Cosa vuoi fare da grande?
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Cosa vuoi fare da grande?
Che cosa vuoi fare da grande? È la domanda-cliché che gli adulti (dall'alto del loro cinismo/esperienza/età/statura) fanno a te, bimbetto inconsapevole, che li guardi stirando il collo indietro e battendo le ciglia ignaro che, illuminarti esclamando tutto d’un fiato "L'astronauta!" o "Il pittore" ,"L'archeologo", "lo scienziato" provocherà solo il loro sorriso sardonico e, nel peggiore dei casi, i loro moti compassionevoli
Cosa vuoi fare da grande? Ma te l’avevano detto quand’eri bambino che non lo deciderai tu cosa farai da grande? Non è una tua scelta, come venire al mondo, come vincere una lotteria, la scelta non la fai tu. O meglio la tua scelta non basta, per tutto il resto c’è l’accesso programmato o più confidenzialmente: Numero Chiuso.
Ebbene sì, già il nome mette una certa soggezione fa accapponare la pelle e tremare fino alla punta del naso ma di preciso cos’è e a cosa serve? Ufficiosamente è un espediente teso ad assicurare servizi idonei agli studenti, posti a sedere in aula, docenti più presenti, apprendimento facilitato e altri innumerevoli vantaggi (che si, la massificazione deteriorerebbe). Secondariamente, e se resta tempo, serve ad assicurare alla nazione intera la tanto agognata meritocrazia: l’illusione secondo la quale non puoi andare proprio da nessuna parte se non sai, per esempio, di che colore erano le mutande che il primo presidente degli stati uniti d’America indossò il giorno del settantesimo compleanno della figlia del nipote dell’assistente del ricercatore che contribuì alla scoperta del vaccino anticolerico, e altre banalità elementari che cinque anni di scuole medie secondarie e la tua ovvissima cultura generale ti garantiscono (no, non erano nere e il primo presidente col cavolo che ti suggerisco come si chiamava).
E sarà il fascino del proibito, sarà la competitività, sarà la voglia di testare quanto grande è il fondoschiena che madre natura ci ha dato in dotazione, ma il numero di domande d’ammissione nelle facoltà a numero chiuso sono aumentate esponenzialmente con il passare degli anni. Nella forma mentis comune è come se il superare un test a risposta multipla investisse gli eletti di un potere temporale tale che i genitori potranno sbrodarsi nei secoli dei secoli con parenti, amici,( parenti di parenti, amici di amici, parenti di amici e via dicendo) affermando solennemente che il figlio è un prescelto (nonché un genio). Dato che tra poco non esisterà più una facoltà a numero aperto supporrei, con grande boria, che siete i benvenuti nelle nazione dei geni prescelti.
C’è la gente intorno, la gente importante, quella che “conta” (e non da uno a cento e al contrario come all’asilo ti vanti di saper fare) la gente con l’abito scuro, la camicia bianca e la giacca pure d’estate, quando fuori fa caldo e tu vorresti solo essere così piccolo, frivolo per dire di voler fare l’astronauta e ritrovarti già sulla luna. Beh, questa gente, decide chi sarai se ci sarai e cosa sarai. Non ti guardano in faccia non gliene importa a nessuno, sono le scartoffie quelle che comandano.
Da bambino non le capisci le parolone come "meritocrazia" che sta per corsia preferenziale, non lo sai che "numero chiuso" sta per mangiatoia statale e privata, non ci credi che dovrai trovare delle vie traverse o alternative.
Ma lo sai che succede se quaranta persone si stringono la mano e ognuno la stringe a tutti gli altri ma due si rifiutano di stringere la mano a tre quarti degli altri?
Cosa puoi fare da grande? Non lo so, ti auguro solo di non fare il mantenuto, il precario o il disoccupato, per il resto affidiamoci più alle passioni e meno al presunto prestigio che i lavori più pagati del mondo potrebbero garantirci. Nell’attesa di un sistema più giusto per distribuire arti e mestieri non ci resta che non fossilizzarci con il nostro piano A ma creare anche piani B, C, D,… Z perché non si sa mai. Dobbiamo abituarci al fatto che il test d’ammissione universitaria sarà solo il primo di una lunga serie di concorsi che la carriera ci richiederà di sostenere per andare sempre un po’ più avanti (Ministra permettendo). Affidandoci così anche un po’ al caso forse non saremo dei perfetti self-made-man come ci vorrebbero, ma eviteremmo pure la crisi depressiva che segue lo studente medio quando scorrendo le graduatorie: somatizza che non ce l’ha fatta, inizia a sentirsi un po’ un inutile, medita la via del vagabondaggio o della carriera monastica… no! Assicuratevi il vostro posto ma soprattutto mantenetelo. E se potessi dare un consiglio spassionato cosa direi? forse di iniziare a non stressare più i bambini con la domanda da cento milioni di dollari sul cosa vuoi fare da grande.
Articolo Originale
Cosa vuoi fare da grande? Ma te l’avevano detto quand’eri bambino che non lo deciderai tu cosa farai da grande? Non è una tua scelta, come venire al mondo, come vincere una lotteria, la scelta non la fai tu. O meglio la tua scelta non basta, per tutto il resto c’è l’accesso programmato o più confidenzialmente: Numero Chiuso.
Ebbene sì, già il nome mette una certa soggezione fa accapponare la pelle e tremare fino alla punta del naso ma di preciso cos’è e a cosa serve? Ufficiosamente è un espediente teso ad assicurare servizi idonei agli studenti, posti a sedere in aula, docenti più presenti, apprendimento facilitato e altri innumerevoli vantaggi (che si, la massificazione deteriorerebbe). Secondariamente, e se resta tempo, serve ad assicurare alla nazione intera la tanto agognata meritocrazia: l’illusione secondo la quale non puoi andare proprio da nessuna parte se non sai, per esempio, di che colore erano le mutande che il primo presidente degli stati uniti d’America indossò il giorno del settantesimo compleanno della figlia del nipote dell’assistente del ricercatore che contribuì alla scoperta del vaccino anticolerico, e altre banalità elementari che cinque anni di scuole medie secondarie e la tua ovvissima cultura generale ti garantiscono (no, non erano nere e il primo presidente col cavolo che ti suggerisco come si chiamava).
E sarà il fascino del proibito, sarà la competitività, sarà la voglia di testare quanto grande è il fondoschiena che madre natura ci ha dato in dotazione, ma il numero di domande d’ammissione nelle facoltà a numero chiuso sono aumentate esponenzialmente con il passare degli anni. Nella forma mentis comune è come se il superare un test a risposta multipla investisse gli eletti di un potere temporale tale che i genitori potranno sbrodarsi nei secoli dei secoli con parenti, amici,( parenti di parenti, amici di amici, parenti di amici e via dicendo) affermando solennemente che il figlio è un prescelto (nonché un genio). Dato che tra poco non esisterà più una facoltà a numero aperto supporrei, con grande boria, che siete i benvenuti nelle nazione dei geni prescelti.
C’è la gente intorno, la gente importante, quella che “conta” (e non da uno a cento e al contrario come all’asilo ti vanti di saper fare) la gente con l’abito scuro, la camicia bianca e la giacca pure d’estate, quando fuori fa caldo e tu vorresti solo essere così piccolo, frivolo per dire di voler fare l’astronauta e ritrovarti già sulla luna. Beh, questa gente, decide chi sarai se ci sarai e cosa sarai. Non ti guardano in faccia non gliene importa a nessuno, sono le scartoffie quelle che comandano.
Da bambino non le capisci le parolone come "meritocrazia" che sta per corsia preferenziale, non lo sai che "numero chiuso" sta per mangiatoia statale e privata, non ci credi che dovrai trovare delle vie traverse o alternative.
Ma lo sai che succede se quaranta persone si stringono la mano e ognuno la stringe a tutti gli altri ma due si rifiutano di stringere la mano a tre quarti degli altri?
Cosa puoi fare da grande? Non lo so, ti auguro solo di non fare il mantenuto, il precario o il disoccupato, per il resto affidiamoci più alle passioni e meno al presunto prestigio che i lavori più pagati del mondo potrebbero garantirci. Nell’attesa di un sistema più giusto per distribuire arti e mestieri non ci resta che non fossilizzarci con il nostro piano A ma creare anche piani B, C, D,… Z perché non si sa mai. Dobbiamo abituarci al fatto che il test d’ammissione universitaria sarà solo il primo di una lunga serie di concorsi che la carriera ci richiederà di sostenere per andare sempre un po’ più avanti (Ministra permettendo). Affidandoci così anche un po’ al caso forse non saremo dei perfetti self-made-man come ci vorrebbero, ma eviteremmo pure la crisi depressiva che segue lo studente medio quando scorrendo le graduatorie: somatizza che non ce l’ha fatta, inizia a sentirsi un po’ un inutile, medita la via del vagabondaggio o della carriera monastica… no! Assicuratevi il vostro posto ma soprattutto mantenetelo. E se potessi dare un consiglio spassionato cosa direi? forse di iniziare a non stressare più i bambini con la domanda da cento milioni di dollari sul cosa vuoi fare da grande.
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Chemical - Admin

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Re: Cosa vuoi fare da grande?
non sono totalmente d'accordo: all'ultima assemblea di facoltà a cui ho assisitito, è stata detta una cosa bellissima ma utopica (secondo me): l'istruzione è un diritto, ognuno deve avere il diritto di formarsi professionalmente e di arricchire la propria cultura così come desidera: parole bellissime, ma utopiche appunto: consapevole che il numero chiuso viola questo innegabile diritto, penso però che dobbiamo prendere coscienza della situazione che ci troviamo ad affrontare attualmente: il numero di iscritti all'università, di tutti gli ambiti e quindi, il numero dei potenziali lavoratori di domani ,riscontrano un'effettiva offerta di lavoro? se si il numero chiuso è assolutamente sbagliato e, a questo punto, pure insensato; ma se la risposta è no allora il numero chiuso un senso ce l'ha se non altro quello di non illudere i ragazzi che , dopo anni di sacrifici e dopo aver raggiunto l'agoniato traguardo, godranno di un posto assicurato(ahimè)... perchè, ben che vada , faremo gavetta come lavapiatti ( e ci metterei la firma ora come ora).
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dai ridi dai
che al vecchio mondo in fondo in fondo si sta ben
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che la fortuna presto o tardi arriverà
niente nella vita è così brutto
e potrai gioire dopotutto
dai ridi dai
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chicli - Scribano Fiorentino

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Re: Cosa vuoi fare da grande?
Io sono d'accordo con questo. Non possono esserci 2.000 giovani di belle speranze nella sola università di catania che si iscrivono al corso di laurea in medicina (per dirne uno), non solo è utopico è pure distopico. Ma il punto è, questo diritto allo studio. Io credo nelle passioni e nelle vocazioni anche in campo lavorativo. Un test a crocette è sbarrativo e limitante. Non sono necessariamente i meno bravi quelli che non ce la fanno, semplicemente sono gli eccedenti. Per il momento è così, un metodo di selezione alternativo è la vera sfida, neppure la selezione naturale ritengo che possa bastare ma è innegabile che il quizzone resta a mio parere una grande carenza della nostra istruzione. Per quanto riguarda i posti di lavoro, il numero chiuso non li garantisce, magari tra 285 anime la competizione è minore rispetto a quella che potrebbe esserci tra 2000, questo è palese, ma da qui a parlare di garanzia purtroppo ne passa.
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Martina dv - Publisher

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Re: Cosa vuoi fare da grande?
concordo sul diritto all'istruzione: che il numero programmato lo offenda sono assolutamente d'accordo, ma come hai detto tu 2000 persone che si preparano per svolgere la stessa professione devono già aspettarsi che il lavoro non ci sarà per tutti.Io ritengo (dopo lunghe e interminabili confronti col mio ragazzo) che lo Stato abbia il dovere di darti un lavoro o ,quantomeno ,di non illuderti che la strada che hai scelto ti permetta di realizzare floride ambizioni : il numero programmato, in tal senso , è un intervento sensato, o perlomeno tale lo ritengo io: piuttosto che far sudare anni di studio a ragazzi che non potranno far valere le proprie lauree in modo adeguato per l'eccessiva "concorrenza" ritengo di gran lunga migliore fare in modo che quei ragazzi acquisiscano una preparazione su altri fronti lavorativi, anzicchè investire anni in studio per un futuro sempre più incerto.
Ultima cosa e poi concludo la mia pausa tra sindesmosi e sinostosi: non ho parlato di garanzie: questo termine, nel nostro paese , e soprattutto quando si parla di giovani e futuro, è sconosciuto ( è d'uso corrente, infatti, se preceduto da "avvisi di" ), intendevo solo dire che è meno difficile trovare un lavoro se c'è una richiesta da parte di 100 laureati piuttosto che 1000.![color_ [smilie=color_.gif]](/./forum/images/smilies/color_.gif)
Ultima cosa e poi concludo la mia pausa tra sindesmosi e sinostosi: non ho parlato di garanzie: questo termine, nel nostro paese , e soprattutto quando si parla di giovani e futuro, è sconosciuto ( è d'uso corrente, infatti, se preceduto da "avvisi di" ), intendevo solo dire che è meno difficile trovare un lavoro se c'è una richiesta da parte di 100 laureati piuttosto che 1000.
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chicli - Scribano Fiorentino

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Re: Cosa vuoi fare da grande?
La cosa non si discute, la formazione universitaria è volta senz'altro al futuro lavorativo. Ma il discorso disoccupazione e precariato ha il suo cardine altrove nella congiungente tra la politica e l'economia del paese. Io vedo il tutto come un "Brave Nex World" in cui l'ispirazione non conta più, conta solo la catena di montaggio e il cantuccio del mondo in cui ci rinchiuderanno. Questo non ha senso. Fare il medico piuttosto che l'avvocato l'architetto o l'insegnante... son tutti impieghi, cosa per cui oggi chiunque renderebbe grazie (cosa paradossale, il lavoro è passato dall'essere un diritto all'essere un privilegio) ma in mezzo c'è tutta la differenza del mondo, quantomeno per quelli come me.
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Martina dv - Publisher

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Re: Cosa vuoi fare da grande?
per me uno non vale l'altro: sono del parere però che se ciò che voglio fare è l'avvocato , non sarà un quiz ad impedirmelo.Sicuramente il numero programmato non è la soluzione alla disoccupazione ma, perlomeno, potrebbe ridurre il numero dei potenziali disoccupati laureati di domani ! e ciò non implica la soppressione dell'ispirazione... per com la vedo io,le due cose non sono necessariamente correlate!
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