“Da qui non ce ne andiamo finché non otteniamo risposte, una soluzione”, dicono. I manifestanti hanno cominciato la protesta Sabato, in seguito ad una gara d’appalto con la quale hanno subito un ulteriore ribasso del 35 %.
Sono ventuno e svolgono il servizio di pulizie da venticinque anni. Otto mesi fa, a Settembre avevano subito un ribasso del 40%: le loro ore lavorative vennero diminuite e così anche gli stipendi. Prendevano cinquecento euro al mese. Fecero qualche manifestazione, si rivolsero ai sindacati ma fu loro assicurato che, in seguito alla gara d’appalto sarebbero ritornati alle condizioni precedenti. La gara d’appalto però, oltre a non sistemare la situazione, l’ha resa del tutto inaccettabile: le ore lavorative si sono ridotte ad un’ora e mezza e lo stipendio che spetta loro è pari a duecentotrenta euro.
Di fronte a queste condizioni inaccettabili per ogni lavoratore e ancor di più per ogni uomo che ha diritto a mantenere la propria famiglia e a condurre una vita dignitosa, non hanno potuto firmare e si sono organizzati per questa protesta. Hanno dai quaranta ai sessant’anni circa. Quasi tutti hanno famiglia, figli da mantenere: << La famiglia è a casa- dice un signore - che devono fare? Sono preoccupati, si appoggiano da qualche fratello, parente. Stanno a casa con quei soldi che hanno>>. <<Fino a quando bastano>> , risponde un altro. Un signore abbastanza giovane ha la fronte completamente spellata e rossa, un altro solleva la manica della giacca per mostrare la pelle che sta cadendo a causa del sole troppo forte. Ieri invece pioveva. Qualche sedia attorno ad un tavolo, un ombrellone blu, una tenda azzurra, due donne riposavano a terra accanto a qualche busta, acqua, qualche felpina e un giubbotto per la notte che fa freddo; nessun tetto sulla testa, solo il cielo nuvoloso e qualche goccia d’acqua.
<<Non ci siamo abituati noi a queste cose - dice il signore che più di tutti si è intrattenuto a parlarmi - Noi siamo lavoratori, non siamo abituati a queste cose, ma siamo stati costretti non sappiamo come fare. Noi abbiamo la terza media, ma i conti abbiamo saputo farli meglio di loro : guadagneremmo otto euro al giorno, non riceveremmo neanche più l’assegno familiare, e i contributi poi? Per maturare i contributi che un normale lavoratore matura in un anno, a noi servono tre anni di lavoro!>>.
Fanno i turni per far sì che si possa tornare a casa giusto il tempo di sistemare qualcosa in famiglia : va via qualcuno e gli altri restano là. Non lasciano mai la terrazza del teatro. Una signora è andata via di corsa perché un figlio stava poco bene, dicendo che appena avesse potuto sarebbe tornata. Qualcuno di loro è stato male nei giorni precedenti: tutto il giorno sotto il sole e la notte è “fredda, troppo fredda; è Maggio ma sembra Marzo”. Ormai la gente li ha notati, i vigili del fuoco cominciano a stancarsi di dare informazioni. “E’ una protesta dicono i vigili, non si buttano davvero”. La situazione sopra è però diversa “ Oggi qualcuno voleva fare qualche pazzia. Siamo stanchi, nervosi e ci sono momenti in cui si pensa di commettere atti che in realtà non vorremmo fare”.
Resta molta indifferenza a piazza teatro soprattutto tra i giovani. Molti ridono, scherzano, gridano” dai buttati , buttati”. Un signore commenta :“non lo capiscono cosa vuol dire avere problemi economici, non sapere come mantenere una famiglia”. Tantissimi si dimostrano del tutto disinteressati, insensibili. Un manifestante, abbassando un po’ il tono di voce, come a non voler essere sentito, mi confessa:<<Una ragazza che era ubriaca ci ha pure detto “se ti mostro le tette, ti butti?” e si è alzata la maglietta. Ma era ubriaca. >>, sottolinea , quasi volendola giustificare.
Ognuno continui a pensare ai problemi suoi, semmai si prenda beffa di quelli altrui, sembra questo lo slogan di chi passeggia per piazza teatro Massimo.
Discutendo giunge una buona notizia per il teatro Massimo: saranno reintegrati tre milioni di euro, dunque il taglio economico previsto è stato dimezzato. “Se sono riusciti a trovare tre milioni di euro, perché non riescono a trovare cinquemila euro per noi? In fondo si tratterebbe solo di cinquemila euro per mantenere a ciascuno lo stipendio che abbiamo ora! Allora lo fanno apposta, è che nessuno ha interessi in questo caso!”, è il commento spontaneo di un “puliziere”. Questa mattina è previsto l’incontro col sindaco al comune. “Abbiamo diritto ad un lavoro!”, esclamano.
In Italia si combatte per far sì che questo nostro diritto sia rispettato,si fatica per esso come se fosse un lusso. E pensare che solo qualche anno fa, nel 1776, nella Dichiarazione di Indipendenza americana, qualcuno ha avuto il coraggio di scrivere che l’uomo ha anche il diritto alla felicità.
Le immagini
Comunicato stampa - È previsto per domani mattina alle 9,00 davanti al cinema King il sit-in, organizzato dall’associazione studentesca Azione Universtiaria-Alleanza Universitaria per protestare contro l’ennesimo cambiamento dei locali adibiti allo svolgimento delle lezioni del 1° anno della facoltà di giurisprudenza.
Proprio in questi giorni è stata infatti approvata la mozione che prevede che le lezioni delle matricole si svolgano al cinema King. Ennesimo cambiamento provvisorio, in attesa che vengano finalmente sbloccati locali più consoni allo svolgimento di lezioni universitarie, vista la carenza di aule nella sede centrale di Villa Cerami. Per gli studenti di giurisprudenza si tratta della classica goccia che ha fatto traboccare il vaso decidendo, per l’occasione, di procedere ad una raccolta di firme contro quella che considerano una ulteriore “presa in giro” da parte degli organi competenti.
Il sit-in sarà anche l’occasione per la distribuzione di volantini contro la proposta da parte del Presidente del Consiglio Monti di abolire il valore legale del voto di laurea
Sapevate che il 75% del pesce che trovate in commercio proviene da coste asiatiche e africane? E che la Sicilia ha il tasso più alto di disoccupazione? E sapevate che pur comprando la benzina a 1,80euro al litro proprio nella nostra Terra ci sono le raffinerie che soddisfano il 40% dell'intera richiesta nazionale? Sono soltanto alcune delle motivazioni che domenica scorsa hanno spinto migliaia di siciliani a scendere in campo. Autotrasportatori, agricoltori, pescatori, ma anche giovani e disoccupati. Hanno deciso di bloccare le più importanti vie di comunicazione: porti, ferrovie, autostrade; e i disagi per la popolazione già sono notevoli. Il 95% dei distributori di benzina siciliani hanno finito le scorte, e nei supermercati alcuni prodotti sono diventati introvabili. Così, abbiamo deciso di parlare con una parte degli scioperanti, li abbiamo incontrati ieri sera al casello autostradale di San Gregorio sulla A18 in uno dei presidi più imponenti. «Nessun colore politico - ci tengono a precisare - l'unica bandiera che sventola qui è quella della Sicilia».
Video di Fabio Patanè
Previsti circa 7 mila precari che domenica prossima manifesteranno sulle due sponde dello Stretto di Messina contro i tagli e i provvedimenti previsti dalla Riforma del Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini.
Il comitato promotore della manifestazione “Invadiamo lo Stretto” comunica che, dato il massiccio esodo di manifestanti provenienti - con pullman e auto private - da tutta la Sicilia e da gran parte dell’Italia meridionale, per motivi di sicurezza, il luogo di concentramento della manifestazione avverrà nelle immediate vicinanze del porto alle ore 11.00.
L'iniziativa di protesta contro i tagli della legge 133 e la riforma del ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini non prevede il blocco degli imbarcaderi, ma un presidio simbolico ''per sottolineare che la priorità è la tutela della scuola pubblica e dei posti di lavoro e non il Ponte sullo Stretto''.

Alfredo Ormando,chi era costui ?
lo ricordate.. ?
Uno scrittore, un poeta, un intellettuale.
L'unica pecca almeno per la società bigotta, era che fosse gay.
Ma anche cattolico convinto.
In segno di protesta contro l’omofobia delle gerarchie vaticane si tolse la vita in Piazza San Pietro il 13 gennaio 1988 inginocchiandosi e cospargendosi di benzina, diventando così una torcia umana. Morirà pochi giorni dopo all'opsedale romano Sant'Eugenio a causa delle ustioni.
Il Vaticano archiviò questo caso, scrollandosi di dosso ogni responsabilità.. di protesta, il giovane siciliano che si diede fuoco in Piazza San Pietro a Roma per protestare contro la sordità della Chiesa nei confronti degli omosessuali.
A Catania giovedì 13 Gennaio alle ore 17:00 manifestazione davanti l’Arcivescovado. Mangano (Presidente Arcigay Catania): ‹‹la Chiesa apra un dialogo con il mondo gay››

Giovedi 2 dicembre, ore 9.30 aula A: stati d' animo contrastanti, c'è chi ,speranzoso, è certo di una grande affluenza, chi lo è meno e teme che, come le volte precedenti, i colleghi interessati saranno ben pochi. I rappresentanti consultano i docenti che stanno tenendo lezione regolarmente: aula per aula e nei laboratori, i ragazzi vengono invitati a partecipare all'assemblea che sta per iniziare.La gente inizia a fluire lentamente dentro l'aula A che si riempie.
Le 10 sono passate, e i posti liberi sono sempre meno,accanto agli studenti, nella platea, siedono anche alcuni professori.
L'assemblea inizia:alcuni docenti insieme ai rappresentanti espongono i loro pareri sul decreto di legge Gelmini: vengono considerate le implicazioni che questo comporterà nei prossimi anni, su tasse universitarie, qualità dell'offerta formativa, situazione dei precari e numero degli studenti aventi diritto.
Alchè ,documento alla mano, si passa all'esame del decreto approvato: il provvedimento viene proiettato in aula e i punti vengono analizzati singolarmente: si affronta il turn over 5 a 1 , per ogni 5 professori che vanno in pensione un solo assunto: e dato che il numero degli studenti che ha accesso ai corsi è proporzionale al numero dei docenti, ciò implca che gli aventi diritto saranno sempre meno.
Si prosegue affrontando l'ingresso dei privati , tesi tanto negata dal ministro che potrebbe spiegarci allora cosa intende quando dice che il 40% del CdA sarà esterno.
Si passa poi alla "lotta ai baroni", ma nel caso del ddl in questione forse dovremmo parlare di "lotta per i baroni": un esempio? I concorsi, attualmente hanno un nucleo di valutazione costituito da ricercatori e ordinari: ma il ministro considera i ricercatori "corruttibili" quindi ha pensato bene di costituire questo nucleo solo con prof ordinari cosìcchè i concorsi siano meno pilotati dai "baroni": ma la ministra trascura un assioma sempre vero: NON TUTTI I PROFESSORI ORDINARI SONO BARONI, MA TUTTI I BARONI SONO ORDINARI.Questa legge, i baroni, li vuole e li protegge.

Giovedi 2 dicembre, ore 9.30 aula A: stati d' animo contrastanti, c'è chi ,speranzoso, è certo di una grande affluenza, chi lo è meno e teme che, come le volte precedenti, i colleghi interessati saranno ben pochi. I rappresentanti consultano i docenti che stanno tenendo lezione regolarmente: aula per aula e nei laboratori, i ragazzi vengono invitati a partecipare all'assemblea che sta per iniziare.La gente inizia a fluire lentamente dentro l'aula A che si riempie.
Le 10 sono passate, e i posti liberi sono sempre meno,accanto agli studenti, nella platea, siedono anche alcuni professori.
L'assemblea inizia:alcuni docenti insieme ai rappresentanti espongono i loro pareri sul decreto di legge Gelmini: vengono considerate le implicazioni che questo comporterà nei prossimi anni, su tasse universitarie, qualità dell'offerta formativa, situazione dei precari e numero degli studenti aventi diritto.
Alchè ,documento alla mano, si passa all'esame del decreto approvato: il provvedimento viene proiettato in aula e i punti vengono analizzati singolarmente: si affronta il turn over 5 a 1 , per ogni 5 professori che vanno in pensione un solo assunto: e dato che il numero degli studenti che ha accesso ai corsi è proporzionale al numero dei docenti, ciò implca che gli aventi diritto saranno sempre meno.
Si prosegue affrontando l'ingresso dei privati , tesi tanto negata dal ministro che potrebbe spiegarci allora cosa intende quando dice che il 40% del CdA sarà esterno.
Si passa poi alla "lotta ai baroni", ma nel caso del ddl in questione forse dovremmo parlare di "lotta per i baroni": un esempio? I concorsi, attualmente hanno un nucleo di valutazione costituito da ricercatori e ordinari: ma il ministro considera i ricercatori "corruttibili" quindi ha pensato bene di costituire questo nucleo solo con prof ordinari cosìcchè i concorsi siano meno pilotati dai "baroni": ma la ministra trascura un assioma sempre vero: NON TUTTI I PROFESSORI ORDINARI SONO BARONI, MA TUTTI I BARONI SONO ORDINARI.Questa legge, i baroni, li vuole e li protegge.

Dentro la Camera, e dalla foto, si evince una Mariastella Gelmini sorridente e soddisfatta. Fuori dalla Camera, e nel resto d'Italia, si assiste a guerriglia pura: fumogeni, petardi, lancio di materiale vario, attacchi alle forze dell'ordine, autostrade e stazioni bloccate, striscioni sopra i tetti e sotto le metropolitane. Poco importa a quanto pare, il popolo non ha voce in capitolo dentro Palazzo Madama, ed i SI (307) anche stavolta superano i NO (252). La Gelmini vince ancora, il popolo studentesco ed il corpo docenti non ci stanno. Si prevedono altri focosi giorni di protesta, almeno fino a giorno 9 Dicembre, quando il tutto passerà nelle mani del Senato. E mentre Berlusconi dichiara di appoggiare in toto la riforma ("gli studenti intelligenti e diligenti sono rimasti a casa a studiare"), ed il PDL vota a favore, ciò che desta qualche perplessità sono le dichiarazioni del Senatùr Bossi: "Gli studenti hanno qualche ragione a protestare". Ma ecco che pochi minuti dopo arriva la ribattuta ad effetto: "La Lega ha detto ai propri giovani di non protestare". Insomma, ancora una volta scarsa coerenza da parte del partito del nord, che, come volevasi dimostrare, conclude con il voto a favore della Gelmini.
Una parte si alza per applaudire Franceschini dopo la sua orazione; risponde l'opposizione applaudendo Cicchitto dopo il suo discorso. Maroni plaude al cordone umano della polizia, Rutelli si astiene dal voto; Bersani insulta La Russa, La Russa insulta Bersani. Insomma tanti applausi e tanti "buuu", come al solito, come in politica, come in Italia. Dopo la famosa mortadella, stavolta sarà l'ora "do pani cunzatu"? La verità è che gli studenti non ne possono più nè di destra, nè di sinistra, nè di centro, nè di obliquo, di lato, di Ovest e di Nord (non ce ne vogliano Est e Sud).
Stesso posto e più o meno stessa ora: piazza Università ritorna ad essere il luogo di ritrovo di quanti (sempre troppo pochi) hanno voluto protestare con la loro presenza, con la loro voce, con le diverse iniziative il loro dissenso al DDL 1905, la famigerata “Riforma Gelmini”. Durante il sit-in sono stati diversi gli interventi di studenti, docenti e ricercatori, pronti ad informare e sensibilizzare soprattutto l’opinione pubblica che sempre di più sembra indifferente ad un tema cosi importante quale l’ istruzione e la ricerca, che sono, come è stato più volte ribadito durante la giornata, alla base di un Paese civile e democratico. E’ apparso evidente da subito che il lavoro da fare in questo senso è ancora molto, dato il numero non ancora elevato di partecipanti. In tarda mattinata si sono svolte delle lezioni in piazza ed altre attività erano previste durante il corso della giornata.
Concludendo, ripensavo ad una battuta sentita proprio stamattina: “presto su Liveunict non ci sarà molto da scrivere perché non ci sarà più l’Università”; speriamo tutti di no ma sono parole che, eludendo da ogni forma di retorica, devono far riflettere
Il grido di battaglia è chiaro: "Assediamo Montecitorio. Blocchiamo la riforma". Domani approda alla Camera il ddl Università predisposto dal ministro Gelmini e per quella mattina gli 'organizzatori' della protesta studentesca ha lanciato con volantini negli atenei e tam-tam su internet una giornata di mobilitazione e protesta contro il provvedimento, con un presidio in piazza Montecitorio. L'iniziativa segue i cortei di sabato scorso - quando in diverse città italiane sono scesi in piazza, secondo gli organizzatori, 300.000 studenti - e le proteste spontanee in diverse università con occupazioni di facoltà e 'lezioni in piazza'.
Anche a Catania come in tutte le altre città gli studenti e i ricercatori si riuniranno per protestare contro il decreto che "ucciderà" l'istruzione pubblica. L'appuntamento per Giovedì 14 Ottobre alle ore 10 (piazza Università).
Augurandoci che il governo sfrutti questa occasione, con senso di responsabilità e saggezza, dalla Camera dei Deputati per dare ascolto al mondo universitario e non solo ai rettori e per dare avvio a una riscrittura radicale di questo disegno di legge.
NeroSuBianco
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