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Il diritto di scegliere, il dovere di esistereChi ereditò il fuoco del mitico Prometeo? I latini avrebbero detto “alea iacta est” , a pochi giorni dal rinnovo del consiglio di facoltà di lettere e lingue dell’Ateneo di Catania, reduci di elezioni e candidature, ci chiediamo in quanti “hanno tratto il dado?”.

Il dato è sconfortante: su 11.000 votanti circa, 8.000 circa i non votanti, per un’affluenza alle urne del 23,48% appena sufficiente per raggiungere il quorum atto a legittimare le elezioni. Perché quanto detto non resti un numero e non sia un dato lanciato nel vuoto insignificante e proprio da allarmismi indifesi, zoommiamolo: 11000 votanti equivale a 11000 studenti, ossia 11000 cittadini, nonché 11000 componenti della futura classe dirigente oltre che 11000 artefici di una nuova era .

Studenti alle prese con esami, orari, lezioni, assetti logistici, previsioni, sogni, passioni ma ancor prima e al di sopra di tutto: alle prese con la realtà, dove per realtà si intende tutto ciò che esiste, che è tangibile, che più o meno direttamente ci appartiene, ci attraversa, ci rende partecipe. Così, alla stessa maniera del leggendario Schopenhauer e dei suoi occhiali a filtri colorati, partecipiamo di una dimensione univoca eppur caleidoscopicamente: anarchica, conservatrice, eversiva, tradizionalista, assoluta, democratica, liberale, fascista, comunista, amorale, immorale, incolta, impertinente, inutile, antidemocratica, popolare, nichilista, attivista, fricchettona, borderline… e quanto ancora l’infinita frammentarietà della portata umana consente; tutto a  seconda del colore del nostro vetrino attraverso il quale guardiamo, mediante l’indiscusso e mortalmente umano diritto di scelta. Scegliere è ancor prima di pensare, è l’atto fecondo per eccellenza, è l’impulso generativo che stempera vita, è ancor prima di pensare, perché il pensare possa esistere, prima ancora di formulare un pensiero abbiamo già scelto di pensare, di ritagliare una frazione del nostro io e di metterla a fuoco; abbiamo deciso.

Raccogliendo i pareri di una frangia di astenuti, ne è emerso che la maggior parte di essi non votano per “protestare”, per difendersi da uno sporco sistema che grava attorno alla politica, nazionale quanto accademica o locale, per non fare il gioco di tutti coloro che si propongono per coltivare interessi strettamente personali , e ancora per non lasciarsi imbavagliare da un potere subdolo che vuole la parte votante strumentalizzata e meccanicamente condotta là dove “loro” decidono di condurre; aggiungendo una porzione di astenuti per carenza di informazioni e mancato coinvolgimento, quanto incompatibilità di orari e date o per sottrarsi alla tortura dell’estenuante attesa, ci troviamo di fronte ad uno dei panorami più desertici della storia, fotografia di un sentire, aimè del tutto attuale, secondo cui non votare è  uno dei gesti più eroici e sopra le righe che la società permetta.

“Scegliere di non scegliere “non è un gioco di parole, ma la triste lettiga su cui si accasciano migliaia di giovani, sperando di poter essere celebrati alla stregua di potenti combattenti, in realtà vittime più di ogni altra componente sociale, schiavi di quel sistema che credono di combattere e che invece umilmente asserviscono, alimentando il divario tra “loro” e “noi”, nutrendo la famigerata macchina del fango, tanto ghiotta di silenzi abulici e apatici, perché di loro farà un consenso in più e un ostacolo oppositivo- dialettico in meno; ottemperando vittoriosa quello che è un insulso divenire, mendace e tristemente falso, poiché come l’ostacolo è la ragione dell’essere, l’opposizione è la causa prima della democrazia.

In un quotidiano perpetuarsi di violenze all’istruzione, in un clima da basso impero come quello odierno in cui la classe dirigente che ci rappresenta esala tepori ingialliti e da topi da biblioteca, così come il pensiero è reciso a cantare la luce del sole dalla finestra di casa, non possiamo abbandonarci all’abulico lamentarsi, non possiamo permettere che una sola risorsa, nelle vesti del giovane e in particolare dello studente, vada consumata a mò di un chewing-gum.

Lo studente è il simulacro della conoscenza, il desiderio di conoscere,  l’ardito coraggio di rischiare, di lasciarsi andare, di viaggiare, di cercare e di scommettere con sé stessi per “progredire”, per incidere, perché le emozioni abbiamo un dentro e un fuori, perché si possano superare le colonne d’Ercole di ogni società e avere un missione, una funzione, sentire un compito, un merito per il quale vivere sarà essere presenti, agire e tendere incondizionatamente. Scegliere è l’arma più potente che l’uomo possegga, perdere e avere insieme, dare e ricevere in solo eterno gesto, è il fuoco senza il quale non esisteremmo e la luce senza la quale non potremmo sognare : riappropriamocene.

Elezioni Lettere e Lingue ( Ragusa)In allegato sono disponibili i risultati analitici delle votazioni per il rinnovo delle rappresentanze studentesche per i consigli studenteschi delle Facoltà di Lettere e Filosofia (Catania) e di Lingue e Letterature straniere (Ragusa)  tenutesi nei giorni 13 e 14 aprile 2011 e il dato finale sull'affluenza alle urne.

Sono stati designati  n. 5 rappresentanti in seno al nuovo Consiglio della facoltà di Lingue e Letterature straniere (con sede a Ragusa), per il biennio accademico 2011-2013 e 9 rappresentanti degli studenti in seno al Consiglio della nuova facoltà di Lettere e Filosofia

Il servizio è a cura del Bollettino d'Ateneo, dell'Ufficio elettorale e dell'Ufficio Portale Web già  attivo a partire dalla tarda mattinata di Venerdì 15 aprile.

In allegato sono disponibili i dati sull'affluenza alle urne, sulla base delle progressive rilevazioni dei votanti effettuate dall'Ufficio elettorale e i risultati delle elezioni e relativi nomi dei neo rappresentanti.


In allegato sono disponibili i risultati analitici delle votazioni per il rinnovo delle rappresentanze studentesche negli Organi collegiali superiori dell'Ateneo tenutesi nei giorni 12 e 13 maggio scorsi e il dato finale sull'affluenza alle urne.