Articoli filtrati dai tag: strage di Capaci

23 Maggio 1992 la lotta alla mafia riceve una tra le più grandi sconfitte, che è costata la vita al magistrato Giovanni Falcone, la moglie  Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Cinquecento chili di tritolo erano stati messi in una galleria sotto l’autostrada A29 nei pressi dello svincolo di Capaci.m Le manifestazioni di commemorazione sono già cominciate da giorni in tutta Italia e culmineranno oggi. A Catania si terrà un incontro al Palazzo di Giustizia alle ore 17,00. A Palermo invece sono previste le manifestazioni più importanti per le quali  giungerà il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Da Civitavecchia sono partite le due Navi della Legalità  con 2600 studenti che parteciperanno a Palermo alle manifestazioni, ma quest’anno il loro pensiero è rivolto anche a Melissa, la giovane ragazzina morta a Brindisi, per la quale hanno preparato diversi cartelloni. Si prevedono i due cortei tradizionali che partono dall’aula Bunker e da via D’Amelio per riunirsi sotto l’albero Falcone dove sarà celebrato il momento di Silenzio, alla presenza della sorella Maria Falcone e Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia.

Alle celebrazioni, però, non è stato invitato Raffaele Lombardo, Presidente della Regione, accusato dalla procura di concorso esterno all’associazione mafiosa. Maria Falcone afferma: “Abbiamo invitato tutte le principali autorità locali “ , ma prosegue: “Lombardo è imputato per mafia. La Fondazione Falcone, per lo spirito che la anima, non può invitare un esponente politico che ha avuto contatti di questo tipo”. E lo stesso Lombardo ha così risposto: “Ho deciso di non prendere parte alla celebrazioni in ricordo del magistrato Falcone per evitare imbarazzi, soprattutto miei e per rispetto alle vittime della mafia che si ricordano”.

Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, invece ritiene non gradita la presenza del procuratore Pietro Grasso che aveva proposto un premio a Silvio Berlusconi per il suo impegno contro la mafia, e ha affermato : «Dopo questo attacco faticherei a stringergli la mano. Se si presenta agli anniversari di Falcone e Borsellino? Dopo questa esternazione non è più persona gradita”, e poi continua su Berlusconi dicendo “ Lui la mafia l’ha favorita, basta guardare molte delle leggi che ha fatto. Si è solo preso il merito di operazioni di polizia e magistrati, successi ottenuti nonostante le azioni del suo Governo.

Proprio il 21 Maggio inoltre è diventato nuovamente sindaco di Palermo Leoluca Orlando, famoso anche per le accuse rivolte a Falcone, sebbene in passato fossero stati amici. Tali accuse rivolte in televisione nei programmi di Santoro e Maurizio Costanzo e tramite stampa si possono trovare facilmente anche su youtube.  «Diede inizio a una vera e propria campagna denigratoria contro mio fratello, sfruttando le proprie risorse per lanciare accuse attraverso i media» ha scritto in seguito Maria. Orlando infatti accusava che ci fossero documenti chiusi dentro il Palazzo di Giustizia che avrebbero potuto fare chiarezza su vari delitti e insinuava che Giovanni Falcone volesse diventare l’unico paladino della lotta antimafia. Oggi, si legge sul blog di Benny Calasanzio Borsellino, sul lato destro dedicato a twitter:” Maria Falcone :  "Al neosindaco di Palermo Leoluca Orlando "chiedo tre parole, anzi quattro: con Falcone ho sbagliato" .

Nel giorno dedicato alla commemorazione di Giovanni Falcone, un uomo che ha perso la vita, insieme ad altre quattro persone, per combattere la mafia, appare davanti ai nostri occhi una situazione di certo poco gradevole: chi dovrebbe combattere contro la mafia è accusato di esserne complice; i politici e le istituzioni che dovrebbero essere nostri garanti non sembrano del tutto  puliti; chi si batte ancora oggi per perpetuare e mantenere puro il ricordo di questi grandi uomini, si trova costretto a prendere le distanze da chi ci rappresenta, in cui dovremmo riporre la nostra fiducia. Tutte queste affermazioni sembrano dimostrare che Stato e legalità spesso, e sebbene sia triste affermarlo, specialmente in Sicilia, trovano ancora difficoltà a combaciare. In compenso sono tantissime le associazioni antimafie che quotidianamente fanno guerra ad ogni forma di mafia, dalla più alla meno aggressiva e visibile. Inoltre la loro battaglia più importante consiste nello risvegliare le coscienze e nell’invitare tutti i cittadini a non restare schiacciati da mentalità e atteggiamenti mafiosi, a volte difficili anche da riconoscere, perché si è portati ingiustamente a legittimarli. La mafia si nasconde nei silenzi di chi paga il pizzo, nella paura, nei silenzi riguardo a compromessi elettorali,alle compravendite di voti.

La mafia uccide e il vostro silenzio anche” diceva Peppino Impastato.
 Roberto Scarpinato, procuratore generale di Caltanissetta nella sua prefazione  a "Le ultime parole di Falcone e Borsellino" afferma:
La retorica di Stato ha i suoi rigidi protocolli ed esige che il discorso pubblico venga epurato da ogni sconveniente riferimento alle travagliate vicende che segnarono le vite di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, preparandone lentamente la morte.
Relegando nel fuori scena della storia quelle vicende, questa forma di autocensura consegna così alla memoria collettiva una narrazione tragica e, nello stesso tempo, semplice e pacificata, che si può riassumere nei seguenti termini: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino furono assassinati perché con il loro lavoro di integerrimi magistrati, culminato nelle condanne inflitte con il maxiprocesso, erano il simbolo di uno Stato che aveva sferrato un colpo mortale a Cosa nostra, mandando in frantumi il mito della sua invincibilità (…) Secondo questa rappresentazione, la mafia è costituita da una minoranza di criminali che (..) costituisce una sorta di fungo malefico, di tumore all’interno di una società costituita da un’assoluta maggioranza di onesti. (…)
Si ritorna quindi a casa e coloro che, come me e pochi altri, hanno vissuto queste vicende in prima persona, portandone dentro segni indelebili, vengono colti da un senso di spaesamento per l’impossibilità di riconoscersi in una simile narrazione degli eventi. (…) Il peso del rimosso, della parte della storia relegata nel fuori scena, è infatti tale da stravolgerne completamente la chiave di lettura e il senso globale.
La realtà che abbiamo vissuto e sofferto con Giovanni e Paolo racconta che, diversamente da quanto si ripete nelle cerimonie ufficiali, il male di mafia non è affatto solo fuori di noi, è anche «tra noi
».Racconta che gli assassini e i loro complici non hanno solo i volti truci e crudeli di coloro che sulla scena dei delitti si sono sporcati le mani di sangue, ma anche i volti di tanti, di troppi sepolcri imbiancati. Un popolo di colletti bianchi che hanno frequentato le nostre stesse scuole e che affollano i migliori salotti.

 

I ritardi dell'Antimafia

Vince la cultura della legalità a scienze politiche. L’aula magna, nella mattinata del 28 novembre, diventa luogo di dibattito. "I ritardi dell’antimafia": questo il tema della conferenza lanciata dalle associazioni “Erga Omnes” e “Orbis”.
«La criminalità organizzata sottrae ingenti quantità di denaro al circuito legale»: è il problema sollevato dal docente Mangiameli, coordinatore dell’evento.