- una riduzione delle opportunità di accesso alla formazione di terzo livello (dottorati, borse post-laurea) e di reclutamento di nuove leve (assegnisti e ricercatori);
- una crescente precarizzazione del corpo docente e la mortificazione delle legittime aspirazioni di carriera (possibilità di passaggi da ricercatore ad associato e da associato ad ordinario), con gravi conseguenze per la valorizzazione delle risorse umane e il corretto operare di meccanismi meritocratici;
- un ostacolo alla crescita di un interscambio efficace tra sistema universitario e sistema economico che può svilupparsi solo a partire dal potenziamento della qualità della didattica, della ricerca e del lavoro di quanti a vario titolo operano nell’Università nel rispetto dei principi della sua autonomia.
La devastante campagna di indiscriminata diffamazione e svalorizzazione della professione docente condotta nei mesi scorsi e la grave penalizzazione economica e nella progressione di carriera per ogni categoria di docenti prevista dalla finanziaria (blocco degli adeguamenti stipendiali e degli scatti per il triennio 2011-2013) si traducono in una delegittimazione del ruolo dei professori universitari, minando alla base l’architettura su cui si regge l’Università pubblica.
Il difficile e ancora lungo cammino verso un sistema più trasparente ed efficiente, basato su modelli di valutazione meritocratici che non coinvolgano solo la comunità accademica, ma anche altri soggetti istituzionali, non può prescindere dalla valorizzazione di chi ha la responsabilità della formazione e della ricerca, così come dalla cooperazione e responsabilizzazione di quanti operano nel sistema universitario. Il sistema di governance delineato dal DDL Gelmini, invece, prevedendo un accentramento del potere ai vertici, un indebolimento della capacità di indirizzo e controllo degli organi collegiali elettivi, insieme alla vasta precarizzazione alla base, costituisce la premessa per una drastica riduzione delle possibilità di coesione e cooperazione di tutta la comunità accademica e, in definitiva, della sua possibilità di produrre un bene pubblico indispensabile per la crescita civile ed economica dell’intero sistema.
Sulla base di tali riflessioni e considerati il documento approvato dal SA del 12.07.10, la mozione approvata dall’Assemblea della Facoltà di Scienze Politiche del 13.07.10 e il documento del Coordinamento dei docenti dell’Università di Catania del 20.07.10, il CDF:
- auspica che intervengano sostanziali modifiche al DDL 1905 e alla finanziaria che vadano nella direzione del superamento delle gravi criticità sopra esposte;
- prende atto dello stato di agitazione proclamato dai ricercatori e dai docenti e delle azioni di protesta da questi intraprese;
- si impegna a dare la più ampia diffusione al documento approvato e a promuovere una campagna di informazione rivolta agli studenti e all’opinione pubblica sui rischi che minacciano il regolare svolgimento delle attività didattiche e di ricerca indotti dai provvedimenti di riforma del sistema universitario.
In particolare si impegna a mettere in atto le seguenti azioni di sensibilizzazione:
- in occasione delle sedute di laurea e degli esami di profitto e del test di accesso ai corsi di laurea della facoltà il Presidente o altro componente della Commissione leggeranno la mozione approvata dalla Facoltà e chiariranno agli studenti e alle loro famiglie le ragioni dello stato di agitazione anche attraverso strumenti audio-visivi;
- negli androni dei locali della Facoltà e di accesso alle segreterie si affiggeranno delle locandine con il testo della mozione, corredato da eventuali testi o immagini esplicative;
- il testo sarà inviato alla stampa e il Preside e i docenti espliciteranno in tutte le sedi mediatiche possibili (giornali, televisione, dibattiti pubblici) le ragioni dello stato di agitazione del personale degli atenei nei confronti dei provvedimenti governativi e del disegno di legge Gelmini.
Di seguito la proposta di mozione elaborata dal
