Metto le mani avanti e mi paro anche un po’ il culo: questa non è una recensione. O almeno non nell’accezione classica del termine. Recensire un disco dei radiohead con due soli giorni d’ascolto è improponibile e degradante nei confronti dell’arte che i cinque di Oxford ci regalano da circa diciotto anni con una nonchalance paralizzante.

Così come paralizzante è stata la (lunga) attesa per quest’album: “il disco uscirà a fine 2010”, “no, in realtà il disco uscirà all’inizio del 2011” erano le tesi diffuse sul web. Arriva Gennaio ed il vuoto cosmico avvolge queste tesi: i radiohead sono spariti dalla faccia della terra. Appassionati e fan gettano su internet qualsiasi notizia che possa far intravedere un barlume di speranza: mistiche visioni di Thom Yorke in giro per Londra si susseguono su twitter e facebook. La frenesia mediatica stava per raggiungere il suo culmine quando all’improvviso, un giorno qualunque – il 14 febbraio per l’esattezza-  senza alcun preavviso, la fatidica notizia fa il suo ingresso: “the king of limbs” uscirà il 19 febbraio.

Senza lustrini e senza paillettes, solo un “thank you for waiting” scritto sulla home page del sito da cui è possibile scaricare l’album. Scaricare l’album? Sì, abbiate un altro po’ di pazienza e ci arriveremo. Prima bisogna passare dal Giappone, da piazza Hachiko Shibuya, luogo in cui alle ore 18:59 di venerdì , viene rilasciata un’altra notizia: quei burloni dei radiohead annunciano l’uscita del primo singolo “lotus flower” (e del rispettivo video) . E sì, già che ci siamo anticipiamo di un giorno l’uscita dell’album, accontentiamo tutti e facciamolo uscire giorno 18.

Ed eccoci dunque ad oggi. “The king of limbs” arriva a quattro anni di distanza dal precedente “in rainbows” ed è il primo album disponibile anche in edizione newspaper , ovvero un’edizione speciale contenente due vinili, un cd e l’artwork di diverse dimensioni. Svincolati dalle restrizioni discografiche, la band ha deciso di distribuire l’opera anche in download digitale e in classico formato cd. Per effettuare il download e per ordinare una copia del newspaper album, basta andare al sito thekingoflimbs.com  e scegliere. Non fatevi strane idee però, stavolta non regalano proprio niente. Non regalano niente in termini meramente economici s’intende, perché di bellezza ne regalano eccome. Otto tracce  per la durata di 37: 24, “the king of  limbs” non ha nessuna somiglianza con i lavori precedenti della band di Oxford e per favore, evitate di cadere nel facile tranello del paragone, sarebbe inutile e triste.

L’ouverture è affidata a “bloom” introdotta dal suono di un piano smorzato dall’arrivo della sezione ritmica. Mi sembra doveroso dirlo subito: se siete alla ricerca di ritornelli facili e motivetti giocondi (ammesso che voi vi siate mai avvicinati alla loro musica  con intenti simili) siete fuori strada: l’ottava meraviglia dei radiohead è un disco intimista e profondo, guidato da un’anima elettronica che vi accompagna fino all’ultima canzone. Un disco d’ascoltare in totale solitudine. L’essenza glaciale trova la sua massima espressione nella semi-strumentale  “Feral” , tre minuti di annichilimento della melodia, in netta contrapposizione con “morning Mr. Magpie”, caratterizzata da un trascinante riff nevrotico. “Little by little” e “give up the ghost” restituiscono quel calore umano  apparentemente celato altrove, facendo sentire l’ascoltatore un po’ meno spiazzato. “Lotus flower” è forse l’unico varco facilmente accessibile ( si tenga conto che le parole “accessibile” e  radiohead sono di per sé un ossimoro) di quest’album: non definitelo radiofonico però, sarebbe davvero umiliante. 

Questa piccola, grande tundra di “the king of  limbs” trova il suo  apice nell’agghiacciante incanto  di “codex” dove il canto onirico di Thom Yorke e l’eco di un malinconico pianoforte, inducono facilmente alle lacrime. Che queste siano di dolore o di gioia, sta a voi deciderlo. La chiusa è affidata all’idilliaca “separator” che tra beat elettronici e riverberi vocali pone la parola fine ad album che senza esagerazioni può essere definito come perfetto. Scrivere ulteriori aggettivi retorici a riguardo credo sia superfluo. Le parole sono importanti, ma quando l’arte ti lascia senza fiato, abusare di queste solo per alimentare la spocchia diventa ridicolo. E poi questa non è una recensione.

http://www.thekingoflimbs.com/

 

Caterina Mauro

Caterina Mauro

Facoltà : Lettere e Filosofia
Corso: Scienze per la Comunicazioni Internazionale
Anno :
Ruolo: Autrice, rubrica di  The rock Resistance

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna