Sono già passati due anni da quando l'episodio venne drammaticamente portato alla ribalta dalle maggiori testate giornalistiche nazionali. LiveUnict ai tempi con uno speciale dedicò molte pagine alla vicenda ,mettendo in risalto anche molteplici testimonianze di studenti e addetti ai lavori.
Ieri la procura di Catania ha chiuso l'indagine per disastro ambientale e gestione di discarica, per la quale nel novembre del 2008 furono posti i sigilli nella sede della Facoltà.
Da quel giorno nella facoltà tutto sembra essere ritornato alla normalità, i laboratori riaperti, i dipartimenti nuovamente funzionanti, la didattica a pieno regime ed inoltre è stato costruito un nuovo edificio accanto a quello incriminato, che verrà "inaugurato" con l'inizio delle lezioni il prossimo 21 Marzo.
Nell'inchiesta, per gestione di discarica, disastro ambientale, falso ideologico e turbativa d'asta risultano indagate 13 persone, tra cui l'ex rettore ed attuale parlamentare nazionale del Mpa Ferdinando Latteri, l'attuale Preside di Facoltà Giuseppe Ronsisvalle, il direttore amministrativo dell'Università Antonino Domina e il direttore del dipartimento di Scienze farmaceutiche e professore ordinario presso la facoltà Franco Vittorio, il dirigente dell'ufficio tecnico Lucio Mannino, e altri componenti fra cui Giovanni Puglisi e Francesco Paolo Bonina (componenti della commissione permamente per la sicurezza della facoltà di Farmacia), Francesco Bellia, Lidia Alfieri, Valeria Graffeo, Domenico Di Franca, Fulvio La Pergola e Giuseppe Virzì..
I reati che sono stati ipotizzati dalla Procura della Repubblica sono, a vario titolo, riconducibili alle violazione della normativa sulla corretta gestione di discarica, disastro ambientale, falso ideologico e turbativa d'asta.
Quello che è stato consegnato alle cronache come "i laboratori dei veleni", all'università di Catania destò notevole scalpore ed ebbe rilevanza nazionale quando il padre di un ricercatore, Emanuele Patanè, morto all'età di 29 anni, pubblicò il testamento-denuncia del figlio che aveva visto la sua giovane vita stroncata da un cancro al polmone. Secondo la ricostruzione dell'accusa, in un arco temporale compreso tra il 2004 ed il 2007, i composti chimici che venivano utilizzati per gli esperimenti nella facoltà di farmacia, sarebbero stati scaricati nei lavandini dei laboratori inquinando, giorno dopo giorno, il sottosuolo di parte della cittadella universitaria. Inoltre, sempre secondo quanto sostenuto da investigatori ed inquirenti, dalle vasche di raccolta in cui venivano versati metalli pesanti – tutte sostanze considerate altamente inquinanti e in alcuni casi anche cancerogene –, sarebbero fuoriuscite esalazioni fortemente irritanti e nocive.
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