Il governo non riesce a controllare gli abusi ed allora imbavaglia i giornalisti

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Il governo non riesce a controllare gli abusi ed allora imbavaglia i giornalisti

Messaggioda Chemical » 16 giu 2010 23:37 pm

Siamo di fronte alla classica soluzione all’italiana. Fughe di notizie, talpe nei tribunali, ed ecco che il governo risolve il problema eliminando una libertà riconosciuta dalla costituzione: la libertà di manifestazione del pensiero.

È questo quello che sostanzialmente fa la nuova legge sulle intercettazioni. Sicuramente è fuori discussione un certo abuso nell’utilizzo delle intercettazioni, ma non è ragionevole pensare di arginare il problema tarpando le ali ai giornalisti.

Stando alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio “questa non è vera democrazia”. Italiani non abbiate timore Alfano ha preso la bacchetta magica e bidibibodibibù ecco che con la legge bavaglio è ritornata la democrazia. Non si può seriamente pensare di risolvere i problemi della fonte a valle, se veramente vi è un abuso del sistema avrebbe avuto un senso inasprire le sanzioni per le talpe nei tribunali, non per i giornalisti..

Ma ciò che più sconcerta sono le “inesattezze” racchiuse nelle parole magiche privacy spreco di denaro e libertà che più volte sono state usate come specchio per le allodole, per convincere i cittadini della necessità del provvedimento.



Più volte abbiamo sentito dire che non c’è una vera democrazia se ad un cittadino non viene garantito il suo diritto alla privacy da abusi che abbiano come effetto danni irreparabili alla propria immagine. Il Presidente del Consiglio forse dimentica l’esistenza del codice sulla privacy che in misura oltremodo garantista tutela il nostro diritto alla riservatezza. Ma dimentica anche le norme del codice di procedura penale che, proprio in vista della delicatezza degli interessi che vengono in gioco e, in un certo senso, limitati dalle intercettazioni predispone una disciplina particolarmente rigorosa. È ,infatti, previsto che le intercettazioni vengano eseguite soltanto in presenza di due provvedimenti, provenienti dal Pm e dal giudice per le indagini preliminari. Senza contare poi che le intercettazioni sono consentite soltanto per alcune categorie di reati. Per intenderci il privato cittadino più o meno onesto che nella peggiore delle ipotesi ha rubato il taglia erba del vicino non potrà essere soggetto ad intercettazioni posto che il furto semplice non rientra tra i reati intercettabili. Sempre restando al codice, non bisogna scordare la disciplina rigorosa prevista per il caso di violazione del divieto di pubblicazione degli atti coperti dal segreto. La violazione del divieto configura il reato di rivelazione ed utilizzazione di segreto d’ufficio e dunque il responsabile rischia la reclusione da 6 mesi a 3 anni.



La privacy, dunque,è più che tutelata, gli abusi e le fughe di notizie sicuramente contrastati.

Forse il Governo voleva introdurre un codice deontologico per i giornalisti ? Ma anche quello esiste, con regole molto precise e rigorose.“La sfera privata delle persone note o che esercitano funzioni pubbliche deve essere rispettata se le notizie o i dati non hanno alcun rilievo sul loro ruolo o sulla loro vita pubblica.”(art 6 codice deontologico dei giornalisti) Esiste inoltre un Comitato nazionale per la correttezza e la lealtà dell'informazione, organismo che ha la funzione di raccogliere e valutare le segnalazioni dei cittadini che ritengono di essere stati offesi da un articolo di giornale. Tutto questo lascia presumere che anche in questo caso i cittadini sono tutelati nel loro diritto alla riservatezza, ed infatti una violazione delle regole sancite dal codice deontologico in materia può costare cara al giornalista che rischia anche la radiazione.



Ma allora cosa affligge il nostro Governo? Cosa ha reso insonni le notti del Cavaliere? Che siano i costi eccessivi delle intercettazioni? Lo stesso Alfano ha dichiarato che il nostro è il Paese che spende di più in tal campo e che inoltre la spesa sarebbe in continua crescita, addirittura aumentata del 50% dal 2003 al 2006. Ma anche qui ci sono delle “imprecisioni” Punto primo: non si può mettere a confronto il nostro Paese con altri per la semplice ragione che in altri Paesi anche chi svolge servizi di ambulanza o i pompieri possono effettuare intercettazioni, le quali non sono soggette né a controlli né a statistiche. Anzi dal confronto si potrebbe solo dedurre che il nostro è un sistema oltre modo garantista. Punto secondo: la spesa per intercettazioni non è in aumento, ma in calo: nel 2005 era di 286 milioni, nel 2006 è scesa a 246, nel 2007 a 224 . E 224 milioni non sono “il 33% delle spese per la Giustizia” (7,7 miliardi nel bilancio 2007), ma il 2,9%. Punto terzo: anche ad ammettere che i costi possono siano eccessivi bisogna pur sempre ricordare che in casi di condanna dell’imputato questi potrà essere condannato al pagamento di una multa che copra i costi sostenuti. Ma il problema potrebbe essere risolto direttamente alla fonte attraverso 2 accorgimenti: 1) anziché affittare i macchinari comprarli ( regola basilare di efficienza economica) 2) anziché pagare le compagnie telefoniche obbligarle ad effettuare gratuitamente i controlli o prevedere un pagamento annuo a forfait.



Ma ad essere ancora più sorprendente è l’uso della parola libertà. “150 mila telefoni controllati”, “7 milioni e mezzo di persone che possono essere ascoltate”, “siamo tutti spiati” in questo modo, continua il Cavaliere, “La nostra libertà di parola non è tutelata”. Ed ecco allora che in nostra salvezza interviene una legge che la estirpa in radice, ledendo in maniera palese la libertà di informazione. È come se il Governo avesse detto: abbiamo un albero malato nel nostro bel giardino,eliminiamolo così non si ammala più. E bravi! Non si ammala più perché non esiste più.



Lungi da noi pensare che siamo di fronte all’ennesima legge ad personam, mi sovviene,allora, un’unica soluzione: lo stress ha annebbiato le menti dei nostri governanti che loro malgrado non si sono resi conto che le leggi al riguardo c’erano si trattava solo di organizzare meglio e con più rigore la loro attuazione in modo da evitare gli abusi. Peccato che questa “piccola” distrazione possa costare ad un soggetto che esercita il suo diritto alla libera manifestazione del pensiero ,la limitazione della libertà personale, cioè il carcere. Siamo ai limiti della beffa ad un soggetto che deve essere pienamente tutelato nella riservatezza (il privato cittadino) se ne affianca uno che viene doppiamente limitato.

 

 

Liveunict consiglia la lettura : "Legge Bavaglio. 10 Giugno... 1984." di Giovanni Fazio
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