Altri Mondi Universitari
Si accorcia la corda per le iscrizioni al TFA - Istruzioni per l'uso
Scritto da Daniela Interlandi (Amenta)Solo due settimane alla scadenza dei termini previsti per l’iscrizione alle selezioni di ammissione ai corsi TFA attivati dall’Università degli Studi di Catania. Poche informazioni e tanta attesa che finalmente è stata colmata a coloro che intendono partecipare ai corsi di preparazione all’insegnamento nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, della durata di un anno, che attribuiscono il titolo di abilitazione per il ruolo dell’insegnante. E’ il prossimo 4 Giugno 2012 infatti il termine prestabilito da rispettare, senza nessuna eccezione, per la partecipazione al test preliminare predisposto dal Miur. Finalizzato alla valutazione delle conoscenze disciplinari relative alle materie oggetto di insegnamento di ciascuna classe di abilitazione e le competenze linguistiche di lingua italiana, il contenuto del test sarà infatti identico su tutto il territorio nazionale per ciascuna classe di abilitazione (in allegato al bando è disponibile il calendario di tutte le classi di abilitazione attivate a Catania). Per le notizie relative al bando di ammissione e per tutte le informazioni necessarie in merito alla partecipazione, occorre semplicemente cliccare sul portale dell’Ateneo di Catania www.unict.it/tfa dove è riportato integralmente il bando di ammissione. Sotto predisposizione del Cineca (Consorzio interuniversitario per la gestione del centro di calcolo elettronico dell’Italia Nord-orientale) è disponibile inoltre un ulteriore sito internet, che fornisce istruzioni dettagliate per la candidatura. Ulteriormente è disponibile anche il numero verde dell’Ateneo 800 894 327 o è possibile mandare una e-mail presso il seguente indirizzo: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .
Per la partecipazione al test l’iscrizione avviene esclusivamente online, collegandosi al seguente indirizzo: https://tfa.cineca.it/, entro le ore 24 di lunedì 4 giugno 2012, ed inserendo i propri dati.
E’ poi necessario versare una quota pari a € 100 per ciascuna classe di abilitazione, tramite il portale studenti dell’Università di Catania (http://portalestudente.unict.it). I candidati possono concorrere per più classi di abilitazione, osservando le medesime procedure per l’iscrizione. In caso di collocazione in posizione utile in graduatoria relativa a classi di abilitazione diverse, devono comunque optare per la frequenza di un solo corso di Tfa. Appena eseguita la registrazione e dunque ogni candidato sarà in possesso del proprio Pin, il login al portale vi permetterà di poter procedere per il versamento della quota citata sopra relativa alla classe di interesse, attraverso la dicitura “Tfa” e a seguire che "generazione versamenti". Seguendo le istruzioni per il pagamento si otterranno i relativi moduli da stampare. In caso di presenza alla candidatura di soggetti diversamente abili o con disturbi specifici di apprendimento devono integrare la domanda di iscrizione con una comunicazione al CInAP, Centro per l’integrazione attiva e partecipata (www.unict.it/csd) di via Antonino di Sangiuliano 259, tel. 095/7307182-189, entro le 12.30 del 4 giugno 2012, indicando l’eventuale ausilio necessario e allegando la documentazione rilasciata dalla struttura sanitaria pubblica competente per territorio.
Chi può partecipare?
Alla selezione per i posti disponibili per ciascuna classe di abilitazione potranno partecipare coloro che sono in possesso di diploma di laurea vecchio ordinamento (ex legge 341/90) oppure di laurea specialistica/magistrale conseguita ai sensi dei DD.MM 509/99 e 270/04. Ancora potranno accedere i candidati con titoli di studio conseguiti all’estero. Ad eccezione, coloro che hanno superato l’esame di ammissione alle vecchie scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario (Ssis), e coloro che erano iscritti alle Ssis e che hanno sospeso la frequenza senza aver sostenuto l’esame per l’abilitazione (compresi coloro che fossero risultati idonei e in posizione utile in graduatoria ai fini di una seconda abilitazione), saranno ammessi senza sostenimento di alcuna prova.
Occorrerà un voto non inferiore a 21/30 (ogni risposta corretta viene valutata 0.5 punti), per essere ammessi alla prova scritta. Tale prova sarà valutata in trentesimi e predisposta da ciascun ateneo secondo criteri comuni: per il superamento la votazione non deve essere inferiore a 21/30. A tutti coloro che sosteranno infine la prova orale, che verrà valutata invece in ventesimi, il superamento verrà conseguito con voto non inferiore a 15/20. Il calendario delle prove successive citate sopra, scritta e orale, verranno definite con un apposito decreto rettorale pubblicato su entrambi i siti dell’Università di Catania e del Cineca (vedere sopra il seguente indirizzo). Gli effettivi ammessi al Tfa saranno elencati nella graduatoria finale ottenuta dalla somma del punteggio conseguito sia nel test preliminare, sia nella prova scritta che orale e in aggiunta quello attribuito all’esito della valutazione dei titoli. Nel caso in cui si presenterà un parità di punteggio, il candidato con maggiore anzianità di servizio nelle istituzioni scolastiche sarà l’ammesso effettivo. Un ulteriore parità di punteggio invece porterà alla scelta del candidato più giovane. Non resta che augurare buona fortuna e ricordare che, nonostante attraversiamo molte difficoltà anche nell’ambito dell’insegnamento, resta comunque un mestiere che ci rende orgogliosi e portatori di cultura a quei giovani, piccoli o grandi, che hanno ancora tanta voglia di fare, voglia di camminare e di creare un mondo fatto di nuove opportunità.
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Nessuna lettera falsa, tutto vero sui Benedettini
Scritto da Vania CuppariNessuna mossa politica, sono semplicemente una studentessa che, al momento in cui ha avuto necessità di usufruire di un bagno, ha trovato davanti ai suoi occhi uno spettacolo scandaloso, e ha sentito il bisogno di raccontarlo.
Sono l’autrice dell’articolo “Servizi (non) igienici alla Facoltà di Lettere e Filosofia”, pubblicato il 18 Maggio , nel quale, con il supporto di fotografie scattate da me personalmente, ho denunciato la situazione di degrado nella quale imperversavano i servizi igienici della Facoltà di Lettere e Lingue, la cui sede è presso L’ex Monastero dei Benedettini. Quanto ho scritto è in accordo con la lettera inviata a voi da Eugenia Sindoni, madre di una studentessa. . Sul giornale on-line Ctzen, che ha riportato la stessa notizia, si leggono le parole di Antonio Di Grado : « né feci né maniaci>>, e poi: «Vi do uno spunto di riflessione: è partita la corsa al rettorato, senza esclusione di colpi».
Vorrei dunque che tutti sapessero che il mio articolo (e dunque anche la lettera) non è frutto di una mossa politica. Sono semplicemente una studentessa che, al momento in cui ha avuto necessità di usufruire di un bagno, ha trovato davanti i suoi occhi uno spettacolo scandaloso, e ha sentito il bisogno di denunciarlo. Non era mia intenzione andare contro la Facoltà e ciò è dimostrato dal fatto che lo stesso giorno ho pubblicato un articolo a suo favore dal titolo “Laureandi in Lettere? La facoltà vi agevola.”
Liveunict è un portale di informazione indipendente che nasce con lo scopo di aiutare, agevolare, informare e rendere partecipi tutti gli studenti. E’ vero che nelle ultime settimane sono stati pubblicati un paio di articoli che denunciavano vicende negative ai Benedettini, tra cui il suddetto, “La molestia è di cultura” di Greta Caruso, “ Monastero dei Benedettini, ecco la fine delle nostre tesi : un video su youtube” di Paola Giordano. Nulla di inventato, tutto vero e dimostrato dalle continue testimonianze che giungono in redazione via mail. Voglio precisare che non siamo mossi dal desiderio di denigrare la nostra Facoltà, ma da un profondo amore verso essa e dunque il desiderio che tutti se ne occupino piuttosto che abbandonarla.
L’invito mio e di tutta la redazione è di “non nascondere la polvere sotto il tappeto”, ma di sollevare le voci di studenti, docenti, amministrativi affinché tutti insieme possiamo migliorare il nostro patrimonio culturale ed istituzionale e la nostra città tutta. Fingere che tutto vada bene, non aiuta. E’ molto più utile ammettere la mancanza di alcuni servizi e impegnarci affinché chi di dovere ne prenda atto e provveda, e al contempo affinché noi studenti cominciamo a rispettare realmente ciò che abbiamo a disposizione, piuttosto che danneggiarlo immotivatamente. Le nostre non sono accuse, ma la richiesta di attenzione verso ciò che amiamo e l’invito ad un’azione sinergica. Noi studenti manifestiamo affinché nessuna facoltà sia chiusa a Catania : abbiamo il diritto di avere l’Università, ma abbiamo anche il dovere che essa funzioni!
Tutti i redattori di Liveunict sono inoltre offesi perché si cerca di negare l’evidenza, accusando di strumentalizzazione chi è mosso da ragionevoli motivazioni.
La verità sull'abolizione delle iscrizioni cautelative
Scritto da Antonio PercollaGli studenti dell’Università di Catania avranno ancora diritto all’iscrizione cautelativa? Questa è la domanda che tutti i colleghi del nostro ateneo si pongono, dai “letterati” dei Benedettini agli “ingegneri” della Cittadella. In seguito all’ultimo post pubblicato sul Blog del “Movimento studentesco” si è creato un clima di grande agitazione. Nell’articolo viene denunciata infatti l’eliminazione di uno dei diritti più importanti per tutti gli studenti: l’abolizione dell’iscrizione cautelativa a partire dal prossimo anno accademico.
Per tutti i laureandi questa notizia ha aperto scenari da incubo. L’iscrizione cautelativa, fino ad oggi, permetteva l'esonero temporaneo delle tasse universitarie nel caso in cui lo studente dimostrava di essere in grado di laurearsi nella prima sessione (Novembre o Marzo) . Se lo studente riusciva ad aggiudicarsi il titolo di "dottore", i conti con l'università erano saldati. Altrimenti, lo studente era costretto a iscriversi come "fuori corso" e a pagare regolarmente le tasse come negli anni precedenti.
Quanto c'è di vero? Apprendiamo da Dario Giuffrida e Giovanni Pappalardo, rappresentanti degli studenti nel senato Accademico, che le voci sull’abolizione dell’iscrizione cautelativa siano state vittima di un “qui pro quo”. In base alla proposta di modifica al Regolamento didattico di ateneo sul restringimento del periodo del conseguimento della laurea , l’iscrizione cautelativa non verrà eliminata, bensì limitata: non avrà più validità entro il 31 Marzo dell’anno successivo, ma fino al 30 Novembre dell’anno di studio in corso. I due rappresentanti chiariscono che i laureandi “ritardatari” non verranno abbandonati dall’università. Nel comunicato dei due rappresentanti si legge che “ ci è stato assicurato dal Dott. Caruso, dirigente dell’area della didattica, che verrà discussa una nuova formula che agevolerà i laureandi che non potranno più contare sulla cautelativa”.
Le reazioni degli studenti Stupore, rabbia e sconforto hanno riempito i commenti dei nostri colleghi: stupore per una notizia improvvisa, un vero e proprio fulmine a ciel sereno. Rabbia per un ulteriore diritto calpestato: l'iscrizione cautelativa aiutava gli studenti a colmare un piccolo ritardo nella carriera spesso dovuta a "capricci" burocratici o di professori dal pugno chiuso in sede d'esame o redazione della tesi. Sconforto infine per l’ennesimo cambiamento in itinere delle regole del gioco: la carriera universitaria, che dovrebbe essere lineare come nel famoso “gioco dell’oca” è sempre più simile ad un Monopoli pieno di imprevisti e probabilità. Soprattutto per gli studenti che anno dopo anno sono costretti a "ripassare dal via"…
ADAS - Il coraggio di vivere: se n'è parlato ieri a Catania
Scritto da Federica Campilongo“Questa serata è un inno al coraggio. Negli ultimi mesi abbiamo assistito a decine e decine di suicidi, queste persone, nonostante le difficoltà della loro malattia, invece, - ha dichiarato la Dott.ssa Marisa Acagnino, magistrato - ci invitano a sorridere, a lottare, a non perdere la speranza”. Andare al cinema, fare acquisti per centri commerciali, abbracciare un amico, sono gesti apparentemente banali che compiamo quotidianamente, senza pensare, però, che per molte persone si tratta di vere e proprie utopie.
Gente affetta da patologie poco conosciute, e spesso costretta a vivere dietro una mascherina che se da una parte li isola, dall'altra li protegge da tutte quelle sostanze chimiche che il loro organismo non è in grado di assimilare, come profumi, detersivi e lacche. «Il nemico è dietro l'angolo, siamo costretti a rinunciare ai ostri affetti, al nostro lavoro. Non c'è cura, per questo ci battiamo costantemente con lo scopo di sensibilizzare le Istituzioni, affinché ci sia prevenzione, ad esempio nelle scuole, perché si tratta di patologie che quando vengono diagnosticate ormai sono in fase avanzata e quindi irreversibili - ha dichiarato l'Avv. Marisa Falcone, Presidente A.D.A.S. associazione in difesa dell'ambiente e della salute - dobbiamo fare in modo che chi ne è affetto non arrivi ad isolarsi totalmente, il rischio è davvero alto».
Anche e soprattutto per queste ragioni l'A.D.A.S. per il secondo anno consecutivo ha deciso di organizzare a Catania per il 12 maggio, ieri, in occasione della Giornata Mondiale delle Malattie Immunologiche e Neurologiche l'Incontro di consapevolezza e solidarietà. Una manifestazione dal carattere scientifico con tanti momenti musicali e di cultura, che ha offerto spunti di riflessione sui "malati d'ambiente". «La nostra attenzione è rivolta in particolar modo ai malati affetti da Sensibilità Chimica Multipla (MCS), Fibromialgia (FM), Encefalomielite Mialgica-Sindrome da Fatica Cronica (ME-CFS), patologie immuno-tossico-infiammatorie a carattere degenerativo, che colpiscono soprattutto il sistema nervoso centrale - ha continuato l'Avv. Marisa Falcone - ma che, progressivamente, non risparmiano tutti gli altri apparati ed organi. Queste patologie insorgono in maniera subdola per rivelarsi poi devastanti».
I pronto Soccorso, ad esempio, nel corso della serata, si sono rivelati i luoghi, paradossalmente più rischiosi. “Siamo pronti a stipulare un protocollo di intesa affinché la salute, la dignità dell’uomo siano messi al primo posto. C’è poca informazione, ma insieme possiamo farcela” Prof.ssa Natalina Costa – Consigliera Parità Regione Sicilia.
Un evento che ha registrato ampia partecipazione di pubblico e che è stato seguito da più di trenta diversi organi di informazione locale e nazionale.
Appunti: compagni fedeli del percorso universitario; che siano provvidenziali aiuti per il superamento dell'atto finale o un modo come l'altro per far passare il tempo durante la lezione (cosciente che ciò che hai scritto è solo una piccola goccia nell'oceano rispetto a quanto il prof chiede all'esame), gli appunti sono uno dei nodi nevralgici attorno al quale si svolge la vita accademica! Voi come li prendete? Block notes e penna o siete all'avanguardia? Le nuove frontiere dell'appuntomania sono i diversi "I": iphone, ipad, ithouch, la cui presenza è sempre più evidente tra i banchi universitari. Mentre in molti si ostinano a ricopiare dettagliatamente le slide del docente, altri, coi loro smartphone, le fotografano: trovata geniale che mi sono sentita in dovere di riprodurre: così, munita della mia modestissima macchina fotografica ho ripercorso le loro orme e onde evitare che soffrisse di complessi d' inferiorità, ho disegnato una mela e gliel'ho attaccata su. Immancabili anche i registratori vocali: sempre più piccoli ma le loro dimensioni sono inversamente proporzionali alla loro capacità multimediale... il mio, a confronto, è un citofono.
Anche il modo di scambiarseli è evoluto: se prima il baratto del materiale didattico aveva come tappa dominante la fotocopisteria adesso basta una connessione internet, wi fi, wireless, bluetooth, infrarossi.
Le nuove tecnologie però, nascondono controindicazioni che la vecchia e cara stilo non dava: agli abituali utilizzatori di registratori sarà di certo capitato di non premere REC e trovarsi a fine lezione con il nulla cosmico sul nastro o magari lo hanno dimenticato... ma dove?
Probabilmente il peggior effetto collaterale è quello che ti fa incorrere in una delle tue migliori "pessime figure" ed io, ovviamente, l'ho testato di persona: mentre fotografavo le slide del docente, non vado a dimenticare di togliere il flash? Il tutto dura un istante: un lampo di luce bianca illumina l'aula (al buio) ,cala il gelo e il silenzio ... e io vedo scorrere la mia vita universitaria davanti.
Nel mio caso forse è meglio tornare al taccuino, ma in generale possiamo affermare che la multimedialità domina tra gli studenti... dominasse pure tra i docenti...
Donne, politica e Istituzioni. Al via il nuovo corso
Scritto da RedazioneIl Dipartimento di Analisi dei Processi politici, sociali e istituzionali (Dappsi) dell'Università di Catania, su iniziativa della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le Pari Opportunità, attiva per l'anno accademico 2011- 12, la nuova edizione di "Donne, politica e Istituzioni", un corso formativo a carattere specialistico per la diffusione della cultura di genere nelle istituzioni culturali, sociali e politiche, al fine di qualificare e aumentare la presenza e la partecipazione delle donne nella politica e nella vita attiva del Paese. I posti disponibili sono 80. Il numero minimo di domande previsto per l'attivazione del corso è fissato in 20. Il percorso formativo è destinato a donne e uomini in possesso, al momento della presentazione della domanda di ammissione, di almeno il diploma di scuola media superiore. Il 50% dei posti (pari a un massimo di 40) è riservato a studentesse/studenti universitari, il 12% (pari a un massimo di 10) al personale tecnico-amministrativo dell'Università di Catania, il 37% (pari a un massimo di 30 posti) a donne e uomini esterni. Per partecipare è necessario inviare la propria candidatura secondo le modalità indicate nel bando entro lunedì 4 giugno.no.
fonte: unict.it
Fuga dei cervelli: i giovani chiedono un futuro in Italia basato sulla meritocrazia
Scritto da RedazioneMille euro al mese per un ricercatore ed 800 per un dottorando: questa la media degli “stipendi” percepiti dai “cervelli” in Italia. Il triste fenomeno della fuga dei cervelli, ormai realtà consolidata nel nostro Paese, è stato in questi giorni al centro dell’attenzione del Governo, che ha emanato un provvedimento sulle agevolazioni fiscali tese ad incentivare il rientro in Italia dei “cervelli” che si sono specializzati all’estero.
Sul provvedimento si era pronunciato Andrea Lenzi, presidente del Consiglio Universitario Nazionale (CUN), il quale aveva sottolineato come, in un momento di crisi come quello attuale, l’iniziativa del Governo fosse buona ma non sufficiente ad arginare il fenomeno.
Riserve espresse anche dal capogruppo Studenti per le Libertà-Azione Universitaria al CNSU Erio Buceti: «La situazione precaria che da anni vivono i nostri ricercatori e dottorandi deve essere risolta a lungo termine. È impensabile che questa professione sia retribuita nel nostro Paese con stipendi pari ad un terzo di quelli percepiti negli altri Stati europei».
Concorde anche il vicepresidente di Azione Universitaria Dario Moscato: «Lo Stato non ha mai agevolato i nostri cervelli, adesso però è il momento di cambiare le cose, non solo durante questo governo tecnico, ma anche per il futuro».
Riguardo poi le critiche mosse dal ministro del Welfare Fornero sulla scarsa istruzione dei giovani italiani, Buceti dichiara: «Il problema non sono i giovani che non studiano, semmai l’intero sistema di formazione offerto dalle scuole e dalle università italiane. Dovrebbe essere riveduto e corretto per garantire la soddisfazione delle esigenze del Paese. In ogni caso, sarebbe opportuno che lo Stato si interroghi su che cosa intende fare alle sue università. Di sicuro i prossimi due anni continueranno ad essere difficili ma è importante capire fin da ora quale università si vorrà tra sei o sette anni».
ERASMUS STUDIO: un'esperienza indimenticabile raccontanta da due colleghi all'estero
Scritto da Noemi StellaDopo un'attesa snervante sono state pubblicate sul sito llp manager dell’Ateneo catanese le graduatorie definitive Erasmus Studio per l’anno 2012/2013. Senza rischiare di essere esagerati, la vita di qualche centinaio di studenti è appena cambiata. Si, perché l’Erasmus ti cambia la vita. Le premesse non erano granché buone, e gli studenti lo sanno già: un bando pubblicato con un mese buono e di ritardo rispetto alle usuali tempistiche d’Ateneo, le lunghe code per consegnare le autocertificazioni degli esami conseguiti ma non ancora registrati sul portale telematico all’ufficio relazioni internazionali in piazza Università e infine l’attesa quasi spasmodica passata tra graduatorie parziali e test di lingua.
Nota positiva di questo periodo d’attesa (e in quest’università che di periodi bui ultimamente ne ha visti parecchi bisogna evidenziare tutto ciò che di buono c’è) sono state le dipendenti Uri tanto pazienti e gentili da rispondere a qualsiasi domanda, anche se stupida, dei ragazzi così entusiasti e speranzosi da perdere ogni capacità di capire bene quel bando letto e riletto tante volte. “I soldi meglio spesi dalla Comunità Europea”: questo il parere recentemente espresso dagli esperti riguardo il progetto di mobilità internazionale. Ma veniamo a noi: una volta finita la contemplazione della graduatoria e del proprio posto “in classifica” verranno le mille domande. Quando saprò dove andrò? E’ vero che dare gli esami all’estero è più facile? Quanto è difficile vivere fuori e ambientarsi in un paese di cui conosco poco o niente?
A soddisfare la nostra curiosità e rispondere alle nostre domande due studenti Erasmus: Silvio e Stefania. “Appena uscita la domanda ho cominciato a cantare, non ho dormito per 2 notti consecutive”, dice Stefania, ormai rientrata in patria e reduce da un indimenticabile Erasmus a Cardiff.
Silvio invece ci spiega che dopo la pubblicazione della graduatoria, in realtà, non succede quasi nulla perché nulla è ancora realmente definito: potresti anche essere il 9° di 300 candidati ma non vincere la meta da te scelta o desiderata, potresti ritrovarti a studiare inglese a Cardiff come nei paesi baltici. Incertezze quindi, e ancora attesa. Tutto si definisce durante il famoso incontro in cui si confermerà l’accettazione della mobilità e al quale tutti sono obbligati a partecipare, pena l’esclusione dalle graduatorie. “L'emozione della prima fila durante la riunione per la suddivisione delle mete non si scorda mai. Pensi che tra 6 mesi potresti essere ovunque nel mondo o con chiunque”, ci confessa Silvio. Ma si sa, niente è facile come sembra. Dopo i primi giorni, forse settimane, di estasi, (passati come se si stesse prendendo parte ad un sogno, ci suggerisce Stefania) arrivano le difficoltà. Uno dei problemi più incombenti e preoccupanti per chi si appresta a partire è la ricerca di un posto dove vivere: “Trovare casa? Un inferno! Si rischia di passare il mese più brutto della propria esistenza per poterne trovare una. Per chi viene qui a Parigi quella della casa è una questione da affrontare ben prima della partenza se si vuol evitare di trasformare il proprio Erasmus in una agonia nostalgica di casa”, ci scrive Silvio, con tutta l’aria di chi questo bel problema lo conosce già. Dall’altro lato ci sono i problemi legati alla difficoltà nel parlare la lingua straniera, l’assenza della famiglia e degli amici, del fidanzato/a. “Ma ne vale la pena”, assicura Stefania, “e lo sbandamento dura solo pochi giorni. Si conosce tantissima gente, si fanno gite, serate, feste”. Altra nota dolente, e se vogliamo mito da sfatare, è quella legata agli esami all’estero: la leggenda vuole che chi parta con le ultime materie da dare (magari quei fardelli che ci si porta dietro dal primo anno o quelle materie con professori fin troppo severi) torni in Italia più “leggero”, sereno e pronto a laurearsi. “Gli esami all'estero dipendono totalmente dalla nazione cui vai”, chiarisce Silvio, “qui in Francia è un vero stress, le presenze sono obbligatorie, le materie da pochissimi crediti e la burocrazia un inferno. Ma il gioco vale la candela. Hai la possibilità di essere realmente giudicato per ciò che sai o non sai fare. Non capiterà mai di essere rimandato da un professore perché ha la luna storta, tutto è chiaro, limpido. Un professore svolge il corso, un altro redige l'esame finale da fare scritto, un terzo sconosciuto te lo correggerà. Inoltre vi è una commissione che si occupa di controllare che i professori non eccedano nel carico di lavoro, abitudine ormai consacrata nel nostro ateneo”, conclude. Infine, consiglio spassionato di Silvio, ormai parigino d’adozione: “guardate bene le mete e sceglietele in base al vostro budget. Una borsa Erasmus come la nostra è sufficiente per poter vivere bene in Polonia ma non in una città come questa”. Che i fondi a disposizione degli studenti costituissero quasi un contributo “simbolico” lo sapevamo già, quindi, gambe in spalla, tanto entusiasmo e tuffiamoci in quest’avventura perché opportunità come queste capitano ben poche volte nella vita!
Dopo 11 anni di inattività, ecco il ritorno di un caro amico, Fabio Concato, che il 21 Aprile 2012 ha presentato alla Feltrinelli di Catania il suo ultimo lavoro “Tutto qua”. E c’è davvero tutto in questo cd, c’è il guardare con gli occhi degli altri, di chi soffre, di chi è dimenticato. E’ un provare a capire cosa vuol dire guardare la vita da un punto di vista diverso dal nostro. E Fabio lo racconta, parla del grande lavoro che ha fatto su se stesso in questi 11 anni, nel volersi riscoprire. Ed è stando bene con se stessi che si può puntare a star bene con gli altri. E il messaggio che si vuole trasmettere si può sintetizzare in un’unica parola: Amore. Alla fine della presentazione, ho fatto qualche domanda a Fabio ,e attraverso le sue risposte, ha confermato di essere una persona meravigliosa capace di trasmettere agli altri le proprie emozioni, fino ad arrivare al cuore di chi lo ascolta.
«Con il ritorno nelle scene, dopo 11 anni che non avevi più pubblicato album, il messaggio che vuoi trasmettere, musicalmente parlando, è sempre uguale a quelli precedenti o è cambiato?»
R: «Io credo che musicalmente parlando sia sempre lo stesso, ciò non significa fare le stesse musiche del disco precedente. La musica è una cosa che viene proiettata dal tuo cuore, dalla tua testa. Poi il cantato, i temi si spera siano diversi dal disco precedente perché altrimenti sarebbe una noia mortale.»
«Come mai Gigi è la tua canzone preferita?»
R: «Beh, perché probabilmente c’è una grande ispirazione più spessa, perché Gigi era mio papà ed io l’ho amato tanto, nonostante non fosse un uomo perfetto, ma nessuno è perfetto. Aveva delle cose meravigliose e aveva anche cose meno meravigliose, però è lui che mi ha fatto ascoltare la musica che poi ho amato, e che mi ha fatto capire quanto fosse importante la musica nella vita di un uomo, e di un ragazzo in quel caso, e quindi è venuta fuori una canzone con uno spessore diverso, un’ispirazione diversa, ecco perché la amo e molto più delle altre.»
«Secondo te perché “spiccano il volo” canzoni più commerciali e molte volte prive di emozioni e non canzoni magari di un certo peso di cantautori
come te, Claudio Lolli, Gianni Siviero, Fabrizio De Andrè, e così via?»
R: «Perché c’è poco tempo, io credo ci sia poco tempo e poi perché le radio non sempre ci aiutano. E invece, ricordo che all’inizio eravamo alleati noi e le radio, cioè le radio avevano bisogno di noi e viceversa. Sono un po’ cambiate le cose. Magari a parole ti dicono che hai fatto un disco strepitoso, che sei bravissimo eccetera, però poi non ti passano. Allora ti trovi un po’ davanti ad un muro di gomma perché non riesci a capire. Se almeno uno ti dicesse “Guarda, ti sono diventati i capelli bianchi, fai cagare, non interessi!”, almeno uno se ne fa una ragione, e invece ti dicono “No, disco fantastico!”, ma non lo passano, allora c’è qualcosa che non torna. Potrebbero aiutarci un pochino di più. Ma anche la televisione, dovrebbe cambiare registro e fare le cose più ad hoc, così come faceva Renzo Arbore che aveva una trasmissione che si chiamava Ad hoc e lì chiamava tutti i gruppi, tutti quelli che cantavano e suonavano sul serio. Un’altra era Caterina Caselli. Caterina ormai ha fatto carriera come talent scout.»
«Un’ultima curiosità: com’è stato interpretare la voce del Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry?»
R: «Un’esperienza fantastica! Fantastica intanto perché ho riscoperto una cosa che era odiosa, che mia mamma mi leggeva quando ero piccolo e mi tirava due cose così, proprio mi annoiava a morte. Quando l’ho riletto avevo 40 anni, quindi stiamo parlando di 19 anni fa, e ho riscoperto tutto un mondo, diventando uno dei più bei libri che io abbia mai letto nella mia vita. Perché come dice giustamente la prefazione, non è un libro per i piccoli ma è un libro per gli adulti che hanno conservato il famoso fanciullino dentro. E poi lo interpreti e lo giri come vuoi, è una cosa geniale! Il Piccolo Principe è veramente una roba geniale!»
Foto di Daniela Amenta Interlandi
Guglielmo Scilla – Dieci regole per fare innamorare
Scritto da Concetta LombardoDai canali di YouTube fino alle sale da cinema. Guglielmo Scilla, meglio conosciuto come Willwoosh, ha fatto passi da gigante da quando ha iniziato a postare i suoi video sulla piattaforma per eccellenza di video-sharing. Dalle imitazioni e parodie di film, sino ai fantastici travestimenti da donna, passando dalla sua serie “Freak” che sta avendo un grande successo. Oggi alla Feltrinelli, in occasione della presentazione del suo libro “Dieci regole per fare innamorare”, ho scambiato due chiacchiere con lui e con la sua grandissima simpatia e disponibilità, ha risposto alle domande, confermando ancora una volta, che la vera umiltà non si perde con il successo.
«Com’è stato passare dalla webcam del computer, per poi avere tanti fans su YouTube e passare successivamente al cinema insieme a grandi attori?»
R: «Guarda, non è stato così terribile anche perché io non mi sento passato in nessuna parte, io sono su Youtube tutt’ora e quindi non ho tanto sentito il passaggio. Diciamo che all’inizio ti fa strano perché il vero problema è che sono cose che non ti aspetti, che non avevi pianificato, quindi lì c’è magari la paura del dire “Cavolo! Adesso tutti quanti saranno qui a guardare me!” ma in realtà nessuno ti fila, a nessuno frega assolutamente di te e nel momento in cui capisci quello stai tranquillo e cerchi di fare del tuo, però, a parte l’onore che ti senti messo in mezzo in una macchina che comunque ha altre basi rispetto a quelle del web, quindi è stato bello, però YouTube è YouTube, punto. Per me il web è dove fai le tue cose e ancora rimane il modo più bello per divertirsi secondo me.»
«Dieci regole per fare innamorare, come mai hai scelto questa tematica?»
R: «Allora, in verità il libro nasce in un secondo momento, io ho iniziato a girare il film con Salemme che era Dieci regole per fare innamorare. A questo punto ha detto “Senti, non sarebbe carino fare un libro con lo stesso titolo?” e gli ho detto “Guarda, basta che non sia un libro che sia la storia del film, altrimenti non avrebbe senso, e basta che non sia un libro serio perché basta andare a chiedere ad una persona fidanzata, ad una persona che ne sa qualcosa come fare innamorare, quindi ho portato con me Alessia Pelonzi che è una mia carissima amica e con la quale abbiamo vissuto 10 anni di vita praticamente, e da lì in quel momento quando loro mi hanno detto “Fai come ti pare!” siamo andati a scrivere, ma di base delle regole non è che ne sapessimo molto. Si fa quel che si può, ecco.»
«E nella vita di tutti i giorni, lontano dalle telecamere, chi è Guglielmo Scilla?»
R: «E’ ancora più stupido di quello che vedi normalmente! No, a parte gli scherzi, chi è? Cioè, è uno normale ma spero di esserlo anche davanti alle videocamere, quindi spero di non poter dare troppo lo stacco con le cose finte: hai presente dove tutti si conoscono tipo in televisione? “Ciao carissima!”, ma ciao dove? E quindi no, spero di essere abbastanza coerente quando si parla di come sono lì, come sono là, cioè sono come sono. Magari se sono triste non mi prendo la videocamera e faccio un monologo triste, ecco, non romperci le palle, chi se ne frega! Però, al limite, sono una versione più positiva di me stesso, ma manco è vero perché se mi rode il culo lo dico!»
Tutte le foto dell'evento | a cura di Angela Rosalia Digrigorio e Daniela Interlandi
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Ai Benedettini il mondo delle carceri trova nel cinema la sua via di fuga
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Ogni giorno il Monastero dei Benedettini accoglie gente di tutti i tipi: studenti, ricercatori, appassionati d'arte e di storia, scolaresche in gita scolastica e dottori coinvolti in…
Da Bollettino d'Ateneo
- Una terapia rock per Laura
Sabato 26 maggio (BarbaraDiscoLab), serata organizzata dagli studenti per raccogliere fondi a sostegno di Laura... - Paleodays 2012
Da giovedì 24 a sabato 26 maggio (Palazzo delle Scienze), 12a edizione delle Giornate di Paleontologia - Diritto e politica
Martedì 22 maggio alle 15:30, nel Coro di Notte del Monastero dei Benedettini, secondo appuntamento del ciclo di...



