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La libreria Cavallotto di Catania (corso sicilia 91), giovedì 17 Maggio alle ore 16.30, aderirà all’iniziativa “Missione ammissione 2012”.
Di cosa si tratta? In tutte le maggiori librerie italiane, in collaborazione con Alpha Test, si stanno svolgendo degli incontri tra docenti e giovani maturandi pronti a svolgere i test d’ammissione all’università. Ci sarà la possibilità di chiedere ogni tipo di informazione relativa ai test tanto temuti, dalle modalità di svolgimento ai criteri di selezione, insomma ogni dubbio sarà chiarito.
Ma non finisce qui: chiunque fosse interessato potrà svolgere direttamente una simulazione del test, con 50 quesiti di 50 minuti, scegliendo anche l’area di interesse: dalla scientifica alla classica, alla medico-sanitaria.
Saranno distribuiti gadget in omaggio da Alpha test e guide sul numero chiuso in università ed entro pochi giorni dalla simulazione saranno forniti i punteggi, in linea con quelli di tutta Italia.
Non fatevi scappare quest’occasione, un incontro diretto col mondo dei test universitari potrà soltanto aiutarvi.


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Il Distretto 2110 del Rotary International in collaborazione con la “Fondazione Premio Galileo Galilei dei Rotary Club Italiani”, bandisce un Premio da assegnare ad uno studioso di questo distretto secondo le modalità sotto indicate.

Art. 1 - Può concorrere al Premio il candidato che, alla data del presente bando, non abbia superato i 35 anni d’età e si sia distinto in una delle seguenti discipline:

Scienze fisiche (compresa l’astronomia)

Scienze mediche

Scienze geografiche

Ingegneria

Scienze della terra

Scienze chimiche

Scienze agrarie

Scienze biologiche

Scienze matematiche

(comprese le scienze informatiche)

Urbanistica

Architettura

Art. 2 - Il Premio è di euro 2.000 e sarà elargito in un’unica soluzione.

Art. 3 - Ciascun candidato potrà presentare domanda esclusivamente in questo Distretto nel cui ambito dichiara di risiedere. Il candidato è anche tenuto a presentare un breve curriculum personale e non più di due opere che attestino l’attività scientifica svolta. È altresì autorizzato ad allegare eventuali presentazioni rilasciate da autorevoli personalità del mondo scientifico.

Art. 4 - La data ultima di presentazione delle domande è stabilita per il giorno 30 aprile 2012. Ai fini dell’ammissione al concorso farà fede la data del timbro postale. Le domande dovranno essere inviate al seguente indirizzo: Segreteria Distrettuale Rotary International, Ufficio di Catania, V. San Tommaso, n.5, 95131 Catania, e dovranno riportare la dicitura esatta della residenza del candidato. 2 Le eventuali pubblicazioni potranno essere presentate anche in fotocopia, purché in numero di tre copie ciascuna, e non saranno restituite.

Art. 5 – Il Premio sarà assegnato a giudizio insindacabile della Giuria composta da tre membri nominati dal Governatore del Distretto 2110. La Giuria si riunirà entro e non oltre il 15 giugno 2012.

Art. 6 - Condizione imprescindibile per l’assegnazione del Premio è la presenza effettiva del vincitore alla cerimonia di premiazione che avrà luogo a Pisa il 6/10/2012.

Art. 7 - Per quanto non previsto in questo Regolamento valgono le deliberazioni del Governatore del Distretto.

Art. 8 - Le procedure per il conferimento del Premio devono essere concluse entro il 30 giugno 2012, in modo da consentire ai Governatori in carica nell’anno rotariano 2011/2012 di premiare i relativi vincitori in occasione del Premio Galilei previsto per il 6/10/2012 a Pisa.

Art. 9 - È competenza di ciascun Governatore fornire al vincitore le debite informazioni.

Art. 10 - Le spese di viaggio del vincitore saranno a carico del Distretto, quelle di pernottamento a carico della Fondazione.

Bando completo

Descrizione immagine Fusioneeee! Con questa breve bislacca espressione,avveniva nel rinomato manga DragonBall, la fusione fra i due piccoli Goten e Trunks per dare origine al legendario Gotenks.
I due supereroi, impegnati nella lotta contro il male e il nefasto Majimbu, riuscivano a trovare la sinergia per lottare e sconfiggere le forze del male.

E' con questo  inverosimile raffronto che voglio cominciare il mio articolo, nella quale tratterò uno dei punti che verrà discusso al senato accademico, riguardante l'unificazione delle segreterie degli studenti dell'Università di Catania.
Le voci sono sempre più insistenti, arrivano le prime indiscrezioni dalle segreterie di presidenza, con evidente preoccupazione anche dei presidi delle varie Facoltà e degli addetti ai lavori, che senza mezzi termini anticipano la notizia ed esprimono i loro dissapori.
Le segreterie delle dodici facoltà dell'ateneo catanese probabilmente (ndr) verranno accorpate, fuse in gruppi, in modo tale  da ammortizzare i costi di gestione (edifici, luce, servizi ecc...ndr).
Immaginate segreterie della portata di Medicina aggregarsi con Scienze Biologiche o Farmacia?! Questa proposta, che presumibilmente  verrà combattuta direttamente dai Presidi delle nostre facoltà ( il che la dice tutta), andrebbe a creare il caos più totale nel periodo delle immatricolazione e iscrizioni agli anni successivi.
File chilometriche, confusioni con i piani di studio, disagi con il personale di segreteria, e il tutto perchè? A quale vantaggio?
Non sarebbe opportuno nell'era dell'internettizzazione, delle firme digitali, dei tesserini mensa microchippati, avere un servizio telematico che possa semplificare la vita dello studente?
Non sarebbe opportuno, anzichè distruggere, costruire un sistema efficace per la risoluzione e l'assistenza dell'Universitario?
Non sarebbe opportuna una rimodernizzazione dell'intero sistema dell'ateneo catanese, lontano anni luce rispetto a quelli italiani in merito a registrazione delle materie, libretti cartacei et simili?
Sperando nel buon senso di chi ci rappresenta, nei nostri presidi e chichessìa... teniamoci pronti, a far valere i nostri diritti.

...e speriamo di non ripercorrere i primi tentativi di fusione del celebre cartoon, l'esito dei quali non era esattamente quello sperato.

Questione ricercatori, questo è uno dei punti più discussi di tutta la riforma dell'Universitài. La nuova riforma permetterebbe a coloro che vogliono fare ricerca di ottenere due contratti triennali di seguito e poi di essere valutati per il lavoro fatto, e diventare così di ruolo. Ma le cose non sembrano essere così lineari e semplici, protestano quest'ultimi. E' infatti forte l'incertezza della conferma perché mancano i fondi, e senza risorse è difficile pensare a un futuro roseo per il mondo dell'università.

A tal proposito alleghiamo le mozioni dei ricercatori della facoltà di Scienze Matematiche ,fisiche e naturali di Catania e la lettera degli studenti di Biologia in solidarietà ai ricercatori precari.

Mozione dei ricercatori della Facoltà di Farmacia dell'Ateneo di Catania relativo al DdL n.1905 “Gelmini”:

Il disegno di legge (DdL) “Gelmini” affronta alcuni punti cruciali del funzionamento del Sistema Universitario: dalla governance del Sistema al reclutamento del personale, dagli interventi per la qualità e l’efficienza, allo stato giuridico dei docenti.
Tuttavia, pur affrontando così tanti aspetti, comprendendo tra essi anche una possibile revisione delle retribuzioni dei docenti, “dimentica” di considerare alcune norme transitorie indispensabili, che dovrebbero riguardare gli attuali Ricercatori Universitari, cancellando definitivamente ogni prospettiva di definizione dello Stato Giuridico, attesa ormai sin dalla legge 382 del 1980.
Ad oggi, circa il 40% dell’offerta formativa nella nostra Facoltà, così come nella maggior parte degli atenei italiani, è coperta dai ricercatori ai quali le Facoltà, sopperendo alla carenza di professori di ruolo, conferiscono insegnamenti universitari per affidamento o supplenza, in gran parte a titolo gratuito. Il numero di corsi di studio attivabili viene assegnato dal Ministero sulla base del numero di docenti, professori di I e II fascia e ricercatori tramite le schede pre-OFF che pertanto rappresentano la forza lavoro didattica virtuale sulla base della quale il Ministero attribuisce la capacità formativa dell’ateneo stesso. I ricercatori contribuiscono con questo impegno non solo alla sopravvivenza stessa di interi Corsi di Laurea, ma anche alla definizione degli indicatori di qualità della didattica, utilizzati ai fini dell’erogazione delle quote premiali dell’FFO degli Atenei. Nei prossimi anni, a seguito dell’invecchiamento fisiologico del corpo docente, causato dal ridotto turn-over, è previsto un inevitabile aumento del numero di quiescenze di professori di prima e seconda fascia, che comporterà un ulteriore aumento del carico didattico dei ricercatori.
Da anni i Ricercatori Universitari chiedono che venga riconosciuto il ruolo essenziale che essi svolgono all'interno degli Atenei, ma gli ultimi provvedimenti sull'Università sono di segno opposto. Invece di affrontare i molti problemi che realmente affliggono l'Università italiana, le leggi 133/08 e 1/09 portano gli Atenei sull'orlo della bancarotta e, attraverso la riduzione del turn-over, limitano ulteriormente le già scarse prospettive di carriera dei ricercatori, estromettendoli inoltre dalle commissioni di concorso e a differenza dei professori, vengono resi soggetti al pensionamento forzoso dopo 40 anni di contributi.
In questo quadro, già evidentemente non soddisfacente, si inserisce il DdL "Gelmini" che intende sancire il crescente sottofinanziamento degli Atenei rispetto ai livelli europei e consegnare pressoché tutti i poteri decisionali a soggetti esterni, componenti il Consiglio di Amministrazione, legittimati a disporre del patrimonio e del personale degli Atenei senza nemmeno assumersene la responsabilità economica. Il suddetto DdL prospetta la messa ad esaurimento del ruolo del Ricercatore Universitario ed introduce al suo posto il Ricercatore a tempo determinato con un contratto di 3+3 anni che si aggiunge all'attuale moltitudine di assegni, borse e contratti ed estende così la durata del precariato pre ruolo fino a 10 anni dopo il conseguimento del dottorato di ricerca.
La risposta a questa forte diminuzione di personale non può essere data mediante l’istituzionalizzazione del ruolo di ricercatore precario attraverso il percorso del tenure track. In questo senso infatti risulterebbe fondamentale una politica di investimenti, di cui non si fa assolutamente menzione nel DdL. Per di più, non è richiesto (come avviene con la vera tenure track) l'obbligo di prevedere un numero di posizioni di professore di ruolo proporzionato al numero di ricercatori precari. Alla scadenza del contratto il ricercatore a tempo determinato potrebbe invece trovarsi senza un concorso cui partecipare ed essere obbligato a reinventarsi una professione fuori dall'Università, a circa 40 anni di età.
Se il concorso da professore ci fosse, si prospetterebbe per vincerlo una "guerra tra poveri": Ricercatori Universitari a tempo indeterminato  vs. Ricercatori precari nella quale peraltro non si battaglierebbe ad armi pari. Entrambi valutati per la sola produttività scientifica, ma con i primi condannati al fardello della didattica obbligatoria, i secondi con lo spauracchio dell’imminente fine carriera.
In aggiunta, nel DdL sono delegati al Governo la modifica della ricostruzione di carriera, il ridisegnamento delle curve stipendiali e la ridefinizione degli obblighi didattici del personale: temi chiave che verranno decisi per decreto e sottratti ad ogni dibattito.
Si prospetta pertanto un rapido e progressivo deterioramento degli Atenei, il confinamento dei ricercatori in un ruolo ad esaurimento, senza speranza di vedere un giorno premiate le loro capacità ed il loro impegno e un cambiamento in peggio delle condizioni lavorative vigenti al momento della loro assunzione. In questo quadro, la Conferenza dei Rettori (CRUI) ha evitato di fatto di prendere posizione, emanando due comunicati, l’ultimo dei quali a fine aprile, privi di ogni riferimento ai dati reali della situazione dei ricercatori e al disagio nell’università in generale.
Per questi motivi, i ricercatori di Farmacia riuniti in assemblea decidono, molto a malincuore, di rinunciare a tutta l'attività didattica frontale che hanno svolto fino ad oggi, dedicandosi invece a tempo pieno al loro compito istituzionale, cioè la ricerca.
Quindi, i ricercatori di Farmacia si dichiarano pronti a ritirare la propria disponibilità:
•    ad assumere incarichi didattici non obbligatori per legge a partire dall'inizio dell'anno accademico 2010-2011 e limitandosi allo svolgimento di esercitazioni, collaborazioni con gli studenti nelle ricerche attinenti alle tesi di laurea e la partecipazione alla sperimentazione di nuove modalità di insegnamento ed alle connesse attività tutoriali.
•    ad essere inclusi tra i "docenti necessari" secondo i requisiti di legge per l'attivazione di un corso di laurea.
Tali indisponibilità potranno essere riconsiderate soltanto in presenza di sostanziali modifiche apportate alla normativa vigente ed al DdL "Gelmini", che prevedano:
•    il riconoscimento sostanziale del ruolo centrale e strategico della formazione e della ricerca universitaria all'interno della società e l'inversione della tendenza al taglio dei finanziamenti;
•    un governo di Ateneo competente e responsabile, che sia espressione pienamente democratica delle varie componenti dell'Ateneo stesso e ne garantisca la natura pubblica e la reale indipendenza da soggetti privati;
•    percorsi di reclutamento in grado di motivare gli studiosi più capaci ad intraprendere la carriera universitaria, bloccando l'ulteriore estensione della precarietà pre ruolo.
Per quanto riguarda, in particolare, il ruolo dei ricercatori rivendicano:
•    possibilità di carriera sufficienti a premiare la capacità e l'impegno sia nella ricerca, sia nella didattica, garantendo altresì il ricambio generazionale dei docenti;
•    la partecipazione piena agli organi di governo dell'Università, con un peso commisurato al contributo che i ricercatori stessi danno alla didattica e alla ricerca;
•    l’equiparazione con i professori in materia di pre-pensionamento.
I ricercatori auspicano infine l'apertura di un ampio dibattito che veda la partecipazione attiva di tutte le componenti delle Università, per evidenziare tutti i problemi che affliggono il sistema universitario attuale ed elaborare proposte finalizzate al loro superamento. Richiedono a questo scopo una dichiarazione di solidarietà ufficiale da parte dei professori di I e II fascia da concretizzarsi mediante l'inserimento, nell'ordine del giorno del prossimo Consiglio di Facoltà, di apposito punto riguardante la discussione sul DdL Gelmini e riguardante tra l’altro una loro dichiarazione di indisponibilità a sostituire i Ricercatori per gli insegnamenti eventualmente lasciati scoperti da questi ultimi. Inoltre, invitano il Preside a farsi portavoce presso gli organi competenti, delle ragioni che motivano l’azione di protesta intrapresa.

Considerazioni sulla situazione dell'Università alla luce del D.L. 10.11.2008 n° 180 e delle "linee guida del Governo per l'Università"della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, nell'adunanza del 27.11.08 ha, unanimemente, approvato il documento seguente:

Il Consiglio della Facoltà di Scienze MM.FF.NN. dell'Università di Catania segue con preoccupata attenzione l'evolversi del dibattito e delle iniziative sul futuro dell'Università che, in un clima di crescente delegittimazione del Sistema Universitario Pubblico, supportato da campagne di stampa spesso calunniose  e volutamente faziose, si sviluppa tra roboanti annunci di salvifiche riforme del sistema e ben più concreti provvedimenti di tagli delle risorse ad esso destinate, già operative alla luce della legge n. 133 del 6 Agosto 2008.

L'accavallarsi di provvedimenti parziali e l'aver anteposto le pur motivate esigenze di bilancio alla valutazione dei costi della riorganizzazione dell'Università rischia, di fatto, di svuotare di significato qualsiasi tentativo di reale ed efficace riforma del Sistema Universitario Pubblico, ponendo serie ipoteche per un ulteriore fallimento del tentativo lodevole di promuovere il merito e di migliorare la qualità della Ricerca e della Didattica.

L'embrione del fallimento futuro è impiantato nel primo paragrafo della "linee guida del governo per l'Università" nel quale il riferimento agli standard europei e al "gap di competitività nei confronti dei principali partners europei" contrasta in maniera palese con le politiche di bilancio messe in atto, i cui effetti saranno un ulteriore aumento del "gap dei finanziamenti" rispetto agli altri paesi fondatori dell'Unione. La conseguente articolazione delle "linee guida", condivisibile pienamente nei principi, molto meno nelle analisi e ancora meno nelle azioni prioritarie, da un lato  introduce elementi di forte liberalizzazione dell'Università Pubblica, ma dall'altro manifesta la volontà di riproporre i vincoli di un controllo "politico" e "centralistico" su alcuni aspetti fondamentali per il funzionamento delle Università Pubbliche, quali il reclutamento, la governance, l'offerta formativa.

Questi delicati aspetti, strategici per lo sviluppo dei singoli Atenei, dovrebbero essere più coraggiosamente destinati alla competenza esclusiva, nell'ambito di regole generali su standard europei, delle singole sedi. Di fatto, le "linee guida" ancora una volta non sciolgono chiaramente il nodo fondamentale che ha ingessato l'Università Pubblica negli ultimi 20 anni, ovvero la piena definizione ed applicazione dell'Autonomia delle Università.

In questo momento storico di rapida evoluzione della società e di forte competitività globale, nessuno tra quelli che hanno come obiettivo la salvaguardia dell'Università Pubblica in Italia deve sottrarsi alla "richiesta di rinnovarsi, rendersi trasparente nella condotta e nei risultati, dimostrare con la forza dei fatti di saper progettare un futuro ambizioso". Gli Atenei, ed in particolare le Facoltà tecnico-scientifiche, devono candidarsi a promotori del cambiamento, accettando regole chiare e trasparenti di valutazione e di accreditamento dettate dal ministero, ma rivendicando alla loro piena autonomia le scelte su forme di governo, sulle modalità di selezione degli organici, sulla programmazione delle strategie nel campo della ricerca e della didattica.

In questo senso, nelle "linee guida" s'individua un vizio di metodo che fa discendere le priorità della programmazione futura dall'analisi delle disfunzioni di un sistema obsoleto, piuttosto che dall'individuazione delle nuove esigenze di una società moderna ed in rapida evoluzione. Questo tipo di approccio prelude ad interventi che mireranno a rendere difficili, senza rimuoverne le reali cause, i comportamenti aberranti, lasciando insolute le richieste e le aspettative di chi lavora per l'ottimale funzionamento delle Università ed invariati tutti i vincoli "burocratico-statalisti" che hanno fin qui impedito la reale competitività dell'Università Pubblica in campo europeo.

Sarebbe  invece opportuno mettere in atto sin da subito  una politica di reale autonomia e responsabilizzazione dei singoli Atenei, da cui fare dipendere l'entità del finanziamento pubblico, che consenta il decollo delle sedi meritevoli, definite tali non solo perché hanno rispettato vincoli di bilancio, ma soprattutto perché hanno conseguito risultati prestigiosi sia dal punto di vista della didattica che della ricerca. Solo attraverso questo tipo di politica è possibile ipotizzare una ripresa della competitività sia in campo internazionale che in campo nazionale.
In un contesto di competitività globale e in riferimento ad una sempre maggiore predisposizione dei giovani alla mobilità, è assolutamente aleatorio poter solo ipotizzare l'attrazione dei giovani migliori non incentivata da retribuzioni adeguate, da prospettive di avanzamento delle carriere certe e basate  su criteri meritocratici e dal miglioramento complessivo dei servizi messi a disposizione per la ricerca e la didattica.

I tagli previsti nella legge n. 133/2008, presentati all'opinione pubblica come intervento per incidere sugli sprechi delle Università, andranno, nelle realtà in cui circa il 90% delle risorse sono impegnate in spese fisse, ad incidere esclusivamente sulla qualità dei servizi per la ricerca e la didattica e quindi sulla qualità dei risultati che andranno sicuramente a peggiorare.

I provvedimenti sul turn-over della stessa legge, poi parzialmente modificati dal DL 180, presentati come interventi necessari per ripristinare una "piramide" gerarchica tra i ruoli esistenti, non solo guardano al futuro in maniera contraddittoria e con gli occhi del passato, ma soprattutto non tengono conto degli effetti negativi dei vincoli imposti sugli avanzamenti di carriera. Essi, infatti, penalizzano, demotivandoli definitivamente, chi, tra i professori associati e ricercatori, in questi anni ha contribuito, con la ricerca scientifica, con carichi didattici aggiuntivi e supplenze gratuite, al normale funzionamento dei corsi di laurea andando ben oltre quanto richiesto per legge.

Non si capisce poi, ad esempio, con quale criterio per combattere arbitri e nepotismi viene tolta la possibilità di voto sia agli associati che ai ricercatori, togliendo a queste fasce la possibilità  di incidere sulle scelte future e facendo un passo indietro di diversi decenni. Questi stessi provvedimenti avranno anche l'effetto di disincentivare i migliori ad entrare nel sistema universitario pubblico italiano, in quanto poco attratti da prospettive di una lunga carriera di ricercatore universitario, per di più sottopagati rispetto alla media degli altri paesi europei. Essi inoltre contribuiranno ad aumentare il numero di ricercatori meritevoli  che trovano fortuna e fama all'estero, aumentando la dispersione di un  patrimonio culturale  che, nonostante tutto, è oggi ancora valido e con molte punte di eccellenza,  come evidenziato da diverse fonti autorevoli.

In tal senso, per il futuro servirebbe una rivoluzione molto più coraggiosa dello stato giuridico dei professori universitari, improntata a pochi ma chiari e condivisi principi fondamentali.
Il nuovo stato giuridico dovrebbe essere chiaramente inquadrato nel contesto di regole generali rispondenti ai canoni europei più avanzati, fissate dal Ministero, che regolino i requisiti minimi di qualificazione per l'immissione in ruolo, per i successivi avanzamenti di carriera  ed i criteri per la valutazione e l'accreditamento degli Atenei.

La possibilità di una governance efficace è fondamentale per la competitività degli Atenei. Si auspica che i futuri provvedimenti legislativi deleghino alle singole Università la possibilità di definire le forme di governo più adeguate alla realtà territoriale in cui esse operano e alle proprie specificità scientifico-culturali, senza alcun intervento invasivo di vincoli burocratici dettati dalla politica centrale.
La varietà dell'offerta formativa costituisce, per il sistema paese, una ricchezza da valorizzare ulteriormente, piuttosto che un male da rimuovere, come riportato nelle "linee guida".

La nuova Università deve fornire una robusta formazione di base e deve salvaguardare le "punte di eccellenza" connesse alle specificità culturali delle singole sedi. Per il futuro è necessario amplificare la mobilità degli studenti e favorire scelte consapevoli dei percorsi formativi offerti, mediante il potenziamento ulteriore degli interventi a favore del diritto allo studio. Questo non deve essere solo diritto ad accedere ad un corso di laurea, ma il diritto a poter scegliere il corso di laurea più adatto alle proprie aspettative. Interventi in questo senso avrebbero ricadute positive sia sul contenimento degli abbandoni degli studenti che nell'introdurre una cultura della mobilità nei futuri ricercatori italiani. Il diritto allo studio deve tradursi anche nel diritto ad uno studio migliore.

I componenti della Facoltà di Scienze MM.FF.NN. dell'Università di Catania accettano la "sfida a migliorare il sistema" universitario, ma richiamano il governo e la politica nazionale a mantenere gli impegni a dare al paese "un'università più libera, più moderna, più forte", che potranno essere onorati solo attraverso un radicale cambiamento nella politica degli investimenti in istruzione e una piena applicazione dell'Autonomia Universitaria.
A tal fine, si auspica che nel futuro vi sia il pieno coinvolgimento nel dibattito dell'Università "reale", al di là delle varie rappresentanze a livello nazionale, il cui ruolo fondamentale non può essere comunque ritenuto pienamente esaustivo.

I componenti della Facoltà di Scienze MM.FF.NN. dell'Università di Catania, riconoscendo ed esprimendo gratitudine al Magnifico Rettore per gli sforzi fin qui prodotti per limitare i danni derivanti dai tagli delle risorse, lo invitano, anche in quanto componente della Giunta della CRUI, a condividere e a farsi portavoce, in tutte le sedi, delle istanze di reale cambiamento e della disponibilità a portarle a compimento, espresse in questo documento.

Si è svolta oggi, nell'aula centrale della sede di via Androne, la giornata di studi per celebrare il 25° anniversario del dipartimento di Biologia animale dell'Università di Catania, intitolato all'insigne studioso Marcello La Greca.
All'incontro, dal titolo "Il dipartimento di Biologia animale dalle origini ad oggi", hanno partecipato l'attuale direttore della struttura Alfredo Petralia, il past-direttore Pietro Alicata e il past-preside della facoltà di Scienze dell'Università di Siena Romano Dallai.

Dopo l'indirizzo di saluto di Guido Li Volsi, preside della facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell'Ateneo catanese, il prof. Petralia ha tracciato un breve profilo delle attività del dipartimento: "La decisione di organizzare l'incontro odierno nasce da due precise motivazioni: ripercorrere le esperienze di 25 anni di storia della struttura, le cui origini risalgono addirittura al 1853 quando venne creato il gabinetto di Zoologia, e riflettere insieme sulle sfide future che il Dipartimento deve affrontare. Le nostre esperienze passate rappresentano un valore e un'eredità che lasciamo ai nostri giovani studenti e ricercatori".

"Tracciare una storia del dipartimento - ha continuato - vuol dire avere chiara la consapevolezza della sua importanza come luogo dove si fa ricerca e dove si costruisce sapere. Qui, nell'ambito della biologia animale, è nata una vera e propria scuola catanese, avviata da Marcello La Greca, a cui la struttura è dedicata; dal filone storico di ricerca, finalizzato allo studio degli invertebrati, sono nati e si sono sviluppati altri importanti filoni: istologia, genetica, etologia, ecologia, biologia marina, indagini sulle aree protette, e altri".
"Il futuro, però, - ha concluso Petralia - è molto problematico e pieno di punti interrogativi; i nuovi indirizzi di governance, infatti, prevedono l'accorpamento di alcuni dipartimenti, e forse il nostro è uno dei candidati. Ma, qualunque sarà il destino della struttura, non si potranno mai cancellare i risultati raggiunti e il contributo dato in ambito scientifico".

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Il prof. Alicata è poi intervenuto ricordando l'opera di La Greca: "Arrivò a Catania nel 1959, quando ancora l'Istituto di Zoologia occupava una piccola parte dell'istituto di Chimica generale. Il suo arrivo determinò un cambiamento radicale; portò una ventata di diversità e di novità, anche perché si era formato in un contesto ben più grande della piccola realtà che era ancora il nostro Istituto di Zoologia. Contribuì al cambiamento del rapporto tra professori e studenti, che iniziarono a partecipare molto di più alla vita della comunità scientifica. Inoltre, fu grazie a lui se quella che ora è la prassi, vale a dire la ricerca sul campo, divenne centrale nell'attività dell'istituto. In particolare l'esplorazione delle grotte e lo studio della fauna cavernicola fu una sua attività consistente; si batté anche per l'istituzione del corso di laurea in Scienze biologiche".

"La Greca - ha affermato ancora Alicata - fu un innovatore in tutto: durante la contestazione studentesca del '68 propose agli studenti delle riunioni assembleari che lui stesso coordinava, al fine di stimolare il dibattito politico e scientifico; inoltre, fu il primo a proporre un cambiamento nell'organizzazione della struttura direzionale dell'Istituto".

Ci eravamo lasciati con chiusura inaspettata dell’unica aula studio “funzionante” a Catania, per lavori di messa in sicurezza e restaurazione.
A tal proposito ieri è pervenuto in redazione un comunicato del senatore accademico Nuccio Rinzivillo, che annuncia la riapertura a breve dell’aula studio in Via Androne.
Ringraziamenti per il Magnifico Rettore Antonino Recca per aver riconosciuto l’importanza dello spazio autogestito di via Androne (punto fermo di incontro della comunità studentesca).
Ringraziamenti al Direttore Amministrativo L.Maggio, che nonostante la crisi nera per l’Università è riuscito a garantire un'adeguata copertura finanziaria per le spese di ristrutturazione, necessarie per rispettare tutti i requisiti di sicurezza.
Inoltre i ringraziamenti vanno anche al responsabile della sicurezza Ing.Ricci, all’Avv. Branciforte e alla dottoressa Mangano che hanno fatto i rilievi, mediato con gli studenti e studiato le possibili soluzione per una rapida aperture.

A causa dei tagli all’università che l’attuale governo ha DELIBERATAMENTE ATTUATO SENZA INTERPELLARE LE CATEGORIE INTERESSATE, gli atenei italiani si trovano tutti indistintamente in grosse difficoltà nel rispondere alle spese necessarie per garantire tutti i servizi per gli studenti (mense, dormitori, aule studio ecc.), l’offerta didattica, il rispetto dei contratti con personale docente e non docente precario e il mantenimento delle strutture.
Di certo ad aver subito un attacco è tutta l’università e tutto il suo personale; gravissime le prospettive future per i ricercatori e docenti precari.
Noi studenti oltre ad esser costretti a vivere in condizioni poco idonee ad uno studio d’eccellenza come ci è richiesto dal mondo del lavoro, ci vediamo venir meno i ricercatori come insegnanti (svolgono infatti un ruolo centrale nella didattica –oltre il 40% è ricoperto da questa categoria-) e perdiamo la prospettiva di un possibile impiego all’interno dell’università pubblica proprio come ricercatori.
Se questa situazione la si guarda con gli occhi dei singoli ricercatori e docenti ancora precari, si vedrà un pericolosissimo fenomeno sociale per cui decine di migliaia di persone da un giorno all’altro non riusciranno più a sostenere quello sforzo economico, sociale e umano che finora gli ha dato la forza di aspettare una svolta nella propria vita lavorativa. E questo è particolarmente grave per quegli studiosi che non possono contare su una condizione sociale di partenza agiata.
Questi ricercatori e docenti il proprio dovere ‘ anzi, molto più del proprio dovere ‘ lo hanno fatto, lo stanno facendo e hanno intenzione di farlo. Si tratta però di dargliene la possibilità concreta.

Gli studenti di biologia dell’ateneo catanese, per le ragioni sopra espresse, sosterranno le lotte dei ricercatori qualsiasi sia la forma che questa assumerà.

Fonte

In allegato (in basso) tutte le prove dei test d'amissione a numero programmato dell'Università degli studi di Catania per l'anno accademico 2010-11

Agraria

Architettura/ Ingegneria Edile - Architettura

Le prova d'ammissione per corso di Scienze biologiche afferente alla facoltà di Scienze MM. FF. NN a numero chiuso dell' Università degli studi di Catania per il prossimo anno accademico 2011/2012 è già stato stabilito per giorno 9 settembre alle ore 08:00  presso la Cittadella Universitaria.

ESERCITATI CON LE PROVE, in basso i downloads

scarica gratuitamente le prove di ammissione degli anni accademici precedenti ed esercitati

L-13 Scienze biologiche (posti 248 + 2 extrac + 0 cinesi)

La prova di ammissione al suddetto Corso di Laurea è fissata per il giorno 09 settembre 2011 – ore 08:00 – presso la Cittadella Universitaria.
 

Accesso ai Corsi di Studio dell'Università degli Studi di Catania per l'anno accademico 2010-2011.
Prove e graduatorie provvisorie/definitive per l'ammissione e l'iscrizione al primo anno dei corsi di laurea e dei corsi di laurea magistrale a ciclo unico.

GRADUATORIE PROVVISORIE

In continuo aggiornamento ( in grassetto le graduatorie presente fra i download)

* Prova 1 - Ingegneria
* Prova 2 - Medicina e Chirurgia
* Prova 3 - Odontoiatria e Protesi Dentaria
* Prova 4 - Lingue e Letterature Moderne
* Prova 5 - Farmacia
* Prova 6 - Architettura
* Prova 7 - Ingegneria edile-architettura
* Prova 8 - Scienze biologiche
* Prova 9 - Lettere e filosofia
* Prova 10 - Professioni sanitarie
* Prova 11 - Giurisprudenza
* Prova 12 - Economia
* Prova 13 - Agraria
* Prova 14 - Scienze della formazione
* Prova 15 - Scienze motorie
* Prova 16 - Scienze politiche
* Prova 17 - Scienze MM.FF.NN