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Ancora una volta Catania si rende protagonista e location d’eccezione per accogliere un vero e proprio Museo universitario, scenario culturale, denominato “Città della Scienza”. Strada battuta già qualche anno fa quando era stata presentata una mostra intitolata “"START Scienza, tecnologia e arte”, che aveva fatto assaporare al pubblico catanese il gusto nuovo dell’interattività tra scienza e tecnologia, grazie all’utilizzo di giochi creati per tutte le fasce di età. "Cutgana Talk" è il nome di una serie di incontri scientifici organizzati dal Cutgana, fondazione universitaria finalizzata alla promozione delle attività didattiche e di ricerca in campo ambientale, che partiranno il prossimo 12 Aprile alle ore 18,00, nei locali dell’Auditorium sito in Via Simeto, proprio davanti alla Motorizzazione, alle spalle di viale Libertà. Padrino d’eccezione, per l’apertura dei lavori, il fisico Antonino Zichichi noto al pubblico come divulgatore scientifico e come autore di diversi libri e saggi. Durante i lavori, il prof. Zichichi terrà una lectio magistralis sul tema “Scienza, Tecnica e Cultura nel III° Millennio: un Progetto per l’Uomo”, nella quale verrà  evidenziato il ruolo dell’Uomo di oggi e di domani alle prese con il progresso tecnologico, industriale e civile. Aprirà l’incontro il Rettore Antonino Recca, a seguire l’intervento del presidente della Fondazione Cutgana, Angelo Messina. I lavori saranno moderati da Piero Maenza, direttore responsabile della testata “Cutgana Bollettino”.

Città della Scienza, unica nel meridione d'Italia, rappresenta per la nostra città un’ambita meta all’insegna del progresso, che da un lato amplierà l'offerta culturale che l'Università di Catania potrà mettere a disposizione di studenti, ricercatori, cittadini e turisti e  dall’altro si affiancherà con le altri capitali europee che già possiedono “Science Centre”, luoghi di apprendimento e di svago che mirano alla "comprensione pubblica della scienza" attraverso il dinamismo e l'interattività. Scardinato dopo anni il lucchetto che teneva chiusa la struttura, la Città della Scienza aprirà finalmente i battenti per la prima volta al pubblico. Solo l’Auditorium però sarà reso fruibile ai tanti visitatori che accorreranno per assistere all’evento, con vivo rammarico di chi attendeva l’apertura dell’intero complesso da anni. Aperto per l’occasione l’ingresso posteriore di Via Scuto Costarelli,  che da alcuni giorni vede un via vai di tecnici ed operai che laboriosamente si apprestano a coordinare ed a realizzare i lavori necessari, per la messa in opera dell’evento. Città della Scienza, è nata come una delle 15 iniziative del progetto coordinato per lo sviluppo delle Università di Catania e Lecce, progetto finanziato dall'Unione europea attraverso i fondi del Programma Operativo Nazionale (PON).

“Città della Scienza” ospiterà tematiche di fisica biologia, robotica, astrofisica, il tutto interattivo, semplice e divertente. La struttura è distribuita su di una superficie di circa 2500 metri quadrati ed arredata con sedie e tavolini nelle aule studio,  pannelli esplicativi e parti di alcune delle opere che saranno in mostra. Dall’ingresso principale che, purtroppo rimarrà chiuso, si arriva ad una grande corte interna, circondata da edifici a due piani da cui spicca una ciminiera di mattoni. L'intera struttura, infatti, era nell'800 una fabbrica di zolfo, che l'Università ha cominciato a ristrutturare nel 2006. Proprio uno degli edifici ospita l'Auditorium, completo di 200 poltroncine di pelle bianca e di impianti hi-tech.

Resta vuoto il posto di Responsabile del Museo, non ancora assegnato e validamente in precedenza coperto dal coordinatore, Giovanni Costa. Insomma una bellezza d’altri tempi, in una cornice di eleganza, di ricchezza architettonica, in una magica città qual’è Catania, che resterà però aperta solo per pochi incontri e che ci farà ammirare esclusivamente l’Auditorium. E tutto il resto? Purtroppo il tempo d’attesa sembra non volgere al termine, spiega l’Università, per la visita degli altri maestosi locali che fanno parte di questa struttura e che diverranno sede di divertimento ed accrescimento culturale.

Martedì 6 marzo 2012 alle ore 16.30 presso il Museo di Zoologia in via androne 81, il Comitato Pari opportunità in collaborazione con la facoltà di Scienze Matematiche, fisiche naturali, intende affrontare il problema della conciliazione tra il lavoro di ricerca scientifica e la vita privata di chi la svolge, attraverso una dibattito con Maria Antonietta Buccheri, vicechair della Marie Curie Fellows Association. Dunque, se ti va di fare qualcosa di diverso non perderti l'appuntamento con il dibattito"Una coppia, due carriere: un'araba fenice per i ricercatori europei"

La mobilità è una condizione indispensabile per lo sviluppo della ricerca scientifica e rappresenta un'importante opportunità per i ricercatori. Tuttavia la mobilità può ripercuotersi sulla vita privata dei ricercatori stessi: le relazioni, le famiglie possono risentire di periodi lavorativi trascorsi in nazioni diverse. Sondaggi sul tema rivelano che la proporzione delle cosiddette coppie "dual-career" è in aumento fra i ricercatori e hanno dimostrato che più frequentemente è la carriera della donna a risentire del problema. La conversazione vuole analizzare i diversi fattori che incidono sulla scelta di proseguire una carriera che prevede soggiorni all'estero, valutare le opportunità attualmente disponibili e quelle che si possono immaginare, proporre delle soluzioni a sostegno di ricercatrici e ricercatori. Quali algoritmi per trasformare gli eventuali svantaggi in opportunità?

 

 

Il Gruppo Cremonini di Castelvetro di Modena, titolare del marchio Montana Alimentare, dopo il crescente successo delle edizioni precedenti, lancia anche quest’anno il “Premio Montana alla Ricerca Alimentare, giunto alla 6ª edizione.

 

Si tratta di un riconoscimento per giovani ricercatori italiani under 40, con una dotazione finanziaria complessiva di 150.000 Euro; un’iniziativa innovativa per il settore e per il mondo della ricerca scientifica: l’iscrizione e la presentazione dei progetti scadranno il 31 maggio 2012.

Montana, consapevole dell’evoluzione delle esigenze alimentari e della loro importanza in tutti i risvolti della vita umana, ha voluto realizzare questo premio con l’obiettivo di promuovere e incoraggiare la ricerca scientifica italiana sull’alimentazione e superare

gli attuali confini delle conoscenze in questo campo. 

 

L’assegnazione del “Premio Montana alla Ricerca Alimentare”, che sarà assegnato entro settembre 2012, è affidata a una Giuria indipendente composta da esperti nei rispettivi settori di riferimento.

 

Il riconoscimento, riservato ai giovani ricercatori, ha il fine specifico di sostenere il mondo della ricerca italiana e contribuire a valorizzare una professione che troppo spesso trova all’estero un miglior riconoscimento, sia professionale che economico.

 

Considerata la vastità d'ambito della ricerca in campo alimentare, l’edizione del Premio è suddivisa in due macro-aree tematiche: Qualità degli Alimenti e Salute (tecnologia, sicurezza e qualità degli alimenti) e Nutrizione e Salute (salute, dieta e nutrizione umana); le ricerche dovranno appartenere ad una sola delle due aree tematiche.  

 

l Premio Montana ammonta complessivamente a 150.000 dei quali 100.000 Euro al 1° classificato e 50.000 Euro al 2°, a prescindere dall'area tematica, ciascuno dei quali suddiviso per 2/3 al ricercatore ed 1/3 all’Istituto di ricerca.


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L’obiettivo del Premio Montana alla Ricerca Alimentare è, tra gli altri, quello di promuovere ed incoraggiare la ricerca connessa all’Alimentazione e quindi evidenziare l’importanza dell’Alimentazione in tutti gli aspetti della salute umana.

Per raggiungere tale obiettivo, Inalca S.p.A., attraverso la Commissione del Premio e la Giuria indipendente formalmente nominate, aggiudica il Premio per rendere merito ai Ricercatori (individuali o organizzati in Gruppo di ricerca – di seguito unitariamente i “Ricercatori”) che abbiano già compiutamente sviluppato nuovi concetti (sia in ambito di ricerca di base che di ricerca applicata) e/o propongano progetti di ricerca realmente innovativi, così capaci di effettivamente ampliare le conoscenze nell’ambito alimentare.

Simulazione della formazione e dell'evoluzione di un carcinoma al seno ai primi stadi, e risposta della malattia ad un vaccino in fase di sperimentazione sui topi, è l'ultimo modello matematico pubblicato sulla rivista Nonlinea Analysis: Real World Application, da parte dei matematici Marzio Pennisi dell'Università di Catania e Carlo Bianca del Politecnico di Torino.

Mission della ricerca è quella di ottimizzare il protocollo vaccinale messo a punto dal gruppo di Pier Luigi Lollini, docente di patologia generale all'universita' di Bologna. La nuova sfida dei matematici, osserva Bianca, e' la derivazione di descrizioni matematiche (modelli) di fenomeni complessi della vita reale che siano qualitativamente e quantitativamente in linea con le osservazioni sperimentali. Il carcinoma mammario, che costituisce i primi stadi del tumore al seno, e', prosegue, ''un sistema biologico complesso i cui attori sono le particelle, chiamate agenti, che interagendo tra loro e con l'ambiente esterno determinano comportamenti emergenti non previsti dallo studio delle singole particelle. Nel caso in esame le particelle sono costituite dalle cellule tumorali e dalle cellule del sistema immunitario che tentano di contrastare la crescita e la diffusione del tumore''. In questo caso i matematici hanno creato un modello su misura per il lavoro sul vaccino in corso all'universita' di Bologna. ''Il vaccino - ha spiegato Bianca - stimola le cellule del sistema immunitario e noi abbiamo costruito un modello matematico che riproduce la competizione nel sistema: se vince il tumore, se vince il sistema immunitario, o se vi e' una situazione di stallo dopo la quale uno dei due prender… il sopravvento''. Il modello simula l'evoluzione nel tempo di una categoria di cellule: le cellule tumorali e le cellule vaccinali e da quattro tipi di cellule del sistema immunitario, le natural killer, i linfociti T helper, i linfociti T citotossici, gli anticorpi rilasciati dai linfociti B. Inoltre il modello introduce una variabile per i tempi di somministrazione del vaccino e per la quantita' di vaccino somministrato. ''Confrontando i nostri risultati con i dati dalla sperimentazione - ha concluso il ricercatore - abbiamo verificato che le nostre simulazioni sono in sintonia con gli esperimenti condotti sui topi e cio' puo' contribuire a calibrare la somministrazione e a individuare il migliore protocollo vaccinale da usare nei test riducendo tempi e risorse economiche''.

© LiveunictSi continua a sparare sulla croce rossa, o almeno ci si allena.
Notizia dell’ultima ora (e non è affatto un pesce d’aprile, purtroppo): le università italiane, assumono a costo zero insegnanti su insegnanti.
La notizia si commenta da sola, è evidente. Sono tanti, forse anche troppi gli insegnanti che non vengono più pagati dagli atenei italiani, i ricercatori costretti a vivere e lavorare dentro uffici poco più grandi di una lavanderia, pagati all’ora (si parla di tre euro l’ora, TRE EURO!).
La domanda sorge più che spontanea: «A cosa serve laurearsi, se il mio stipendio è praticamente inferiore a quello del ragazzo che mi porta la pizza a casa il sabato sera?».
La domanda ha una risposta banale, tristemente banale, per questo non la darò lasciando a voi l’arduo compito.
Questo paese sta andando in rovina (un po’ come le celebrità che si suicidano insomma!), da un lato i lavoratori sotto pagati (nel migliore dei casi), dall’altro i ricconi del giorno che, truffa su truffa, costruiscono i loro palazzi d’oro, facendo girare i figli su macchine extra lusso. Insomma cose viste e riviste, che ormai lasciano solo un senso d’amarezza dentro noi studenti, noi figli della classe media che stenta ad arrivare alla fine del mese, costretta a mettere i soldi da parte un anno prima, se si vuole partire in vacanza d’estate.
Mi chiedo perché l’università, origine della nostra istruzione, nonché fonte della stessa, debba essersi ridotta ad un ammasso di cervelli spenti, che non producono (e non hanno tutti i torti!) e che non migliorano le nostre condizioni di vita.
Mi domando sul motivo per il quale, non ci si riesca a ribellare in modo convinto e sicuro (tanto alla fine, sappiamo tutti di chi è la colpa, e daje!) per cambiare realmente le cose.
Invidio i miei nonni, che hanno davvero lottato per i loro diritti, scendendo fisicamente in campo, con manifestazioni e lotte intestine, convinti davvero di poter cambiare le cose, riuscendoci.
Cosa manca alla nostra generazione per cambiare le cose? Forse niente. Forse tutto.
Forse loro non si erano accontentati della condizione che il potente di turno gli aveva esposto (o IMposto); magari loro non avevano niente da perdere, ma solo da guadagnarci.
Adesso invece, guardo neo-laureati, pronti e volenterosi di insegnare ciò che hanno imparato ad altri giovani, ridursi ad assumere le sembianze di “docenti-ninja” che fanno lezione, ma che non vengono citati in nessun elenco (non risultano né come docenti, né come ricercatori. Che sono allora?), pagati all’ora e spesso neanche quello. Ho paura per gli studenti di oggi, che una volta diventati insegnati, si ritroveranno a lottare per poter lavorare, cosa che ha del paradossale per il semplice fatto che esiste un “diritto al lavoro”, ed i diritti non si toccano e non si calpestano, mai.
“C’è del marcio in Danimarca”, o almeno così ho sentito dire tempo fa.
“C’è del marcio in Italia”, è quello che vedo oggi.
Ho sempre amato i ninja, per le loro acrobazie, per i pugnali volanti e tutto il resto, ma sinceramente, spero che qualcosa cambi in fretta. Non vorrei cambiare i pugnali con i libretti, o con registri vari.
Sarebbe parecchio triste.

Il consumo di un quadratino al giorno comporterebbe un rischio di infarto o ictus inferiore del 39 per cento rispetto ai soggetti che consumavano meno cioccolata.

Se consumata in piccole quantità, la cioccolata (soprattutto fondente) abbasserebbe la pressione sanguigna, riducendo il rischio di malattie cardiache. E' questo il risultato di una ricerca condotta presso il Centro nazionale di nutrizione umana a Nuthetal, in Germania, e pubblicata su Internet dalla rivista European Heart Journal

Nello studio i ricercatori hanno seguito per un periodo minimo di 10 anni un campione di 19.357 soggetti di età compresa tra i 35 e i 65 anni, già arruolati nello studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer), scoprendo che quelli che consumavano la quantità maggiore di cioccolata (una media di 7,5 grammi al giorno) presentavano una pressione sanguigna più bassa e un rischio di infarto o ictus inferiore del 39 per cento rispetto ai soggetti che consumavano meno cioccolata (1,7 grammi al giorno). Lo scarto tra i due gruppi è pari a 6 grammi di cioccolata, che equivalgono a meno di un quadratino di una tavoletta da 100 grammi.

"In termini di rischio assoluto, quindi, possiamo ipotizzare che se gli individui appartenenti al secondo gruppo (di cui 219 su 10.000 hanno avuto un ictus o un infarto) consumassero 6 grammi di cioccolata in più al giorno, si verificherebbero 85 casi di infarto o ictus in meno ogni 10.000 soggetti su un periodo di circa 10 anni. Inoltre, se si estende la percentuale del 39 per cento alla popolazione generale, il numero di infarti e ictus evitabili potrebbe aumentare, in quanto il rischio assoluto della popolazione generale è più alto", osserva Buijsse.

Sebbene sia necessario condurre ulteriori ricerche nel campo, i ricercatori credono che i flavanoli contenuti nel cacao siano il motivo per cui la cioccolata aiuterebbe a ridurre la pressione sanguigna e i rischi di malattie cardiache.

"Sembra che i flavanoli contenuti nel cacao aumentino la biodisponibilità di ossido nitrico delle cellule che rivestono la parete interna dei vasi sanguigni, ovvero le cellule endoteliali," ha spiegato Buijsse. "L'ossido nitrico è un gas il cui rilascio determina il rilassamento e l'estensione delle cellule che costituiscono il tessuto muscolare liscio dei vasi sanguigni, il che potrebbe contribuire all'abbassamento della pressione. L'ossido nitrico migliora inoltre l'attività delle piastrine, riducendo la viscosità del sangue e l'interazione adesiva tra leucociti ed endotelio vascolare."

Logo Collettivo Scienze Politiche UnicTPomeriggio è arrivata in redazione una lettera proveniente dal Collettivo di Scienze Politiche dell'Università degli studi di Catania e numerosi studenti della facoltà di Sceinze Politiche indirizzata ai seguenti organi

al Coordinamento dei Ricercatori Universitari di Catania 
al Coordinamento dei Precari della Ricerca di Catania
al Preside e al Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche di Catania
al Rettore e ai principali Organi dell’Università di Catania

Segue il testo integrale della lettera

A seguito di talune politiche governative, che hanno provveduto a maltrattare senza ritegno l’istruzione pubblica, tutti gli Atenei italiani si trovano in evidente stato di difficoltà. A colpi di decreti e disegni legge, accompagnati da finanziarie decise e spaventose, l’Università pubblica giace ormai in uno stato di semi coscienza.

Tra le tante problematiche che ci ritroviamo ad affrontare come comunità studentesca (numeri chiusi, aumento vertiginoso delle tasse, riforma della governance, etc. etc.) non possiamo rimanere indifferenti all’azione a livello nazionale portata avanti dai ricercatori. Stimati lavoratori, fonte di conoscenza sempre rinnovata, i ricercatori dell’Ateneo catanese ricoprono il 40% delle cattedre universitarie, pur portando avanti il loro fondamentale lavoro di ricerca che, altrimenti, andrebbe perduto. Spinti dalla “voglia di fare” si dedicano all’insegnamento, nonostante quest’ultimo non rientri nei compiti stabiliti dal loro mandato; la loro passione ci invoglia e non ci lascia indifferenti.

Colpire, dunque, i nostri docenti-ricercatori costituisce per noi un duplice attacco alla conoscenza rinnovata dalla loro continua attività di ricerca e alla preziosa docenza dentro le nostre aule universitarie. Per questi motivi ci schieriamo in maniera decisa dalla parte dei ricercatori di tutti gli

Sono  stati nominati i  membri che faranno parte della Commissione costituita per approvare lo statuto che dovrà recepire la legge di riforma “Gelmini”. La legge in questione prevede che ogni ateneo nomini una Commissione  composta da 15 membri, sei scelti dal consiglio di amministrazione, e sei senato accademico , oltre alla presenza del Rettore e di due rappresentanti degli studenti, nominati dallo stesso.

1) Antonino Recca ( Rettore Università di Catania)

Consiglio di Amministrazione

2) Ida Nicotra (professore ordinario della Facoltà di Economia)
3) Andrea Bettenini ( professore ordinario della Facoltà di Giurisprudenza)
4) Domenico Sciotto ( professore ordinario della Facoltà di MM.FF.NN)
5) Riccardo Noto ( professore associato della Facoltà di Medicina e Chirurgia)
6) Massimo Sturiale ( Ricercatore della Facoltà di Lingue e letterature straniere)
7) Francesco Nocera (Ricercatore della Facoltà di Arichitettura)

Senato Accademico

8) Giuseppe Barone ( professore associato della Facoltà di Scienze Politiche)
9) Paolo Militello ( professore associato della Facoltà di Lettere e Filosofia)
10) Giuseppe Cocuzza ( professore associato della Facoltà di Agraria)
11) Orazio Prezzavento ( professore associato della Facoltà di Farmacia)
12)Lucia Arcifa ( ricercatore della Facoltà di Scienze della Formazione)
13) Carlo Vicarelli ( rappresentante del personale tecnico-amministrativo)

Rappresentati degli studenti nominati dal Rettore

14) Erio Buceti ( Capogruppo di Studenti per le Libertà-Azione Universitaria al CNSU)
15) Emanuele Maniscalco ( neoeletto al CUN consiglio Universitario Nazionale)

Descrizione immagine Come previsto, e come anticipato negli scorsi giorni sul nostro portale nell'articolo "Revisione dello statuto di Ateneo, trasparenza a rischio" , ieri è giunta comunicazione che il Rettore dell'Università di Catania ,prof Antonino Recca, in data 28 Gennaio 2011, ha designato la cosiddetta commissione che avrà il compito di redigere il nuovo statuto di Ateneo.

Comunicato

"Comunico che gli organi di governo dell’Ateneo hanno designato, a maggioranza, i dodici componenti che faranno parte della Commissione di cui al comma 5 dell’articolo 2 della legge n. 240/2010, complessivamente formata da quindici componenti (il rettore con funzioni di presidente, due rappresentanti degli studenti, sei designati dal Senato accademico e sei designati dal Consiglio di amministrazione).

In particolare, il Consiglio di amministrazione ha designato, nella seduta del 28 gennaio 2011, i professori ordinari Ida Nicotra, Andrea Bettetini e Domenico Sciotto; il professore associato Riccardo Noto; i ricercatori Francesco Nocera e Massimo Sturiale.

Capogruppo di Studenti per le Libertà-Azione Universitaria al CNSUÈ notizia fresca quella dell’approvazione alla Camera - con 307 voti favorevoli - della tanto discussa Riforma Gelmini. E mentre si attende che il prossimo 14 dicembre si voti la fiducia al Senato, continuano le proteste di studenti e ricercatori in tutta l’Italia.

Sono diversi i punti della Riforma sui quali il capogruppo Buceti si sente di intervenire. A cominciare dal divieto di dare incarichi come professori a coloro che abbiano parenti ed affini, fino al quarto grado compreso, all’interno dello stesso ateneo. “ Questo rappresenta un importantissimo traguardo, perché finalmente il reclutamento dei docenti (sia associati che ordinari) avverrà tramite una commissione nazionale, i cui membri saranno sorteggiati sulla base di specifici parametri fissati dall’ANVUR  (Agenzia nazionale per la valutazione del sistema nazionale e della ricerca)”.

Restando in tema di docenti, altro cambiamento riguarda l’obbligo da parte loro, di certificare la presenza a lezione, con conseguente inammissibilità di delegare al loro posto i ricercatori per un numero di ore maggiore di 500. Altro punto saliente riguarda poi i ricercatori.“ Quei ricercatori che hanno aderito alla protesta contro la Riforma, sono gli stessi che vedono l’università come una rendita a vita. Invece, grazie alla Riforma, i ricercatori dopo sei anni avranno la possibilità di fare il concorso per diventare professori associati sulla base del merito. Con conseguente rendicontazione del loro operato alla fine dei sei anni”.  

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