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Sono ancora le quattro del pomeriggio e da Yoko Ono si fa già musica. Ancora una volta questo locale ci ha offerto il suo sofisticato ambiente per l’incontro con un artista emergente del panorama musicale italiano. Questa volta è stato un incontro con(tun)Dente - e questo gioco di parole è stata proprio lui a farlo.
Siamo in pochi, Dente parla piano, la sua band è seduta tra di noi e non si ha voglia di parlare di politica, non è questione di lotta sociale (vedi Il Teatro degli Orrori). Dente è schivo e allo stesso tempo i suoi occhi sembrano ridersela sempre un po’ del mondo attorno. Se gli chiedono dell’Amore lui dichiara, non senza impappinarsi, che lui parla semplicemente di sé stesso, delle sue esperienze, delle sue paure e della sua confusione: “E’ questo che mi spinge a scrivere, la politica, la società, qualsiasi altro argomento possono interessarmi, anzi mi interessano, ma non mi muovono alla scrittura”. Non vuole essere un intellettuale, semplicemente giocare con sé stesso, rappresentarsi attraverso i suoi testi trasognati, le sue parole semplici e i suoi oggetti quotidiani e immancabilmente romantici (mazzi di fiori, letti senza rete, scatolette e supermercati). E se la malinconia traspare, si colora al sole dell’ironia. Le sue immagini fanno sorridere come quelle che inventano a volte i bambini. E sono capaci di trasportarci appena un passo più in là, abbastanza per ridere di noi stessi. Dente parla e canta così, con questo leggero distacco che gli permette di non essere mai grigio. Il tastierista della sua band ci dice che spesso “Dente è un catalizzatore di bellezza. Noi abbiamo spesso degli schermi davanti che non ce la fanno vedere, lui riesce sempre a coglierla”. Si tratta ovviamente di un commento da amico, ma che Dente sia un poeta del bello delle piccole cose non c’è dubbio. Come dicevamo, è un commento da amico, perché la band nasce da una lunga amicizia tra Dente (Giuseppe Peveri) voce e chitarra, Enrico Gabrielli (Afterhours, Mariposa, Morgan, Capossela) alle tastiere e fiati ed Enzo Cimino alle percussioni, ai quali si è successivamente aggiunto Roberto Dell’era (Afterhours) al basso. Certamente è una band strana perché è un gruppo eppure Dente è un solista. Infatti Roberto Dell’era ha detto “Ho dovuto aspettare di suonare per un solista per sentirmi davvero in un gruppo”. Su questo rapporto così stretto si fonda la loro fruttuosa collaborazione e la loro semplice etica artistica; infatti alla domanda posta da una ragazza se non preferissero i concerti più piccoli rispetto alla commercialità dei concerti da stadio Enzo Cimino ha risposto “Noi siamo degli amici e facciamo insieme quello che ci piace. Se questa cosa piace a cinque persone o a diecimila… che importa?”. Il loro rapporto con i media, con il successo, con il pubblico è buono, non lo snobbano e non si montano la testa anzi scherzano sui fan che chiedono le foto o vogliono toccar loro la spalla. Come realmente è avvenuto dopo il bellissimo concerto ai Mercati Generali, finito appena prima dell’acquazzone ( che non è riuscito comunque a fermare una serata di chiacchiere e musica, sempre di qualità).
Dente e i suoi compagni si sono raccontati semplicemente davanti al loro pubblico. Ma una cosa noi fan ancora ci chiediamo: perché Dente? “È un segreto, anzi forse è il quinto segreto di Fatima”. Ringraziamo ancora Dente per averci risposto con riservatezza, come a sottolineare che parlare di sé e d’amore non vuol dire avere voglia di dire tutto a tutti di sé, e lo ringraziamo anche perché quella battuta su Fatima era abbastanza mediocre. Come tante sue. Ma è proprio di questa più o meno aurea mediocritas che Dente si fa rappresentante… rappresentandoci!

Sabato pomeriggio è teatro. Ma non nel solito posto e non con la solita gente. Un piccolo ma interessante gruppo di persone si è raccolto di fronte al Yoko Ono sabato 14 giugno. Lo spettacolo è iniziato con l’arrivo della rock band Il Teatro degli Orrori ed è stato uno spettacolo davvero diverso. Nessuna falsa recitazione, si era lì riuniti per avere un vero dialogo tra palco e pubblico. Gionata Mirai (chitarra, voce), Francesco Valente (batteria), Pierpaolo Capovilla (voce), Nicola Manzan (chitarra, violino), Tommaso Mantelli (basso) si sono seduti attorno ad un tavolino e bevendo insieme si è parlato in un’atmosfera conviviale e informale. Non si sentiva alcun intento di farsi pubblicità o di mostrarsi belli. I discorsi hanno spaziato su diversi fronti.
La musica innanzitutto e la scena musicale contemporanea ha avuto ampio spazio, si sono citati e criticati numerosi gruppi, festival e giornali. Uno dei ragazzi presenti sottolineava la sua rabbia verso la diffusa superficialità e commercialità delle riviste specializzate e qualcuno ha lanciato la battuta cattiva “Quelli che scrivono di musica sono solo dei rocker mancati!”. Ma a parte il sarcasmo la band ha dimostrato, nelle parole e nei fatti (il loro successo ne è prova evidente), che basta avere un progetto, crederci, essere con la coscienza apposto e con il cuore contento per la propria creazione. Basta questo. E su questa linea semplice ma chiara che Il teatro degli Orrori è riuscito a portare sulla scena musicale italiana un discorso politico e sociale molto impegnato.
La politica e la società sono stati il vero fulcro delle discussioni, anche quando si parlava di musica. Il cantante ha dichiarato “Sono un marxiano ed un gramsciano” e ha spiegato come proprio il modello della rivoluzione tramite la cultura proposto ai suoi tempi da Gramsci è alla base del loro impegno. Parlare di Ken Saro Wiwa (“A Sangue Freddo”) o della nostra responsabilità sociale (“è colpa mia”) è diventato necessario in un paese come il nostro. Pierpaolo dice “Noi vogliamo un paese diverso e più bello e soprattutto meno ignorante”. Come far avvenire questo? Attraverso un nuovo senso dell’impegno sociale perchè “la solidarietà è una forma di amore e di affetto organizzato”.
Non potevano mancare le battute su Berlusconi, ma il tema è stato brevemente trattato visto che assodato che “Berlusconi ha trasformato i cittadini in consumatori; e consumatori della sua immagine!” e che ormai il nostro premier ha raggiunto la bella età di 73 anni qualcuno ha risposto “Se muore Berslusconi di cosa parliamo?” questa domanda ironica è riuscita a staccare tutti i cervelli da Berlusconi…finalmente!
A chi ha chiesto se hanno paura delle ritorsioni o delle censure per quello che dicono, Nicola Manzan ha risposto “Se sono date regole per qualsiasi cosa io sbaglio per qualsiasi cosa io faccia e ho continuamente paura di sbagliare”. Bisogna di sicuro avere un po’ più paura di sbagliare, un po’ più voglia di distruggere questi pesanti palazzi che ci soffocano sempre più per ricostruire dalle macerie. È questa messa in scena dell’orrore italiano sonoramente potente e con la capacità di distruggere per essere costruttivi che ci propone Il Teatro degli Orrori.
E la potenza del concerto che si è svolto ai Mercati Generali ha confermato con la sua bellezza artistica che l’impegno sociale può funzionare e che possiamo credere come ha detto Pierpaolo che “il paese è ancora sano”. E capace di divertirsi pensando.

Tutti pronti per il 24 giugno 2010, ai Mercati Generali la canzone d’autore sarà protagonista con il live “L’alchimista delle rose” di Giuseppe Cucè.
Il nuovo talento siciliano, apprezzato in Europa, si esibirà con i compagni di sempre: Francesco Bazzano (percussioni); Alessandro Longo (violoncello); Adriano Murania (violino); Antonio Masto (chitarra classica); Marco Carnemolla (basso); Edoardo Musumeci (chitarra acustica); Giovanna Damiano (voce); special guest Agata Lo Certo feat Salvo Distefano; Caterina Palermo (fotografia).


Giuseppe Cucè, cantautore poliedrico ed innovativo, in un mondo nel quale le case discografiche promuovono ciò che viene imposto dai talent show, è noto al pubblico per l’evento di teatro –musica “Oltre le nuvole – Luigi Tenco Tribute” al quale hanno partecipato anche artisti come Mario Venuti e Carlo Muratori e per il cd di esordio "La mela e il serpente", al quale recentemente ha fatto seguito il nuovo inedito “Rosa”.
Interprete delle emozioni della propria vita, il cantautore catanese si ispira alle sonorità mediterranee tipiche della propria terra impreziosendole con contaminazioni etniche: un "folk acustico" che usa un linguaggio semplice, non banale e pieno di senso per l’uomo che sa ritrovare se stesso attraverso la ricercatezza del suono.
Un viaggio astratto che ha come protagonista “strumenti che sanno suonare da soli” senza distorsioni ed orpelli: chitarre, percussioni, violino, voce….suono puro, si potrebbe dire!
La lunga esperienza live porta Giuseppe Cucè ad esibirsi dal 2009 sui palchi dei migliori teatri parigini e nell’ottobre dello stesso anno Cucè pubblica “La mela e il serpente” in Francia per Edina Music, album che viene presentato al pubblico attraverso uno showcase tenutosi al Theatre du Petit Saint-Martin di Parigi.


Con il nuovo live, Cucè si conferma sempre più “l´alchimista delle rose”, un artista a tutto tondo che come un sapiente artigiano dei profumi combina fragranze musicali di indubbia raffinatezza.
Il brano “Rosa” viene presentato nella categoria “Nuova Generazione” del 60° Festival di Sanremo 2010 e viene votato online sul sito della Rai con un numero impressionante di visite, il cantautore riesce così ad accedere alle audizioni finali insieme ad altri 70 concorrenti.


A gennaio 2010, Giuseppe Cucè apre il concerto di Anny Gould al Theatre Le Trianon e nei giorni successivi partecipa con uno showcase unplugged alla trasmissione “Plein Sud” di Radio France International.
L’inizio del concerto è fissato per le 22.30, ingresso 5 euro.

Liveunict ha ricevuto l'invito a partecipare all'evento, quindi nei prossimi giorni sarà presente la cronaca della serata e un intervista ai protagonisti della serata.

Riferimenti
Serena Garufi
Mercati Generali
S.S. 417 per Gela, Km 69
95100 Catania Italia
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0957225340
 

C’è una cosa dei verdena che da sempre mi colpisce: non mi riferisco né alla violenza di fondo della loro musica né ai testi spesso volutamente astrusi. Prima di tutto questo, ho sempre associato una sola cosa al nome verdena:  il movimento ondulante e frenetico che la testa della bassista, Roberta Sammarelli, compie con una certa nonchalance ogni volta che la canzone lo richiede. Sì lo so, questa affermazione potrebbe sembrare poco professionale, ma vedere dal vivo questa sua peculiarità ha risvegliato nella mia mente questo pensiero. Pensiero che da lì a poco sarebbe stato interrotto bruscamente dall’arrivo della “guardiana della palma” però. Sull’identità di questa figura, ci arriveremo tra poco. Arrivo ai mercati generali molto presto: una trentina di adolescenti vestiti tutti presso a poco allo stesso modo, marcavano il cancello ancora chiuso. Tra questi, un ragazzo di tredici anni circa (con genitore annessoche centellinava ogni parola delle canzoni dei verdena che il suo lettore mp3 gli suggeriva. Giusto il tempo di realizzare di non avere più quindici anni ed in poco più di mezz’ora, mi ritrovo a far la fila guidata da un’addetta alla security dotata di spiccata indole hitleriana.