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Revisione della pianta organica, abbassamento del quorum demografico per le aperture di nuove sedi farmaceutiche, liberalizzazione dei farmaci di fascia C. E' questo quello che prevede il decreto sulle liberalizzazioni (bozza) che rivoluzionerà il sistema legislativo farmaceutico nazionale, modificato l'ultima volta nel 2006 dal Ministro Bersani.

Secondo l'articolo 11, la revisione della pianta organica prevede l'abbassamento del quorum di abitanti necessario per l'apertura di una nuova sede farmaceutica. Il numero di autorizzazioni - si legge nel testo - è stabilito in modo che vi sia una farmacia ogni 3.000 abitanti. "La popolazione eccedente rispetto a questo parametro "consente l'apertura di un'ulteriore farmacia, qualora sia superiore a 500 abitanti; nei Comuni fino a 9.000 abitanti l'ulteriore farmacia puo' essere autorizzata soltanto qualora la popolazione eccedente rispetto al parametro sia superiore ai 1.500 abitanti".

Zero farmacie in più a Catania, infatti la città etnea con le sue oltre 100 farmacie non rientra nella revisione della pianta organica; o meglio rientra, ma essendo il numero di farmacie in eccedenza rispetto ai parametri stabiliti (le autorizzazioni attualmente sono regolamentate in modo che vi sia una farmacia ogni 5.000 abitanti nei comuni con popolazione fino a 12.500 abitanti e una farmacia ogni 4.000 abitanti negli altri comuni.) non verrà istituita nessun'altra concessione governativa.

La città di Catania dunque, con i suoi 292.743 abitanti, attualmente non trae vantaggi dalla manovra imposta dal governo e come tale, non ricevera alcun benefit, nè tantomeno l'apertura di nuove sedi farmaceutiche. Nessun pericolo da questo punto di vista per gli attuali titolari di farmacie. Sul piede di guerra invece i cosidetti titolari di "corner", usualmente chiamate parafarmacie, che recriminano ad alta voce una maggiore considerazione della professione;

Ben diverso il discorso sui farmaci di fascia C: infatti per il vice Presidente della Federfarma di Catania Gioacchino Nicolosi  - «si è messa in dubbio la nostra sopravvivenza. Non possiamo accettare altri cambiamenti, sulla fascia C » dice a Italpress.  «Siamo stati gli unici a subire già la prima liberalizzazione, contenuta nel decreto Salva Italia di dicembre: è stato previsto che la fascia C è fuori dalla farmacia, solo che da questa uscita sono stati tolti gli ormoni, gli iniettabili e tutti quei farmaci per i quali entro 90 giorni l'Agenzia Italiana del Farmaco deve stabilire l'obbligo di ricetta o meno. Siamo disponibili a portare avanti questa misura, e pure a quella sugli sconti sulla fascia C, ma non accetteremo nessun altro cambiamento. Di tutto si parla in Europa, tranne che di farmacie».

Nel frattempo i farmacisti non titolari e dipendenti di Farmacia, si organizzano per manifestare a favore dei provvedimenti del governo Monti e dare il sostegno completo per far sì il decreto venga approvato, come si evince dalle parole del dott. G. L. d'O. «Adesso basta! Si può provare a dare una bella spallata al "sistema farmacia", visto che in questo momento è in difficoltà!». sul gruppo Coordinamento farmacisti dipendenti di farmacia privata«Propongo di marciare a Montecitorio e con camici e striscioni, provare ad incatenerci in segna di protesta. I tassisti hanno schierato le loro auto e noi che facciamo? Non voglio essere considerato un mediocre e minorato. Allora, chi è con me? Si accettano proposte concrete, ma organizziamoci velocemente!»

Una petizione online ospitata su firmiamo.it è un altro dei provvedimenti dei farmacisti non titolari o titolari di parafarmacie. Oltre ad organizzarsi per esercitare il loro sostegno per la manovra presentata dal Ministro Balduzzi , faranno sì che chi dovere, possa leggere che non tutta la fetta dei farmacisti si rivede nelle posizioni del FOFI.

Dello stesso parere il dott.  G.G, che sempre nel gruppo del coordinamento farmacisti dipendenti dichiara - «E' vero in nessun paese i collaboratori di farmacia guadagnano 1300 per 40 ore settimanali, in nessun paese al mondo un professionista non è libero di poter esercitare liberamente per scienza e coscienza, in nessun paese al mondo, i contratti applicati ad un professionista in ambito sanitario ha un contratto del commercio come se vendesse porchetta, in nessun paese al mondo i contratti si rinnovano... quando va bene di 30 euro di tanto in tanto, in nessun paese al mondo il farmacista collaboratore non ha dignità sociale ne un organo atto a tutelare i propri interessi. Se l'unica via di libertà sono i supermercati ben venga! La verità è che a qualsiasi farmacista laureato e abilitato deve essere consentito di aprire una propria farmacia stabilendo un numero minimo di farmacie e non un numero massimo per far mangiare la torta sempre ai soliti. In nessun stato una concessione governativa viene ereditata perché è dello statoI»

Questa invece la posizione degli studenti di Farmacia, che tramite la parola del presidente Lorenzo Manca dell'AISFA (Associazione Italiana Studenti di Farmacia) comunicano al presidente del consiglio Mario Monti. «gli esercizi abilitati dal decreto anticrisi per la dispensazioni dei farmaci, sacrificheranno la professionalità che intendiamo acquisire mediante gli studi universitari a vantaggio di un indirizzo mercatistico» segue «a nome del Consiglio Nazionale dell’Aisfa (Associazione Italiana Studenti di Farmacia), come futuri farmacisti riteniamo che i forti sacrifici, richiesti al nostro Paese dal decreto “Salva Italia”, debbano essere mirati a garantire le prospettive delle future generazioni. La liberalizzazione dei farmaci proposta non sembra orientata verso questi orizzonti. La Sanità Italiana è un vanto riconosciuto in sede internazionale e questo grazie anche all’assistenza farmaceutica sul territorio, molto apprezzata dai cittadini e riconosciuta tra i più importanti servizi alla salute.
L’articolo 32 dell’emendamento, a nostro parere, sacrifica la professionalità che intendiamo acquisire con i nostri studi universitari a vantaggio di un indirizzo mercatistico.
Aisfa concorda con quanto espresso dall’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) e dalla Federazione Europea dei Farmacisti (Pgeu) in merito all’unicità dell’iniziativa italiana, evidenziando essere una grande responsabilità accentuarne gli aspetti commerciali.
Il vero farmaco, individuato con la prescrizione medica, ha un prezzo che deve riflettere la professionalità di chi lo vende, sia esso farmacista o industria e non mercanteggiato.
Proponiamo l’incremento del numero delle sedi farmaceutiche in rapporto alla popolazione, in ragione di un migliore e più capillare servizio al cittadino, a fronte della decisone di dare istituzionalità a “farmacie di secondo livello”, limitate nell’espletamento di atti professionali.
L’istituzione di nuove sedi farmaceutiche attraverso l’immediata riapertura dei concorsi, rivisti i criteri di valutazione, consentirebbe di premiare i giovani meritevoli e non solo quelli che hanno disponibilità finanziarie.
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