate giornalistiche serie (e non mi riferisco ai Tg locali, ma a quelle studentesche, che di sicuro svolgono un lavoro nettamente migliore di loro, e sono anche meno pagati. Ingiustizie della vita.). In sostanza sembra non essere cambiato niente, o per lo meno in modo positivo per quei poveri studenti che si ritrovano a dover condividere una laurea con i loro colleghi di Lettere (tutto avrei pensato, ma non questo).
Non lo so, ma di sicuro non vorrei essere nei loro panni. Vedersi praticamente buttare fuori dal proprio corso di laurea un giorno, ed il giorno dopo sentirsi parte degli studenti di lettere (un po’ come mettere il caffè nella macedonia. Non è poi tutta sta gran cosa eh...).
Mi spiace davvero, come studente in primis, e come ragazzo che naviga da tempo sulla stessa barca chiamata “Futuro”.
Così come mi dispiace dover venire a sapere che per laurearsi bisogna comprare altri crediti che costano come un affitto di una stanza (più o meno). Trovo moralmente scorretto anteporre i soldi all’istruzione del singolo, che dopo anni (regolari o meno che siano) di duro lavoro, di studio, di ore spese a costruirsi un futuro decente, si sentono dire : “No soldini, no party!”.
Da quando laurearsi è diventato uno show-business? Mi sarò perso sicuramente qualche passaggio!
Come se non bastasse, torna sul banco degli imputati anche “la Ministra” Gelmini, con le sue riforme, le sue idee, le sue perle di saggezza (qualcuno le dica che le perle sono false però).
È realmente convinta di poterci prendere in giro in questo modo? Credo che molti le abbiano già spiegato che non è tagliando i fondi alla ricerca, non è rendendo private anche le università pubbliche aumentandone la retta, che si tira avanti la carretta (Và, pure la rima ho fatto).
Ma si sa, il caldo estivo dà spesso un po’ alla testa.
In conclusione, credo che l’estate duemiladieci si prospetti piena di gente sul bagnasciuga e di giovani studenti abbronzati.
Come dite? Perché non studiano? Perché non sostengono esami?
Semplice! Provateci voi ad entrare in facoltà, quando poche ore prima vi hanno chiuso la porta in faccia.
Si continua a sparare sulla croce rossa, o almeno ci si allena.
Notizia dell’ultima ora (e non è affatto un pesce d’aprile, purtroppo): le università italiane, assumono a costo zero insegnanti su insegnanti.
La notizia si commenta da sola, è evidente. Sono tanti, forse anche troppi gli insegnanti che non vengono più pagati dagli atenei italiani, i ricercatori costretti a vivere e lavorare dentro uffici poco più grandi di una lavanderia, pagati all’ora (si parla di tre euro l’ora, TRE EURO!).
La domanda sorge più che spontanea: «A cosa serve laurearsi, se il mio stipendio è praticamente inferiore a quello del ragazzo che mi porta la pizza a casa il sabato sera?».
La domanda ha una risposta banale, tristemente banale, per questo non la darò lasciando a voi l’arduo compito.
Questo paese sta andando in rovina (un po’ come le celebrità che si suicidano insomma!), da un lato i lavoratori sotto pagati (nel migliore dei casi), dall’altro i ricconi del giorno che, truffa su truffa, costruiscono i loro palazzi d’oro, facendo girare i figli su macchine extra lusso. Insomma cose viste e riviste, che ormai lasciano solo un senso d’amarezza dentro noi studenti, noi figli della classe media che stenta ad arrivare alla fine del mese, costretta a mettere i soldi da parte un anno prima, se si vuole partire in vacanza d’estate.
Mi chiedo perché l’università, origine della nostra istruzione, nonché fonte della stessa, debba essersi ridotta ad un ammasso di cervelli spenti, che non producono (e non hanno tutti i torti!) e che non migliorano le nostre condizioni di vita.
Mi domando sul motivo per il quale, non ci si riesca a ribellare in modo convinto e sicuro (tanto alla fine, sappiamo tutti di chi è la colpa, e daje!) per cambiare realmente le cose.
Invidio i miei nonni, che hanno davvero lottato per i loro diritti, scendendo fisicamente in campo, con manifestazioni e lotte intestine, convinti davvero di poter cambiare le cose, riuscendoci.
Cosa manca alla nostra generazione per cambiare le cose? Forse niente. Forse tutto.
Forse loro non si erano accontentati della condizione che il potente di turno gli aveva esposto (o IMposto); magari loro non avevano niente da perdere, ma solo da guadagnarci.
Adesso invece, guardo neo-laureati, pronti e volenterosi di insegnare ciò che hanno imparato ad altri giovani, ridursi ad assumere le sembianze di “docenti-ninja” che fanno lezione, ma che non vengono citati in nessun elenco (non risultano né come docenti, né come ricercatori. Che sono allora?), pagati all’ora e spesso neanche quello. Ho paura per gli studenti di oggi, che una volta diventati insegnati, si ritroveranno a lottare per poter lavorare, cosa che ha del paradossale per il semplice fatto che esiste un “diritto al lavoro”, ed i diritti non si toccano e non si calpestano, mai.
“C’è del marcio in Danimarca”, o almeno così ho sentito dire tempo fa.
“C’è del marcio in Italia”, è quello che vedo oggi.
Ho sempre amato i ninja, per le loro acrobazie, per i pugnali volanti e tutto il resto, ma sinceramente, spero che qualcosa cambi in fretta. Non vorrei cambiare i pugnali con i libretti, o con registri vari.
Sarebbe parecchio triste.
Razionalizzazione delle risorse, più tempo pieno, innovazione tecnologica, confronto con le scuole e gratifiche ai docenti. Sono queste le parole chiave della scuola che prenderà il via già da quest'anno, novità illustrate stamani in una conferenza stampa dal Ministro Mariastella Gelmini.
Il Ministro ha voluto immediatamente tranquillizzare le famiglie in merito al tempo pieno che, quest'anno, è stato attivato in 2.191 classi in più rispetto allo scorso anno; è stato messo in evidenza che, se un tempo ricorrevano a questo strumento soprattutto regioni come la Lombardia e l'Emilia Romagna, quest'anno si è notato un aumento delle richieste anche dalle regioni del Centro-Sud. L'aumento delle classi a tempo pieno risponde alla richiesta delle famiglie che per il 30,4% hanno scelto come modello orario quello delle 40 ore settimanali, con due insegnanti. Il modello a 30 ore è stato scelto dal 58,6% delle famiglie e quello di 24 e 27 ore dall'11%.
In tutti i modelli orari sono presenti due insegnanti, di cui uno prevalente. Questa maggiore disponibilità di risorse è stata resa possibile grazie all'eliminazione delle compresenze e alla razionalizzazione degli organici, oltre che attraverso l'assunzione, a partire da quest'anno scolastico, di 8.000 docenti, 8.000 unità di personale ATA e 647 dirigenti scolastici.
"Non si verificherà la tragedia ipotizzata dalla Sinistra secondo la quale il maestro prevalente avrebbe depauperato le famiglie" ha voluto precisare il Ministro.
Finanziamenti all'edilizia scolastica ed investimenti per la digitalizzazione della scuola
Il Ministro Gelmini ha sottolineato che la questione dell'edilizia scolastica è una priorità e a tal fine il Governo ha stanziato 1 miliardo di € che si aggiungono a quelli previsti dal piano triennale per la messa in sicurezza degli istituti scolastici. Saranno invece 18 milioni quelli destinati alla digitalizzazione della scuola: già da novembre 2008 sono state 10.000 le lavagne interattive arrivate in 11.000 classi. La digitalizzazione della scuola prevede inoltre la possibilità per le famiglie di consultare online la pagella dei figli mentre gli sms dalle scuole potranno avvertire i genitori dell'assenza dei figli in classe.
"Vogliamo uscire dalla scuola progettificio ed entrare nella scuola dell'innovazione che si avvarrà di una web tv e di momenti di confronto per mantenere aperto il dialogo con chi, nella scuola, ci lavora.(...) Il MIUR vuole aprire un canale di comunicazione con le scuole. E' necessario aprire un dialogo apolitico basato sui contenuti."
Dopo le polemiche degli ultimi giorni sull'ora di religione non poteva mancare un riferimento anche su questo tema: il Ministro ha dichiarato di considerare legittima la pretesa della Chiesa di far mantenere all'ora di religione l'attuale connotazine: "L'ora di religione deve essere rispettata: qualcuno dice che la storia, la filosofia, l'arte non possono essere capite se non si conosce la religione cattolica".
La scuola, secondo la Gelmini, "deve avviarsi verso una strada che le consenta di riacquistare prestigio. Difendere lo status quo, infatti, non fa bene ne' agli studenti ne' alla scuola". Ecco cosa è cambiato: sia alle elementari che alle medie si torna all'espressione del voto in decimi come già avviene in tutti i paesi europe, eccetto che per la religione cattolica che prevede una valutazione espressa attraverso un giudizio sintetico. Per gli studenti di scuola media dallo scorso anno scolastico è stato introdotto l'esame di Stato, al quale si può accedere solo se si è ottenuta la sufficienza in tutte le materie e in condotta.
Anche alle superiori è stato reintrodotto il voto sul comportamento che contribuisce all'attribuzione dei crediti scolastici.
Tra le novità di quest'anno c'è il contenimento della spesa per i libri di testo -che nella scuola primaria non potranno cambiare per almeno 5 anni e 6 nella secondaria- e la riformulazione delle ore di lezione che, da quest'anno, alle medie saranno di 30 ore.
Una scuola senza sprechi, con risorse razionalizzate ma anche gratificate e meglio retribuite. Il Ministro riconosce l'importanza del lavoro dei docenti che devono essere pagati con stipendi che rientrino nella media europea. "A tal proposito -ha detto il Ministro- esistono disegni di legge tanto del Governo come dell'opposizione che sono simili e che possono essere riuniti. Quest'anno si affronterà anche il tema della formazione, del reclutamento e del progresso di carriera dei docenti."
Dalla Gelmini a Vladimir Luxuria, l’unica parola capace di riassumere il senso profondo degli ultimi anni è la parola tagli.
La Moratti taglia con la scimitarra, Fioroni con il bisturi, Gelmini con la sega elettrica: l’importante è tagliare, togliere, rinunciare a qualcosa che in passato si riteneva centrale e decisivo. Non siamo di fronte ad un risparmio, come si sostiene senza arrossire a reti ed edicole unificate, perché, complessivamente, la spesa pubblica non diminuisce ma aumenta. Si tratta di un cospicuo trasferimento di risorse da settori capaci di far vincere l’Italia a settori capaci di far vincere le elezioni.
Curiosando fra le macerie, non può non colpire il drastico taglio (da 30 a 20, un terzo!) delle scuole da indicare per eventuali supplenze. Dal momento che la spesa per convocare i precari tramite telegramma è eccessiva, non si cerca un metodo più efficiente ed economico ( pare che ne esistano), ma si tagliano sedi e opportunità.
In forza di questa misura tragicomica, nelle classi dei nostri figli non entra il docente più bravo ma quello più fortunato, capace di ricevere in sogno i nomi delle scuole incubatrici di supplenze. Se fosse un film, si intitolerebbe “Dalla meritocrazia all’occultismo”.
“L’istruzione non si vende, la scuola e l’università non si toccano”. Questo è il grido che, unanime, si è levato dal fiume di studenti catanesi, i quali, la mattina del 30 novembre, si sono riversati per le strade per ribadire il loro fermo dissenso dalla riforma universitaria, approvata poi dalla Camera.
Un lungo corteo è partito da piazza Roma alle 9 e si è mosso lungo corso Italia per poi arrivare alla stazione ferroviaria, dove sono stati occupati simbolicamente i binari per circa un’ora. Il corteo si è poi si è spostato davanti alla sede del Comune di Catania e infine si è sciolto intorno alle 13 in piazza Università.
Altissima la partecipazione degli studenti delle scuole superiori, che hanno portato in giro striscioni dal contenuto spesso ironico, venato tuttavia da una sottile preoccupazione per il futuro.
Preoccupazione che invece sembra non aver toccato a fondo il mondo dell’università catanese. L’università - benché pesantemente colpita dalla riforma Gelmini a partire dai tagli alle borse di studio fino ad arrivare alla qualità dell’istruzione – ha partecipato alla manifestazione soltanto con piccoli gruppi di rappresentanza per neanche ogni facoltà dell’ateneo. Particolarmente preoccupante, inoltre, l’assenza di quasi la totalità degli studenti della facoltà di lingue e letterature straniere, il cui futuro è in questo momento più incerto che mai.
Un’occasione sprecata, a detta di molti: occasione di riunire finalmente tutti gli studenti, dalle superiori e dall’università; occasione di dare un segno veramente forte del dissenso degli studenti che difendono il loro diritto a restare tali; occasione di dare un nuovo inizio a un mondo che sembra destinato allo sfacelo. Occasione che è però sfumata nel momento in cui, esattamente come era stato previsto, il corteo si è sciolto alle 13. Lasciando l’amaro in bocca a chi invece ha sempre detto di no a questa riforma e che magari avrebbe sperato in un risultato più importante.

Dentro la Camera, e dalla foto, si evince una Mariastella Gelmini sorridente e soddisfatta. Fuori dalla Camera, e nel resto d'Italia, si assiste a guerriglia pura: fumogeni, petardi, lancio di materiale vario, attacchi alle forze dell'ordine, autostrade e stazioni bloccate, striscioni sopra i tetti e sotto le metropolitane. Poco importa a quanto pare, il popolo non ha voce in capitolo dentro Palazzo Madama, ed i SI (307) anche stavolta superano i NO (252). La Gelmini vince ancora, il popolo studentesco ed il corpo docenti non ci stanno. Si prevedono altri focosi giorni di protesta, almeno fino a giorno 9 Dicembre, quando il tutto passerà nelle mani del Senato. E mentre Berlusconi dichiara di appoggiare in toto la riforma ("gli studenti intelligenti e diligenti sono rimasti a casa a studiare"), ed il PDL vota a favore, ciò che desta qualche perplessità sono le dichiarazioni del Senatùr Bossi: "Gli studenti hanno qualche ragione a protestare". Ma ecco che pochi minuti dopo arriva la ribattuta ad effetto: "La Lega ha detto ai propri giovani di non protestare". Insomma, ancora una volta scarsa coerenza da parte del partito del nord, che, come volevasi dimostrare, conclude con il voto a favore della Gelmini.
Una parte si alza per applaudire Franceschini dopo la sua orazione; risponde l'opposizione applaudendo Cicchitto dopo il suo discorso. Maroni plaude al cordone umano della polizia, Rutelli si astiene dal voto; Bersani insulta La Russa, La Russa insulta Bersani. Insomma tanti applausi e tanti "buuu", come al solito, come in politica, come in Italia. Dopo la famosa mortadella, stavolta sarà l'ora "do pani cunzatu"? La verità è che gli studenti non ne possono più nè di destra, nè di sinistra, nè di centro, nè di obliquo, di lato, di Ovest e di Nord (non ce ne vogliano Est e Sud).
"NON HO STATO...NON E' UN ERRORE MA UNA REALTA'",detta uno striscione esibito per le vie di Catania,durante la partecipatissima manifestazione contro la riforma Gelmini. Gli studenti liceali e universitari ,insieme a ricercatori e docenti, muovono il loro dissenso da Piazza Roma , per poi intraprendere le vie principali della città: la manifestazione si svolge in maniera ordinata ma i dimostranti ribadiscono decisi: "NON PAGHEREMO LA VOSTRA CRISI" "RIDATECI IL NOSTRO FUTURO".Le foto della mattinata di oggi sono visionabili al seguente link
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