Caterina Mauro

Caterina Mauro

Facoltà : Lettere e Filosofia
Corso: Scienze per la Comunicazioni Internazionale
Anno :
Ruolo: Autrice, rubrica di  The rock Resistance

Sito web:

Lunedì 30 Maggio 2011 20:36

L'innovativo palindromo dei Verdena

Verdena

 

Una sera come tante (forse una un po’ più autolesionista) decido di prendere il telecomando in mano e di godermi un po’ di splatter televisivo italiano. Casualmente mi ritrovo ad osservare un programma popolato da strani esseri che porta lo stesso nome del conduttore e, prima ancora di rendermene conto, mi trovo faccia a faccia con un’esibizione dei verdena. Superato l’attimo di confusione mentale generato da quella scena, mi affido alla sgradevole voce del conduttore per realizzare che non erano mie allucinazioni e che quelli erano davvero i verdena. Stai a vedere che qualcosa forse inizia a svegliarsi? Certo, ci sono voluti dodici anni circa e cinque album, in questo caso, ma si sa che l’Italia spesso ha una prontezza di riflessi pari a quella di un ubriaco. Musicalmente parlando s’intende eh, non sia mai che qualcuno pensi all’Italia come un paese arretrato. “Wow” è l’ultimo lavoro della band bergamasca ed è un disco alquanto insolito (o almeno, nell’accezione italiana del termine): un doppio cd al prezzo di uno, dalla copertina e, per certi aspetti, pure dalle sonorità vintage.

1)Sebbene siano passati quattro anni, “wow” mi dà l’impressione di essere, per alcuni aspetti, il fratello maggiore del precedente “requiem”; pur appartenendo alla stessa famiglia si presenta come un lavoro più maturo e complesso. Siete d’accordo?
Assolutamente sì! Lo abbiamo detto in più occasioni. I Verdena di Requiem e Wow sicuramente sono diversi dai Verdena dei primi tre dischi.

2) L’ecletticità è un tratto distintivo di questo nuovo album in cui ogni brano si sviluppa quasi fosse una matriosca di sé stesso, pur non superando spesso i due minuti. Sembra che l’arrivo di elementi nuovi, quali il pianoforte o i cori ed i dogmi classici del punk, convivano in un solo lavoro. Tutto questo suppongo sia frutto di un processo lavorativo inconsapevole e spontaneo….
Innanzi tutto c'è la voglia di non ripeterci ed effettivamente ci viene piuttosto spontaneo. Quando dopo il tour riprendiamo la vita di studio, proviamo a fare cose nuove dopo che per un lungo periodo ci si è confrontati con un certo tipo di canzoni. Questo per noi è entusiasmante. Trovare nuove strade è... WoW! Quest'anno per esempio il fatto di comporre partendo dal piano ci ha aiutato ad esprimerci diversamente. Alberto aveva proprio il rifiuto della chitarra e imbattersi nel pianoforte è stata una scelta naturale.

3) In un periodo in cui la famigerata crisi sembra investire anche il mercato discografico, la scelta di pubblicare 27 pezzi in un doppio album al prezzo di uno è abbastanza coraggiosa. Come ha reagito la vostra casa discografica?
La casa discografica all'inizio voleva che condensassimo tutto in un unico disco. A noi, paradossalmente, un disco solo con 25 brani ci sembrava più pesante e l'ascolto molto più difficile e complicato. In un secondo momento quindi la discografica ha proposto di far uscire due dischi in due momenti diversi. Ma anche questa proposta è stata scartata perché l'idea non ci faceva impazzire, visto che avrebbe tolto la continuità ad un lavoro che era stato concepito come un contenitore unico.
Alla fine abbiamo ottenuto di far uscire il doppio cd ad un prezzo contenuto. Al prezzo di uno.

4) In una vostra precedente intervista ho letto che considerate “wow” come il secondo disco dei verdena e che la prima parte della vostra carriera si è conclusa con “il suicidio del samurai”. Verso quali direzioni stilistiche e tematiche sono diretti i nuovi verdena?
Esatto, è la stessa cosa di cui si parlava prima. In realtà non c'è una direzione stilistica prefissata o tematiche che ci prefiggiamo di affrontare o tantomeno un risultato finale a cui aspiriamo. Il tutto nasce spontaneamente.


5) “Wow” ha debuttato direttamente alla seconda posizione nella classifica ufficiale italiana: considerando il coma profondo in cui spesso vivono certi media, qual è il vostro atteggiamento nei confronti di questa improvvisa attenzione massiccia?
Non ce lo aspettavamo, ma siamo sicuramente molto felici di come stanno andando le cose.


6) A proposito di improvvisa attenzione mediatica, tempo fa vidi una vostra esibizione nella trasmissione Chiambretti Night e ricordo che la cosa che mi colpì di più fu una frase del conduttore che vi definì una “band emergente”. Tralasciando il valore alquanto anacronistico dell’affermazione, vi sentite ancora un po’ emergenti ad ogni nuova uscita discografica?
Non ci sentiamo mai arrivati...

7) In una trasmissione di una famosa radio nazionalpopolare siete stati definiti come una band che ha “poca voglia di mischiarsi con l’etere”. Non pensate invece che oggi ci sia poca voglia di mettersi in gioco e mischiare i vari generi da parte delle radio leader?
Direi un po' tutte e due le cose, ma sono convinto che siamo sulla buona strada perché le cose cambino. Forse non tutti ne saranno contenti. Noto un certo fastidio da parte degli 'integralisti' che non hanno sicuramente apprezzato il fatto che la nostra musica possa essere 'esportata' anche su canali un pochino più 'mainstream'.

8) Il dualismo tra pubblico mainstream vs pubblico alternativo in fondo è uno dei motori che spinge l’intera industria mediatica; personalmente trovo abbastanza ridicola questa distinzione, ma sembra che in Italia tutto sia in mano di certe strategie di potere….
Sono d'accordo con te, ma sostanzialmente i primi a non volere questo 'matrimonio' sono anche un certo tipo di fan che si sente tradito nel momento in cui vieni apprezzato anche da chi è ritenuto appartenente alla massa.

9) Quest’anno rappresenterete l’Italia al Sziget festival: al momento questo paese sembra essere famoso all’estero più per il teatrino dei pupi e delle escort che per altro. In quanto cittadini, quale opinione vi siete fatti circa questi ultimi avvenimenti?
Non ci piace molto fare comizi e siamo sempre stati alla larga dall'esprimere opinioni politiche. Sicuramente le cose non vanno bene, sotto tanti punti di vista, ma quello che ci spaventa di più è che temi importanti come l'ecologia o l'istruzione vengano affossati da questioni per lo più marginali.

Chissà se il conduttore dalla voce sgradevole sarà a conoscenza della cosa

Martedì 10 Maggio 2011 22:22

Verdena Live @ MercatiGenerali - Catania

Verdena in concertoC’è una cosa dei Verdena che da sempre mi colpisce: non mi riferisco né alla violenza di fondo della loro musica né ai testi spesso volutamente astrusi. Prima di tutto questo, ho sempre associato una sola cosa al nome Verdena:  il movimento ondulante e frenetico che la testa della bassista, Roberta Sammarelli, compie con una certa nonchalance ogni volta che la canzone lo richiede. Sì lo so, questa affermazione potrebbe sembrare poco professionale, ma vedere dal vivo questa sua peculiarità ha risvegliato nella mia mente questo pensiero. Pensiero che da lì a poco sarebbe stato interrotto bruscamente dall’arrivo della “guardiana della palma” però. Sull’identità di questa figura, ci arriveremo tra poco. Arrivo ai MercatiGenerali molto presto: una trentina di adolescenti vestiti tutti presso a poco allo stesso modo, marcavano il cancello ancora chiuso. Tra questi, un ragazzo di tredici anni circa (con genitore annesso)  che centellinava ogni parola delle canzoni dei Verdena che il suo lettore mp3 gli suggeriva. Giusto il tempo di realizzare di non avere più quindici anni ed in poco più di mezz’ora, mi ritrovo a far la fila guidata da un’addetta alla security dotata di spiccata indole hitleriana. Con un minimo di paura in corpo, continuo il mio cammino verso il palco e giungo fino a quello che la mia mente decreta essere il posto perfetto da cui seguire il concerto. Né troppo vicino né troppo lontano, situato su un piano rialzato e con una palma accanto. Era perfetto. O meglio, lo sarebbe stato se non fosse arrivata una signora particolarmente affezionata alla suddetta palma, al punto da voler monopolizzare tutto il territorio a sé stante. D’accordo signora, la lascio alle sue manie di grandezza e attendo l’inizio del concerto. La location era già piena quando alle 22: 45 circa, un boato accoglie il trio bergamasco che, senza troppe retoriche di circostanza, introduce il primo pezzo “Scegli me”. La prima cosa che colpisce è la posizione di Alberto che, in via del tutto eccezionale, apre il concerto seduto alla tastiera. La folla inizia a scaldarsi ma non ancora a pogare, avrà modo di farlo durante uno dei brani successivi “Rossella roll over”. L’acustica perfetta spinge al massimo la potenza ritmica dei Verdena che sul palco alternano vecchi successi del passato ( “Non prendere l’acme, Eugenio” , “Canos”) e brani tratti dall’ultimo album “Wow” ( “Lui gareggia”, “Tu e me”, “Miglioramento” e “Badea blues” ) creando uno spettacolo oscillante tra il rock più cruento e quello sperimentale.

Tra cori non ben identificati e sfuggevoli “grazie” da parte di Roberta, arriva il momento di “Muori delay”: il pogo diventa talmente forte da creare una specie di onda umana che mette a dura prova l’esile arbusto posizionato al centro della location esterna dei mercati generali. In quel momento, speravo che il karma facesse il suo corso catapultando la mia ex vicina in mezzo alla folla imbufalita. Inutile dirvi che il karma non mi ha calcolato minimamente. A salvare la sorte del povero arbusto cigolante ci pensa “Razzi, arpia, inferno e fiamme”, brano che smorza i toni e rende l’atmosfera quasi sognante. Il pubblico, immerso in una sorta di abbraccio collettivo, intona il coro in risposta al cantato di Alberto e per 2: 50, i mercati generali somigliano a Woodstock. Per la cronaca, io ero circondata da coppiette. Impegnato a destreggiarsi tra tastiera e chitarra, Alberto non sgarra mai una nota (ed un urlo), regalando al pubblico perfino uno stage diving durante “ Isacco nucleare”. Luca riesce a picchiare per bene la sua batteria anche quando uno dei suoi piatti decide di abbandonarlo. Il suono martellante del basso accompagna il tutto e Roberta ,tra un canzone al basso ed una alla tastiera, si conferma essere una delle migliori musiciste del panorama rock italiano.

La chiusa è affidata alla triade “Sorriso in spiaggia”, “Gulliver” e “Lei disse” ,brano che lascia i presenti sospesi in un limbo tra Inferno e Paradiso, tra violenza e soavità. Un live potente, sintetico e di ottima qualità che conferma la continua crescita artistica (e di pubblico, visto che la data era sold out già da un mese) di una delle migliori band italiane. Un concerto da gustare fino all’ultima canzone, un mix perfetto tra tecnicismo e pura arte. A fine concerto, un gruppo di ragazzine bramava un incontro con il trio ancora impegnato a consumare la cena. Con le facce spiaccicate nei vetri del locale, appellavano Alberto con euforiche esclamazioni di diversa natura; io le guardavo e non riuscivo a capire cosa ci fosse di speciale nell’osservare i Verdena cenare. Tutt’ora non riesco a capirlo, forse proprio perché non ho più quindici anni.

 

*Foto di Cristian Monaco: http://www.liveunict.com/liveunict-community/956-tudor/photos/photo.html?albumid=116#photoid=1207

    

Domenica 11 Luglio 2010 11:46

Frida: quando il rock incontra la pittura

Le opere di Frida Kahlo non sono mai state di facile comprensione:donna tanto poliedrica quanto tormentata è stata da sempre un valido esempio di integrità artistica, oltre che di pura e sensuale femminilità. Una simile intuizione probabilmente, l’avrà avuta anche Julie Taymor che nel 2002 dedicò un film all’artista messicana. Ma ho valide ragioni per pensare che questa è stata anche l’intuizione dei Frida, band siciliana formata da Giancarlo “Thor” Sciacca alla voce, Arturo “King” Scala alla chitarra, Bon D’angelo al basso, Salvo Testa alla batteria e Adrian Rus alla tastiera. A metà strada tra l’hard rock vecchia scuola ed il pop odierno, attualmente stanno lavorando al loro album d’esordio come ci ha raccontato lo stesso chitarrista della band (http://www.myspace.com/fridaonweb)

Iniziamo da una domanda semplice:come nascono i Frida?

I Frida nascono nel 2003 ad opera di Giancarlo Sciacca, alias “Thor”. L’obiettivo era quello di mettere su un progetto di inediti che avesse come anima e come motore portante lo spirito combattivo e la sensibilità artistica di Frida Kahlo. L’aneddoto vede protagonista Thor che, per via di un esame universitario conobbe per la prima volta la pittrice messicana e le sue opere, innamorandosi della sua tenacia e della sua voglia di vivere e andare avanti a tutti i costi. La band nel corso degli anni ha subito dei cambiamenti, fino al definitivo ingresso mio (chitarra) e di Bob nel 2006 e quello di Adrian nel 2009.

Oltre a far parte di questa band siete anche studenti. Sappiamo tutti che l'ateneo catanese sta attraversando una fase problematica di cui il caso della facoltà di lingue è solo la punta di un iceberg più profondo. Qual è la vostra posizione a riguardo?

L’essere membri di un collettivo così vasto e pieno di controparti ci dà motivo di credere che l’idea di democrazia non debba limitarsi solo a un concetto astratto e fine a se stesso. Siamo impegnati nella musica, non nel sociale e crediamo che il messaggio di giustizia non debba arrivare da noi, poiché non siamo nati come band dai fini sociopolitici, ma per il diletto e per affrontare tematiche più leggere. Tuttavia non rimaniamo sordi di fronte alle proteste degli studenti di Lingue o di Farmacia, dove io studio, le cui voci sono surclassate talvolta da un sistema organizzativo poco chiaro, oscuro oserei dire. Le menti siciliane meritano sicuramente di più.

Sempre nella facoltà di lingue è stato organizzato un concerto gratuito per far conoscere a più gente possibile ciò che sta succedendo.In quanto studenti e musicisti allo stesso tempo,che ruolo ha la musica nel dare una scossa all'opinione pubblica?

La musica è stata il megafono degli studenti. Pienamente d’accordo con il concerto in sé e con il fine dell’evento stesso. Mobilitare band provenienti da diversi paesi è servito a mobilitare le masse e creare tutto un dinamismo che ha reso l’evento ancora più grande, risonante ed efficace. Ma per nostra esperienza sappiamo che non è tutto oro quello che luccica.

Tornando a parlare di musica:il vostro nome è chiaramente ispirato alla figura di Frida Kahlo. In che modo la vostra musica sposa il pensiero artistico della pittrice messicana?

L’incontro con Frida, la sua vita e le sue opere è stato illuminante per ciascuno di noi. Oltre alla suddetta tenacia e voglia di vivere, siamo rimasti affascinati dal suo tramutare le esperienze di vita in forti messaggi contenuti nelle sue tele. Frida artista. Frida amante. Frida sposa. Un intrigante mix di arte, coraggio, resistenza, seduzione e intensa sessualità vissuta senza le catene del bigottismo. Credo che puoi trovare un po’ tutto questo, ma sia chiaro che l’<<essere Frida>> è un carattere di gruppo, è uno stile di vita più che un dettaglio da ricercare in un brano.

A livello puramente musicale,ci sono artisti a cui sentite di dover dare un ringraziamento speciale?

Beh le ispirazioni sono diverse e riguardano diversi settori, dal look alla musica, dall’impatto scenico al modo di lavorare. Il grazie va agli Aerosmith, ai Queen, ai Red Hot, ai Bonjovi, agli italiani Ligabue e Vasco Rossi..Sarebbero troppi e troppo scontati..Tutti questi artisti ci hanno indirizzato verso il modo di fare musica che più si addice a noi.

In "Pillola Blu" affermate che "Nel sesso c'è il complesso della mia generazione";pensate che tutt'oggi,sebbene sia ormai un tema di cui i mass media facciano quasi abuso,sia un argomento pieno di tabù?

Sì, il sesso è un argomento tabù. Ma mi chiedo cosa sarebbe se non lo fosse. Probabilmente perderebbe d’importanza e diverrebbe un bisogno fisiologico routinario. Il panegirico sul sesso me lo risparmio. Dopo qualche anno e circa 200 concerti con questa ultima formazione ci siamo resi conto che ovunque andiamo è il tabù preferito, quello gradito da tutti. Sarà che di notte i tabù crollano..

Avete inciso una cover di "Chi mi aiuterà'" dei Ribelli, gruppo in voga negli anni 60 e 70. Ma quali sono i vostri rapporti con la musica italiana del 2010?

Il 2010 italiano non dà un ampia gamma di ispirazioni. In generale vale la regola del più forte o, se preferisci, dell’etichetta discografica più grossa. Vero è che i talent show e il seguito che riescono a fare in pochi mesi non aiutano per niente. Occhio di riguardo va all’estero, Inghilterra e USA in particolare. Fare rock in Italia nel 2010 è molto difficile, ma è ancora più stimolante rendere un brano al meglio, in modo che esecutore ed ascoltatore siano soddisfatti allo stesso modo. D’altronde il fine primo è la comunicazione, con tutti i mezzi a disposizione e fallire in questo significa perdere in partenza.

Cosa prevedono i vostri progetti futuri?

Il primo obiettivo è quello di completare il CD, che uscirà definitivamente fra qualche mese. Sul resto meglio tacere...

Per concludere,come definireste la vostra musica

Un amico una volta mi disse :”Io non riesco ad accostarti a nessun altro artista, hai un po’ di tutto ma non assomigli a nessuno”. Può andare come risposta?


Lasciamo ai posteri l’ardua sentenza allora.

 

Mercoledì 07 Luglio 2010 09:18

Vinci una T-shirt griffata Monsier Steve

 

“Uso messaggi potenti che trascendono la musica, il narcisismo e l’egocentrismo del mondo della moda”.
Sono queste le parole con cui Monsieur Steve, stilista francese dall’attitudine anglosassone, descrive il proprio stile. Armato di ironia, Monsieur Steve stravolge le icone del ventunesimo secolo con un piglio dissacrante a metà strada tra una rockstar ed uno stilista in piena regola. Ed ecco dunque l’ironia su Kate Moss, Karl Lagerfeld, Chanel che nella sua linea vengono sostituiti da Madonna, Prodigy, Trainspotting e perfino Voltaire. Con uno stile deciso,originale ma anche moderno, riesce a raffigurare nelle sue t-shirt la realtà dei nostri tempi, plasmandola a propria immagine e somiglianza.In un mondo in cui i cloni sono all’ordine del giorno, Monsieur Steve si propone come antidoto all’anonimia dei tempi moderni offrendo una propria linea a coloro i quali preferiscono vivere la vita seguendo l’istinto e l’immaginazione.


Liveunict vi offre la possibilità di vincere un capo d’abbigliamento a vostra scelta tra quelli della linea di Monsieur Steve.

Non dovete fare altro che rispondere alla seguente domanda:


“Qual è stato il più bel momento della vostra carriera universitaria,e quale invece quello più triste”


Diteci la vostra direttamente come risposta a questo articolo o all'indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , allegando il vostro nome, cognome e indirizzo e-mail. Una giuria composta da tre membri di liveunict sceglierà la risposta più originale ed accattivante: ma bisogna affrettarsi solo i primi venti che riusciranno a mandarci in tempo le loro risposte potranno partecipare a questo contest.


Cosa aspettate dunque?

Domenica 20 Febbraio 2011 11:46

Il nuovo (capo) lavoro dei Radiohead

Metto le mani avanti e mi paro anche un po’ il culo: questa non è una recensione. O almeno non nell’accezione classica del termine. Recensire un disco dei radiohead con due soli giorni d’ascolto è improponibile e degradante nei confronti dell’arte che i cinque di Oxford ci regalano da circa diciotto anni con una nonchalance paralizzante.

Domenica 10 Ottobre 2010 18:07

L'incantevole pop dei The Record's

Ci sono modi e modi per essere pop. Puoi scegliere di ricoprirti di ridicolo e paillettes danzando fino allo sfinimento (tuo e di chi ti ascolta) su mtv sperando di diventare il nuovo tormentone dell’estate. Puoi prendere i beatles, emularli fino al paradosso e finire comunque nel dimenticatoio perché tanto la storia, non permetterà mai una replica del suddetto gruppo. Oppure puoi fare come Andy Warhol e rendere popolare la tua arte senza però svalutarla. In fondo pop è l’abbreviazione di popular, tocca a te decidere se vuoi ispirarti a “waka waka”o “hey jude”. A noi umili ascoltatori, non rimane altro che attendere ad orecchie aperte le sporadiche eccezioni che la fortuna ci concede. In questo caso la fortuna è stata così generosa da donare all’italico popolo un gruppo che non ha nulla da invidiare agli illustri colleghi inglesi.

Mercoledì 07 Luglio 2010 09:18

Vinci una T-shirt griffata Monsier Steve

 

“Uso messaggi potenti che trascendono la musica, il narcisismo e l’egocentrismo del mondo della moda”.
Sono queste le parole con cui Monsieur Steve, stilista francese dall’attitudine anglosassone, descrive il proprio stile. Armato di ironia, Monsieur Steve stravolge le icone del ventunesimo secolo con un piglio dissacrante a metà strada tra una rockstar ed uno stilista in piena regola. Ed ecco dunque l’ironia su Kate Moss, Karl Lagerfeld, Chanel che nella sua linea vengono sostituiti da Madonna, Prodigy, Trainspotting e perfino Voltaire. Con uno stile deciso,originale ma anche moderno, riesce a raffigurare nelle sue t-shirt la realtà dei nostri tempi, plasmandola a propria immagine e somiglianza.In un mondo in cui i cloni sono all’ordine del giorno, Monsieur Steve si propone come antidoto all’anonimia dei tempi moderni offrendo una propria linea a coloro i quali preferiscono vivere la vita seguendo l’istinto e l’immaginazione.


Liveunict vi offre la possibilità di vincere un capo d’abbigliamento a vostra scelta tra quelli della linea di Monsieur Steve.

Non dovete fare altro che rispondere alla seguente domanda:


“Qual è stato il più bel momento della vostra carriera universitaria,e quale invece quello più triste”


Diteci la vostra direttamente come risposta a questo articolo o all'indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , allegando il vostro nome, cognome e indirizzo e-mail. Una giuria composta da tre membri di liveunict sceglierà la risposta più originale ed accattivante: ma bisogna affrettarsi solo i primi venti che riusciranno a mandarci in tempo le loro risposte potranno partecipare a questo contest.


Cosa aspettate dunque?

Mercoledì 18 Agosto 2010 18:27

Frida: quando il rock incontra la pittura

Le opere di Frida Kahlo non sono mai state di facile comprensione:donna tanto poliedrica quanto tormentata è stata da sempre un valido esempio di integrità artistica, oltre che di pura e sensuale femminilità. Una simile intuizione probabilmente, l’avrà avuta anche Julie Taymor che nel 2002 dedicò un film all’artista messicana. Ma ho valide ragioni per pensare che questa è stata anche l’intuizione dei Frida, band siciliana formata da Giancarlo “Thor” Sciacca alla voce, Arturo “King” Scala alla chitarra, Bon D’angelo al basso, Salvo Testa alla batteria e Adrian Rus alla tastiera. A metà strada tra l’hard rock vecchia scuola ed il pop odierno, attualmente stanno lavorando al loro album d’esordio come ci ha raccontato lo stesso chitarrista della band (http://www.myspace.com/fridaonweb)

Iniziamo da una domanda semplice:come nascono i Frida?

I Frida nascono nel 2003 ad opera di Giancarlo Sciacca, alias “Thor”. L’obiettivo era quello di mettere su un progetto di inediti che avesse come anima e come motore portante lo spirito combattivo e la sensibilità artistica di Frida Kahlo. L’aneddoto vede protagonista Thor che, per via di un esame universitario conobbe per la prima volta la pittrice messicana e le sue opere, innamorandosi della sua tenacia e della sua voglia di vivere e andare avanti a tutti i costi. La band nel corso degli anni ha subito dei cambiamenti, fino al definitivo ingresso mio (chitarra) e di Bob nel 2006 e quello di Adrian nel 2009.