Si sta parlando molto del maniaco feticista dei piedi, ma nessuno sa che quest'uomo è a "piede libero" da ben 4 anni, come dimostra una testimonianza inviata da una nostra affezionata lettrice. Già qualche tempo fa avevamo evidenziato un fatto simile, (link) con una segnalazione da parte di una studentessa universitaria che si era imbattuta in un episodio analogo.
Adesso dopo la testimonianza della scorsa settimana arriva un ulteriore prova che il problema è evidente da circa 4 anni e malgrado si è più volte denunciata pubblicamente la cosa, nessuno ha ancora preso gli opportuni provvedimenti. Un'altra testimonianza è possibile leggerla fra i commenti.
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Sono trascorsi più di quattro anni da quel giorno, eppure ricordo tutto distintamente.
Ero al I anno di Università, un giorno come tanti, in una pausa caffè come tante.
Stavolta ero scesa alla macchinetta da sola, perché il tempo era poco e perché non mi andava di disturbare qualcuno dei miei nuovi colleghi ad accompagnarmi; li conoscevo ancora così poco.
Mentre ero in fila mi accorsi di questo ragazzo, decisamente più grande di me, che all’epoca avevo vent’anni. Basso, capelli scuri, occhi scuri, giubbotto scuro e pantaloni. Se dovessi trovare un aggettivo per descriverlo userei questo: insignificante. Ciò che mi colpì fu il fatto che osservava attentamente ogni mio movimento; quando presi il bicchiere di cioccolata dalla macchinetta e feci per andarmene, mi fermò.
“Ciao, sono un collega di VI anno. Scusa se ti disturbo, ho bisogno di un paio di minuti del tuo tempo.”
Cercai di spiegargli che avevo lezione e che andavo di fretta, ma lui si offrì di accompagnarmi fino all’aula.
“Stiamo facendo degli studi di Ortopedia, in particolare ci occupiamo delle errate posture che spesso le persone assumono senza accorgersene. Intanto volevo farti i complimenti, perché vedo che indossi degli stivali bassi, senza tacco.”
Lì per lì sembrava convincente; io avevo sempre fretta e continuavo a salire le scale dirigendomi verso l’aula, mentre lui mi camminava accanto. Ricordo distintamente una nostra docente che, scendendo le scale, lo guardò con aria perplessa e continuò a fissarlo per un bel po’, salvo poi superarci e proseguire velocemente.
Un gradino dopo l’altro, le domande del mio interlocutore si facevano più specifiche e sempre meno attinenti allo scopo precedentemente illustratomi.
Fu come un crescendo.
“Cosa indossi di solito sotto lo stivale? Un calzino pesante o una calza trasparente? In questo momento, ad esempio, cosa indossi?”
“Ti prendi cura dei tuoi piedi?”
“In questo momento, ad esempio, hai lo smalto ai piedi?”
A quel punto mi sembrò di vivere dentro ad un film, non poteva essere vero; avevo dinanzi un ragazzo apparentemente normale, eravamo in facoltà, in pieno giorno, ma quello che stavo subendo era proprio un tentativo di molestia sessuale.
“Guarda” gli dissi “io devo andare. Sono arrivata, lì c’è la mia aula.”
“No, aspetta! Se saliamo un attimo sopra, ci sono delle aule vuote. Sono le aule dei professori, ma possiamo usarne una, abbiamo il permesso. Questione di cinque minuti, voglio farti provare un massaggio al piede che risolve questo tipo di problemi.”
È qui che il ricordo si sbiadisce. Non so come io sia riuscita ad allontanarmi, probabilmente mi misi a correre, o forse declinai gentilmente l’invito, non ricordo. Mi trovai in aula, seduta, con lo sguardo perso nel vuoto, a cercare di ricostruire ciò che era accaduto.
Quel giorno non ne parlai con nessuno, se non con una collega che stava uscendo dall’aula e che mi affrettai a fermare con enfasi.
Ciò che più mi è rimasto impresso di questa vicenda non è stato soltanto il fatto in sé, bensì il luogo in cui tutto accadde. Quest’uomo si aggirava indisturbato all’interno di una struttura universitaria, ed era anche ben informato riguardo alle aule e alle abitudini dei docenti.
È come sentirsi ingannata in un ambiente familiare, presa alla sprovvista in un contesto che normalmente ti è amico. E l’unica arma difesa in quel momento era la diffidenza e la presenza di molta gente intorno a me; cosa sarebbe accaduto se quest’avvenimento si fosse verificato di sera, quando normalmente le università si svuotano di studenti e docenti e tutta la responsabilità rimane all’unico guardiano di turno all’ingresso?
L’articolo di Greta dimostra come, dopo ben 4 anni, la situazione non sia minimamente cambiata.
Il Distretto 2110 del Rotary International in collaborazione con la “Fondazione Premio Galileo Galilei dei Rotary Club Italiani”, bandisce un Premio da assegnare ad uno studioso di questo distretto secondo le modalità sotto indicate.
Art. 1 - Può concorrere al Premio il candidato che, alla data del presente bando, non abbia superato i 35 anni d’età e si sia distinto in una delle seguenti discipline:
Scienze fisiche (compresa l’astronomia)
Scienze mediche
Scienze geografiche
Ingegneria
Scienze della terra
Scienze chimiche
Scienze agrarie
Scienze biologiche
Scienze matematiche
(comprese le scienze informatiche)
Urbanistica
Architettura
Art. 2 - Il Premio è di euro 2.000 e sarà elargito in un’unica soluzione.
Art. 3 - Ciascun candidato potrà presentare domanda esclusivamente in questo Distretto nel cui ambito dichiara di risiedere. Il candidato è anche tenuto a presentare un breve curriculum personale e non più di due opere che attestino l’attività scientifica svolta. È altresì autorizzato ad allegare eventuali presentazioni rilasciate da autorevoli personalità del mondo scientifico.
Art. 4 - La data ultima di presentazione delle domande è stabilita per il giorno 30 aprile 2012. Ai fini dell’ammissione al concorso farà fede la data del timbro postale. Le domande dovranno essere inviate al seguente indirizzo: Segreteria Distrettuale Rotary International, Ufficio di Catania, V. San Tommaso, n.5, 95131 Catania, e dovranno riportare la dicitura esatta della residenza del candidato. 2 Le eventuali pubblicazioni potranno essere presentate anche in fotocopia, purché in numero di tre copie ciascuna, e non saranno restituite.
Art. 5 – Il Premio sarà assegnato a giudizio insindacabile della Giuria composta da tre membri nominati dal Governatore del Distretto 2110. La Giuria si riunirà entro e non oltre il 15 giugno 2012.
Art. 6 - Condizione imprescindibile per l’assegnazione del Premio è la presenza effettiva del vincitore alla cerimonia di premiazione che avrà luogo a Pisa il 6/10/2012.
Art. 7 - Per quanto non previsto in questo Regolamento valgono le deliberazioni del Governatore del Distretto.
Art. 8 - Le procedure per il conferimento del Premio devono essere concluse entro il 30 giugno 2012, in modo da consentire ai Governatori in carica nell’anno rotariano 2011/2012 di premiare i relativi vincitori in occasione del Premio Galilei previsto per il 6/10/2012 a Pisa.
Art. 9 - È competenza di ciascun Governatore fornire al vincitore le debite informazioni.
Art. 10 - Le spese di viaggio del vincitore saranno a carico del Distretto, quelle di pernottamento a carico della Fondazione.
Scade il 15 dicembre il termine per l'assegnazione di premi di studio riservati a studenti dei corsi di studio delle classi di laurea 21, 25 e 32 (Decreto ministeriale 509/1999) e delle classi di laurea I-27, I-30 e I-35 (Decreto ministeriale 270/2004) e per l'assegnazione di premi incentivanti, rinnovabili per tre anni, riservati agli studenti immatricolati nell'A.A. 2011/12 ad uno dei corsi di laurea delle classi L-27.
Pubblichiamo questa "lettera aperta" (di tanti buoni propositi), inviataci da uno studente del Dipartimento di Scienze Chimiche dell'Università di Catania. Studente, se ci sei, ALZA LA VOCE!
" Caro Antonino Recca,
é passato già un anno dalle nostre ultime richieste; purtroppo non ne hai esaudito nessuna...
Quest'anno, allora, anziché fare delle richieste avanziamo dei buoni propositi.
Sappiamo che ci vuoi tanto bene, noi per ripagarti di così tanto amore promettiamo, anzitutto, di impegnarci nello studio con assiduità e costanza per poterci così laureare ed andare via.
Almeno ti facilitiamo il lavoro.
Qualora ti venga in mente di venirci a trovare sappi che siamo sempre in aula studio (fino alle 17:30, quando la signora viene "cortesemente" ad invitarci ad andare via).
E' stato varato il 28 maggio scorso il nuovo "Manifesto degli studi dell'anno accademico 2010/11",la nuova proposta formativa dell'Università di Catania che in un clima di pesanti difficoltà economiche razionalizza l'offerta formativa riducendo al minimo l'attivazione dei corsi nelle sedi decentrate e diminuendo il numero degli esami. Il "lifting" al volto dell'Università riguarda il dm 509/99,quello cioè della laurea breve 3+2:i corsi di laurea triennale verrano aboliti almeno da un punto di vista nominale per fare spazio ad una nuova formula che prevede "lauree" (triennali),"lauree magistarli" (biennali) e "lauree magistrali ciclo unico"(quinquennali).Il taglio dei corsi va da 52 a 49 lauree triennali(di queste 37 con il nuovo ordinamento e le restanti 12 con il dm 509/99) e da 55 a 51 lauree specialistiche biennali(delle quali 47 rientrano nel "nuovo modello") mentre resta invariato il numero di corsi a ciclo unico.La vera novità riguarda però il numero programmato che verrà esteso a tutti i corsi di laurea dell'Università con programmazione locale,ciascuna facoltà o Ateneo cioè badirà in giorni differenti i test d'accesso di modo che lo studente può partecipare a più test per i diversi corsi di laurea. Di seguito è riportato lo schema della nuova offerta formativa ( che verrà convalidata nei prossimi giorni).
Agraria
Lauree: pianificazione,progettazione e gestione del territorio e dell'ambiente; Scienze e tecnologie agrarie(sede di Catania e di Ragusa); Scienze e tecnologie alimentari.
Lauree magistrali: Scienze e tecnologie agrarie; Scienze e tecnologie alimentari; Biotecnologie agrarie; Salvaguardia del territorio,dell'ambiente e del paesaggio.
Architettura
Ciclo unico: Architettura(sede di Siracusa)
Economia
Lauree: Economia aziendale; Economia e gestione delle imprese turistiche; Economia.
Lauree magistrali: Economia e gestione delle amministazioni pubbliche; Direzione aziendale; Finanza aziendale.
Farmacia
Ciclo unico: Chimica e Tecnologia Farmaceutiche; Farmacia.
Lauree: scienze erboristiche e dei prodotti nutraceutici; Tossicologia dell'ambiente e degli alimenti.
Giurisprudenza
Ciclo unico: Giurisprudenza
Ingegneria
Lauree: Ingegneria civile ed ambientale; Ingegneria elettronica; Ingegneria informatica; Ingegneria Industriale.
Ciclo unico: Ingegneria edile-architettura
Lauree magistrali: Ingegneria civile delle acque e dei trasporti; Ingegneria civile strutturale e geotecnica;I gegneria dell'automazione e del controllo dei sistemi complessi; Ingegneria delle telecomunicazioni; Ingegneria elettrica; Ingegneria elettronica;I ngegneria gestionale; Ingegneria informatica; ingegneria meccanica; Ingegneria per l'ambiente e per il territorio.
Lettere e filosofia
Lauree: Beni culturali; Filosofia; Lettere; Lingua e cultura italiana per stranieri (corso interateneo con l'Università di Pisa alla quale spetta la gestione amministrativa); Scienze della comunicazione.
Lauree magistrali: Archeologia(corso internazionale interateneo con le Università di Varsavia e di Selkuk); Filologia moderna; Scienze dello spettacolo e comunicazione multimediale; Scienze filosofiche; Storia dell'arte e beni culturali.
Lingue e letterature straniere
Lauree: Lingue e culture euroamerciane ed orientali; Lingue per la comunicazione internazionale; Mediazione linguistica e interculturale
Lauree magistrali: Lingue e culture europee ed extraeuropee; Lingue per la cooperazione internazionale;
Medicina e chirurgia
Lauree: Scienze motorie.
Lauree(ex dm 509/99): Infermieristica; Osterticia; Fisioterapia; Logopedia; Ortottica ed assistenza oftalmologica;Tecnica della riabilitazione psichiatrica; Dietistica; Tecniche audioprestiche;Tecniche di fisiopatologia cardiocircolatoriae perfusione cardiovascolare;Tecniche di laboratorio biomedico;Tecniche di radiologia medica per immagini e radioterapia;Tecniche di neurofisiopatologia.
Scienze della formazione
Lauree: Formazione di operatori turistici;Scienze dell'educazione e della formazione;Scienze e tecniche psicologiche(corso di laurea interfacoltà con Medicina e chirurgia e Lettere e filosofia).
Lauree magistrali: Scienze pedagogiche e progettazione educativa;Psicologia(corso di laurea interfacoltà con Medicina e chirurgia e Lettere e filosofia).
Scienze matematiche fisiche e naturali
Lauree: Scienze Biologiche; Chimica; Chimica industriale; Fisica; Informatica; Matematica; Scienze ambientali e naturali; Scienze geologiche.
Lauree magistrali: Biodiversità e qualità dell'ambiente; Biologia cellulare e molecolare; Biologia sanitaria; Fisica; Informatica; Matematica; Chimica dei materiali ;Chimica biomolecolare; Chimica organica e bioorganica; Scienze geologiche; Scienze per la tutela dell'ambiente; Scienze geofisiche.
Scienze politiche
Lauree: Scienze dell'amministrazione; Politica e relazioni internazionali; Storia e scienze delll'amministrazione; Sociologia e del servizio sociale.
Lauree magistarli: Programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali; Internazionalizzazione delle relazioni commerciali (corso di laurea in lingua italiana e inglese); Scienze delle pubbliche amministrazioni; Sociologia; Storia e cultura dei paesi mediterranei; Politica globale e relazione euro-mediterranee(corso in lingua inglese).
The EAFP (European Association of Faculties of Pharmacy) is organizing the annual EAFP conference about pharmaceutical education, which will be held in Catania from 24th to 26th June 2010. On the 26th there will be a parallel session at the Faculty of Pharmacy (Cittadella Universitaria).
The dean of the faculty is Giuseppe Ronsisvalle, who is also the organizer of this event. He is presenting the theme of the conference, and is inviting us to be present, in order to analyse the minimum requirements for the training of a public or hospital pharmacist, through a multidisciplinary and interdisciplinary approach to pharmacy education. And then we will focus on the requirements of the pharmacist’s training, who is seen as a part of the “Health theme”: we will analyse practical experiences in hospital/clinical pharmacy, community pharmacy and nursing homes, clinical chemistry/biology and medicinal chemistry, nutritional pharmacy, and more.
Whoever wants to partecipate is invited to present their multi and interdisciplinary works (posters or abstracts), and the works which will be judged as the most interesting might be called for an oral presentation during the symposium.
This is the program:
Thursday, 24th June 2010 at the Benedectine Monastery:
13:00 -15:15 Registration and poster set-up
15:15 -16:00 Opening Remarks
Prof. Antonino Recca - Rector of the University of Catania
Prof. Giuseppe Ronsisvalle - Organizing Commitee President
Prof. Bart Rombaut - EAFP President
Dr. Andrea Mandelli - F.O.F.I. President
Dr. Annarosa Racca - Federfarma President
16.00 -19:00 Multidisciplinary Education & Training (MDE&T)
Chairman: Carlo Rossi, Università di Perugia - Karen Ulshagen, Universitetet i Oslo
16:00 - 16:15 Introduction to MDE&T and Joint Courses on Med Chem & Pharmacology (G. Ronsisvalle - Università di Catania)
16:15 - 16:30 European Pharmacy (F. Babylon - European President of FederPharma)
16:30 - 17:00 Coffee break
17:00 - 17.30 Multidisciplinary Lab (Y. V. Heyden - Vrije Universiteit Brussels)
17.30 - 18:00 The experience with the Master Programme in Regulatory Affairs
18:00 - 18.30 GIMMICS at the VUB: Pharmacy practice in an academic setting (K. De Paepe - Vrije Universiteit Brussel)
18:30 - 20.00 Welcome Reception (wine & cheese cocktail)
Friday, 25th June 2010
9:00 - 12:00 Interdisciplinary Education & Training (IDE&T)
Chairman: Josè G. Morais - Universidade de Lisboa
9:00 - 9:30 Introduction to IDE&T - Solving medical problems - collaboration between new groups of undergraduate students (A. Brauner & E. Ehrenborg - Karolinska Institutet, Stockholm)
9:30 - 9:45 Hospital Pharmacy and academia in Leipzig: working together for the best education of students (R. Frontini, Universität Leipzig)
9:45 - 10:00 Specialization in Hospital Pharmacy in Italy (S. Spampinato, Università di Bologna)
10:00 - 10:30 The Medical Education in Europe (MEDINE) Networks and the Tuning Project (medicine) (A. Cumming - University of Edinburgh)
10:30 - 11:00 Coffee break
11:00 - 11:30 Interdisciplinary Teaching: Experiences from a revised curriculum in Norway (H. T. Johansen - Universitetet i Oslo)
11:30 - 12:00 Biotechnology and Bioengineering - Pharmaceutical Engineering: The Lisbon Masters Program (J. Cardoso de Menezes - Universidade Tecnica de Lisboa)
12:00 - 13:30 Lunch break
13:00 - 14:00 Poster session
14:00 - 14:30 General Assembly
14:30 - 17:30 The Pharmacist as part of the Health Team: Practical Experiences
Chairman: Ian Bates - University of London
14:30 - 15:00 Experiential Learning - the Preparation of Pharmacists for Real Life (S. Hudson - University of Strathclyde, Glasgow)
15:00 - 15:30 Industrial Pharmacy - "Skills needed for Industrial Pharmacy" (L. Martini - EIPG President)
15:30 - 16:00 Coffee break
16:00 - 16:15 A New Pharmacy of Services (Dr. Annarosa Racca - Federfarma President
16:15 - 16:45 Can you teach interprofessional education online? Views from the Aberdeen IPE programme (H. L. Diack - Robert Gordon University, Aberdeen)
16:45 - 17:15 Clinical Chemistry/Biology and Medicinal Chemistry/Pharmacology (A. Marcincal, Université de Lille)
17:15 - 17:45 Nutritional Pharmacy (A. Arnoldi, Università di Milano)
21:00 Social Dinner (at the Orto Botanico)
Saturday, 26th June 2010 - Parallel session at the Faculty of Pharmacy (University Campus - Viale Andrea Doria, 6)
8:00 - 12:00 Pharmine update (J. Atkinson, Université de Nancy)
9:00 - 12:00 Conference of Vice-Deans for International Affairs (M. Rizzo - Università di Catania)
9:00 - 12:00 Meeting of European Students of Pharmacy (Student)
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L’EAFP al secolo la European Association of Faculties of Pharmacy, organizza l’annuale conferenza sull’istruzione farmaceutica e dei farmacisti, che si terrà a Catania dal 24 al 26 giugno 2010 presso l’ex Monastero dei Benedettini, mentre il 26 avrà luogo una sessione parallela presso la Facoltà di Farmacia (Cittadella Universitaria).
Il preside della facoltà, e organizzatore dell’evento, Giuseppe Ronsisvalle presenta il tema della conferenza invitandoci così a partecipare, affermando il bisogno di analizzare i requisiti necessari per l’addestramento del farmacista pubblico ed ospedaliero per un approccio multidisciplinare ed interdisciplinare all’istruzione farmaceutica. E quindi i requisiti per un addestramento del farmacista che viene visto come facente parte della “Squadra della Salute”, analizzando esperienze pratiche in farmacie ospedaliere/cliniche, farmacie pubbliche e case di cura, chimica e biologia clinica, chimica dei medicinali, farmacia dell’integrazione alimentare e altro ancora.
Chiunque volesse partecipare può presentare la propria ricerca o il proprio lavoro con manifesti o astratti, e i più interessanti potranno essere chiamati ad un intervento orale nel corso del simposio.
Il programma è piuttosto intenso, si parte giovedì 24 giugno alle 13 con la registrazione e la presentazione dei manifesti. Alle 15 la “Cerimonia d’apertura” presieduta dal Rettore Prof. Antonino Recca, il Preside Giuseppe Ronsisvalle, il Prof. Bart Rombaut presidente dell’EAFP, il Dr. Andrea Mandelli presidente del FOFI e la Dr.ssa Annarosa Racca presidente di Federfarma.
Dalle 16 fino alle 19 si comincia ad entrare nel vivo dell’evento con la MDE&T, acronimo di Multidisciplinary Education and Training, presieduti da: Carlo Rossi, Università di Perugia e Karen Ulshagen, Università di Oslo. Interverranno: G. Ronsisvalle - Università di Catania, F. Babylon - Presidente Europeo di Federfarma, Y. V. Heyden - Vrije Universiteit Brussel , K. De Paepe - Vrije Universiteit Brussel. Si concluderà alle 18.30 con un rinfresco.
Venerdì 25 si parte alle ore 9 con la IDE&T (Interdisciplinary Education and Training), presieduta da Josè G. Morais – Università di Lisbona, interverranno: A. Brauner & E. Ehrenborg - Karolinska Institutet, Stoccolma, R. Frontini, Università Leipzig, S. Spampinato, Università di Bologna, A. Cumming - Università di Edinburgo, H. T. Johansen – Università di Oslo, J. Cardoso de Menezes - Università Tecnica di Lisbona. Questo fino alle 12, dopo avrà luogo il pranzo seguito dalla presentazione dei manifesti e da un’assemblea generale.
Alle 14.30 si riparte col tema: Il Farmacista come parte della Squadra della Salute: Esperienze pratiche, presiederà : Ian Bates - Università di Londra, interverranno: S. Hudson - Università di Strathclyde, Glasgow, L. Martini - Presidente EIPG, Dr.ssa Annarosa Racca – Presidente di Federfarma, H. L. Diack - Università Robert Gordon, Aberdeen, A. Arnoldi, Università di Milano. Conclusione prevista per le 17:45, mentre alle 21 si terrà una cena all’Orto Botanico.
Sabato 26 si conclude questa tre giorni con: J. Atkinson, dell’Università di Nancy che parlerà di aggiornamento dei farmaci, conferenza del Vice-Preside per gli affari internazionali: M. Rizzo - Università di Catania e un incontro con gli studenti.
Ulteriori dettagli sugli argomenti del congresso visita http://www.eafp.it/index.php?page=program
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Questione ricercatori, questo è uno dei punti più discussi di tutta la riforma dell'Universitài. La nuova riforma permetterebbe a coloro che vogliono fare ricerca di ottenere due contratti triennali di seguito e poi di essere valutati per il lavoro fatto, e diventare così di ruolo. Ma le cose non sembrano essere così lineari e semplici, protestano quest'ultimi. E' infatti forte l'incertezza della conferma perché mancano i fondi, e senza risorse è difficile pensare a un futuro roseo per il mondo dell'università.
A tal proposito alleghiamo le mozioni dei ricercatori della facoltà di Scienze Matematiche ,fisiche e naturali di Catania e la lettera degli studenti di Biologia in solidarietà ai ricercatori precari.
Mozione dei ricercatori della Facoltà di Farmacia dell'Ateneo di Catania relativo al DdL n.1905 “Gelmini”:
Il disegno di legge (DdL) “Gelmini” affronta alcuni punti cruciali del funzionamento del Sistema Universitario: dalla governance del Sistema al reclutamento del personale, dagli interventi per la qualità e l’efficienza, allo stato giuridico dei docenti.
Tuttavia, pur affrontando così tanti aspetti, comprendendo tra essi anche una possibile revisione delle retribuzioni dei docenti, “dimentica” di considerare alcune norme transitorie indispensabili, che dovrebbero riguardare gli attuali Ricercatori Universitari, cancellando definitivamente ogni prospettiva di definizione dello Stato Giuridico, attesa ormai sin dalla legge 382 del 1980.
Ad oggi, circa il 40% dell’offerta formativa nella nostra Facoltà, così come nella maggior parte degli atenei italiani, è coperta dai ricercatori ai quali le Facoltà, sopperendo alla carenza di professori di ruolo, conferiscono insegnamenti universitari per affidamento o supplenza, in gran parte a titolo gratuito. Il numero di corsi di studio attivabili viene assegnato dal Ministero sulla base del numero di docenti, professori di I e II fascia e ricercatori tramite le schede pre-OFF che pertanto rappresentano la forza lavoro didattica virtuale sulla base della quale il Ministero attribuisce la capacità formativa dell’ateneo stesso. I ricercatori contribuiscono con questo impegno non solo alla sopravvivenza stessa di interi Corsi di Laurea, ma anche alla definizione degli indicatori di qualità della didattica, utilizzati ai fini dell’erogazione delle quote premiali dell’FFO degli Atenei. Nei prossimi anni, a seguito dell’invecchiamento fisiologico del corpo docente, causato dal ridotto turn-over, è previsto un inevitabile aumento del numero di quiescenze di professori di prima e seconda fascia, che comporterà un ulteriore aumento del carico didattico dei ricercatori.
Da anni i Ricercatori Universitari chiedono che venga riconosciuto il ruolo essenziale che essi svolgono all'interno degli Atenei, ma gli ultimi provvedimenti sull'Università sono di segno opposto. Invece di affrontare i molti problemi che realmente affliggono l'Università italiana, le leggi 133/08 e 1/09 portano gli Atenei sull'orlo della bancarotta e, attraverso la riduzione del turn-over, limitano ulteriormente le già scarse prospettive di carriera dei ricercatori, estromettendoli inoltre dalle commissioni di concorso e a differenza dei professori, vengono resi soggetti al pensionamento forzoso dopo 40 anni di contributi.
In questo quadro, già evidentemente non soddisfacente, si inserisce il DdL "Gelmini" che intende sancire il crescente sottofinanziamento degli Atenei rispetto ai livelli europei e consegnare pressoché tutti i poteri decisionali a soggetti esterni, componenti il Consiglio di Amministrazione, legittimati a disporre del patrimonio e del personale degli Atenei senza nemmeno assumersene la responsabilità economica. Il suddetto DdL prospetta la messa ad esaurimento del ruolo del Ricercatore Universitario ed introduce al suo posto il Ricercatore a tempo determinato con un contratto di 3+3 anni che si aggiunge all'attuale moltitudine di assegni, borse e contratti ed estende così la durata del precariato pre ruolo fino a 10 anni dopo il conseguimento del dottorato di ricerca.
La risposta a questa forte diminuzione di personale non può essere data mediante l’istituzionalizzazione del ruolo di ricercatore precario attraverso il percorso del tenure track. In questo senso infatti risulterebbe fondamentale una politica di investimenti, di cui non si fa assolutamente menzione nel DdL. Per di più, non è richiesto (come avviene con la vera tenure track) l'obbligo di prevedere un numero di posizioni di professore di ruolo proporzionato al numero di ricercatori precari. Alla scadenza del contratto il ricercatore a tempo determinato potrebbe invece trovarsi senza un concorso cui partecipare ed essere obbligato a reinventarsi una professione fuori dall'Università, a circa 40 anni di età.
Se il concorso da professore ci fosse, si prospetterebbe per vincerlo una "guerra tra poveri": Ricercatori Universitari a tempo indeterminato vs. Ricercatori precari nella quale peraltro non si battaglierebbe ad armi pari. Entrambi valutati per la sola produttività scientifica, ma con i primi condannati al fardello della didattica obbligatoria, i secondi con lo spauracchio dell’imminente fine carriera.
In aggiunta, nel DdL sono delegati al Governo la modifica della ricostruzione di carriera, il ridisegnamento delle curve stipendiali e la ridefinizione degli obblighi didattici del personale: temi chiave che verranno decisi per decreto e sottratti ad ogni dibattito.
Si prospetta pertanto un rapido e progressivo deterioramento degli Atenei, il confinamento dei ricercatori in un ruolo ad esaurimento, senza speranza di vedere un giorno premiate le loro capacità ed il loro impegno e un cambiamento in peggio delle condizioni lavorative vigenti al momento della loro assunzione. In questo quadro, la Conferenza dei Rettori (CRUI) ha evitato di fatto di prendere posizione, emanando due comunicati, l’ultimo dei quali a fine aprile, privi di ogni riferimento ai dati reali della situazione dei ricercatori e al disagio nell’università in generale.
Per questi motivi, i ricercatori di Farmacia riuniti in assemblea decidono, molto a malincuore, di rinunciare a tutta l'attività didattica frontale che hanno svolto fino ad oggi, dedicandosi invece a tempo pieno al loro compito istituzionale, cioè la ricerca.
Quindi, i ricercatori di Farmacia si dichiarano pronti a ritirare la propria disponibilità:
• ad assumere incarichi didattici non obbligatori per legge a partire dall'inizio dell'anno accademico 2010-2011 e limitandosi allo svolgimento di esercitazioni, collaborazioni con gli studenti nelle ricerche attinenti alle tesi di laurea e la partecipazione alla sperimentazione di nuove modalità di insegnamento ed alle connesse attività tutoriali.
• ad essere inclusi tra i "docenti necessari" secondo i requisiti di legge per l'attivazione di un corso di laurea.
Tali indisponibilità potranno essere riconsiderate soltanto in presenza di sostanziali modifiche apportate alla normativa vigente ed al DdL "Gelmini", che prevedano:
• il riconoscimento sostanziale del ruolo centrale e strategico della formazione e della ricerca universitaria all'interno della società e l'inversione della tendenza al taglio dei finanziamenti;
• un governo di Ateneo competente e responsabile, che sia espressione pienamente democratica delle varie componenti dell'Ateneo stesso e ne garantisca la natura pubblica e la reale indipendenza da soggetti privati;
• percorsi di reclutamento in grado di motivare gli studiosi più capaci ad intraprendere la carriera universitaria, bloccando l'ulteriore estensione della precarietà pre ruolo.
Per quanto riguarda, in particolare, il ruolo dei ricercatori rivendicano:
• possibilità di carriera sufficienti a premiare la capacità e l'impegno sia nella ricerca, sia nella didattica, garantendo altresì il ricambio generazionale dei docenti;
• la partecipazione piena agli organi di governo dell'Università, con un peso commisurato al contributo che i ricercatori stessi danno alla didattica e alla ricerca;
• l’equiparazione con i professori in materia di pre-pensionamento.
I ricercatori auspicano infine l'apertura di un ampio dibattito che veda la partecipazione attiva di tutte le componenti delle Università, per evidenziare tutti i problemi che affliggono il sistema universitario attuale ed elaborare proposte finalizzate al loro superamento. Richiedono a questo scopo una dichiarazione di solidarietà ufficiale da parte dei professori di I e II fascia da concretizzarsi mediante l'inserimento, nell'ordine del giorno del prossimo Consiglio di Facoltà, di apposito punto riguardante la discussione sul DdL Gelmini e riguardante tra l’altro una loro dichiarazione di indisponibilità a sostituire i Ricercatori per gli insegnamenti eventualmente lasciati scoperti da questi ultimi. Inoltre, invitano il Preside a farsi portavoce presso gli organi competenti, delle ragioni che motivano l’azione di protesta intrapresa.
Considerazioni sulla situazione dell'Università alla luce del D.L. 10.11.2008 n° 180 e delle "linee guida del Governo per l'Università"della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, nell'adunanza del 27.11.08 ha, unanimemente, approvato il documento seguente:
Il Consiglio della Facoltà di Scienze MM.FF.NN. dell'Università di Catania segue con preoccupata attenzione l'evolversi del dibattito e delle iniziative sul futuro dell'Università che, in un clima di crescente delegittimazione del Sistema Universitario Pubblico, supportato da campagne di stampa spesso calunniose e volutamente faziose, si sviluppa tra roboanti annunci di salvifiche riforme del sistema e ben più concreti provvedimenti di tagli delle risorse ad esso destinate, già operative alla luce della legge n. 133 del 6 Agosto 2008.
L'accavallarsi di provvedimenti parziali e l'aver anteposto le pur motivate esigenze di bilancio alla valutazione dei costi della riorganizzazione dell'Università rischia, di fatto, di svuotare di significato qualsiasi tentativo di reale ed efficace riforma del Sistema Universitario Pubblico, ponendo serie ipoteche per un ulteriore fallimento del tentativo lodevole di promuovere il merito e di migliorare la qualità della Ricerca e della Didattica.
L'embrione del fallimento futuro è impiantato nel primo paragrafo della "linee guida del governo per l'Università" nel quale il riferimento agli standard europei e al "gap di competitività nei confronti dei principali partners europei" contrasta in maniera palese con le politiche di bilancio messe in atto, i cui effetti saranno un ulteriore aumento del "gap dei finanziamenti" rispetto agli altri paesi fondatori dell'Unione. La conseguente articolazione delle "linee guida", condivisibile pienamente nei principi, molto meno nelle analisi e ancora meno nelle azioni prioritarie, da un lato introduce elementi di forte liberalizzazione dell'Università Pubblica, ma dall'altro manifesta la volontà di riproporre i vincoli di un controllo "politico" e "centralistico" su alcuni aspetti fondamentali per il funzionamento delle Università Pubbliche, quali il reclutamento, la governance, l'offerta formativa.
Questi delicati aspetti, strategici per lo sviluppo dei singoli Atenei, dovrebbero essere più coraggiosamente destinati alla competenza esclusiva, nell'ambito di regole generali su standard europei, delle singole sedi. Di fatto, le "linee guida" ancora una volta non sciolgono chiaramente il nodo fondamentale che ha ingessato l'Università Pubblica negli ultimi 20 anni, ovvero la piena definizione ed applicazione dell'Autonomia delle Università.
In questo momento storico di rapida evoluzione della società e di forte competitività globale, nessuno tra quelli che hanno come obiettivo la salvaguardia dell'Università Pubblica in Italia deve sottrarsi alla "richiesta di rinnovarsi, rendersi trasparente nella condotta e nei risultati, dimostrare con la forza dei fatti di saper progettare un futuro ambizioso". Gli Atenei, ed in particolare le Facoltà tecnico-scientifiche, devono candidarsi a promotori del cambiamento, accettando regole chiare e trasparenti di valutazione e di accreditamento dettate dal ministero, ma rivendicando alla loro piena autonomia le scelte su forme di governo, sulle modalità di selezione degli organici, sulla programmazione delle strategie nel campo della ricerca e della didattica.
In questo senso, nelle "linee guida" s'individua un vizio di metodo che fa discendere le priorità della programmazione futura dall'analisi delle disfunzioni di un sistema obsoleto, piuttosto che dall'individuazione delle nuove esigenze di una società moderna ed in rapida evoluzione. Questo tipo di approccio prelude ad interventi che mireranno a rendere difficili, senza rimuoverne le reali cause, i comportamenti aberranti, lasciando insolute le richieste e le aspettative di chi lavora per l'ottimale funzionamento delle Università ed invariati tutti i vincoli "burocratico-statalisti" che hanno fin qui impedito la reale competitività dell'Università Pubblica in campo europeo.
Sarebbe invece opportuno mettere in atto sin da subito una politica di reale autonomia e responsabilizzazione dei singoli Atenei, da cui fare dipendere l'entità del finanziamento pubblico, che consenta il decollo delle sedi meritevoli, definite tali non solo perché hanno rispettato vincoli di bilancio, ma soprattutto perché hanno conseguito risultati prestigiosi sia dal punto di vista della didattica che della ricerca. Solo attraverso questo tipo di politica è possibile ipotizzare una ripresa della competitività sia in campo internazionale che in campo nazionale.
In un contesto di competitività globale e in riferimento ad una sempre maggiore predisposizione dei giovani alla mobilità, è assolutamente aleatorio poter solo ipotizzare l'attrazione dei giovani migliori non incentivata da retribuzioni adeguate, da prospettive di avanzamento delle carriere certe e basate su criteri meritocratici e dal miglioramento complessivo dei servizi messi a disposizione per la ricerca e la didattica.
I tagli previsti nella legge n. 133/2008, presentati all'opinione pubblica come intervento per incidere sugli sprechi delle Università, andranno, nelle realtà in cui circa il 90% delle risorse sono impegnate in spese fisse, ad incidere esclusivamente sulla qualità dei servizi per la ricerca e la didattica e quindi sulla qualità dei risultati che andranno sicuramente a peggiorare.
I provvedimenti sul turn-over della stessa legge, poi parzialmente modificati dal DL 180, presentati come interventi necessari per ripristinare una "piramide" gerarchica tra i ruoli esistenti, non solo guardano al futuro in maniera contraddittoria e con gli occhi del passato, ma soprattutto non tengono conto degli effetti negativi dei vincoli imposti sugli avanzamenti di carriera. Essi, infatti, penalizzano, demotivandoli definitivamente, chi, tra i professori associati e ricercatori, in questi anni ha contribuito, con la ricerca scientifica, con carichi didattici aggiuntivi e supplenze gratuite, al normale funzionamento dei corsi di laurea andando ben oltre quanto richiesto per legge.
Non si capisce poi, ad esempio, con quale criterio per combattere arbitri e nepotismi viene tolta la possibilità di voto sia agli associati che ai ricercatori, togliendo a queste fasce la possibilità di incidere sulle scelte future e facendo un passo indietro di diversi decenni. Questi stessi provvedimenti avranno anche l'effetto di disincentivare i migliori ad entrare nel sistema universitario pubblico italiano, in quanto poco attratti da prospettive di una lunga carriera di ricercatore universitario, per di più sottopagati rispetto alla media degli altri paesi europei. Essi inoltre contribuiranno ad aumentare il numero di ricercatori meritevoli che trovano fortuna e fama all'estero, aumentando la dispersione di un patrimonio culturale che, nonostante tutto, è oggi ancora valido e con molte punte di eccellenza, come evidenziato da diverse fonti autorevoli.
In tal senso, per il futuro servirebbe una rivoluzione molto più coraggiosa dello stato giuridico dei professori universitari, improntata a pochi ma chiari e condivisi principi fondamentali.
Il nuovo stato giuridico dovrebbe essere chiaramente inquadrato nel contesto di regole generali rispondenti ai canoni europei più avanzati, fissate dal Ministero, che regolino i requisiti minimi di qualificazione per l'immissione in ruolo, per i successivi avanzamenti di carriera ed i criteri per la valutazione e l'accreditamento degli Atenei.
La possibilità di una governance efficace è fondamentale per la competitività degli Atenei. Si auspica che i futuri provvedimenti legislativi deleghino alle singole Università la possibilità di definire le forme di governo più adeguate alla realtà territoriale in cui esse operano e alle proprie specificità scientifico-culturali, senza alcun intervento invasivo di vincoli burocratici dettati dalla politica centrale.
La varietà dell'offerta formativa costituisce, per il sistema paese, una ricchezza da valorizzare ulteriormente, piuttosto che un male da rimuovere, come riportato nelle "linee guida".
La nuova Università deve fornire una robusta formazione di base e deve salvaguardare le "punte di eccellenza" connesse alle specificità culturali delle singole sedi. Per il futuro è necessario amplificare la mobilità degli studenti e favorire scelte consapevoli dei percorsi formativi offerti, mediante il potenziamento ulteriore degli interventi a favore del diritto allo studio. Questo non deve essere solo diritto ad accedere ad un corso di laurea, ma il diritto a poter scegliere il corso di laurea più adatto alle proprie aspettative. Interventi in questo senso avrebbero ricadute positive sia sul contenimento degli abbandoni degli studenti che nell'introdurre una cultura della mobilità nei futuri ricercatori italiani. Il diritto allo studio deve tradursi anche nel diritto ad uno studio migliore.
I componenti della Facoltà di Scienze MM.FF.NN. dell'Università di Catania accettano la "sfida a migliorare il sistema" universitario, ma richiamano il governo e la politica nazionale a mantenere gli impegni a dare al paese "un'università più libera, più moderna, più forte", che potranno essere onorati solo attraverso un radicale cambiamento nella politica degli investimenti in istruzione e una piena applicazione dell'Autonomia Universitaria.
A tal fine, si auspica che nel futuro vi sia il pieno coinvolgimento nel dibattito dell'Università "reale", al di là delle varie rappresentanze a livello nazionale, il cui ruolo fondamentale non può essere comunque ritenuto pienamente esaustivo.
I componenti della Facoltà di Scienze MM.FF.NN. dell'Università di Catania, riconoscendo ed esprimendo gratitudine al Magnifico Rettore per gli sforzi fin qui prodotti per limitare i danni derivanti dai tagli delle risorse, lo invitano, anche in quanto componente della Giunta della CRUI, a condividere e a farsi portavoce, in tutte le sedi, delle istanze di reale cambiamento e della disponibilità a portarle a compimento, espresse in questo documento.
Intervista a tutto campo al Rettore dell’Università degli studi di Catania, prof. Antonino Recca, intervenuto a Radio studio 90 Italia durante la Trasmissione Ritratti, il 14 Dicembre 2009.
L'intervista è a cura di Silvia Ventimiglia
Di seguito è riportato il testo integrale dell'intervista
Buon pomeriggio e ben ritrovati da Silvia Ventimiglia. E' con grande piacere che ospitiamo quest'oggi il Magnifico Rettore dell'Università di Catania, Professore Antonino Recca.
Innanzitutto, Rettore, grazie di aver accettato il nostro invito.
R. Grazie a Voi! Buonasera.
Ed allora, Rettore, spero che Lei sappia come funzioni questa trasmissione. L'idea è quella di sondare, diciamo, aspetti privati di personaggi conosciuti non tralasciandone però gli aspetti pubblici.
Lei nasce a Catania, classe '49, da una famiglia di grande vocazione commerciale ed imprenditoriale. Com'è che Lei non ha seguito questa strada?
R. Beh! C'è stato sicuramente...in quegli anni, io compio 60 anni fra qualche giorno...in quegli anni si era nel dopoguerra e, quindi, c'era una crescita anche culturale, sociale del Paese. Anche i figli di commercianti, come sono io, venivano più spesso mandati all'Università ed io ho avuto una mamma... soprattutto... eccezionale che mi ha spinto, sin dall'inizio, a studiare e, quindi, non se n'è mai parlato. La laurea è stata sempre un obiettivo che ho raggiunto con l'aiuto della famiglia.
Dicevo una famiglia proprio di grandi tradizioni commerciali ed imprenditoriali...una famiglia che qualcuno ha paragonato alla Gens Julia...ecco, vogliamo ricordare brevemente cosa e chi ha donato la famiglia Recca alla città di Catania?
R. C'era mio nonno, ma anche il mio bisnonno, che aveva il teatro...il famoso Teatro Gangi. Mio padre è stato partorito da mia nonna proprio in teatro...quindi c'è una tradizione di commercianti che si è portata avanti. Molti dei parenti...i miei zii...mio papà, purtroppo è venuto a mancare un paio di anni fa...ma ancora mio zio Francesco è titolare della Galleria Recca..
CATANIA - In questi mesi quante volte abbiamo sentito la gente parlare indignata di questo sistema universitario?
I provvedimenti presi negli ultimi tempi non hanno risolto nulla di ciò che di marcio c’era nel sistema universitario.
Quest’anno accademico, per i chimici della facoltà di Chimica di Catania, non si è aperto nel migliore dei modi.
Infatti, l'Ateneo ha attuato il nuovo ordinamento (L27) previsto dalla legge Moratti del 2004, che ha apportato un cambiamento radicale al piano di studi; questo prevede, all’articolo 5, l’estinzione della vecchia classe di laurea (ancora in vigore per il secondo e terzo anno) entro l’anno accademico 2010/2011. Nessuno però ha saputo spiegare cosa accadrà agli studenti della vecchia classe.
Con i mesi la situazione è peggiorata.
Quando al dipartimento si è parlato di bilanci sulle entrate e sulle spese, durante le lezioni qualche professore ha addirittura profetizzato la chiusura del dipartimento stesso.
Questa soluzione ci sembra la meno probabile, ma nessuno ha espresso un’opinione ben augurante. Anzi, le opinioni sono state tante e disparate. Purtroppo, facendo i conti con la realtà, il consiglio d’amministrazione ha riscontrato effettivamente tagli che andranno sempre ad aumentare sino al 2012.
Per iniziare, affinché si limitino i costi, non si potrà più utilizzare l’aula magna, che per quanto detto dal consiglio di amministrazione verrà affittata alle altre facoltà; così facendo, gli studenti della facoltà di Chimica saranno costretti ad utilizzare le aule da 70 posti sebbene alcuni corsi siano più numerosi.
Sull’enorme spesa che interessa le voci giardinaggio e pulizia (i cui bandi sono gestiti non direttamente dal dipartimento di Chimica ma dall’ateneo) è stata apportata una riduzione sulle spese, e qualcuno su questa voce ha azzardato la riduzione del numero dei bagni per ogni piano e la pulizia fai-da-te nei laboratori. Per eliminare costi superflui, si è persino parlato di fare a meno delle fotocopiatrici e di limitare l’orario della biblioteca. Inoltre, si è anche vociferato di affittare i laboratori al CNR. In tutto questo nessuno ha pensato agli studenti della facoltà!
Il fondo PRA (fondo per la ricerca di Ateneo) ridotto enormemente in quest’ultimi tre anni, è da dividere con i dipartimenti di Fisica e Matematica e già ,per quanto riguarda la facoltà di Chimica, viene decurtato per fronteggiare spese di luce e acqua. L’unica lamentela è stata quella concernente i riscaldamenti.
Come se non bastasse il responsabile del dipartimento ha esortato i professori a rivedere e rimodulare le esperienze di laboratorio per i prossimi semestri, per contenere anche qui le eccessive spese.
Per risparmiare, quindi, risparmiamo pure sul futuro dei futuri chimici che di laboratorio dovrebbero “vivere”.
Nessuno alla riunione del dipartimento ha saputo dare una risposta concreta agli studenti girando intorno alla problematica.
Questo purtroppo è accaduto perché si è appesi alla speranza che arrivino fondi non riscossi in precedenza o che se ne stanzino altri per il futuro, con la speranza che arrivino dei fondi europei che “giustamente” la Regione Sicilia ha richiesto in ritardo.
Non c'è alcuna certezza sulla quale gli studenti possano appigliarsi, anche perché negli ultimi periodi si parla di chiusura di dipartimenti, di privatizzazioni, di accorpamenti e di Università del Sud.
Gli studenti hanno bisogno di risposte concrete: che fine fanno i soldi delle tasse universitarie?
Perché in una facoltà come quella di chimica, dove le spese per la gestione dei locali sono consistenti, le tasse non vengono totalmente utilizzate per i nostri studi?
Sembra assurdo se si pensa che alcuni specializzandi pagano di tasca propria la bolletta dell’acqua e che altri vedano sistemare nei laboratori i contatori per le bollette della luce!
Inoltre, perchè spese relative al giardinaggio devono essere addossate ai singoli dipartimenti?
Perché il dipartimento di Chimica non partecipa in prima persona alle gare di appalto per le imprese di pulizia?
Caro Rettore Recca, lei che tra l’altro è un chimico, ma davvero ciò che sta accadendo le va bene?
E caro Ministro, le sembra giusto che mentre in un paese come la Francia in un momento di crisi si stanziano fondi per l’istruzione, qui in Italia andiamo al risparmio?
Come è possibile far apportare questi tagli incondizionati alla ricerca scientifica, costringendo professori, ricercatori e gli studenti a brancolare nel buio?
Per finire, ecco una frase del preside dell’università di Harvard:
“Se pensate che l’istruzione sia costosa, provate l’ignoranza.”
Continuano le "bombe" di informazione del Movimento Studentesco Catanese, che dopo aver messo in discussione il sistema fognario della Cittadella universitaria e del sottosuolo della facoltà di farmacia, rincara la dose con gli edifici della facoltà di chimica.
Il corpo D di Chimica (Edificio 1) – gli allacci fognari. L'edificio di Chimica risale al 1961. All'epoca era destinato a concessionaria Fiat e solo quattro anni dopo fu rilevato dall'Università e ristrutturato su progetto Consoli – Platania – Fiducia – Spampinato, prevedendo una rete interna di scarichi basata su un sistema di saie e pozzetti, esattamente come nella Facoltà di Farmacia.
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