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È iniziato stamane ma rinviato al prossimo 9 marzo, davanti ai giudici della III sezione penale del tribunale di Catania il processo ad otto persone, rinviate a giudizio nell'ambito dell' inchiesta della Procura etnea su presunti casi di inquinamento ambientale nella Facoltà di Farmacia provocati da sversamenti nei lavandini dei laboratori di composti chimici utilizzati per sperimentazione.

Una successiva udienza è in programma il 23 marzo per disastro ambietale per l'ex direttore amministrativo dell'Università Antonino Domina, Lucio Mannino, dirigente dell'ufficio tecnico, il direttore del dipartimento di scienze farmaceutiche Vittorio Franco (all'epoca dei fatti a capo della commissione permanente per la sicurezza), Marcello Bellia, Francesco Paolo Bonina, Fulvio La Pergola, Giovanni Puglisi, Giuseppe Ronsisvalle. Nella stessa inchiesta era coinvolto anche Ferdinando Latteri (decuduto qualche mese fa). Sono in tutto sedici, le parti civili, tra cui la Cgil, Cittadinanzattiva e il Codacons.

Il Gup Alessandro Ricciardolo, ha archiviato invece la posizione di altri quattro indagati accusati di turbativa d'asta e falso ideologico. Si tratta di Giuseppe Virzì, presidente della Commissione per l’aggiudicazione dei lavori di rifacimento degli impianti; Lidia Alfieri e Valeria Graffeo, componenti della Commissione; Domenico Di Franca, delegato alla redazione dei verbali.

 

 

Vana attesa per i quasi 18.000 aspiranti al Servizio Civile Nazionale che quest'anno hanno presentato la domanda relativa al bando pubblicato il 20 Settembre 2011. Con un'ordinanza rilasciata poche ore fa, il Direttore Vicario Montinari, ha dichiarato l'immediata sospensione dell'attivazione dei progetti:

"Con l’ordinanza n. 15243/11RG del 9/1/2012, il Tribunale di Milano -sez lavoro- ha dichiarato discriminatoria la limitazione prevista dall’art. 3 del “Bando per la selezione di 10.481 volontari da impiegare in progetti di servizio civile in Italia e all’estero” pubblicato il 20/09/2011, nella parte in cui chiede il possesso della cittadinanza italiana quale requisito di ammissione allo svolgimento del Servizio Civile Nazionale. Con la stessa decisione il giudice ha ordinato alla PCM – UNSC di sospendere le procedure di selezione, di modificare il bando nella parte in cui richiede il requisito della cittadinanza consentendo l’accesso anche agli stranieri soggiornanti regolarmente in Italia e di fissare un nuovo termine per la presentazione delle domande. Pertanto, in esecuzione alla citata ordinanza l'avvio al Servizio Civile Nazionale è sospeso con effetto immediato per tutti i volontari selezionati per i progetti inseriti sia nel bando nazionale di 10.481 volontari, sia nei bandi regionali e delle Province autonome contestualmente emanati dall’Ufficio per i quali è previsto il medesimo requisito della cittadinanza italiana in conformità con quanto disposto dall’art. 5 della legge 64/2001 e dall’art. 3 del DLgs 77/2002.
Sono altresì sospese tutte le attività di cui all’avviso del 15 novembre 2011 (vds Procedura lett. c), relative al rilascio del nulla osta da parte dell’Ufficio ed all’invio delle graduatorie da parte degli enti.
Sarà cura di quest’Ufficio comunicare con successivi “Avvisi” l’evolversi della vicenda in relazione agli esiti della richiesta urgente della sospensione degli effetti dell’ordinanza in argomento e dell’appello presentato avverso la suddetta ordinanza.
Si assicura fin da ora che l’Ufficio adotterà tutte le misure ritenute più opportune al fine di limitare i disagi agli enti ed ai giovani derivanti dalla situazione venutasi a determinare con la pronuncia giurisdizionale in argomento."

Decisione che è stata presa a seguito di una sentenza del Tribunale del Lavoro di Milano, il quale ha accolto il ricorso di uno studente pakistano che vive in Italia da 15 anni. Lo studente ha chiesto che fosse dichiarata discriminatoria la norma che non permette agli immigrati senza cittadinanza italiana di svolgere servizio civile.

“Non possiamo che essere d’accordo con il ricorso presentato dal cittadino pakistano -commenta Primo Di Blasio, presidente della Conferenza Nazionale Enti Servizio Civile (Cnesc)-. E’ una battaglia che come Cnesc portiamo avanti da anni con una proposta di riforma del servizio civile. Quindi siamo soddisfatti che questa istanza sia stata accolta. Ci dispiace che ciò sia stato fatto attraverso la magistratura e non tramite una scelta politica”.

“Ci mette in grande difficoltà che a fronte di questa notizia positiva si sia bloccata la macchina del servizio civile che aveva già pesanti ritardi. Le partenze del 2012 erano già state frammentate a fronte di una forte diminuzione del finanziamento da parte del precedente governo. Si aggrava la situazione del servizio civile che rischia di scomparire. Sarà nostra cura far si che la richiesta del giovane sia portata in fondo e si apra la possibilità reale per i giovani immigrati residenti di fare un’esperienza del genere. Auspichiamo però che la sospensione venga ritirata: fra i più di 18.000 giovani -fra bandi regionali e nazionale- che dovevano entrare in servizio a partire dal 1 febbraio ci sono molte aspettative e addirittura alcuni che si sono licenziati per poter avviare il servizio civile”. Chiediamo al Ministro Riccardi intervenga per accogliere lo spirito del ricorso e aprire anche ai giovani immigrati“.

Ed intanto, crescono i malumori tra i giovani che avevano presentato richiesta di svolgimento del SCN. C'è chi si lascia andare ad un secco "No comment" e chi rincara la dose, come D. : "Il Servizio Civile non era nato come sostituzione del Servizio Militare? Un pakistano nel nostro esercito non suonerebbe strano? Preciso, non voglio essere per nulla discriminatoria, sono un’italiana che vive e lavora in un paese straniero, e usufruisco dei servizi di questo paese, ma non mi lamento se molti servizi mi sono negati, perche’ ritengo sia giusto che ognuno usufruisca di particolari servizi pubblici solo nel paese in cui contribuisce (direttamente o indirettamente) al pagamento delle tasse. A volte un po’ di conservatorismo non fa senz’altro che bene..."

Commenti ancor più piccanti arrivano da M., voce e segno di un'Italia giovane che è stufa: "Siamo il paese delle banane, un pakistano blocca 18.000 giovani pronti a partire per il Servizio Civile, e quante sono le persone bisognose di questo servizio che ne subiscono i danni? Forse 100.000 o forse un milione. Qualche Italiano provi ad andare in Pakistan...lì ti accorgi che non ti fanno entrare neppure in un ufficio pubblico se non hai il permesso della nostra ambasciata...ITALIA VERGOGNA!"

 

 

Siamo di fronte alla classica soluzione all’italiana. Fughe di notizie, talpe nei tribunali, ed ecco che il governo risolve il problema eliminando una libertà riconosciuta dalla costituzione: la libertà di manifestazione del pensiero.
È questo quello che sostanzialmente fa la nuova legge sulle intercettazioni. Sicuramente è fuori discussione un certo abuso nell’utilizzo delle intercettazioni, ma non è ragionevole pensare di arginare il problema tarpando le ali ai giornalisti.
Stando alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio “questa non è vera democrazia”. Italiani non abbiate timore Alfano ha preso la bacchetta magica e bidibibodibibù ecco che con la legge bavaglio è ritornata la democrazia. Non si può seriamente pensare di risolvere i problemi della fonte a valle, se veramente vi è un abuso del sistema avrebbe avuto un senso inasprire le sanzioni per le talpe nei tribunali, non per i giornalisti..
Ma ciò che più sconcerta sono le “inesattezze” racchiuse nelle parole magiche privacy spreco di denaro e libertà che più volte sono state usate come specchio per le allodole, per convincere i cittadini della necessità del provvedimento.


Più volte abbiamo sentito dire che non c’è una vera democrazia se ad un cittadino non viene garantito il suo diritto alla privacy da abusi che abbiano come effetto danni irreparabili alla propria immagine. Il Presidente del Consiglio forse dimentica l’esistenza del codice sulla privacy che in misura oltremodo garantista tutela il nostro diritto alla riservatezza. Ma dimentica anche le norme del codice di procedura penale che, proprio in vista della delicatezza degli interessi che vengono in gioco e, in un certo senso, limitati dalle intercettazioni predispone una disciplina particolarmente rigorosa. È ,infatti, previsto che le intercettazioni vengano eseguite soltanto in presenza di due provvedimenti, provenienti dal Pm e dal giudice per le indagini preliminari. Senza contare poi che le intercettazioni sono consentite soltanto per alcune categorie di reati. Per intenderci il privato cittadino più o meno onesto che nella peggiore delle ipotesi ha rubato il taglia erba del vicino non potrà essere soggetto ad intercettazioni posto che il furto semplice non rientra tra i reati intercettabili. Sempre restando al codice, non bisogna scordare la disciplina rigorosa prevista per il caso di violazione del divieto di pubblicazione degli atti coperti dal segreto. La violazione del divieto configura il reato di rivelazione ed utilizzazione di segreto d’ufficio e dunque il responsabile rischia la reclusione da 6 mesi a 3 anni.


La privacy, dunque,è più che tutelata, gli abusi e le fughe di notizie sicuramente contrastati.
Forse il Governo voleva introdurre un codice deontologico per i giornalisti ? Ma anche quello esiste, con regole molto precise e rigorose.“La sfera privata delle persone note o che esercitano funzioni pubbliche deve essere rispettata se le notizie o i dati non hanno alcun rilievo sul loro ruolo o sulla loro vita pubblica.”(art 6 codice deontologico dei giornalisti) Esiste inoltre un Comitato nazionale per la correttezza e la lealtà dell'informazione, organismo che ha la funzione di raccogliere e valutare le segnalazioni dei cittadini che ritengono di essere stati offesi da un articolo di giornale. Tutto questo lascia presumere che anche in questo caso i cittadini sono tutelati nel loro diritto alla riservatezza, ed infatti una violazione delle regole sancite dal codice deontologico in materia può costare cara al giornalista che rischia anche la radiazione.


Ma allora cosa affligge il nostro Governo? Cosa ha reso insonni le notti del Cavaliere? Che siano i costi eccessivi delle intercettazioni? Lo stesso Alfano ha dichiarato che il nostro è il Paese che spende di più in tal campo e che inoltre la spesa sarebbe in continua crescita, addirittura aumentata del 50% dal 2003 al 2006. Ma anche qui ci sono delle “imprecisioni” Punto primo: non si può mettere a confronto il nostro Paese con altri per la semplice ragione che in altri Paesi anche chi svolge servizi di ambulanza o i pompieri possono effettuare intercettazioni, le quali non sono soggette né a controlli né a statistiche. Anzi dal confronto si potrebbe solo dedurre che il nostro è un sistema oltre modo garantista. Punto secondo: la spesa per intercettazioni non è in aumento, ma in calo: nel 2005 era di 286 milioni, nel 2006 è scesa a 246, nel 2007 a 224 . E 224 milioni non sono “il 33% delle spese per la Giustizia” (7,7 miliardi nel bilancio 2007), ma il 2,9%. Punto terzo: anche ad ammettere che i costi possono siano eccessivi bisogna pur sempre ricordare che in casi di condanna dell’imputato questi potrà essere condannato al pagamento di una multa che copra i costi sostenuti. Ma il problema potrebbe essere risolto direttamente alla fonte attraverso 2 accorgimenti: 1) anziché affittare i macchinari comprarli ( regola basilare di efficienza economica) 2) anziché pagare le compagnie telefoniche obbligarle ad effettuare gratuitamente i controlli o prevedere un pagamento annuo a forfait.


Ma ad essere ancora più sorprendente è l’uso della parola libertà. “150 mila telefoni controllati”, “7 milioni e mezzo di persone che possono essere ascoltate”, “siamo tutti spiati” in questo modo, continua il Cavaliere, “La nostra libertà di parola non è tutelata”. Ed ecco allora che in nostra salvezza interviene una legge che la estirpa in radice, ledendo in maniera palese la libertà di informazione. È come se il Governo avesse detto: abbiamo un albero malato nel nostro bel giardino,eliminiamolo così non si ammala più. E bravi! Non si ammala più perché non esiste più.


Lungi da noi pensare che siamo di fronte all’ennesima legge ad personam, mi sovviene,allora, un’unica soluzione: lo stress ha annebbiato le menti dei nostri governanti che loro malgrado non si sono resi conto che le leggi al riguardo c’erano si trattava solo di organizzare meglio e con più rigore la loro attuazione in modo da evitare gli abusi. Peccato che questa “piccola” distrazione possa costare ad un soggetto che esercita il suo diritto alla libera manifestazione del pensiero ,la limitazione della libertà personale, cioè il carcere. Siamo ai limiti della beffa ad un soggetto che deve essere pienamente tutelato nella riservatezza (il privato cittadino) se ne affianca uno che viene doppiamente limitato.

 

 

Liveunict consiglia la lettura : "Legge Bavaglio. 10 Giugno... 1984." di Giovanni Fazio