Vignetta di Valentina Wrzy Vignetta di Valentina Wrzy

È passato un anno da quando ho deciso di partire, non ero neanche sicura della meta, avevo le idee un po’ confuse: Spagna o Praga? Lo so, sono due realtà un po’ diverse, ma il dilemma era fra migliorare il mio spagnolo parlandolo giorno per giorno o conoscere una realtà completamente diversa dalla nostra e praticare un po’ d’inglese studiando in quella lingua; solo quando mi hanno chiesto il fatidico “Signorina dove vuole andare?” ho capito cosa volevo rispondendo tutto d’un fiato Murcia. Ricordo di averlo detto con la pronuncia esatta spagnola, con quella specie di “s” alla Jovanotti, come a dire: “C’è già qualcosa di spagnolo in me, non lo vedete?”. Dopo quel giorno ci sono stati i pellegrinaggi all’ufficio erasmus, le rassicurazioni alla mamma, ma anche a me stessa: mi ripetevo continuamente “Puoi farcela! Non può essere così difficile!”. E poi le visite da “turista” al sito della futura facoltà, le mail con l’Università spagnola e per finire l’organizzazione su internet del viaggio con tanto di street view sui luoghi in cui andare.

A chi mi chiede come è andato il viaggio rispondo: “ Tutto bene, non è stato difficile e poi Murcia è stupenda; in realtà solo la parte su Murcia è vera, il viaggio è stato un'Odissea: due voli, una notte a Valencia e un tre ore e mezza di pullman. Il tutto in compagnia di un bagaglio che pesava più di me e di zaini e borse che mi hanno spezzato la schiena, però ne è valsa la pena. Quando ho messo piede in terra murciana mi veniva da piangere dall’emozione, ero così contenta che quella città, piccolina con tante viuzze di poco aiuto per il mio scarso senso dell’orientamento, sarebbe diventata la mia casa, che subito mi sono dimenticata della stanchezza.

Del viaggio credo che non dimenticherò mai quando, nella fase di decollo, ho guardato Catania che si faceva sempre più piccola; pregi e difetti del luogo che ha ospitato la mia vita si allontanavano da me man mano che l’aereo prendeva quota e in quel momento ho pensato: “Adios Catania, nos veemos en Julio!”.

Guardavo quelle chiazze grigie, verdi e marroni, quei luoghi familiari che mi sarebbero mancati: Catania, città che, anche se difficilmente potrà offrirti un buon futuro, ti strega, come la Dublino di Joyce ti paralizza, ti fa’ sentire di non poterla lasciare. Eppure io sono troppo felice per abbandonarmi alla nostalgia, vado avanti nel mio viaggio che culmina nel momento in cui, sul volo per Valencia (ero l’unica italiana), fra passeggeri spagnoli che parlavano concitatamente del comandante Schettino, ho guardato la Spagna diventare reale e le ho detto: “Ahora non vengo como turista: tu eres mi nueva casa!”. Ma i miei pensieri vengono interrotti dalla hostess “Por favore el asiento!”, così metto il sedile in posizione eretta come mi aveva chiesto e mi preparo alla mia nuova vita, piena di speranze e sogni, ma anche di paure.

*Vignetta di Valentina Wrzy

Soraya Cipolla

Soraya Cipolla

Facoltà : Lettere e Filosofia
Corso: Lettere Moderne
Anno : terzo
Ruolo: Inviata Erasmus in Spagna: Viajando por España

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