Rinasce come dalle ceneri quel clima di paura vissuto già negli anni ’92-93 che vide protagonisti una serie di attacchi legati alla mafia con l’utilizzo di “bombe”. Oggi dopo decenni riviviamo lo stesso “botto” risvegliato dall’atroce attentato di Brindisi che ha visto volar via una vita innocente e decine di anime acerbe ferite.
Un gesto che lascia tutti noi, giovani e meno giovani, senza fiato, senza parole, un gesto ignobile che ruota attorno a piste mafiose o atti indegni di chiunque abbia potuto azionare il detonatore provocando questa strage. In un clima di tensioni sociali causate dalla crisi economica e politica che il nostro paese sta vivendo, di certo noi giovani viviamo uno stato d’animo alquanto sconcertante nel vedere che la paura colpisce proprio noi in maniera diretta senza alcuna protezione.
Non si ha certezza che l’ignobile gesto sia legato alla mafia o ad un atto terroristico, ma una cosa è certa il tiro a bersaglio è la società civile e purtroppo il centro di questo tiro a bersaglio siamo proprio noi giovani. La morte di una ragazzina di 16 anni, innocente che non stava facendo altro che il suo dovere di andare a scuola ha risvegliato in tutti noi una solidarietà comune ma purtroppo con essa ha anche alzato le polveri della paura che ci sovrasta, una paura che sembrava essere sparita, la paura di lottare, di ribellarci e di chiedere ciò che è di nostro diritto.
Trovarsi dritti al mirino non è una sensazione piacevole e qualsiasi essa sia, bisogna notare qualche dettaglio come ad esempio il fatto che ad essere colpite siano le scuole, luogo nativo della nostra cultura, primario luogo di educazione che ci forma e ci educa alla legalità e al rispetto della democrazia.
Le radici della nostra storia ci hanno insegnato che per indebolire il governo bisogna mirare al cittadino. E’ forse questo che si sta lasciando fare? Perché noi giovani dobbiamo vivere oggi una paura di cui non siamo causa?
Cerchiamo speranza, fiducia nelle scuole e nelle istituzioni piuttosto che riforme o promesse che smuovono trepide acque. Oggi tutti ci chiediamo se colpire le scuole sia un caso, se è fatalistico colpire proprio qualche giorno prima dal ventennale della strage di Capaci, davanti alla scuola Morvillo-Falcone.
E’ forse questo l’esempio che noi giovani dovremmo avere per il nostro domani?
Nonostante tutto però dimostriamo oggi e lo faremo sempre, di avere una forte solidarietà, una grande forza e una forte decisione nel riaffermare la nostra fiducia nelle istituzioni democratiche e in tutti quegli enti che da sempre operano per la nostra protezione e per il nostro percorso educativo e formativo a rispetto della nostra libertà.
I tanto decantati ingredienti della ricetta che avrebbe dovuto dare maggiore lustro al mondo del lavoro si sono rivelati nella loro inapplicabilità. Purtroppo questa inapplicabilità è radicata nella storia del nostro paese e sta portando inevitabilmente al declino del nostro sistema economico e sociale incrementando la sfiducia, nel mondo del lavoro, da parte dei giovani laureati. L’utopica fiducia che l’italiano dimostra di avere verso l’altro sembra svelare la realtà applicativa del nostro sistema meritocratico italiano.
Michael Young, noto laburista inglese, ci insegnò che un buon sistema, che permesse una valutazione equa per tutti, fosse quello meritocratico, ma chiaramente l’applicazione di tale concetto, di fatto, resta nelle mani di chi governa. Nessuno dice che tutto il lavoro è mal valutato, molte persone, infatti, si trovano oggi al posto giusto, grazie allo sviluppo e ai nuovi metodi di valutazione. Ma, il tasso di disoccupazione giovanile non accenna a decrescere, Riforme e innovazioni diventano dunque solo “escamotage” per aggirare il problema di questa inapplicabilità. Sappiamo bene quante migliaia di curriculum al giorno vengono spediti e quanti colloqui fanno quotidianamente i giovani laureati eppure non vengono assunti.
Si stenta a credere che siamo tutti “fannulloni” o “incapaci”, considerato quanto denaro e sforzo investiamo nel nostro futuro, eppure la realtà ci sbatte in faccia risultati che di certo non portano nessuno sviluppo in merito per il nostro paese.
Valutare una risorsa umana, in Italia, appare come un circolo vizioso che non trova fine, non è facile, e chi lo fa deve essere diligente, accurato e professionale. Al di là di ogni professione, la valutazione deve essere oggettiva libera da qualsiasi giudizio personale, di cui appunto non ci si fida. Su questo è basata la meritocrazia, a premiare i migliori.
In Italia è davvero cosi? Considerata la situazione lavorativa, è evidente che qualche ingranaggio gira contro. Si cerca di eludere questo problema, ben visibile, creando concorsi, regole, professioni chiuse, promozioni per anzianità, agenzie di diverso tipo che disorientano chi cerca lavoro. La meritocrazia è legata alle capacità individuali e professionali dall’individuo e dovrebbe essere dunque inerme a fenomeni quali il nepotismo o il clientelismo, eppure in Italia oggi molti giovani fanno la professione del padre, incrementando gli interessi familiari piuttosto che quelli aziendali, creando una routine che non da spazio e merito a chi potrebbe davvero meritoriamente avere quel posto lavorativo. Il nostro paese, soprattutto una terra come la Sicilia, è strettamente legata alla “famiglia” come istituzione, ma questo “familismo” sta determinando il crollo socio-economico, provocando uno spreco di risorse e creando una sorta di “feudalesimo” che blocca la crescita del settore lavorativo giovanile, soprattutto nel Sud. “Sono stato assunto per ciò che so fare e non per il nome che porto”. Questo dovrebbe essere il motto di fiducia per un giovane laureato.
Accanto ad un quadro che non desta sicurezza e fiducia, troviamo un altro anello mancante: la competitività tra colleghi. La competizione è un concetto che non ha fondamenta nella nostra cultura cosi come nella formazione culturale-educativa degli altri paesi. Una sana competizione presuppone uguali condizioni di partenza, indipendentemente da dove si proviene. Competere è sinonimo di stimolazione, d’incoraggiamento tra colleghi, eppure nelle nostre aziende e in molti degli ambienti lavorativi e educativi, diventa per noi spesso fenomeno di discrepanza, avariando quella coesione che dovrebbe invece rafforzare l’azienda e l’individuo stesso. Esempio eclatante di questo è la promozione di un collega che porta all’immediato pensiero della “raccomandazione” piuttosto che al merito personale. Senza fiducia reciproca è chiaro che non abbiamo neanche equità ed eccellenza, ingredienti fondamentali per una buona valutazione meritocratica.
Un velo dunque, è quello che copre il volto della meritocratica italiana. Un volto che dovrebbe essere scoperto e guardato nella sua integrità. Con occhi meritocratici forse si può ancora accendere la fiducia in quei giovani, che ogni giorno sperano, attraverso concorsi pubblici e privati di trovare un posto di lavoro. La cecità di oggi può essere la perdita di quel panorama da osservare domani, quello che vede i nostri giovani realizzarsi dentro il nostro paese e non librarsi verso luoghi sconosciuti con una speranza che appartiene solo a noi e che sarebbe un peccato regalare ad altri.
L’Aula Magna della Facoltà di Scienze Politiche ha ospitato ieri, 17 Aprile 2012, il Monster University Tour, il ciclo di incontri organizzato da Monster, leader mondiale nel recruiting online, presso le Università Italiane, con tappa a Catania, proponendo ai giovani laureandi e neolaureati un approfondimento per sfruttare al meglio le potenzialità che il Web ci offre, nell’orientamento lavorativo e nella ricerca di una nuova occupazione.
Con il sostegno del C.O.F, Centro Orientamento e Formazione, e i Servizi Placement dell’Ateneo catanese, l’incontro, è stato presieduto dalla dott.ssa Alessandra Lupinacci, Marketing & Communication Specialist presso Monster. Un vis-à-vis con gli studenti, dove sono state affrontate tematiche quali la ricerca di lavoro online e l’utilizzo dei siti di recruiting, allo scopo di valorizzare al meglio la Web reputation (reputazione online) ovvero, il proprio profilo, sia sui social network che sui siti che offrono annunci di lavoro. Il convegno è stato accuratamente seguito dagli studenti presenti, accompagnato da interventi, in merito ai consigli prettamente utili, dati dalla dott.ssa Lupinacci. Un incontro di sole poche ore, ha riacceso le speranze nei giovani, ormai senza fiducia, su come muovere i primi passi per affacciarsi sul mondo del lavoro, attraverso una buona stesura di un curriculum vitae che magari non subisca l’ennesimo scarto e che in qualche modo possa fare la differenza, rispetto ai mille curriculum che risiedono sulla scrivania di un selezionatore.
Un dialogo diretto che apre un’opportunità nuova a chi magari è convinto di essere in grado di aggirare gli ostacoli che il mondo del lavoro pone e a chi si trova di fronte ad un Browser senza conoscerne le giuste potenzialità che può offrire. “Aprire gli occhi sugli strumenti a disposizione, per far propria l’idea di “personal branding” (vendita di se stessi) – crearsi le opportunità” è questo il consiglio dato dalla dott.ssa Lupinacci agli studenti. “Affrontare la ricerca del lavoro non scoraggiandosi davanti ai NO dati dalle diverse aziende - non smettere mai di stare in marcia con gli aggiornamenti lavorativi e con il miglioramento della propria immagine”.
La partecipazione attiva degli studenti, ha messo in risalto che, una buona percentuale di noi giovani laureati o laureandi poniamo fiducia nelle nuove strumentalizzazioni e soprattutto nell’opportunità che diamo a noi stessi di scoprire nuovi orizzonti lavorativi e non, attraverso le armi dateci da coloro che, come Monster, investono sul nostro futuro, sempre alla ricerca di nuove risorse umane da impiegare. “Mappare le aziende”, ovvero seguirli sui social network e sulle community, può essere una delle armi vincenti per il nostro futuro, poiché cosi come si evolve la tecnologia, allo stesso modo si evolve la società e dunque i contesti che ne fanno parte, tra questi il mondo del lavoro.
Forse ieri, cercare lavoro era più facile, i metodi richiamavano sistemi diversi da quelli che invece oggi richiedono una conoscenza e un continuo aggiornamento in un mondo che ormai ci sovrasta, ovvero il WEB. “Il Web parla di noi” questo hanno scoperto i giovani che hanno assistito al convegno della dott.ssa Lupinacci, la scoperta di una realtà che si conosceva già, ma che forse non se ne conoscevano le potenzialità. Se, la realtà vede molti giovani che cercano lavoro ogni giorno, costantemente, inviando curriculum e attendendo una risposta da parte delle aziende d’altro canto bisogna anche iniziare a entrare in una nuova realtà nella quale il giovane laureato deve trovare il percorso strategico per arrivare alle aziende e farsi conoscere. “Proattivi” consiglia di essere la dott.ssa Lupinacci, a quei giovani che attendono che qualcosa accada, prendere iniziativa per realizzare ciò che è giusto e necessario.
Se ultimamente si sente spesso parlare delle problematiche lavorative create da parte degli enti pubblici e privati, da nuove leggi che stravolgono e disorientano le nostre conoscenze, ecco che dal mondo del web arriva una nuova chiave di lettura che apre le porte, ai giovani e al mondo del lavoro.
Probabilmente, la condizione apparentemente privilegiata dello studente di medicina renderà difficile comprendere le ragioni effettive che stanno alla base di questo sciopero. È vero anche che risulta doveroso da parte nostra approfondire al meglio i vari aspetti del problema per fornire a voi lettori una visione di insieme NITIDA.
“Uno degli ultimi emendamenti approvati dal Senato ed ora passato alla Camera per l'approvazione definitiva dispone che d’ora in poi vengano tassate tutte le somme corrisposte a titolo di borsa di
studio per fini di studio o di addestramento professionale che concorrono a formare redditi superiori a 11.500 euro. Questa disposizione ridurrebbe le borse di studio dei medici specializzandi, già tra le più basse d’Europa, di ulteriori 300 euro al mese, dopo il taglio già effettuato due mesi fa.”
Lo specializzando, è una condizione sociale ibrida per cui non si è effettivamente lavoratore ma non ci si può considerare solo studente. Nello specifico lo studente specializzando non è dipendente del sistema sanitario nazionale, ragion per cui non riceve né stipendio né gli vengono versati interamente i contributi previdenziali. Percepisce un assegno di borsa di studio a scadenza di 12 mesi, rinnovabile di anno in anno fino al conseguimento del titolo. Tale trattamento viene corrisposto dall’Università in 12 ratei mensili posticipate. Secondo quanto dice il contratto tipo: “Il medico in formazione specialistica si impegna a non svolgere alcuna attività libero professionale all’esterno delle strutture assistenziali in cui effettua la formazione, né ad accedere a rapporti convenzionali o precari con il Servizio sanitario nazionale o con enti e istituzioni pubbliche e private. (art.5 comma 1)”. Lo specializzando di fatto, oltre ad essere notariamente sfruttato e privato di qualsiasi tutela lavorativa (orari di lavoro che superano le 12 ore giornaliere, per esempio)è parte integrante del sistema sanitario nazionale che probabilmente subirà forti disagi nelle giornate in cui è previsto lo sciopero.
Non è solo una questione veniale quella degli specializzandi, ma una vera e propria esigenza: partendo dal versamento delle tasse universitarie (perchè come già detto, lo specializzando è a tutti gli effetti ancora studente), si passa al pagamento dell'Enpam (l'ente di previdenza), all'assicurazione professionale, ed in fine bisogna aggiungere la spesa prevista per libri di testo ( cifre a dir poco proibitive), gli aggiornamenti professionali, i congressi medici, l'iscrizione all'Ordine dei Medici (senza cui non si può esercitare la professione) e chi più ne ha più ne metta.
A fronte di uno studio di 12 anni, considerate le responsabilità penali e l'ingresso effettivo nel mondo del lavoro intorno ai 30 anni (in media) il governo tecnico di Mario Monti, che ha sempre millantato di essere dalla parte dei giovani, ha pensato bene di tassare le borse di studio e gli assegni di formazione che cercano di garantire un sostentamento minimo per migliaia di giovani che sempre più spesso scelgono, a ragion veduta, di andare all'estero affinché venga riconosciuta loro dignità umana e lavorativa.
Per questi motivi, il 16 e il 17 aprile gli specializzandi scenderanno in piazza per combattere l'ennesima angheria ingiustificata e ingiustificabile.
In un periodo nel quale si parla molto di cultura e arricchimento intellettuale della società, ma nel quale molti intellettuali della contemporaneità non sono né conosciuti né tanto meno studiati, presso il cinema The Space del centro commerciale Etnapolis, si è tenuto un incontro dedicato al celebre scrittore siciliano Gesualdo Bufalino.
Don Gesualdo, come veniva chiamato da alcuni amici, è stato raccontato dal cantautore Franco Battiato e dal professore della facoltà di Lettere e Filosofia Antonio Di Grado.
Battiato ha raccolto testimonianze, ricordi, interviste e foto dello scrittore comisano in un docu-film che, come afferma l’autore stesso, è diverso dallo scrivere un libro: necessita di una colonna sonora, bisogna associare dati, immagini, ritmi e musiche. Nonostante ciò, il regista afferma che la sequenza più bella è quella priva di immagini durante la quale avviene la lettura della poesia alla madre.
Nel filmato si possono ascoltare testimonianze significative di chi, come Battiato, ha avuto l’onore di conoscere lo scrittore: da Manlio Sgalambro, Nunzio Zago, Sebastiano Gesù, Giovanni Emulo, Ella Imbalzano ad Angelo Scandurra e lo stesso professore Antonio Di Grado, che ci permettono di conoscere Bufalino sotto una luce diversa da quella dei manuali.
Interessanti le testimonianze che raccontano l’amicizia con Leonardo Sciascia, personalità totalmente diverse: una scrittura barocca quella di Bufalino come vari e ricchi i gusti alimentari di Sciascia, essenziale il linguaggio di Sciascia come le abitudini alimentari di Bufalino, che afferma appunto “Io mangio come Sciascia scrive e Sciascia scrive come io mangio”; lo stesso Bufalino non si reputa un portavoce della società, al contrario del collega, e a tal proposito Battiato dice che ad uno scrittore per insegnare qualcosa basta una buona tecnica, senza aggiungere contenuti civici “…l’arte massima in realtà non dovrebbe occuparsi di civiltà”.
Argomento perno dell’incontro è l’educazione e l’istruzione dei giovani, molte le scolaresche presenti in sala.
Battiato, come anche Di Grado, colgono nella figura dell’autore comisano un vero maestro di vita, che impartisce una lezione che si colloca più in profondità rispetto ad altri scrittori, è una lezione di stile, ma soprattutto di moralità e di umanità. Altro mezzo di formazione per i giovani deve essere la lettura, vero nutrimento dell’uomo! Bufalino, infatti, nella sua “isolitudine” affermava che per viaggiare gli occorrevano soltanto gli scaffali della sua libreria. Nunzio Zago racconta nel docu-film che Bufalino è uno scrittore che ha cercato, nella lettura prima e poi nella scrittura, una terapia: com’è noto lo scrittore esordisce con ‘Diceria dell’untore’ a “soli” sessantuno anni.
Bufalino nutriva un’enorme fede per l’isola e i siciliani, come scrive nel saggio ‘Pro Sicilia’ all’interno di ‘La luce e il lutto’. Il legame con la Sicilia è segnato da due enormi paradossi: il doppio sentimento verso l’isola come ventre protettivo, ma anche come prigione; l’Europa come terra d’elezione da un lato e dall’altro un legame carnale, che non vuole scucire, con la sua terra.
Autori come Gesualdo Bufalino, ci permettono di arricchire il bagaglio culturale, fornendo una maggiore consapevolezza della società e, soprattutto, del rapporto che lega noi siciliani alla nostra amata-odiata terra.
“È come se, navigando fra Scilla e Cariddi, sul solco della nave due sirene affiorassero e vi tentassero con due lusinghe contrarie: una celeste, che parla di gelsomini d’Arabia, letizie di luna, spiagge simili a guance dorate; l’altra scura, infera, con mezzogiorni ciechi a picco sulle trazzere e sangue che s’asciuga adagio ai piedi di un vecchio ulivo. […] Dolendomi ogni volta che troppi fra quelli che da lontano vengono in mezzo a noi siano sordi all’una e solo intendono la più maligna.” (dal saggio ‘La luce e il lutto’ 1988).
Il Distretto 2110 del Rotary International in collaborazione con la “Fondazione Premio Galileo Galilei dei Rotary Club Italiani”, bandisce un Premio da assegnare ad uno studioso di questo distretto secondo le modalità sotto indicate.
Art. 1 - Può concorrere al Premio il candidato che, alla data del presente bando, non abbia superato i 35 anni d’età e si sia distinto in una delle seguenti discipline:
Scienze fisiche (compresa l’astronomia)
Scienze mediche
Scienze geografiche
Ingegneria
Scienze della terra
Scienze chimiche
Scienze agrarie
Scienze biologiche
Scienze matematiche
(comprese le scienze informatiche)
Urbanistica
Architettura
Art. 2 - Il Premio è di euro 2.000 e sarà elargito in un’unica soluzione.
Art. 3 - Ciascun candidato potrà presentare domanda esclusivamente in questo Distretto nel cui ambito dichiara di risiedere. Il candidato è anche tenuto a presentare un breve curriculum personale e non più di due opere che attestino l’attività scientifica svolta. È altresì autorizzato ad allegare eventuali presentazioni rilasciate da autorevoli personalità del mondo scientifico.
Art. 4 - La data ultima di presentazione delle domande è stabilita per il giorno 30 aprile 2012. Ai fini dell’ammissione al concorso farà fede la data del timbro postale. Le domande dovranno essere inviate al seguente indirizzo: Segreteria Distrettuale Rotary International, Ufficio di Catania, V. San Tommaso, n.5, 95131 Catania, e dovranno riportare la dicitura esatta della residenza del candidato. 2 Le eventuali pubblicazioni potranno essere presentate anche in fotocopia, purché in numero di tre copie ciascuna, e non saranno restituite.
Art. 5 – Il Premio sarà assegnato a giudizio insindacabile della Giuria composta da tre membri nominati dal Governatore del Distretto 2110. La Giuria si riunirà entro e non oltre il 15 giugno 2012.
Art. 6 - Condizione imprescindibile per l’assegnazione del Premio è la presenza effettiva del vincitore alla cerimonia di premiazione che avrà luogo a Pisa il 6/10/2012.
Art. 7 - Per quanto non previsto in questo Regolamento valgono le deliberazioni del Governatore del Distretto.
Art. 8 - Le procedure per il conferimento del Premio devono essere concluse entro il 30 giugno 2012, in modo da consentire ai Governatori in carica nell’anno rotariano 2011/2012 di premiare i relativi vincitori in occasione del Premio Galilei previsto per il 6/10/2012 a Pisa.
Art. 9 - È competenza di ciascun Governatore fornire al vincitore le debite informazioni.
Art. 10 - Le spese di viaggio del vincitore saranno a carico del Distretto, quelle di pernottamento a carico della Fondazione.
I dati sulla lettura in Italia sono allarmanti. Una recente ricerca ci dice che il 62% degli italiani non legge neanche un libro all'anno. Questi dati testificano che i giovani preferiscono a un buon libro l'uso delle moderne tecnologie che sta diventando sempre più indispensabile nella vita quotidiana di ogni individuo. Infatti la televisione e il computer permettono di accedere comodamente e rapidamente a una vasta quantità di informazioni in tempo reale e da qualsiasi parte del mondo senza il minimo sforzo. Sicuramente questi sono importanti mezzi di comunicazione ma pensiamo che i libri siano fondamentali per sviluppare la fantasia, l'immaginazione e un confacente lessico.
Liveunict ha fatto un'indagine interpellando i cittadini catanesi..
Intervistatrici : Federica Campilongo e Chiara Mirabella
Riprese regia e postproduzione: Bruno Mirabella
I dati sulla lettura in Italia sono allarmanti. Una recente ricerca ci dice che il 62% degli italiani non legge neanche un libro all'anno. Questi dati testificano che i giovani preferiscono a un buon libro l'uso delle moderne tecnologie che sta diventando sempre più indispensabile nella vita quotidiana di ogni individuo. Infatti la televisione e il computer permettono di accedere comodamente e rapidamente a una vasta quantità di informazioni in tempo reale e da qualsiasi parte del mondo senza il minimo sforzo. Sicuramente questi sono importanti mezzi di comunicazione ma pensiamo che i libri siano fondamentali per sviluppare la fantasia, l'immaginazione e un confacente lessico.
Liveunict ha fatto un'indagine interpellando i cittadini catanesi..
Intervistatrici : Federica Campilongo e Chiara Mirabella
Riprese regia e postproduzione: Bruno Mirabella
A conclusione del congresso regionale dei Giovani UDC, svoltosi nei giorni scorsi a Messina, il dott. Danilo Musumeci (nella foto) è stato nominato presidente provinciale di Unicentro. Già consigliere di facoltà ad Economia e consigliere d'amministrazione dell'Ateneo catanese, Musumeci ha annunciato che quale suo primo atto formerà un esecutivo provinciale universitario, "per soddisfare le esigenze di ogni studente e corroborare finalità atte a garantire il migliore sviluppo dell'Ateneo catanese".
fonte: "La Sicilia" del 17/02/2011
Riceviamo e publichiamo un comunicato stampa degli alumni ordinari ed ex alumni della Scuola Superiore di Catania, che in merito alla recente approvazione del nuovo statuto, e delle nuove politiche di gestione della scuola, si rivolgono a tutto l’Ateneo catanese (il rettore, gli organi collegiali, il corpo docente e gli studenti); ai tutor degli allievi e ai docenti che sono stati tutor degli alumni; agli enti di ricerca; alle istituzioni locali e non solo; ai politici; alle aziende e agli ordini professionali; a tutti coloro che hanno creduto e credono nel merito come fattore di crescita delle giovani generazioni e del territorio, chiedendo l'unione delle forze per creare le condizioni per rilanciare e potenziare la Scuola Superiore di Catania.
Segue il testo del comunicato stampa
Finalmente si torna a parlare della Scuola Superiore di Catania!
Finalmente abbiamo una voce ufficiale che chiarisce quali saranno le nuove politiche di gestione della SSC. Avremmo preferito un dibattito prima che si approvasse il nuovo regolamento, e continuiamo a non capire perché ogni nostro tentativo di dialogo con l’ateneo venga sistematicamente respinto.
Davvero non comprendiamo la parola privilegio all’interno della SSC: la residenzialità non è un vantaggio economico/logistico. Non è e non deve essere un vivere e mangiare gratis in un albergo a cinque stelle. Se si intende questo della residenzialità, si è già tradito il progetto della formazione di
eccellenza. La residenzialità è un pilastro di un progetto formativo, è il dovere di vivere insieme per accrescere le proprie conoscenze e aprire i propri orizzonti culturali. La residenzialità è un valore pedagogico. Se non lo fosse, sarebbe una colpa grave di chi amministra la SSC. Se non si riuscisse a far mantenere l’obbligo di residenzialità agli allievi, sarebbe una dichiarazione di fallimento delle finalità formative della SSC. La residenzialità deve essere coltivata con opportunità culturali, con seminari, con conferenze, con dibattiti, con eventi che accrescano lo scambio di idee e di esperienze.
L’imposizione del pagamento dei servizi residenziali renderebbe la SSC poco competitiva rispetto ad altre realtà basate solo sul merito e gratuite, le quali le farebbero perdere il ruolo di centro attrattore dei giovani migliori del Mediterraneo.