Le tante fette da spartire dei servizi sociali a Catania

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Le tante fette da spartire dei servizi sociali a Catania

Messaggioda Chemical » 17 lug 2010 18:38 pm

Le risorse sono risorse, che poi siano pubbliche o private poco importa. Anzi importa se si riesce a trasformare quelle pubbliche in private. Ed ecco che a Catania si applica quel principio degno di un anti-Robin Hood. Non si ruba ai ricchi per dare ai poveri ma ai poveri per dare ai ricchi. Partecipavano alle gare d’appalto per i servizi sociosanitari che dovevano aiutare tutta la cittadinanza in difficoltà, ma invece si intascavano gran parte delle somme. Un giro d’affari, quello portato alla luce dall’indagine della procura di Catania ( da notare l’assenza in conferenza stampa del procuratore capo D’Agata), da ben 12 milioni di euro. Coinvolti nel collaudato sistema di ruberie varie i comuni di Catania, Misterbianco e Motta Sant’Anastasia. Al momento sono state arrestate 16 persone tra amministratori, funzionari, impiegati pubblici e responsabili di associazioni e cooperative. A guidare il sistema degli illeciti era Ubaldo Camerini, che svolgeva la sua duplice funzione di direttore del sedicesimo distretto sociosanitario e dei servizi sociali comunali. Una doppia qualifica che ha consentito un’agile gestione degli appalti anche grazie al fondamentale aiuto di Giuseppe Zappalà. Nelle vesti di ex assessore alle politiche sociali nella giunta Scapagnini riusciva a modificare tutti gli incartamenti necessari a far vincere le aziende amiche. Venivano anche indette gare ad hoc per far vincere determinate cooperative. Avvenivano anche casi bizzarri con vittorie ottenute grazie a tassi di sconto che, alla stipula dell’effettivo contratto, non venivano conteggiate. Il tutto condito anche dai bilanci che venivano spesso truccati.
Ma gli amministratori ottenevano anche loro una fetta della torta e lo facevano con un provvedimento che assegnava, ai componenti delle commissioni valutatrici delle proposte d’appalto, una percentuale sulle somme stanziate.
Al momento sono 52 gli indagati in un’operazione in corso di definizione anche a causa dell’enorme mole documentale che le forze dell’ordine devono analizzare.
Sarebbe coinvolto anche l’attuale sindaco di Catania Raffaele Stancanelli, che al momento delle indagini, 2006, era assessore regionale alla famiglia. Avrebbe suggerito la nomina di alcuni componenti delle commissioni. Dal canto suo Stancanelli si è dichiarato estraneo rispetto all’accaduto annunciando querele.
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