Corpo D ChimicaContinuano le "bombe" di informazione del Movimento Studentesco Catanese, che dopo aver messo in discussione il sistema fognario della Cittadella universitaria e del sottosuolo della facoltà di farmacia, rincara la dose con gli edifici della facoltà di chimica. 

Il corpo D di Chimica (Edificio 1)  – gli allacci fognari. L'edificio di Chimica risale al 1961. All'epoca era destinato a concessionaria Fiat e solo quattro anni dopo fu rilevato dall'Università e ristrutturato su progetto Consoli – Platania – Fiducia – Spampinato, prevedendo una rete interna di scarichi basata su un sistema di saie e pozzetti, esattamente come nella Facoltà di Farmacia.

Sin dagli anni '60 gli scarichi delle acque nere convogliavano nella rete principale delle acque bianche, attraversando la città e finendo a mare, senza passare da nessun depuratore. Questa situazione si è protratta fino ai recenti lavori, su progetto del 2009, che hanno, come normale, allacciato gli scarichi delle acque nere alla loro rete principale. Ciò significa che per cinquant'anni, nonostante gli svariati lavori, i laboratori di Chimica hanno riversato i propri scarichi direttamente a mare. E' presumibile inoltre che proprio in quegli anni, in assenza di norme e controlli restrittivi, le sostanze inquinanti venissero smaltite direttamente attraverso la rete fognaria.

Gli allagamenti. L'edificio di Chimica è stato ed è costantemente soggetto ad allagamenti. Questi, come dichiarato dal Responsabile Lavoratori per la Sicurezza, dipendono, in caso di forti piogge, da un lato dalla pendenza della strada e del cortile antistanti, dall'altro, dalla risalita all'interno delle tubature degli scarichi, i quali, a causa dell'eccessiva acqua, non riescono a defluire regolarmente. Per far fronte ad allagamenti che raggiungevano svariate decine di centimetri di altezza dal pavimento, gli ingegneri dell'Università di Catania nel 1988 ebbero l'idea geniale di costruire, a distanza di circa 70 centimetri dal pavimento esistente, un nuovo pavimento retto da una serie di pilastrini. In tal modo, ancora oggi, il vecchio continua ad allagarsi mentre l'ultimo, asciutto, “galleggia”.Nonostante questo intervento l'acqua ha più volte coperto anche la nuova pavimentazione. Qui una ricostruzione dell'edificio e del suo sottosuolo, prodotta seguendo i suggerimenti dell'RLS.

L'inquinamento del sottosuolo. Come dichiarato dall'RLS a partire dall'ottobre 2009 si svolgono alcune campagne di indagine all'interno dell'Edificio 1 corpo D per valutarne il potenziale inquinamento. Nella prima campagna vengono analizzati i pozzetti, nei quali vengono trovati <<residui molto pesanti e quantità rilevanti di sostanze come zinco, piombo, cadmio etc.>>. Nella seconda campagna risalente al novembre 2009 viene analizzato il potenziale inquinamento dell'aria. Le analisi dell'aria presentano risultati nella norma, come nella norma sono risultate le analisi dell'area nei locali posti sotto sequestro della Facoltà di Farmacia. Nell'aprile 2010 viene effettuata una nuova campagna di indagine durante la quale sono state riscontrate <<contaminazioni dentro le saie>>. C'è da sottolineare che l'RLS ha affermato che <<sono stati riscontrati dei cedimenti della saia>>. A fronte di ciò si decide di effettuare ulteriori indagini nel luglio 2010 per accertare la contaminazione del terreno esterno all'edificio e provato dalla delibera n.511 2009-2010 del Consiglio d'Amministrazione dell'Università di Catania (pagina 1 - pagina 2 - pagina 3 - pagina 4). I risultati di queste ultime indagini sono state richieste ufficialmente dal Movimento Studentesco Catanese e siamo in attesa di una risposta. Seppur appaia infatti con forza la contaminazione del corpo D di Chimica questi dati potrebbero far allargare notevolmente l'aria attualmente considerata inquinata.

È da sottolineare come la frequenza di allagamenti potrebbe contribuire, in maniera non ininfluente, all'inquinamento dell'edificio in quanto le sostanze inquinanti presenti nei pozzetti e nelle saie potrebbero, trasportate dall'acqua, risalire in superficie.
Infine fa riflettere come il Consiglio d'Amministrazione, di cui fanno parte anche cinque rappresentanti degli studenti, abbia discusso ed approvato “indagini sulle matrici ambientali di aree potenzialmente contaminate” e la comunità accademica ne sia rimasta totalmente all'oscuro.

Perché il corpo D di Chimica è ancora aperto? Confermata la contaminazione del sottosuolo e delle saie, comprovato che lo stesso edificio si allaga frequentemente, il che lo rende insicuro e potrebbe agevolare la risalita di sostanze inquinanti, rimane da chiedersi perché l'edificio resti aperto e non si stia ancora provvedendo alla messa in sicurezza ed alla decontaminazione dell'intera area. Sarebbe una scelta razionalmente più efficace per la salvaguardia delle persone e dell'ambiente rispetto agli interventi tampone finora adottati.

Noi usciamo dal silenzio. Ora tocca all'Università intervenire.

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