L’inerzia della società civile e delle istituzioni ha legittimato il potere mafioso. «La colpa della prima commissione antimafia nel 1963- afferma Immordino, presidente dell’associazione “Fuori dal coro”- è di aver negato l’esistenza del fenomeno mafioso». «Solo dal 1982- continua il giovane- si parlerà di concorso in associazione mafiosa».
La mafia si rafforza grazie al clientelismo, grazie alla costante presenza nell’imprenditoria, nella politica e nelle istituzioni. «La peculiarità è l’essere, nello stesso tempo, contro e dentro lo stato, la chiesa, la società civile- ribadisce l’onorevole Leoluca Orlando». Quest’ultimo, durante l’intervento, parla di “mafia globale”. Con la nascita dell’euro gli affari illegali si estendono all’intera Eurozona. La causa di ciò è da ricercare nei gravi episodi che la storia recente riporta. Peppino Impastato, Giuseppe Fava, Piersanti Mattarella, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino: tutti eroi tragicamente solitari. Tutti uomini vittime degli oscuri piani dei palazzi alti del potere. Ancora oggi, questi giochi occulti, permettono la scalata indisturbata della mafia. «Occorre svelarla nei meccanismi sociali»- l’appello dell’avvocato Adriana Laudani- «appalti pubblici, business dell’energia alternativa, gestione rifiuti sono in mano al potere mafioso».
Ma occorre anche sradicare dall’immaginario collettivo l’idea di mafia. «Dobbiamo liberarci dalla cultura dell’appartenenza» afferma l’onorevole Orlando: liberarci dalla cultura del favore e ripristinare quella del diritto. Il concetto di “convenienza” deve essere rivisto: è conveniente dire no alla mafia.
I ritardi delle politica sono però enormi, tanto che è possibile addirittura parlare di “morte della politica”. Questa è l’amara sentenza riportata da Armando Sorrentino, avvocato parte civile di Pio La Torre e delle strage di Capaci.
Altrettanto grave l’omertà della società civile. Inquietante l’impotenza degli intellettuali, di coloro che sono sensibili al problema.
"Io so, ma non ho le prove": questa frase di Pasolini, in occasione del Golpe Bianco del 74, racchiude lo sconforto di intere generazioni. Questa sentenza, vera e inquietante allo stesso tempo, sancisce la sconfitta delle istituzioni.

