La Waterloo azzurra: cronaca di un insuccesso annunciato

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La Waterloo azzurra: cronaca di un insuccesso annunciato

Messaggioda Chemical » 25 giu 2010 18:15 pm

“Il cielo è azzurro sopra Berlino, siamo campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo”. C’eravamo lasciati così, con la finale del 2006, con la coppa sollevata da capitan Cannavaro, con i 23 eroi osannati dall’Italia tutta. Sono trascorsi quattro anni da quella sera, una stella in più sullo scudetto e la carta d’identità di molti giocatori appesantita dall’età. Il condottiero è lo stesso, quel Marcello Lippi che, dopo il flop europeo del 2008 con Donadoni, è tornato sulla sua nave con l’obiettivo di difendere il titolo. In Italia, si sa, ci sentiamo un po’ tutti allenatori e così, alla vigilia, via con il toto convocazioni, con le polemiche, con i malumori. “Mondiale del ringraziamento” tuonano alcuni, “Italjuve” sostengono altri, ma il mister si dimostra indifferente alle sollecitazioni esterne, persegue la sua rotta e non vira malgrado i venti soffino forte e da tutte le direzioni. E’ il 13 maggio quando la lista dei 30 viene pubblicata; ci sono tutti, anzi no: il Romario del Salento rimane a Mondello a crogiolarsi sotto il sole, il genio di Bari vecchia sposerà Carolina come previsto, il bizzoso guascone interista andrà in vacanza. Il CT ha fatto le sue scelte, rispettabili ma opinabili, dunque tutti al Sestriere a preparare il mondiale. Allenamenti duri tra le montagne e finalmente il 30 maggio, ancora tra le polemiche, vengono selezionati i 23 che andranno in Sudafrica.



Si respira ottimismo in casa Italia, d’altra parte il girone è abbordabile (Paraguay, Slovacchia, Nuova Zelanda) e i giocatori sembrano carichi e vogliosi di regalarci e regalarsi un nuovo sogno. Si parte col Paraguay; gli ostici sudamericani rappresentano l’avversario più temibile dei tre, un pareggio, alla vigilia, appariva un ottimo risultato e al triplice fischio è 1-1. De Rossi agguanta il pari ma risuonano i primi campanelli dall’allarme. L’Italia è priva d’idee, il gioco latita, manca quel giocatore in grado di accendere la luce e come se non bastasse Pirlo, faro del Milan e della nazionale, è ancora fermo ai box. “Niente paura, ci sono ancora due partite, la squadra crescerà” ripetono in coro dal Sudafrica, intanto un po’ di scetticismo serpeggia tra tifosi e addetti ai lavori e i detrattori, in questi casi, si moltiplicano in maniera esponenziale. Tuttavia la fortuna è dalla nostra, infatti, il match tra Slovacchia e Nuova Zelanda si chiude in pareggio, anche in questo caso per 1-1 e la situazione nel girone F vede tutte le squadre a pari punti e con analoga differenza reti.



Sotto con la Nuova Zelanda dunque, i 3 punti sono un imperativo. I neozelandesi, indiscussi dominatori con la palla ovale, non sono certo dei fenomeni e la vittoria dell’Italia paga poco in sede di scommesse. Chi si aspetta la goleada rimane deluso, anche in questo caso è 1-1. Una brutta Italia gioca una partita opaca che vede la fisicità e l’organizzazione di gioco degli all white prevalere sulla classe e la tradizione italiana. L’attacco è sterile, la difesa perforabile, il centrocampo incapace di costruire trame di gioco convincenti; molti giocatori giocano fuori ruolo e Lippi non sembra in grado di modificare la squadra. Nell’altro match del girone F il Paraguay ha ragione della Slovacchia per 2-0 e all’Italia non resta che vincere la terza partita per agguantare gli ottavi. Potrebbe bastare un pareggio per andare avanti, ma andrebbero fatti dei conti e il rischio del sorteggio è dietro l’angolo.



Occorre cambiare mentalità, cambiare registro, occorre giocare da Italia. Il CT infonde fiducia ai suoi e si dimostra abbastanza sicuro davanti alle telecamere. Così, tutti davanti al televisore a tifare Italia ma, pronti via, ci si accorge che gli azzurri non hanno gli occhi di tigre, non lottano, così i ragazzini terribili della Slovacchia passano in vantaggio. La paura prevale sulla voglia di recuperare, la squadra appare irriconoscibile e si va al riposo sull’1-0. A inizio ripresa dentro i napoletani Maggio e Quagliarella, (che alla fine risulterà il migliore dei suoi), ma su azione d’angolo il sogno della qualificazione viene infranto dal 2-0 slovacco. E’ finita, anzi no. Quagliarella non ci sta e tira fuori dal cilindro giocate magistrali, così prima consegna a Di Natale il tapin che vale il 2-1 e poi segna un gol da cineteca con un cucchiaio che sorprende il portiere slovacco. Nel mezzo il terzo gol della slovacchia su ennesimo svarione difensivo. Al triplice fischio è Slovacchia 3 Italia 2. Italia eliminata e ultima classificata nel girone F. E’ finito un ciclo, molti giocatori infatti salutano la maglia azzurra. A questo punto i commenti si sprecano e giocatori e staff rappresentano un facile bersaglio per la critica.

Ciascuno si sarà fatto la propria idea, ciascuno avrebbe fatto altre scelte già in sede di convocazione; è giusto così siamo italiani affamati tanto di calcio quanto di pizza. Vorremmo lasciarci con un augurio: l’1 luglio inizia ufficialmente l’era Prandelli, a lui l’arduo compito di ricostruire, a lui il nostro più sincero in bocca al lupo.
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