Gli spari sopra sono per noi
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Gli spari sopra sono per noi
Primo luglio duemiladieci.
Una giornata come tante a Catania. La Catania dei chioschi, del traffico alle 8 di mattina, del caldo estivo che annuncia l'estate.
La Catania degli universitari, dei fuori corso, degli esami spostati e via dicendo. Cosa può smuovere una città il cui ritmo ad inizio luglio è frenetico, ma allo stesso tempo consueto? Una sparatoria in pieno giorno.
Proprio così, una sparatoria in pieno giorno davanti la facoltà di Lettere e Filosofia e di Lingue e letterature straniere, in piazza Dante. Poco dopo le 12, una studentessa universitaria di Siracusa, Laura Salafia di 34 anni è stata centrata in maniera accidentale da un proiettile nella nuca. La ragazza, trasportata in ospedale, è vigile e stabile, ma dovrebbe essere operata in serata per la rimozione del proiettile, finito tra due vertebre. Il vero obiettivo, Maurizio Gravino, pregiudicato appartenente al clan degli Zuccaro, è stato raggiunto da tre pallottole, mentre era a bordo di uno scooter, e trasportato d'urgenza al Vittorio Emanuele.
Scena simile poche ore prima in un panificio di Corso Indipendenza, dove un incensurato di 28 anni è stato ferito ad un braccio e trasportato anche lui al Vittorio Emanuele di Catania.
Catania, Anno Domini 2010. Sembra così lontano il decennio nero della città, gli anni '80 in cui ci si spaventava di uscire per non essere coinvolti involontariamente in una guerra tra clan. Appunto, "sembra" così lontano.
Perché Catania sembra essere tornata la città orrenda dei decenni bui, in cui "la mafia non esisteva"?
Forse non è Catania che è rimasta la stessa, ma bensì i "personaggi" che ve ne fanno parte. Una città in cui i vari politici collusi con la mafia vengono protetti e quasi santificati; in cui classi dirigenti festeggiano se una pena per mafia viene ridotta di uno-due anni.
Del resto, c'è poco da meravigliarsi: Catania è lo specchio di un Paese in cui il politico principale pretende di non essere processato, in cui si venerano personaggi di spicco della malavita usando termini come "eroi" ed "amici", in cui i giudici vengono definiti "metastasi della società" e i telegiornali sfasano la realtà come meglio credono.
Aldilà di ogni discorso retorico e scontato, si deve capire quale sia la causa di tale ritorno al passato. E' palese il fallimento di alcuni provvedimenti presi dal ministro leghista Maroni; ad esempio i militari per le strade e le ronde autorizzate, per citarne un paio. Ed è palese che la mafia esista ancora, e che si contribuisce a finanziarla anche dando cinquanta centesimi al posteggiatore abusivo di turno.
La verità è che mafia non è soltanto sparare, spacciare e finire in galera, è anche sottostare, zittirsi e chinare il capo di fronte a fatti assurdi come questi; il problema non è Catania ma, dispiace dirlo, sono i catanesi e la mentalità. Non tutti ovviamente, ma una parte consistente sbaglia mentalità, sbaglia nel votare candidati discutibili e soprattutto sbaglia a non reagire di fronte ad una classe dirigente che non sembra pienamente capace di coinvolgere gli strati più bassi della società.
Citando, come spesso faccio, George Orwell, "fino a che non diventeranno coscienti del loro potere, non saranno mai capaci di ribellarsi, e fino a che non si saranno liberati, non diventeranno mai coscienti del loro potere".
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