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Questo documento ci arriva direttamente da una studentessa dell'Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, riportiamo il contenuto integrale sostenendo seppur solo mediaticamente la loro causa.

Facciamo tutto questo per mettere a conoscenza tutti gli studenti e i docenti dell'Università di Catania su cosa sta succedendo e su come si stanno muovendo nelle altre città.

L’Assemblea di Ateneo dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria convocata, sulla base delle istanze provenienti dalle Assemblee di Facoltà delle Sedi di Ingegneria ed Architettura e del Senato Accademico dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, per testimoniare e ribadire la profonda contrarietà ai contenuti del DDL 1905 ed alle ed alle più recenti previsioni di intervento della attuale proposta di A seguito di un ampio ed articolato dibattito sviluppatosi tra tutte le Componenti dell’Ateneo che hanno preso parte

APPROVA LA SEGUENTE MOZIONE


L’Assemblea di Ateneo dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria convocata in data 6 Luglio 2010; in linea con l’ampio fronte di dissenso espresso dalla mobilitazione in atto in tutti gli Atenei Italiani, sollevatosi in merito ai contenuti del DDL 1905 - Norme in materia di Università, di personale accademico, reclutamento e per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario – che il Senato si appresta ad approvare – ed alle più recenti previsioni di intervento della Manovra Finanziaria, che pesantemente colpiscono e ledono la dignità dell’Università del Paese.

Stamane è arrivata in redazione la Delibera della conferenza dei Presidi delle Facoltà di Farmacia Italiane, Liveunict per voi, allega in eslusiva la mozione.

Durante la CPF (Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Farmacia Italiane) di giorno 23 Giugno 2010, è stata approvata all'unanimità la mozione portata avanti circa il ddl 1905, che nei prossimi giorni sarà presentato in seno al Senato.
La CPF, con a capo il prof. Giuseppe Ronsisvalle, esprime piena solidarietà all'azione dei ricercatori e ritiene necessario che vengano previsti procedure e programmi che consentano ai ricercatori a tempo indeterminato di vedere valutato con serietà e riconosciuto con chiarezza il loro impegno didattico e scientifico.
 

Delibera CPF del 23 giugno 2010.doc
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Di seguito la proposta di mozione elaborata dal consiglio di Facoltà di Scienze politiche dell'Università degli studi di Catania in data 21 Luglio 2010 che esprime il netto dissenso nei confronti del DDl Gelmini che mira allo stravolgimento del sistema universitario e che andrà a ridimensionare la didattica e la ricerca.

Il Consiglio della Facoltà di Scienze Politiche esprime netto dissenso e viva preoccupazione nei confronti del DDL 1905 Gelmini e dei più recenti provvedimenti finanziari volti a decurtare le risorse necessarie al funzionamento del sistema di istruzione pubblica in Italia e, in modo particolare, di quello universitario. Il disegno complessivo di riforma che emerge dalle misure previste lede gli interessi di tutte le componenti del personale dell’Università, nonché degli studenti e delle loro famiglie, costituendo un attacco al sistema di istruzione pubblica e una grave minaccia per le prospettive di sviluppo, la democrazia e la coesione sociale del Paese.
La drastica riduzione dei fondi per la didattica e la ricerca, il sostanziale blocco del turnover, il pensionamento obbligatorio a 65 anni, la mancanza di una programmazione pluriennale dei posti di ruolo che fissi tempi certi per lo svolgimento dei concorsi, l’istituzione di una nuova figura di ricercatore a tempo determinato senza prevedere risorse e procedure chiare di stabilizzazione, la messa ad esaurimento del ruolo di ricercatore a tempo indeterminato prefigurano una netta riduzione dell’offerta formativa e una crescente difficoltà a produrre ricerca scientifica di qualità. In particolare, implicano:

Ddl 1905: insegnamento a richio, sciopero bianco con rischio appelli di laurea e sessioni di esami.

Con il via libera della commissione di Istruzione del Senato la riforma universitaria Gelmini conquista il primo via libera, con 12 voti a favore (Pdl e Lega) e 9 contrari (Pd). Cosa prevede la riforma? Si parla di regole più trasparenti per l'assunzione dei docenti, mandato di massimo 8 anni per i rettori, premi per i professori migliori e contratti a termine per i ricercatori ( si attende solo la conferma da parte della Camera dei deputati).

Gli Atenei di tutta Italia in queste settimane si sono mobilitati dando vita a numerose proteste e iniziative; anche i docenti/ricercatori dell’Ateneo catanese si stanno muovendo a tal proposito con la proposta di scioperare e di conseguenza bloccare le sessioni di esame e di laurea a tempo indeterminato, o meglio fino a quando non si avranno delle risposte chiare ,riscontrabili e operativamente efficaci.
Chiaro il messaggio dei docenti che programmano lo stato di mobilitazione dichiarando che "Senza risorse non si fanno le riforme".

Anche gli studenti, preoccupati di quello che sta accadento e del paventato blocco delle sessioni di esami e di laurea, cominciano a mobilitarsi; stamane, infatti, in redazione ci sono pervenuti i documenti di sostegno da parte degli studenti/ricercatori di Farmacia e di Scienze (alleghiamo i comunicati).

In sintesi, il problema riguarda la posizione dei ricercatori: la nuova riforma prevede che coloro che vogliono fare ricerca debbano ottenere due contratti triennali consecutivi e poi essere valutati per il lavoro fatto, ed eventualmente diventare di ruolo. Ma le cose non sembrano essere così lineari e semplici e proprio per questo il mondo universitario è in subbuglio.

Tra le altre proposte del Ddl 1905 le più importanti riguardano l’eliminazione dell'obbligo di cumulare 1.500 ore annue tra didattica e ricerca ( la ricerca non dovrà essere certificata). I rettori inadeguati potranno incorrere in una mozione di sfiducia da parte del Senato Accademico ed inizia la valutazione di docenti e ricercatori.
A cadenza triennale il personale dovrà presentare una relazione sul proprio operato e qualora la valutazione sia negativa, addio agli scatti di stipendio. Con i soldi risparmiati previsti premi ai migliori docenti.
Con tutto ciò si prevede che molti dei docenti non di ruolo abbandoneranno l'insegnamento ( supplenze) per dedicarsi eslusivamente alla ricerca andando a penalizzare fortemente gli studenti.

Dal canto suo la Gelmini rimane della sua idea, sintetizzata in questa dichiarazione: "Gli studenti che protestano contro la riforma dell'università sono strumentalizzati da chi vuole mantenere lo status quo".

Lettera studenti Farmacia.pdf
Lettera studenti Farmacia
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MOZIONE RICERCATORI FARMACIA.pdf
Mozione ricercatori Farmacia
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Mozione Ricercatori_finale.pdf
Delibera Consiglio di Facoltà Farmacia
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Mozione facoltà di Scienze
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Ddl 1905: insegnamento a richio, sciopero bianco con rischio appelli di laurea e sessioni di esami.

Con il via libera della commissione di Istruzione del Senato la riforma universitaria Gelmini conquista il primo via libera, con 12 voti a favore (Pdl e Lega) e 9 contrari (Pd). Cosa prevede la riforma? Si parla di regole più trasparenti per l'assunzione dei docenti, mandato di massimo 8 anni per i rettori, premi per i professori migliori e contratti a termine per i ricercatori ( si attende solo la conferma da parte della Camera dei deputati).

Gli Atenei di tutta Italia in queste settimane si sono mobilitati dando vita a numerose proteste e iniziative; anche i docenti/ricercatori dell’Ateneo catanese si stanno muovendo a tal proposito con la proposta di scioperare e di conseguenza bloccare le sessioni di esame e di laurea a tempo indeterminato, o meglio fino a quando non si avranno delle risposte chiare ,riscontrabili e operativamente efficaci.
Chiaro il messaggio dei docenti che programmano lo stato di mobilitazione dichiarando che "Senza risorse non si fanno le riforme".

Anche gli studenti, preoccupati di quello che sta accadento e del paventato blocco delle sessioni di esami e di laurea, cominciano a mobilitarsi; stamane, infatti, in redazione ci sono pervenuti i documenti di sostegno da parte degli studenti/ricercatori di Farmacia e di Scienze (alleghiamo i comunicati).

In sintesi, il problema riguarda la posizione dei ricercatori: la nuova riforma prevede che coloro che vogliono fare ricerca debbano ottenere due contratti triennali consecutivi e poi essere valutati per il lavoro fatto, ed eventualmente diventare di ruolo. Ma le cose non sembrano essere così lineari e semplici e proprio per questo il mondo universitario è in subbuglio.

Tra le altre proposte del Ddl 1905 le più importanti riguardano l’eliminazione dell'obbligo di cumulare 1.500 ore annue tra didattica e ricerca ( la ricerca non dovrà essere certificata). I rettori inadeguati potranno incorrere in una mozione di sfiducia da parte del Senato Accademico ed inizia la valutazione di docenti e ricercatori.
A cadenza triennale il personale dovrà presentare una relazione sul proprio operato e qualora la valutazione sia negativa, addio agli scatti di stipendio. Con i soldi risparmiati previsti premi ai migliori docenti.
Con tutto ciò si prevede che molti dei docenti non di ruolo abbandoneranno l'insegnamento ( supplenze) per dedicarsi eslusivamente alla ricerca andando a penalizzare fortemente gli studenti.

Dal canto suo la Gelmini rimane della sua idea, sintetizzata in questa dichiarazione: "Gli studenti che protestano contro la riforma dell'università sono strumentalizzati da chi vuole mantenere lo status quo".

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Questione ricercatori, questo è uno dei punti più discussi di tutta la riforma dell'Universitài. La nuova riforma permetterebbe a coloro che vogliono fare ricerca di ottenere due contratti triennali di seguito e poi di essere valutati per il lavoro fatto, e diventare così di ruolo. Ma le cose non sembrano essere così lineari e semplici, protestano quest'ultimi. E' infatti forte l'incertezza della conferma perché mancano i fondi, e senza risorse è difficile pensare a un futuro roseo per il mondo dell'università.

A tal proposito alleghiamo le mozioni dei ricercatori della facoltà di Scienze Matematiche ,fisiche e naturali di Catania e la lettera degli studenti di Biologia in solidarietà ai ricercatori precari.

Mozione dei ricercatori della Facoltà di Farmacia dell'Ateneo di Catania relativo al DdL n.1905 “Gelmini”:

Il disegno di legge (DdL) “Gelmini” affronta alcuni punti cruciali del funzionamento del Sistema Universitario: dalla governance del Sistema al reclutamento del personale, dagli interventi per la qualità e l’efficienza, allo stato giuridico dei docenti.
Tuttavia, pur affrontando così tanti aspetti, comprendendo tra essi anche una possibile revisione delle retribuzioni dei docenti, “dimentica” di considerare alcune norme transitorie indispensabili, che dovrebbero riguardare gli attuali Ricercatori Universitari, cancellando definitivamente ogni prospettiva di definizione dello Stato Giuridico, attesa ormai sin dalla legge 382 del 1980.
Ad oggi, circa il 40% dell’offerta formativa nella nostra Facoltà, così come nella maggior parte degli atenei italiani, è coperta dai ricercatori ai quali le Facoltà, sopperendo alla carenza di professori di ruolo, conferiscono insegnamenti universitari per affidamento o supplenza, in gran parte a titolo gratuito. Il numero di corsi di studio attivabili viene assegnato dal Ministero sulla base del numero di docenti, professori di I e II fascia e ricercatori tramite le schede pre-OFF che pertanto rappresentano la forza lavoro didattica virtuale sulla base della quale il Ministero attribuisce la capacità formativa dell’ateneo stesso. I ricercatori contribuiscono con questo impegno non solo alla sopravvivenza stessa di interi Corsi di Laurea, ma anche alla definizione degli indicatori di qualità della didattica, utilizzati ai fini dell’erogazione delle quote premiali dell’FFO degli Atenei. Nei prossimi anni, a seguito dell’invecchiamento fisiologico del corpo docente, causato dal ridotto turn-over, è previsto un inevitabile aumento del numero di quiescenze di professori di prima e seconda fascia, che comporterà un ulteriore aumento del carico didattico dei ricercatori.
Da anni i Ricercatori Universitari chiedono che venga riconosciuto il ruolo essenziale che essi svolgono all'interno degli Atenei, ma gli ultimi provvedimenti sull'Università sono di segno opposto. Invece di affrontare i molti problemi che realmente affliggono l'Università italiana, le leggi 133/08 e 1/09 portano gli Atenei sull'orlo della bancarotta e, attraverso la riduzione del turn-over, limitano ulteriormente le già scarse prospettive di carriera dei ricercatori, estromettendoli inoltre dalle commissioni di concorso e a differenza dei professori, vengono resi soggetti al pensionamento forzoso dopo 40 anni di contributi.
In questo quadro, già evidentemente non soddisfacente, si inserisce il DdL "Gelmini" che intende sancire il crescente sottofinanziamento degli Atenei rispetto ai livelli europei e consegnare pressoché tutti i poteri decisionali a soggetti esterni, componenti il Consiglio di Amministrazione, legittimati a disporre del patrimonio e del personale degli Atenei senza nemmeno assumersene la responsabilità economica. Il suddetto DdL prospetta la messa ad esaurimento del ruolo del Ricercatore Universitario ed introduce al suo posto il Ricercatore a tempo determinato con un contratto di 3+3 anni che si aggiunge all'attuale moltitudine di assegni, borse e contratti ed estende così la durata del precariato pre ruolo fino a 10 anni dopo il conseguimento del dottorato di ricerca.
La risposta a questa forte diminuzione di personale non può essere data mediante l’istituzionalizzazione del ruolo di ricercatore precario attraverso il percorso del tenure track. In questo senso infatti risulterebbe fondamentale una politica di investimenti, di cui non si fa assolutamente menzione nel DdL. Per di più, non è richiesto (come avviene con la vera tenure track) l'obbligo di prevedere un numero di posizioni di professore di ruolo proporzionato al numero di ricercatori precari. Alla scadenza del contratto il ricercatore a tempo determinato potrebbe invece trovarsi senza un concorso cui partecipare ed essere obbligato a reinventarsi una professione fuori dall'Università, a circa 40 anni di età.
Se il concorso da professore ci fosse, si prospetterebbe per vincerlo una "guerra tra poveri": Ricercatori Universitari a tempo indeterminato  vs. Ricercatori precari nella quale peraltro non si battaglierebbe ad armi pari. Entrambi valutati per la sola produttività scientifica, ma con i primi condannati al fardello della didattica obbligatoria, i secondi con lo spauracchio dell’imminente fine carriera.
In aggiunta, nel DdL sono delegati al Governo la modifica della ricostruzione di carriera, il ridisegnamento delle curve stipendiali e la ridefinizione degli obblighi didattici del personale: temi chiave che verranno decisi per decreto e sottratti ad ogni dibattito.
Si prospetta pertanto un rapido e progressivo deterioramento degli Atenei, il confinamento dei ricercatori in un ruolo ad esaurimento, senza speranza di vedere un giorno premiate le loro capacità ed il loro impegno e un cambiamento in peggio delle condizioni lavorative vigenti al momento della loro assunzione. In questo quadro, la Conferenza dei Rettori (CRUI) ha evitato di fatto di prendere posizione, emanando due comunicati, l’ultimo dei quali a fine aprile, privi di ogni riferimento ai dati reali della situazione dei ricercatori e al disagio nell’università in generale.
Per questi motivi, i ricercatori di Farmacia riuniti in assemblea decidono, molto a malincuore, di rinunciare a tutta l'attività didattica frontale che hanno svolto fino ad oggi, dedicandosi invece a tempo pieno al loro compito istituzionale, cioè la ricerca.
Quindi, i ricercatori di Farmacia si dichiarano pronti a ritirare la propria disponibilità:
•    ad assumere incarichi didattici non obbligatori per legge a partire dall'inizio dell'anno accademico 2010-2011 e limitandosi allo svolgimento di esercitazioni, collaborazioni con gli studenti nelle ricerche attinenti alle tesi di laurea e la partecipazione alla sperimentazione di nuove modalità di insegnamento ed alle connesse attività tutoriali.
•    ad essere inclusi tra i "docenti necessari" secondo i requisiti di legge per l'attivazione di un corso di laurea.
Tali indisponibilità potranno essere riconsiderate soltanto in presenza di sostanziali modifiche apportate alla normativa vigente ed al DdL "Gelmini", che prevedano:
•    il riconoscimento sostanziale del ruolo centrale e strategico della formazione e della ricerca universitaria all'interno della società e l'inversione della tendenza al taglio dei finanziamenti;
•    un governo di Ateneo competente e responsabile, che sia espressione pienamente democratica delle varie componenti dell'Ateneo stesso e ne garantisca la natura pubblica e la reale indipendenza da soggetti privati;
•    percorsi di reclutamento in grado di motivare gli studiosi più capaci ad intraprendere la carriera universitaria, bloccando l'ulteriore estensione della precarietà pre ruolo.
Per quanto riguarda, in particolare, il ruolo dei ricercatori rivendicano:
•    possibilità di carriera sufficienti a premiare la capacità e l'impegno sia nella ricerca, sia nella didattica, garantendo altresì il ricambio generazionale dei docenti;
•    la partecipazione piena agli organi di governo dell'Università, con un peso commisurato al contributo che i ricercatori stessi danno alla didattica e alla ricerca;
•    l’equiparazione con i professori in materia di pre-pensionamento.
I ricercatori auspicano infine l'apertura di un ampio dibattito che veda la partecipazione attiva di tutte le componenti delle Università, per evidenziare tutti i problemi che affliggono il sistema universitario attuale ed elaborare proposte finalizzate al loro superamento. Richiedono a questo scopo una dichiarazione di solidarietà ufficiale da parte dei professori di I e II fascia da concretizzarsi mediante l'inserimento, nell'ordine del giorno del prossimo Consiglio di Facoltà, di apposito punto riguardante la discussione sul DdL Gelmini e riguardante tra l’altro una loro dichiarazione di indisponibilità a sostituire i Ricercatori per gli insegnamenti eventualmente lasciati scoperti da questi ultimi. Inoltre, invitano il Preside a farsi portavoce presso gli organi competenti, delle ragioni che motivano l’azione di protesta intrapresa.

Considerazioni sulla situazione dell'Università alla luce del D.L. 10.11.2008 n° 180 e delle "linee guida del Governo per l'Università"della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, nell'adunanza del 27.11.08 ha, unanimemente, approvato il documento seguente:

Il Consiglio della Facoltà di Scienze MM.FF.NN. dell'Università di Catania segue con preoccupata attenzione l'evolversi del dibattito e delle iniziative sul futuro dell'Università che, in un clima di crescente delegittimazione del Sistema Universitario Pubblico, supportato da campagne di stampa spesso calunniose  e volutamente faziose, si sviluppa tra roboanti annunci di salvifiche riforme del sistema e ben più concreti provvedimenti di tagli delle risorse ad esso destinate, già operative alla luce della legge n. 133 del 6 Agosto 2008.

L'accavallarsi di provvedimenti parziali e l'aver anteposto le pur motivate esigenze di bilancio alla valutazione dei costi della riorganizzazione dell'Università rischia, di fatto, di svuotare di significato qualsiasi tentativo di reale ed efficace riforma del Sistema Universitario Pubblico, ponendo serie ipoteche per un ulteriore fallimento del tentativo lodevole di promuovere il merito e di migliorare la qualità della Ricerca e della Didattica.

L'embrione del fallimento futuro è impiantato nel primo paragrafo della "linee guida del governo per l'Università" nel quale il riferimento agli standard europei e al "gap di competitività nei confronti dei principali partners europei" contrasta in maniera palese con le politiche di bilancio messe in atto, i cui effetti saranno un ulteriore aumento del "gap dei finanziamenti" rispetto agli altri paesi fondatori dell'Unione. La conseguente articolazione delle "linee guida", condivisibile pienamente nei principi, molto meno nelle analisi e ancora meno nelle azioni prioritarie, da un lato  introduce elementi di forte liberalizzazione dell'Università Pubblica, ma dall'altro manifesta la volontà di riproporre i vincoli di un controllo "politico" e "centralistico" su alcuni aspetti fondamentali per il funzionamento delle Università Pubbliche, quali il reclutamento, la governance, l'offerta formativa.

Questi delicati aspetti, strategici per lo sviluppo dei singoli Atenei, dovrebbero essere più coraggiosamente destinati alla competenza esclusiva, nell'ambito di regole generali su standard europei, delle singole sedi. Di fatto, le "linee guida" ancora una volta non sciolgono chiaramente il nodo fondamentale che ha ingessato l'Università Pubblica negli ultimi 20 anni, ovvero la piena definizione ed applicazione dell'Autonomia delle Università.

In questo momento storico di rapida evoluzione della società e di forte competitività globale, nessuno tra quelli che hanno come obiettivo la salvaguardia dell'Università Pubblica in Italia deve sottrarsi alla "richiesta di rinnovarsi, rendersi trasparente nella condotta e nei risultati, dimostrare con la forza dei fatti di saper progettare un futuro ambizioso". Gli Atenei, ed in particolare le Facoltà tecnico-scientifiche, devono candidarsi a promotori del cambiamento, accettando regole chiare e trasparenti di valutazione e di accreditamento dettate dal ministero, ma rivendicando alla loro piena autonomia le scelte su forme di governo, sulle modalità di selezione degli organici, sulla programmazione delle strategie nel campo della ricerca e della didattica.

In questo senso, nelle "linee guida" s'individua un vizio di metodo che fa discendere le priorità della programmazione futura dall'analisi delle disfunzioni di un sistema obsoleto, piuttosto che dall'individuazione delle nuove esigenze di una società moderna ed in rapida evoluzione. Questo tipo di approccio prelude ad interventi che mireranno a rendere difficili, senza rimuoverne le reali cause, i comportamenti aberranti, lasciando insolute le richieste e le aspettative di chi lavora per l'ottimale funzionamento delle Università ed invariati tutti i vincoli "burocratico-statalisti" che hanno fin qui impedito la reale competitività dell'Università Pubblica in campo europeo.

Sarebbe  invece opportuno mettere in atto sin da subito  una politica di reale autonomia e responsabilizzazione dei singoli Atenei, da cui fare dipendere l'entità del finanziamento pubblico, che consenta il decollo delle sedi meritevoli, definite tali non solo perché hanno rispettato vincoli di bilancio, ma soprattutto perché hanno conseguito risultati prestigiosi sia dal punto di vista della didattica che della ricerca. Solo attraverso questo tipo di politica è possibile ipotizzare una ripresa della competitività sia in campo internazionale che in campo nazionale.
In un contesto di competitività globale e in riferimento ad una sempre maggiore predisposizione dei giovani alla mobilità, è assolutamente aleatorio poter solo ipotizzare l'attrazione dei giovani migliori non incentivata da retribuzioni adeguate, da prospettive di avanzamento delle carriere certe e basate  su criteri meritocratici e dal miglioramento complessivo dei servizi messi a disposizione per la ricerca e la didattica.

I tagli previsti nella legge n. 133/2008, presentati all'opinione pubblica come intervento per incidere sugli sprechi delle Università, andranno, nelle realtà in cui circa il 90% delle risorse sono impegnate in spese fisse, ad incidere esclusivamente sulla qualità dei servizi per la ricerca e la didattica e quindi sulla qualità dei risultati che andranno sicuramente a peggiorare.

I provvedimenti sul turn-over della stessa legge, poi parzialmente modificati dal DL 180, presentati come interventi necessari per ripristinare una "piramide" gerarchica tra i ruoli esistenti, non solo guardano al futuro in maniera contraddittoria e con gli occhi del passato, ma soprattutto non tengono conto degli effetti negativi dei vincoli imposti sugli avanzamenti di carriera. Essi, infatti, penalizzano, demotivandoli definitivamente, chi, tra i professori associati e ricercatori, in questi anni ha contribuito, con la ricerca scientifica, con carichi didattici aggiuntivi e supplenze gratuite, al normale funzionamento dei corsi di laurea andando ben oltre quanto richiesto per legge.

Non si capisce poi, ad esempio, con quale criterio per combattere arbitri e nepotismi viene tolta la possibilità di voto sia agli associati che ai ricercatori, togliendo a queste fasce la possibilità  di incidere sulle scelte future e facendo un passo indietro di diversi decenni. Questi stessi provvedimenti avranno anche l'effetto di disincentivare i migliori ad entrare nel sistema universitario pubblico italiano, in quanto poco attratti da prospettive di una lunga carriera di ricercatore universitario, per di più sottopagati rispetto alla media degli altri paesi europei. Essi inoltre contribuiranno ad aumentare il numero di ricercatori meritevoli  che trovano fortuna e fama all'estero, aumentando la dispersione di un  patrimonio culturale  che, nonostante tutto, è oggi ancora valido e con molte punte di eccellenza,  come evidenziato da diverse fonti autorevoli.

In tal senso, per il futuro servirebbe una rivoluzione molto più coraggiosa dello stato giuridico dei professori universitari, improntata a pochi ma chiari e condivisi principi fondamentali.
Il nuovo stato giuridico dovrebbe essere chiaramente inquadrato nel contesto di regole generali rispondenti ai canoni europei più avanzati, fissate dal Ministero, che regolino i requisiti minimi di qualificazione per l'immissione in ruolo, per i successivi avanzamenti di carriera  ed i criteri per la valutazione e l'accreditamento degli Atenei.

La possibilità di una governance efficace è fondamentale per la competitività degli Atenei. Si auspica che i futuri provvedimenti legislativi deleghino alle singole Università la possibilità di definire le forme di governo più adeguate alla realtà territoriale in cui esse operano e alle proprie specificità scientifico-culturali, senza alcun intervento invasivo di vincoli burocratici dettati dalla politica centrale.
La varietà dell'offerta formativa costituisce, per il sistema paese, una ricchezza da valorizzare ulteriormente, piuttosto che un male da rimuovere, come riportato nelle "linee guida".

La nuova Università deve fornire una robusta formazione di base e deve salvaguardare le "punte di eccellenza" connesse alle specificità culturali delle singole sedi. Per il futuro è necessario amplificare la mobilità degli studenti e favorire scelte consapevoli dei percorsi formativi offerti, mediante il potenziamento ulteriore degli interventi a favore del diritto allo studio. Questo non deve essere solo diritto ad accedere ad un corso di laurea, ma il diritto a poter scegliere il corso di laurea più adatto alle proprie aspettative. Interventi in questo senso avrebbero ricadute positive sia sul contenimento degli abbandoni degli studenti che nell'introdurre una cultura della mobilità nei futuri ricercatori italiani. Il diritto allo studio deve tradursi anche nel diritto ad uno studio migliore.

I componenti della Facoltà di Scienze MM.FF.NN. dell'Università di Catania accettano la "sfida a migliorare il sistema" universitario, ma richiamano il governo e la politica nazionale a mantenere gli impegni a dare al paese "un'università più libera, più moderna, più forte", che potranno essere onorati solo attraverso un radicale cambiamento nella politica degli investimenti in istruzione e una piena applicazione dell'Autonomia Universitaria.
A tal fine, si auspica che nel futuro vi sia il pieno coinvolgimento nel dibattito dell'Università "reale", al di là delle varie rappresentanze a livello nazionale, il cui ruolo fondamentale non può essere comunque ritenuto pienamente esaustivo.

I componenti della Facoltà di Scienze MM.FF.NN. dell'Università di Catania, riconoscendo ed esprimendo gratitudine al Magnifico Rettore per gli sforzi fin qui prodotti per limitare i danni derivanti dai tagli delle risorse, lo invitano, anche in quanto componente della Giunta della CRUI, a condividere e a farsi portavoce, in tutte le sedi, delle istanze di reale cambiamento e della disponibilità a portarle a compimento, espresse in questo documento.