Una pomeridiana al teatro…degli orrori!
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Una pomeridiana al teatro…degli orrori!
Sabato pomeriggio è teatro. Ma non nel solito posto e non con la solita gente. Un piccolo ma interessante gruppo di persone si è raccolto di fronte al Yoko Ono sabato 14 giugno. Lo spettacolo è iniziato con l’arrivo della rock band Il Teatro degli Orrori ed è stato uno spettacolo davvero diverso. Nessuna falsa recitazione, si era lì riuniti per avere un vero dialogo tra palco e pubblico. Gionata Mirai (chitarra, voce), Francesco Valente (batteria), Pierpaolo Capovilla (voce), Nicola Manzan (chitarra, violino), Tommaso Mantelli (basso) si sono seduti attorno ad un tavolino e bevendo insieme si è parlato in un’atmosfera conviviale e informale. Non si sentiva alcun intento di farsi pubblicità o di mostrarsi belli. I discorsi hanno spaziato su diversi fronti.
La musica innanzitutto e la scena musicale contemporanea ha avuto ampio spazio, si sono citati e criticati numerosi gruppi, festival e giornali. Uno dei ragazzi presenti sottolineava la sua rabbia verso la diffusa superficialità e commercialità delle riviste specializzate e qualcuno ha lanciato la battuta cattiva “Quelli che scrivono di musica sono solo dei rocker mancati!”. Ma a parte il sarcasmo la band ha dimostrato, nelle parole e nei fatti (il loro successo ne è prova evidente), che basta avere un progetto, crederci, essere con la coscienza apposto e con il cuore contento per la propria creazione. Basta questo. E su questa linea semplice ma chiara che Il teatro degli Orrori è riuscito a portare sulla scena musicale italiana un discorso politico e sociale molto impegnato.
La politica e la società sono stati il vero fulcro delle discussioni, anche quando si parlava di musica. Il cantante ha dichiarato “Sono un marxiano ed un gramsciano” e ha spiegato come proprio il modello della rivoluzione tramite la cultura proposto ai suoi tempi da Gramsci è alla base del loro impegno. Parlare di Ken Saro Wiwa (“A Sangue Freddo”) o della nostra responsabilità sociale (“è colpa mia”) è diventato necessario in un paese come il nostro. Pierpaolo dice “Noi vogliamo un paese diverso e più bello e soprattutto meno ignorante”. Come far avvenire questo? Attraverso un nuovo senso dell’impegno sociale perchè “la solidarietà è una forma di amore e di affetto organizzato”.
Non potevano mancare le battute su Berlusconi, ma il tema è stato brevemente trattato visto che assodato che “Berlusconi ha trasformato i cittadini in consumatori; e consumatori della sua immagine!” e che ormai il nostro premier ha raggiunto la bella età di 73 anni qualcuno ha risposto “Se muore Berslusconi di cosa parliamo?” questa domanda ironica è riuscita a staccare tutti i cervelli da Berlusconi…finalmente!
A chi ha chiesto se hanno paura delle ritorsioni o delle censure per quello che dicono, Nicola Manzan ha risposto “Se sono date regole per qualsiasi cosa io sbaglio per qualsiasi cosa io faccia e ho continuamente paura di sbagliare”. Bisogna di sicuro avere un po’ più paura di sbagliare, un po’ più voglia di distruggere questi pesanti palazzi che ci soffocano sempre più per ricostruire dalle macerie. È questa messa in scena dell’orrore italiano sonoramente potente e con la capacità di distruggere per essere costruttivi che ci propone Il Teatro degli Orrori.
E la potenza del concerto che si è svolto ai Mercati Generali ha confermato con la sua bellezza artistica che l’impegno sociale può funzionare e che possiamo credere come ha detto Pierpaolo che “il paese è ancora sano”. E capace di divertirsi pensando.
Articolo Originale
La musica innanzitutto e la scena musicale contemporanea ha avuto ampio spazio, si sono citati e criticati numerosi gruppi, festival e giornali. Uno dei ragazzi presenti sottolineava la sua rabbia verso la diffusa superficialità e commercialità delle riviste specializzate e qualcuno ha lanciato la battuta cattiva “Quelli che scrivono di musica sono solo dei rocker mancati!”. Ma a parte il sarcasmo la band ha dimostrato, nelle parole e nei fatti (il loro successo ne è prova evidente), che basta avere un progetto, crederci, essere con la coscienza apposto e con il cuore contento per la propria creazione. Basta questo. E su questa linea semplice ma chiara che Il teatro degli Orrori è riuscito a portare sulla scena musicale italiana un discorso politico e sociale molto impegnato.
La politica e la società sono stati il vero fulcro delle discussioni, anche quando si parlava di musica. Il cantante ha dichiarato “Sono un marxiano ed un gramsciano” e ha spiegato come proprio il modello della rivoluzione tramite la cultura proposto ai suoi tempi da Gramsci è alla base del loro impegno. Parlare di Ken Saro Wiwa (“A Sangue Freddo”) o della nostra responsabilità sociale (“è colpa mia”) è diventato necessario in un paese come il nostro. Pierpaolo dice “Noi vogliamo un paese diverso e più bello e soprattutto meno ignorante”. Come far avvenire questo? Attraverso un nuovo senso dell’impegno sociale perchè “la solidarietà è una forma di amore e di affetto organizzato”.
Non potevano mancare le battute su Berlusconi, ma il tema è stato brevemente trattato visto che assodato che “Berlusconi ha trasformato i cittadini in consumatori; e consumatori della sua immagine!” e che ormai il nostro premier ha raggiunto la bella età di 73 anni qualcuno ha risposto “Se muore Berslusconi di cosa parliamo?” questa domanda ironica è riuscita a staccare tutti i cervelli da Berlusconi…finalmente!
A chi ha chiesto se hanno paura delle ritorsioni o delle censure per quello che dicono, Nicola Manzan ha risposto “Se sono date regole per qualsiasi cosa io sbaglio per qualsiasi cosa io faccia e ho continuamente paura di sbagliare”. Bisogna di sicuro avere un po’ più paura di sbagliare, un po’ più voglia di distruggere questi pesanti palazzi che ci soffocano sempre più per ricostruire dalle macerie. È questa messa in scena dell’orrore italiano sonoramente potente e con la capacità di distruggere per essere costruttivi che ci propone Il Teatro degli Orrori.
E la potenza del concerto che si è svolto ai Mercati Generali ha confermato con la sua bellezza artistica che l’impegno sociale può funzionare e che possiamo credere come ha detto Pierpaolo che “il paese è ancora sano”. E capace di divertirsi pensando.
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