Scade il 15 dicembre il termine per l'assegnazione di premi di studio riservati a studenti dei corsi di studio delle classi di laurea 21, 25 e 32 (Decreto ministeriale 509/1999) e delle classi di laurea I-27, I-30 e I-35 (Decreto ministeriale 270/2004) e per l'assegnazione di premi incentivanti, rinnovabili per tre anni, riservati agli studenti immatricolati nell'A.A. 2011/12 ad uno dei corsi di laurea delle classi L-27.
Il 20 Aprile 2011 dalle ore 9.30 alle 12.30 è stato organizzato un "Wall5 Meeting" nell'Aula Magna del Dipartimento di Matematica e Informatica dell'Università di Catania.
Un interessante incontro per scoprire meglio questa piattaforma e analizzare come la tecnologia influenza in chiave etica e politica la vita delle popolazioni nordafricane, guardando al caso egiziano ma non solo.
Wall5, è il primo social network del Nord Africa , che ancora una volta è intervenuto in difesa della libertà di parola. Durante le manifestazioni anti-governative in Libia, Wall5 ha offerto ai suoi utenti libici una soluzione informatica, sviluppata da propri ingegneri, che si poteva scaricare direttamente sul social network stesso al fine di permettere l’acceso ad internet tramite il sever locale.
Non è la prima volta che Wall5 propone questa alternativa. Durante le scorse manifestazioni egiziane, l'accesso a Facebook e alle altre reti era stata disattivata. Wall5 ha consentito agli utenti egiziani di scaricare un software, per potersi collegare direttamente alla rete mondiale.
Wall5 è il primo social network magrebino presente su internet, in cui gli utenti possono creare un account personale, aggiungere altri utenti come amici e scambiare messaggi, ricevere le notifiche quando aggiornano il proprio profilo. Inoltre, gli utenti possono iscriversi in gruppi in cui condividere interessi comuni, ordinati per il tipo di lavoro, o per città, o per altre caratteristiche.
Wall5 è stato creato dopo un’indagine: le reti sociali esistenti erano incomplete in termini di funzionalità proposte. Wall5 si ispira alle più diffuse caratteristiche presenti su internet e offrendo maggiore funzionalità a livello di strumenti pratici, come la possibilità di fare videoconferenza a tre, vedere la televisione on-line, vendere oggetti on line o la possibilità di usare il dialetto darija. Allo stato attuale, Wall5 ha più di 520 000 soci.
Con oltre 500.000 membri dei paesi arabi e di tutto il mondo, Wall5 è un leader globale tra i social network di internet. Wall5 ha come scopo quello di aiutare le persone a rimanere in contatto con gli amici e permettergli di incontrare nuove persone e conoscere cose importanti per loro. Wall5 è uno dei migliori siti che consente alle persone di interagire con gli altri in modo significativo emozionante e divertente. Wall5 è orgogliosa di offrire un servizio di facile utilizzo, in un ambiente amichevole e interattivo in cui gli utenti possono facilmente connettersi con chiunque in tutto il mondo tramite http://www.Wall5.com da qualsiasi dispositivo mobile predisposto ad internet.
L'azienda è privata con sede a Casablanca, in Marocco, con uffici di sviluppo risorse in Italia. Wall5 è stata fondata all'inizio del 2009 da Francesco Landogna. Il sito ha oltre 500.000 utenti registrati.
Wall5. Fra tecnologia e rivoluzioni 2.0

Dal megafono lo slogan: ”Per una riforma democratica,occupiamo matematica”. Cittadella universitaria, ore 12.15, il giorno dopo l’ok definitivo del Senato alla riforma Gelmini: un corteo si muove dalla facoltà catanese. I manifestanti coinvolgono gli studenti nelle aule e nei corridoi , con striscioni e volantini che ribadiscono il “NO ALLA RIFORMA”,spiegando i motivi di dissenso nei confronti dei provvedimenti che piuttosto che abbattere i baroni, abbatteranno il diritto di un’istruzione accessibile a tutti e non solo ai ricchi. Tra le stanze si parla dei tagli, di un futuro sempre più impalpabile, di ricerca e ricercatori, figura che verrà tagliata fuori dal mondo accademico grazie al decreto legge Gelmini. Uno studente a tal proposito dice: ”Se su di me ,ricercatore, non c’è nessun investimento, come faccio a impegnarmi? Che futuro mi si prospetta se dopo l’assegno di ricerca annuale mi attende il buio?”.
Il corteo prosegue alla volta del bar di ingegneria per raggiungere quindi i manifestanti delle facoltà umanistiche al centro storico.
Giovedì 2 settembre in tutta Italia la prova di ammissione a Medicina e chirurgia: due ore e 80 domande a risposta multipla. Ora toccherà a odontoiatri farmacisti, professioni sanitarie e tutti gli altri aspiranti universitari.
Erano 2600 alle Ciminiere, per 300 posti, 2300 esclusi a priori. Questi i numeri della giornata di giovedì 2 Settembre alle Ciminiere di catania in occasione del preesame di Medicina e Chirurgia per l'anno accademico 2010-2011.
Il tempo a disposizione per lo svolgimento della prova era di due ore: 80 domande (18 di biologia, 11 di chimica,11 di fisica e matematica e le restanti 40 di ragionamento logico e cultura generale).
Rigorosi come preannunciato i controlli ,controllori con ausilio di apparecchiature speciali e metal detector hanno controllato i candidati prima di fare l'ingresso nelle aule, la procedurà molto laboriosa ha rallentantato notevolmente il flusso della massa, ma alla fine ha dato i suoi risultati.
Ciò che doveva partorire dal Consiglio di Facoltà tenutosi nell'aula magna del dipartimento di Matematica doveva essere un'azione di protesta visibile contro i tagli proposti dalla finanziaria e contro il ddl Gelmini, che pone fine al diritto allo studio e all'università italiana.
Tuttavia è stata l’ennesima delusione.
Sebbene si siano espressi i vari direttori dei Dipartimenti prospettando una possibile chiusura dei Dipartimenti stessi che rimangono aperti grazie ai fondi per la ricerca, il consiglio ha votato soltanto la CENSURATA (ed è un eufemismo) mozione dei chimici.
Nulla di deciso quindi, il preside Li Volsi ha rispedito la patata bollente ad un eventuale consiglio dei direttori di dipartimento perché, secondo ciò che è stato affermato, non è potere della facoltà metter dito su questioni che non siano relative alla didattica.E adesso?
Nella prossima settimana già da lunedì partirà l’iter burocratico per richiedere di effettuare le sessioni di LAUREA in piazza Università(16 Luglio), se ciò non fosse possibile sarà convocata al dipartimento di chimica un’assemblea in cui tutti gli studenti (non solo di SCIENZE, ma di tutto l’ATENEO) sono chiamati a partecipare(14 Luglio).
Questione ricercatori, questo è uno dei punti più discussi di tutta la riforma dell'Universitài. La nuova riforma permetterebbe a coloro che vogliono fare ricerca di ottenere due contratti triennali di seguito e poi di essere valutati per il lavoro fatto, e diventare così di ruolo. Ma le cose non sembrano essere così lineari e semplici, protestano quest'ultimi. E' infatti forte l'incertezza della conferma perché mancano i fondi, e senza risorse è difficile pensare a un futuro roseo per il mondo dell'università.
A tal proposito alleghiamo le mozioni dei ricercatori della facoltà di Scienze Matematiche ,fisiche e naturali di Catania e la lettera degli studenti di Biologia in solidarietà ai ricercatori precari.
Mozione dei ricercatori della Facoltà di Farmacia dell'Ateneo di Catania relativo al DdL n.1905 “Gelmini”:
Il disegno di legge (DdL) “Gelmini” affronta alcuni punti cruciali del funzionamento del Sistema Universitario: dalla governance del Sistema al reclutamento del personale, dagli interventi per la qualità e l’efficienza, allo stato giuridico dei docenti.
Tuttavia, pur affrontando così tanti aspetti, comprendendo tra essi anche una possibile revisione delle retribuzioni dei docenti, “dimentica” di considerare alcune norme transitorie indispensabili, che dovrebbero riguardare gli attuali Ricercatori Universitari, cancellando definitivamente ogni prospettiva di definizione dello Stato Giuridico, attesa ormai sin dalla legge 382 del 1980.
Ad oggi, circa il 40% dell’offerta formativa nella nostra Facoltà, così come nella maggior parte degli atenei italiani, è coperta dai ricercatori ai quali le Facoltà, sopperendo alla carenza di professori di ruolo, conferiscono insegnamenti universitari per affidamento o supplenza, in gran parte a titolo gratuito. Il numero di corsi di studio attivabili viene assegnato dal Ministero sulla base del numero di docenti, professori di I e II fascia e ricercatori tramite le schede pre-OFF che pertanto rappresentano la forza lavoro didattica virtuale sulla base della quale il Ministero attribuisce la capacità formativa dell’ateneo stesso. I ricercatori contribuiscono con questo impegno non solo alla sopravvivenza stessa di interi Corsi di Laurea, ma anche alla definizione degli indicatori di qualità della didattica, utilizzati ai fini dell’erogazione delle quote premiali dell’FFO degli Atenei. Nei prossimi anni, a seguito dell’invecchiamento fisiologico del corpo docente, causato dal ridotto turn-over, è previsto un inevitabile aumento del numero di quiescenze di professori di prima e seconda fascia, che comporterà un ulteriore aumento del carico didattico dei ricercatori.
Da anni i Ricercatori Universitari chiedono che venga riconosciuto il ruolo essenziale che essi svolgono all'interno degli Atenei, ma gli ultimi provvedimenti sull'Università sono di segno opposto. Invece di affrontare i molti problemi che realmente affliggono l'Università italiana, le leggi 133/08 e 1/09 portano gli Atenei sull'orlo della bancarotta e, attraverso la riduzione del turn-over, limitano ulteriormente le già scarse prospettive di carriera dei ricercatori, estromettendoli inoltre dalle commissioni di concorso e a differenza dei professori, vengono resi soggetti al pensionamento forzoso dopo 40 anni di contributi.
In questo quadro, già evidentemente non soddisfacente, si inserisce il DdL "Gelmini" che intende sancire il crescente sottofinanziamento degli Atenei rispetto ai livelli europei e consegnare pressoché tutti i poteri decisionali a soggetti esterni, componenti il Consiglio di Amministrazione, legittimati a disporre del patrimonio e del personale degli Atenei senza nemmeno assumersene la responsabilità economica. Il suddetto DdL prospetta la messa ad esaurimento del ruolo del Ricercatore Universitario ed introduce al suo posto il Ricercatore a tempo determinato con un contratto di 3+3 anni che si aggiunge all'attuale moltitudine di assegni, borse e contratti ed estende così la durata del precariato pre ruolo fino a 10 anni dopo il conseguimento del dottorato di ricerca.
La risposta a questa forte diminuzione di personale non può essere data mediante l’istituzionalizzazione del ruolo di ricercatore precario attraverso il percorso del tenure track. In questo senso infatti risulterebbe fondamentale una politica di investimenti, di cui non si fa assolutamente menzione nel DdL. Per di più, non è richiesto (come avviene con la vera tenure track) l'obbligo di prevedere un numero di posizioni di professore di ruolo proporzionato al numero di ricercatori precari. Alla scadenza del contratto il ricercatore a tempo determinato potrebbe invece trovarsi senza un concorso cui partecipare ed essere obbligato a reinventarsi una professione fuori dall'Università, a circa 40 anni di età.
Se il concorso da professore ci fosse, si prospetterebbe per vincerlo una "guerra tra poveri": Ricercatori Universitari a tempo indeterminato vs. Ricercatori precari nella quale peraltro non si battaglierebbe ad armi pari. Entrambi valutati per la sola produttività scientifica, ma con i primi condannati al fardello della didattica obbligatoria, i secondi con lo spauracchio dell’imminente fine carriera.
In aggiunta, nel DdL sono delegati al Governo la modifica della ricostruzione di carriera, il ridisegnamento delle curve stipendiali e la ridefinizione degli obblighi didattici del personale: temi chiave che verranno decisi per decreto e sottratti ad ogni dibattito.
Si prospetta pertanto un rapido e progressivo deterioramento degli Atenei, il confinamento dei ricercatori in un ruolo ad esaurimento, senza speranza di vedere un giorno premiate le loro capacità ed il loro impegno e un cambiamento in peggio delle condizioni lavorative vigenti al momento della loro assunzione. In questo quadro, la Conferenza dei Rettori (CRUI) ha evitato di fatto di prendere posizione, emanando due comunicati, l’ultimo dei quali a fine aprile, privi di ogni riferimento ai dati reali della situazione dei ricercatori e al disagio nell’università in generale.
Per questi motivi, i ricercatori di Farmacia riuniti in assemblea decidono, molto a malincuore, di rinunciare a tutta l'attività didattica frontale che hanno svolto fino ad oggi, dedicandosi invece a tempo pieno al loro compito istituzionale, cioè la ricerca.
Quindi, i ricercatori di Farmacia si dichiarano pronti a ritirare la propria disponibilità:
• ad assumere incarichi didattici non obbligatori per legge a partire dall'inizio dell'anno accademico 2010-2011 e limitandosi allo svolgimento di esercitazioni, collaborazioni con gli studenti nelle ricerche attinenti alle tesi di laurea e la partecipazione alla sperimentazione di nuove modalità di insegnamento ed alle connesse attività tutoriali.
• ad essere inclusi tra i "docenti necessari" secondo i requisiti di legge per l'attivazione di un corso di laurea.
Tali indisponibilità potranno essere riconsiderate soltanto in presenza di sostanziali modifiche apportate alla normativa vigente ed al DdL "Gelmini", che prevedano:
• il riconoscimento sostanziale del ruolo centrale e strategico della formazione e della ricerca universitaria all'interno della società e l'inversione della tendenza al taglio dei finanziamenti;
• un governo di Ateneo competente e responsabile, che sia espressione pienamente democratica delle varie componenti dell'Ateneo stesso e ne garantisca la natura pubblica e la reale indipendenza da soggetti privati;
• percorsi di reclutamento in grado di motivare gli studiosi più capaci ad intraprendere la carriera universitaria, bloccando l'ulteriore estensione della precarietà pre ruolo.
Per quanto riguarda, in particolare, il ruolo dei ricercatori rivendicano:
• possibilità di carriera sufficienti a premiare la capacità e l'impegno sia nella ricerca, sia nella didattica, garantendo altresì il ricambio generazionale dei docenti;
• la partecipazione piena agli organi di governo dell'Università, con un peso commisurato al contributo che i ricercatori stessi danno alla didattica e alla ricerca;
• l’equiparazione con i professori in materia di pre-pensionamento.
I ricercatori auspicano infine l'apertura di un ampio dibattito che veda la partecipazione attiva di tutte le componenti delle Università, per evidenziare tutti i problemi che affliggono il sistema universitario attuale ed elaborare proposte finalizzate al loro superamento. Richiedono a questo scopo una dichiarazione di solidarietà ufficiale da parte dei professori di I e II fascia da concretizzarsi mediante l'inserimento, nell'ordine del giorno del prossimo Consiglio di Facoltà, di apposito punto riguardante la discussione sul DdL Gelmini e riguardante tra l’altro una loro dichiarazione di indisponibilità a sostituire i Ricercatori per gli insegnamenti eventualmente lasciati scoperti da questi ultimi. Inoltre, invitano il Preside a farsi portavoce presso gli organi competenti, delle ragioni che motivano l’azione di protesta intrapresa.
Considerazioni sulla situazione dell'Università alla luce del D.L. 10.11.2008 n° 180 e delle "linee guida del Governo per l'Università"della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, nell'adunanza del 27.11.08 ha, unanimemente, approvato il documento seguente:
Il Consiglio della Facoltà di Scienze MM.FF.NN. dell'Università di Catania segue con preoccupata attenzione l'evolversi del dibattito e delle iniziative sul futuro dell'Università che, in un clima di crescente delegittimazione del Sistema Universitario Pubblico, supportato da campagne di stampa spesso calunniose e volutamente faziose, si sviluppa tra roboanti annunci di salvifiche riforme del sistema e ben più concreti provvedimenti di tagli delle risorse ad esso destinate, già operative alla luce della legge n. 133 del 6 Agosto 2008.
L'accavallarsi di provvedimenti parziali e l'aver anteposto le pur motivate esigenze di bilancio alla valutazione dei costi della riorganizzazione dell'Università rischia, di fatto, di svuotare di significato qualsiasi tentativo di reale ed efficace riforma del Sistema Universitario Pubblico, ponendo serie ipoteche per un ulteriore fallimento del tentativo lodevole di promuovere il merito e di migliorare la qualità della Ricerca e della Didattica.
L'embrione del fallimento futuro è impiantato nel primo paragrafo della "linee guida del governo per l'Università" nel quale il riferimento agli standard europei e al "gap di competitività nei confronti dei principali partners europei" contrasta in maniera palese con le politiche di bilancio messe in atto, i cui effetti saranno un ulteriore aumento del "gap dei finanziamenti" rispetto agli altri paesi fondatori dell'Unione. La conseguente articolazione delle "linee guida", condivisibile pienamente nei principi, molto meno nelle analisi e ancora meno nelle azioni prioritarie, da un lato introduce elementi di forte liberalizzazione dell'Università Pubblica, ma dall'altro manifesta la volontà di riproporre i vincoli di un controllo "politico" e "centralistico" su alcuni aspetti fondamentali per il funzionamento delle Università Pubbliche, quali il reclutamento, la governance, l'offerta formativa.
Questi delicati aspetti, strategici per lo sviluppo dei singoli Atenei, dovrebbero essere più coraggiosamente destinati alla competenza esclusiva, nell'ambito di regole generali su standard europei, delle singole sedi. Di fatto, le "linee guida" ancora una volta non sciolgono chiaramente il nodo fondamentale che ha ingessato l'Università Pubblica negli ultimi 20 anni, ovvero la piena definizione ed applicazione dell'Autonomia delle Università.
In questo momento storico di rapida evoluzione della società e di forte competitività globale, nessuno tra quelli che hanno come obiettivo la salvaguardia dell'Università Pubblica in Italia deve sottrarsi alla "richiesta di rinnovarsi, rendersi trasparente nella condotta e nei risultati, dimostrare con la forza dei fatti di saper progettare un futuro ambizioso". Gli Atenei, ed in particolare le Facoltà tecnico-scientifiche, devono candidarsi a promotori del cambiamento, accettando regole chiare e trasparenti di valutazione e di accreditamento dettate dal ministero, ma rivendicando alla loro piena autonomia le scelte su forme di governo, sulle modalità di selezione degli organici, sulla programmazione delle strategie nel campo della ricerca e della didattica.
In questo senso, nelle "linee guida" s'individua un vizio di metodo che fa discendere le priorità della programmazione futura dall'analisi delle disfunzioni di un sistema obsoleto, piuttosto che dall'individuazione delle nuove esigenze di una società moderna ed in rapida evoluzione. Questo tipo di approccio prelude ad interventi che mireranno a rendere difficili, senza rimuoverne le reali cause, i comportamenti aberranti, lasciando insolute le richieste e le aspettative di chi lavora per l'ottimale funzionamento delle Università ed invariati tutti i vincoli "burocratico-statalisti" che hanno fin qui impedito la reale competitività dell'Università Pubblica in campo europeo.
Sarebbe invece opportuno mettere in atto sin da subito una politica di reale autonomia e responsabilizzazione dei singoli Atenei, da cui fare dipendere l'entità del finanziamento pubblico, che consenta il decollo delle sedi meritevoli, definite tali non solo perché hanno rispettato vincoli di bilancio, ma soprattutto perché hanno conseguito risultati prestigiosi sia dal punto di vista della didattica che della ricerca. Solo attraverso questo tipo di politica è possibile ipotizzare una ripresa della competitività sia in campo internazionale che in campo nazionale.
In un contesto di competitività globale e in riferimento ad una sempre maggiore predisposizione dei giovani alla mobilità, è assolutamente aleatorio poter solo ipotizzare l'attrazione dei giovani migliori non incentivata da retribuzioni adeguate, da prospettive di avanzamento delle carriere certe e basate su criteri meritocratici e dal miglioramento complessivo dei servizi messi a disposizione per la ricerca e la didattica.
I tagli previsti nella legge n. 133/2008, presentati all'opinione pubblica come intervento per incidere sugli sprechi delle Università, andranno, nelle realtà in cui circa il 90% delle risorse sono impegnate in spese fisse, ad incidere esclusivamente sulla qualità dei servizi per la ricerca e la didattica e quindi sulla qualità dei risultati che andranno sicuramente a peggiorare.
I provvedimenti sul turn-over della stessa legge, poi parzialmente modificati dal DL 180, presentati come interventi necessari per ripristinare una "piramide" gerarchica tra i ruoli esistenti, non solo guardano al futuro in maniera contraddittoria e con gli occhi del passato, ma soprattutto non tengono conto degli effetti negativi dei vincoli imposti sugli avanzamenti di carriera. Essi, infatti, penalizzano, demotivandoli definitivamente, chi, tra i professori associati e ricercatori, in questi anni ha contribuito, con la ricerca scientifica, con carichi didattici aggiuntivi e supplenze gratuite, al normale funzionamento dei corsi di laurea andando ben oltre quanto richiesto per legge.
Non si capisce poi, ad esempio, con quale criterio per combattere arbitri e nepotismi viene tolta la possibilità di voto sia agli associati che ai ricercatori, togliendo a queste fasce la possibilità di incidere sulle scelte future e facendo un passo indietro di diversi decenni. Questi stessi provvedimenti avranno anche l'effetto di disincentivare i migliori ad entrare nel sistema universitario pubblico italiano, in quanto poco attratti da prospettive di una lunga carriera di ricercatore universitario, per di più sottopagati rispetto alla media degli altri paesi europei. Essi inoltre contribuiranno ad aumentare il numero di ricercatori meritevoli che trovano fortuna e fama all'estero, aumentando la dispersione di un patrimonio culturale che, nonostante tutto, è oggi ancora valido e con molte punte di eccellenza, come evidenziato da diverse fonti autorevoli.
In tal senso, per il futuro servirebbe una rivoluzione molto più coraggiosa dello stato giuridico dei professori universitari, improntata a pochi ma chiari e condivisi principi fondamentali.
Il nuovo stato giuridico dovrebbe essere chiaramente inquadrato nel contesto di regole generali rispondenti ai canoni europei più avanzati, fissate dal Ministero, che regolino i requisiti minimi di qualificazione per l'immissione in ruolo, per i successivi avanzamenti di carriera ed i criteri per la valutazione e l'accreditamento degli Atenei.
La possibilità di una governance efficace è fondamentale per la competitività degli Atenei. Si auspica che i futuri provvedimenti legislativi deleghino alle singole Università la possibilità di definire le forme di governo più adeguate alla realtà territoriale in cui esse operano e alle proprie specificità scientifico-culturali, senza alcun intervento invasivo di vincoli burocratici dettati dalla politica centrale.
La varietà dell'offerta formativa costituisce, per il sistema paese, una ricchezza da valorizzare ulteriormente, piuttosto che un male da rimuovere, come riportato nelle "linee guida".
La nuova Università deve fornire una robusta formazione di base e deve salvaguardare le "punte di eccellenza" connesse alle specificità culturali delle singole sedi. Per il futuro è necessario amplificare la mobilità degli studenti e favorire scelte consapevoli dei percorsi formativi offerti, mediante il potenziamento ulteriore degli interventi a favore del diritto allo studio. Questo non deve essere solo diritto ad accedere ad un corso di laurea, ma il diritto a poter scegliere il corso di laurea più adatto alle proprie aspettative. Interventi in questo senso avrebbero ricadute positive sia sul contenimento degli abbandoni degli studenti che nell'introdurre una cultura della mobilità nei futuri ricercatori italiani. Il diritto allo studio deve tradursi anche nel diritto ad uno studio migliore.
I componenti della Facoltà di Scienze MM.FF.NN. dell'Università di Catania accettano la "sfida a migliorare il sistema" universitario, ma richiamano il governo e la politica nazionale a mantenere gli impegni a dare al paese "un'università più libera, più moderna, più forte", che potranno essere onorati solo attraverso un radicale cambiamento nella politica degli investimenti in istruzione e una piena applicazione dell'Autonomia Universitaria.
A tal fine, si auspica che nel futuro vi sia il pieno coinvolgimento nel dibattito dell'Università "reale", al di là delle varie rappresentanze a livello nazionale, il cui ruolo fondamentale non può essere comunque ritenuto pienamente esaustivo.
I componenti della Facoltà di Scienze MM.FF.NN. dell'Università di Catania, riconoscendo ed esprimendo gratitudine al Magnifico Rettore per gli sforzi fin qui prodotti per limitare i danni derivanti dai tagli delle risorse, lo invitano, anche in quanto componente della Giunta della CRUI, a condividere e a farsi portavoce, in tutte le sedi, delle istanze di reale cambiamento e della disponibilità a portarle a compimento, espresse in questo documento.
CATANIA - In questi mesi quante volte abbiamo sentito la gente parlare indignata di questo sistema universitario?
I provvedimenti presi negli ultimi tempi non hanno risolto nulla di ciò che di marcio c’era nel sistema universitario.
Quest’anno accademico, per i chimici della facoltà di Chimica di Catania, non si è aperto nel migliore dei modi.
Infatti, l'Ateneo ha attuato il nuovo ordinamento (L27) previsto dalla legge Moratti del 2004, che ha apportato un cambiamento radicale al piano di studi; questo prevede, all’articolo 5, l’estinzione della vecchia classe di laurea (ancora in vigore per il secondo e terzo anno) entro l’anno accademico 2010/2011. Nessuno però ha saputo spiegare cosa accadrà agli studenti della vecchia classe.
Con i mesi la situazione è peggiorata.
Quando al dipartimento si è parlato di bilanci sulle entrate e sulle spese, durante le lezioni qualche professore ha addirittura profetizzato la chiusura del dipartimento stesso.
Questa soluzione ci sembra la meno probabile, ma nessuno ha espresso un’opinione ben augurante. Anzi, le opinioni sono state tante e disparate. Purtroppo, facendo i conti con la realtà, il consiglio d’amministrazione ha riscontrato effettivamente tagli che andranno sempre ad aumentare sino al 2012.
Per iniziare, affinché si limitino i costi, non si potrà più utilizzare l’aula magna, che per quanto detto dal consiglio di amministrazione verrà affittata alle altre facoltà; così facendo, gli studenti della facoltà di Chimica saranno costretti ad utilizzare le aule da 70 posti sebbene alcuni corsi siano più numerosi.
Sull’enorme spesa che interessa le voci giardinaggio e pulizia (i cui bandi sono gestiti non direttamente dal dipartimento di Chimica ma dall’ateneo) è stata apportata una riduzione sulle spese, e qualcuno su questa voce ha azzardato la riduzione del numero dei bagni per ogni piano e la pulizia fai-da-te nei laboratori. Per eliminare costi superflui, si è persino parlato di fare a meno delle fotocopiatrici e di limitare l’orario della biblioteca. Inoltre, si è anche vociferato di affittare i laboratori al CNR. In tutto questo nessuno ha pensato agli studenti della facoltà!
Il fondo PRA (fondo per la ricerca di Ateneo) ridotto enormemente in quest’ultimi tre anni, è da dividere con i dipartimenti di Fisica e Matematica e già ,per quanto riguarda la facoltà di Chimica, viene decurtato per fronteggiare spese di luce e acqua. L’unica lamentela è stata quella concernente i riscaldamenti.
Come se non bastasse il responsabile del dipartimento ha esortato i professori a rivedere e rimodulare le esperienze di laboratorio per i prossimi semestri, per contenere anche qui le eccessive spese.
Per risparmiare, quindi, risparmiamo pure sul futuro dei futuri chimici che di laboratorio dovrebbero “vivere”.
Nessuno alla riunione del dipartimento ha saputo dare una risposta concreta agli studenti girando intorno alla problematica.
Questo purtroppo è accaduto perché si è appesi alla speranza che arrivino fondi non riscossi in precedenza o che se ne stanzino altri per il futuro, con la speranza che arrivino dei fondi europei che “giustamente” la Regione Sicilia ha richiesto in ritardo.
Non c'è alcuna certezza sulla quale gli studenti possano appigliarsi, anche perché negli ultimi periodi si parla di chiusura di dipartimenti, di privatizzazioni, di accorpamenti e di Università del Sud.
Gli studenti hanno bisogno di risposte concrete: che fine fanno i soldi delle tasse universitarie?
Perché in una facoltà come quella di chimica, dove le spese per la gestione dei locali sono consistenti, le tasse non vengono totalmente utilizzate per i nostri studi?
Sembra assurdo se si pensa che alcuni specializzandi pagano di tasca propria la bolletta dell’acqua e che altri vedano sistemare nei laboratori i contatori per le bollette della luce!
Inoltre, perchè spese relative al giardinaggio devono essere addossate ai singoli dipartimenti?
Perché il dipartimento di Chimica non partecipa in prima persona alle gare di appalto per le imprese di pulizia?
Caro Rettore Recca, lei che tra l’altro è un chimico, ma davvero ciò che sta accadendo le va bene?
E caro Ministro, le sembra giusto che mentre in un paese come la Francia in un momento di crisi si stanziano fondi per l’istruzione, qui in Italia andiamo al risparmio?
Come è possibile far apportare questi tagli incondizionati alla ricerca scientifica, costringendo professori, ricercatori e gli studenti a brancolare nel buio?
Per finire, ecco una frase del preside dell’università di Harvard:
“Se pensate che l’istruzione sia costosa, provate l’ignoranza.”
Il CUS Catania e il CASR in collaborazione con i rappresentanti degli studenti negli organi collegiali dell’Università di Catania, organizzano la 7ª edizione del “ Palio delle Facoltà” che si svolgerà giorno 5 Maggio 2010 Presso gli impianti sportivi del CUS Catania - Città Universitaria -
Le gare previste per l’assegnazione del 7° Palio saranno le seguenti:
100 Metri (M) (1 atl.)
100 Metri (F) (1 atl.)
Staffetta 4 x 100 (M) (4 atl.)
Staffetta 4 x 100 (F) (4 atl.)
Staffetta con i sacchi 8 x 25 m (mista) (8 atl.)
Tiro alla fune (misto) (10 atl.)
Calci di rigore (misto) (6 atl.)
Lancio del rotolo (misto) (2 atl.)
Torneo di pallavolo (F) (8 atl.)
Torneo di Beach Volley (misto) (6 atl.)
Torneo di calcio a 5 (M) (8 atl.)
Slalom Bike (M) (1 atl.)
Slalom Bike (F) (1 atl.)
Intanto gli studenti si organizzano su Facebook

Le prova d'ammissione per corsi di Scienze MM. FF. NN a numero chiuso dell' Università degli studi di Catania per il prossimo anno accademico 2011/2012 è già stato stabilito per giorno 2 settembre alle ore 08:00 presso il complesso fieristico "le Cimieniere".
L-27 Chimica (posti 68 + 2 extrac + 5 cinesi)
L-27 Chimica industriale (posti 68 + 2 extrac + 5 cinesi)
L-30 Fisica (posti 143 + 2 extrac + 5 cinesi)
L-31 Informatica (posti 131 + 2 extrac + 7 cinesi)
L-31 Scienze ambientali e naturali (posti 62 + 2 extrac + 6 cinesi)
L-34 Scienze geologiche (posti 58 + 2 extrac + 0 cinesi)
L-35 Matematica (posti 68 + 2 extrac + 5 cinesi)
Il calendario delle prove di ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso per il prossimo anno accademico 2011/2012 è già stato stabilito per giorno 29 agosto alle ore 15:00
L-25 Scienze e tecnlogie agrarie (148 +1 extrc. +1 cin)
L-26 Scienze e Tecnologie alimentari (148 +1 extrc. +1 cin)
L-21 Pianificazione, progettazione e gestione del territorio e dell'ambiente (148 +1 extrc. +1 cin)
Tempo assegnato per lo svolgimento della prova: 2 ore
Articolazione della prova: n° 80 domande
Lavori stage e opportunità
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Nasce la prima accademia delle editorie. Prospettive lavorativo per i laureati in Lettere
di: RedazioneLetto 144 volte
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Tirocinio in amministrazione. Offerta per i laureati in Economia,Scienze Politiche, Giurisprudenza e Ingegneria
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Se sei laureato in economia, scienze politiche, giurisprudenza, o ingegneria e non aspetti altro che l’occasione…
Seminari e Convegni
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A scuola di memoria e lettura veloce
di: Annalisa Portaroin Seminari e convegni Letto 303 volte
Ha radunato studenti provenienti dalle più disparate Facoltà dell'Università di Catania, l'evento organizzato da Carpe…
Resta online con Liveunict
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Una terapia rock per Laura Salafia - Intervista ai Runaway From Home
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“Duecento euro al mese: noi non ce ne andiamo”
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