Il 12 Aprile si è svolto il penultimo appuntamento targato Upress con protagonista Laura Silvia Battaglia: caporedattore del sito di culture della migrazione www.assaman.info rivolto ai migranti senegalesi, redattore degli esteri del quotidiano Avvenire, collaboratrice dell’agenzia radiofonica RadioinBlu, lo street magazine Terre di Mezzo, il settimanale Left, Rainews24 e Corriere.tv, collaboratrice ai programmi Esteri e Onde Road con reportage radiofonici dai Paesi del mondo. Ha realizzato servizi in Afghanistan, Gaza, Palestina, Israele, Sud del Libano, Kosovo, Siria; ha vinto il Premio Giancarlo Siani per il video Maria Grazia Cutuli Il prezzo della verità, e il Premio Anello Debole per il corto Latin kings. I re della strada.
Durante l’incontro si sono discusse importanti tematiche riguardanti le condizioni della Libia durante la ribellione presentando, come elemento di supporto e aiuto ad un variegato e numeroso pubblico, il video Al Hurria (La Libertà) realizzato con l’aiuto di Barbara Urbano, sua collaboratrice da qualche anno come montatrice free lance. Il tema centrale è la libertà di espressione e di stampa, sviluppato attraverso interviste, riprese di realtà locali (Benghazi, Tripoli, Zintan) e riflessioni sulla figura di Gheddafi attraverso gli occhi della popolazione e della stampa. Tramite la rivoluzione si è, infatti, giunti ad un punto di svolta nella concezione dell’informazione e nella regolamentazione della sua divulgazione: aumentando il bisogno di diffondere verità in modo veritiero e veloce, si sono formate all’incirca 59 testate in tutta la Libia le cui redazioni sono occupate da giovani intorno ai 23 anni. Questi giovani che svolgono diversi lavori impiegano il loro tempo libero a manifestare il proprio dissenso com’è accaduto per il caso del mausoleo che i ribelli volevano mettere a ferro e fuoco e per cui un giornale del luogo si è impegnato a difendere fino a che è stato costretto alla chiusura da coloro che sostenevano l’articolo 14 della Costituzione che regolarizzava la libertà di stampa ed espressione e che l’hanno, irrimediabilmente, infranto.
Nonostante i media italiani parlino poco della Libia e della difficoltà dei giovani africani ad essere riconosciuti giornalisti non soltanto dalle tribù ma anche dallo stato - e ci lamentiamo noi del (dis)Ordine dei giornalisti. Il numero di free lance e fotoreporter in partenza per l’Africa, anche sconoscendo totalmente le lingue, è in netto aumento, ma la loro preparazione si va specializzando: dal corso anti-panico, a quello di sopravvivenza ad un rapimento; la fondamentale differenza consiste però nella spaventosa conseguenza di un’esposizione al pericolo che conosce il colore della pelle: ciò che le popolazioni vivono quotidianamente è lo stesso stato di emergenza da cui gli occidentali possono uscire con una fama più grande per il semplice motivo che il riflettore va sui connazionali e non su chi combatte, su chi un po’ sembra essersela meritata perché noi non avremmo mai ucciso un tiranno come Gheddafi, nonostante tutte le sue colpe, non accettando dittature tanto quanto le violenze. L’amarezza di un approccio sterile ad una questione che non è solo politica, ma anche economica e culturale è l’argomento principale di un video che varrebbe la pena rivedere più e più volte, per riflettere sull’inutilità di un’opinione che attacca uno stato senza capirne le tradizioni, i valori e le sofferenze patite quando il resto del mondo semplicemente non c’era.
Al Hurria: l'altra faccia della libertà - trailer from Barbara Urbano on Vimeo.
Con un particolare accento sulla questione della donna che per tanto tempo ha subito l’abuso intellettuale peggiore tra tutti: essere ancora annoverata tra le vittime quando ha, invece, iniziato a combattere, si conclude uno tra gli incontri più interessanti svoltosi finora, dove le domande da porre non andavano fatte a Laura Silvia Battaglia che ci ha permesso di parlare di questi argomenti con più chiarezza, quanto a noi stessi e alla nostra coscienza di cittadini di Sicilia, d’Italia, d’Europa e, un giorno, cittadini del mondo.
Al terzo appuntamento con l’approfondimento delle notizie nazionali, mercoledì 21 marzo, si è giunti a metà degli incontri previsti con il laboratorio “Dentro e dietro la notizia”, curato dalla prof.ssa Di Natale con la collaborazione de La Feltrinelli di Catania e UPress CTA, associazione senza fini di lucro nata per sostenere le esperienze giornalistiche studentesche all’interno dell’Università di Catania secondo i principi del diritto alla libertà di critica e del rispetto della pluralità delle opinioni.
Ospiti dell’incontro Antonio Condorelli, giornalista catanese che si occupa unicamente di inchieste su mafia, ambiente e pubblica amministrazione. Corrispondente del Fattoquotidiano e di Reportime e collaboratore, da tre anni, con la trasmissione Report di Rai Tre, e Antonio Spitaleri, giornalista anch’egli catanese, collabora dal 2008 con l’emittente televisiva Antenna Sicilia, presso la quale, oltre che occuparsi di cronaca nera e giudiziaria, conduce Sicilia Mattina, trasmissione d’informazione con rassegna stampa.
Per gli addetti ai lavori o semplicemente per chi segue spesso e molto da vicino la cronaca di casa nostra e quella nazionale, la compresenza di questi due grandi giornalisti catanesi, che principalmente si occupano di cronaca, non poteva far altro che suggerire un unico grande tema per questo terzo incontro: il ruolo delle associazioni a delinquere nella stampa italiana.
E’ così, infatti, è stato. L’abbinamento chiaramente non è stato casuale, così come la stessa prof.ssa Di Natale ha confermato.
Nel corso dell’incontro i due argomenti trattati sono stati: le recenti rivelazioni sul delitto di Paolo Borsellino e la dicotomia tra etica e politica.
Antonio Spitaleri ha voluto porre l’accento su quanto ci sia da dire sul “caso Borsellino” e quanto superficiale sia stato invece il lavoro dei media a proposito. Solo il web, a suo dire, ha saputo trattare l’argomento meglio delle testate cartacee. La causa di ciò è da ricercare forse nella complessità del caso in sé che, con la verità uscita fuori a rate, resta una delle pagine peggiori della nostra cronaca per l’ombra che continua a diffondersi sulla verità.
Antonio Condorelli, invece, ha messo in chiaro le differenze che intercorrono nel sistema delle verità tutto italiano: la verità storica, giornalistica e processuale e su quanto sia fondamentale tale distinzione in fatto di politica. Il giornalista ha offerto anche alcuni esempi pratici, ovviamente fatti di cronaca, per chiarire meglio l’ostico concetto, valendosi anche delle famose parole che il magistrato Paolo Borsellino pronunciò durante un intervento in una scuola di Bassano del Grappa, risalente a tre anni prima della sua uccisione ad opera della mafia.
L’incontro come sempre è stato molto appassionante e, soprattutto, molto seguito; gli astanti, infatti, aumentano di volta in volta. Manchevole invece la partecipazione attiva degli studenti presenti, in netto contrasto con gli habituè non più giovani che ormai intervengono con piacere e, a volte, con prolissità.
Ma tale atteggiamento passivo non è da attribuire al disinteresse degli studenti, quanto alla portata degli argomenti trattati che meritano più di qualche minuto per assimilarli in pieno e per poterne quindi parlare con coscienza. Quindi, ancora poco il tempo messo a disposizione per questa rassegna di incontri che nonostante tutto continua a piacere sempre più.
Dopo il successo del primo incontro di mercoledì 25 gennaio, Dentro e Dietro la notizia rinnova il suo appuntamento con l’analisi nel dettaglio della rassegna stampa italiana.
Gli ospiti di ieri, venerdì 24 febbraio, sono stati Fabio Albanese e Carmela Marino.
I due vantano un Curriculum di tutto rispetto. Il primo, infatti, ha cominciato la sua attività giovanissimo a Telejonica, ha lavorato per l’emittente televisiva Telecolor, prima come redattore poi come capo servizio. E' corrispondente del quotidiano La Stampa di Torino per la Sicilia orientale e collaboratore del TG La7, dopo essere stato per molti anni collaboratore di Tele Montecarlo. Ha insegnato "Sistemi europei dell'informazione" all'Università di Catania. Attualmente è anche capo ufficio stampa del Teatro Massimo Bellini di Catania. La seconda, invece, è nota per la conduzione dei telegiornali di Antenna Sicilia e Teletna. E’ inoltre vincitrice del premio “Maugeri-Amenano d’Argento” 2005.
I fatti di cronaca trattati ieri sono stati diversi tra loro sia per la differente radice nazionale sia per le conseguenze che da essi sono scaturite: le dimissioni del Capo di Stato tedesco Christian Wulff e le dichiarazioni dei politici italiani nei confronti della popolazione che li ha eletti e che da loro è stata definita, tra le altre cose, “sfigata”.
Sincere e sentite le opinioni dei due giornalisti ospiti, che hanno ampiamente espresso il loro punto di vista sulle due questioni mettendo in luce quanto sia superficiale il lavoro delle testate giornalistiche italiane nei confronti dei fatti di cronaca estera e quanto considerevole sia il ruolo di certe dichiarazioni scomode dette con noncuranza che in pochissimo tempo fanno il giro di tutti i mass media possibili.
Verità oggettive che hanno poi visto l’apporto dell’auditorio presente oltre a quello dei due relatori ospiti coordinati dalla simpatia e professionalità della prof.ssa Di Natale, che insieme a UPress CTA e La Feltrinelli di Catania, è riuscita ancora una volta a rendere evidente quanto sia critica la situazione giornalistica italiana, un’argomentazione ostica resa però con chiarezza e allo stesso tempo con acceso spirito critico.
Ieri, 25 gennaio, si è tenuto il primo dei cinque incontri organizzati e ospitati da La Feltrinelli di Catania, coordinati dalla giornalista Rosa Maria Di Natale, docente della Facoltà di Lettere e Filosofia di Catania, in collaborazione con UPress CTA.
Obiettivo di questo ciclo di incontri è quello di analizzare, con la guida di giornalisti e docenti ogni volta diversi, la rassegna stampa mensile italiana, alla ricerca di quelle notizie che sono state volontariamente celate all’opinione pubblica o, al contrario, di quelle che dominano prepotentemente i media di tutto il Paese.
Ospiti dell’incontro di ieri sono state Graziella Proto, giornalista catanese de I Siciliani di Pippo Fava e fondatrice di Casablanca, bimestrale virtuale noto per le battaglie contro la criminalità organizzata, i disagi dei giovani e degli immigrati, e Giulia Martorana, giornalista ennese, corrispondente dell’Agenzia di Stampa Agi e del quotidiano La Sicilia, recentemente condannata a venti giorni di carcere, con la sospensione condizionale della pena, per non aver voluto rivelare la fonte di una notizia.
I temi affrontati sono stati la Riforma della Giustizia ad opera del Governo Monti ed il caos, prima regionale e poi nazionale, generato dal Movimento dei Forconi.
Attraverso la lente d’ingrandimento sono stati esaminati l’operato superficiale delle testate giornalistiche e dei programmi televisivi d’approfondimento e la conseguente informazione di secondo ordine che da essi ne è derivata: se da un lato, infatti, le gravi conseguenze dovute alla soppressione dei tribunali minori non sono ancora ben chiare al popolo italiano nonostante esso legga il giornale, dall’altro lato, limpido è il quadro che l’opinione pubblica si è fatta riguardo alle infondate macchinazioni mafiose dietro il Movimento dei Forconi.
Ciò che è violentemente emerso è il generale appiattimento dell’informazione, che ormai è diventata solo una merce da dover saper vendere bene. Spetta quindi al lettore trovare la capacità di districarsi tra i luoghi comuni e la stampa strumentalizzata.
Dopo che le ospiti hanno esposto il loro punto di vista si è aperto il dibattito con il pubblico presente, composto da giovani e meno giovani. Ciò che ne è risultato è stato un faccia a faccia con una generazione che è pronta a sovvertire l’ordine, ormai immorale, delle cose, vedendo nel futuro dell’informazione solo il giornalismo d’inchiesta.
Illuminante e valido, quindi, questo progetto. Peccato che il tempo a disposizione sia stato poco, considerato che non si è riusciti ad affrontare l’ultimo tema previsto in scaletta: il linciaggio mediatico contro il Comandante della nave Concordia, Francesco Schettino, utile a sottolineare quanto la stampa si sia ormai sottomessa ai signori che vogliono distrarre il popolo dai problemi reali, proponendo quindi sulle prime pagine una tragedia che ormai è diventata il solito caso da analizzare con modellini in scala e la scusa per fare gite fuori porta.
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