L'assemblea sarà coordinata dal Preside della Facoltà Giuseppe Ronsisvalle che, come comunicato, aprirà un dibattito circa le conseguenze della legge Gelmini, le eventuali proposte ecc... Come scritto nell' "ex ddl", ormai diventato legge:
"Il Governo è delegato ad adottare, entro il termine di dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi finalizzati a riformare il sistema universitario per il raggiungimento dei seguenti obiettivi:
Per la rubrica “alza la voce” di Liveunict sul tema della tanto contestata riforma dell’istruzione, abbiamo chiesto un parere a un giovane insegnate precario, Guglielmo La Cognata. Brillante docente di storia e filosofia al liceo, amatissimo dai suoi studenti – estremamente variegati, dati i continui spostamenti cui è costretto a sottoporsi, in qualità di supplente – nonostante le sue indubbie capacità, ha alle spalle già parecchi anni di precariato e poche possibilità di un lavoro a tempo indeterminato. Leggiamo dunque quanto, a suo parere, la riforma inciderà sul futuro dei precari.
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Il testo recentemente approvato alla Camera dei deputati, andrà al Senato dopo la fiducia del 14 di Dicembre, come lo stesso ministro della pubblica istruzione ha illustrato. Ma quali sono i punti salienti della riforma che sta producendo tutte queste rivolte degli studenti? Andiamoli ad analizzare:
Saranno evidenziati, come segnalato sul documento originale del Ministero dell'Istruzione, con asterisco (*) i provvedimenti più significativi del Disegno di Legge. Riportiamo parzialmente i punti salienti del Decreto ( fonte: Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) con l'introduzione di approfondimenti a cura della nostra Redazione.
(*) Adozione di un codice etico nei concorsi e guerra a "parentopoli"- attualmente non ci sono regole per garantire trasparenza nelle assunzioni e nell’amministrazione, il Decreto legge prevede l'introduzione di un un codice etico atto ad evitare incompatibilità e conflitti di interessi legati a parentele.
Chi prenderà parte ai concorsi per diventare professore (ma anche ricercatore o assegnista) non potrà essere assolutamente imparentato con docenti che appartengono al dipartimento o alla struttura in cui è bandito il concorso. Il divieto vale per parenti fino al quarto grado. Vietato anche essere parenti dei vertici universitari: del Rettore, del direttore generale, o di un consigliere di amministrazione dell'ateneo.
Alle università che assumeranno o gestiranno le risorse in maniera non trasparente saranno ridotti i finanziamenti del Ministero.
(*) Mandato dei Rettori - limite massimo complessivo di 6 anni al mandato dei rettori, inclusi quelli gia’ trascorsi prima della riforma. Un rettore potra’ rimanere in carica un solo mandato.
È notizia fresca quella dell’approvazione alla Camera - con 307 voti favorevoli - della tanto discussa Riforma Gelmini. E mentre si attende che il prossimo 14 dicembre si voti la fiducia al Senato, continuano le proteste di studenti e ricercatori in tutta l’Italia.
Sono diversi i punti della Riforma sui quali il capogruppo Buceti si sente di intervenire. A cominciare dal divieto di dare incarichi come professori a coloro che abbiano parenti ed affini, fino al quarto grado compreso, all’interno dello stesso ateneo. “ Questo rappresenta un importantissimo traguardo, perché finalmente il reclutamento dei docenti (sia associati che ordinari) avverrà tramite una commissione nazionale, i cui membri saranno sorteggiati sulla base di specifici parametri fissati dall’ANVUR (Agenzia nazionale per la valutazione del sistema nazionale e della ricerca)”.
Restando in tema di docenti, altro cambiamento riguarda l’obbligo da parte loro, di certificare la presenza a lezione, con conseguente inammissibilità di delegare al loro posto i ricercatori per un numero di ore maggiore di 500. Altro punto saliente riguarda poi i ricercatori.“ Quei ricercatori che hanno aderito alla protesta contro la Riforma, sono gli stessi che vedono l’università come una rendita a vita. Invece, grazie alla Riforma, i ricercatori dopo sei anni avranno la possibilità di fare il concorso per diventare professori associati sulla base del merito. Con conseguente rendicontazione del loro operato alla fine dei sei anni”.
Pubblichiamo un interessante articolo del professore Franco Invideri pubblicato in data 30 Novembre 2010 sul sito Università e Ricerca
L'articolo dal titolo "la riforma dell'Università: perchè non ci soddisfa" è il frutto di una chiara insoddisfazione degli organi di CNU (Comitato Nazionale Universitario) che esprimono il loro disappunto e delusione per un progetto di legge che non risolve gli attuali problemi dell'Università italiana.
Di seguito il documento ufficiale redatto dalla Presidenza del CNU.
L’Università italiana è da tempo tormentata da un malessere che ne determina il progressivo decadimento. Questo stato di cose è stato individuato molti anni fa, ma è stato affrontato con terapie inadeguate che ne hanno determinato la cronicizzazione piuttosto che la risoluzione. Nonostante questo una parte rilevante del personale docente ha continuato, e continua, a lavorare e a cercare di confrontarsi con la comunità scientifica internazionale con risultati apprezzabili. Questo personale è profondamente convinto della necessità della cancellazione di molte anomalie (corsi di laurea, atenei e poli didattici non rispondenti alle esigenze della società civile etc.) oltre che di un rinnovamento delle norme che regolano le attività ed il governo degli atenei perché amerebbe poter lavorare in un contesto confrontabile con quello dei paesi avanzati con cui spesso si trova a collaborare e vorrebbe poter dare un contributo concretamente fattivo alla crescita della società di cui fa parte. Per questo motivo aveva accolto con interesse e speranza il proposito del ministro Gelmini di riformare l’Università.
Le speranze si riferivano:

Continua la protesta del mondo dell'Università in vista del via libero al ddl di riforma (1905) previsto per domani alla Camera. Uno striscione di protesta contro il Governo e la riforma Gelmini è stato esposto stamane da un nutrito gruppo di studenti della Facoltà di Medicina e Chirurgia di Catania che con un breve comunicato inviato alla nostra redazione, annunciano lo stato di mobilitazione.
In attesa della Megamanifestazione di domani mattina, dove sono previsti centinaia di studenti, questo è l'ennesimo segnale che anche gli studenti dell'Università di Catania sono in stato di mobilitazione

Oggi sembra una giornata come tante, una calda giornata d'estate che mi vede come tutti i giorni uscire con lo zaino in spalla e incamminarmi fino all'università per trovare un angolo di silenzio dove poter coltivare il mio sogno.
Oggi invece è un giorno diverso. I tacchi a spillo, i colletti bianchi inamidati e i fiori rossi esprimono la gioia del giorno più bello, il traguardo tanto atteso, quel pezzo di carta che testimonia che finalmente sei diventato dottore. Forse non si aspettavano i candidati che oggi avrebbero discusso la loro tesi fuori dall'edificio 2, ma la commissione proprio non ci sta a rassegnarsi a questa assurda riforma che penalizza la pubblica istruzione, e quindi manifesta l'espulsione dai luoghi della formazione universitaria, abbandonando le toghe e svolgendo le sedute di laurea all'aperto come già accaduto in altri atenei nazionali. Mi soffermo a guardare i volti emozionati dei miei colleghi che stringono la tesi tra le mani, dei loro genitori che con tanti sacrifici hanno supportato i loro studi, e inevitabilmente mi viene da pensare a quando tutto questo accadrà a me. Amareggiata mi chiedo perché un paese come l'Italia non debba investire sull'istruzione come altri paesi del continente, come Francia, Germania, Inghilterra, nei quali la spesa pubblica annua per lo studente supera anche il 100% di quella italiana, mi chiedo perché ogni anno gli studenti più brillanti contribuiscono alla crescita economica di paesi esteri piuttosto che favorire il progresso della nostra nazione.
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